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Le tasse da pagare per chi affitta casa #adessonewsitalia

Cosa bisogna versare al Fisco per le locazioni a canone libero o con la cedolare secca? Le detrazioni a seconda del contratto e della tipologia di inquilino.

Mettere una casa in affitto è, sicuramente, un affare redditizio. Ma comporta anche il dovere di aprire la porta al Fisco quando viene a bussare. La locazione comporta onori e oneri, insomma. E quali sono le tasse da pagare per chi affitta casa? Dei canoni che il proprietario incassa, quanto gli resta effettivamente in tasca e quanto deve versare allo Stato?

Forse non tutti sanno che se devono mettere un’immobile in locazione hanno due opzioni dal punto di vista fiscale: la tassazione ordinaria e la cedolare secca. Conviene sempre una anziché l’altra? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di una o di un’altra scelta? Vediamo.

Affittare una casa con la tassazione ordinaria

Il regime di tassazione ordinaria nella locazione prevede che il ricavato dei canoni di affitto venga dichiarato ai fini Irpef. Fa reddito, insomma, e pertanto deve essere sommato a tutti gli altri redditi (ad esempio, quello di lavoro) percepiti dal proprietario della casa. Non ci vuole molto a capire che più si alza la somma del reddito e più si raggiunge l‘aliquota successiva che fa aumentare la tassazione.

Tanto per rendere l’idea, le aliquote attualmente in vigore sugli scaglioni di reddito sono:

  • fino a 15.000 euro: 23%;
  • tra 15.001 e 28.000 euro: 27%;
  • tra 28.001 e 55.000 euro: 38%;
  • tra 55.001 e 75.000 euro: aliquota del 41%;
  • più di 75.000 euro: aliquota del 43%.

Ma non è finita. Alla tassazione sul reddito bisogna aggiungere, al momento della registrazione del contratto:

  • l’imposta di registro del 2% sul canone di affitto;
  • l’imposta di bollo dal costo minimo di 16 euro.

Le agevolazioni sull’affitto a tassazione ordinaria

Non tutti son dolori. Qualche agevolazione sull’affitto a tassazione ordinaria c’è. Ad esempio, se il contratto prevede una locazione a canone libero di 4 anni con a possibilità di rinnovo per altri 4 anni. In tal caso, l‘Irpef non viene applicata su tutto il canone ma «solo» sul 95%. Può sembrare una banalità, ma tanto vale portare a casa quello che si può.

Dopodiché, si possono avere degli sconti fiscali:

  • del 35% per immobili di interesse storico o artistico;
  • del 30% per immobili ad alta densità abitativa con contratto di locazione a canone concordato;
  • del 25% per immobili locati in centri storici;
  • del 65% per immobili che riuniscono le due caratteristiche appena citate, cioè ad alta densità abitativa, in un centro storico, con contratto di locazione a canone concordato.

Affittare una casa con la cedolare secca

Ed eccoci al secondo tipo di tassazione per chi affitta casa, cioè alla cedolare secca. Introdotta ne 2011, questa opzione è una sorta i forfait da pagare al Fisco per mettere in locazione un immobile. In sostanza, si paga un importo fisso al posto dell’imposta di registro e di bollo senza l’obbligo di versare alcunché a titolo di Irpef.

Quell’importo fisso può essere:

  • del 21% di quello che l’inquilino paga in caso di locazione a canone libero;
  • del 10% se a locazione è a canone concordato.

In quest’ultima ipotesi, do ut des, dice lo Stato: tanto ti riconosco di agevolazione e tanto tu, proprietario dell’immobile, devi agevolare l’inquilino non aumentandogli in canone di locazione per tutta la durata del contratto e, soprattutto, non mi potrai chiedere né detrazioni né deduzioni su quello che incassi dall’affitto.

Dopodiché, il proprietario ha il vantaggio di avere un’entrata costante ogni mese versando una quota fissa al Fisco.

Le detrazioni fiscali sull’affitto della casa

È possibile beneficiare di alcune detrazioni fiscali sull’affitto della casa a seconda del tipo di contratto e delle caratteristiche dell’inquilino.

C’è una detrazione per gli inquilini di alloggi adibiti ad abitazione principale di:

  • di 300 euro se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro;
  • di 150 euro se il reddito complessivo è superiore a 15.493,71 euro ma non superiore a 30.987,41 euro.

C’è una detrazione per alloggi adibiti ad abitazione principale locati con contratti in regime convenzionale di:

  • 495,80 euro se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro;
  • 247,90 euro se il reddito complessivo è superiore a 15.493,71 euro ma non superiore a 30.987,41 euro.

C’è una detrazione per canoni di locazione spettante ai giovani di età compresa fra i 20 e i 30 anni per l’abitazione principale di 991,60 euro se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro

C’è una detrazione per lavoratori dipendenti che trasferiscono la residenza per motivi di lavoro               di:

  • 991,60 euro se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro;
  • 495,80 euro se il reddito complessivo è superiore a 15.493,71 euro ma non superiore a 30.987,41 euro.

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