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Irpef, flat tax e Irap: come cambiano le tasse nel 2023 con la riforma fiscale del governo Meloni #adessonewsitalia

La legge di Bilancio, con l’estensione della flat tax per le partite Iva e un piccolo taglio del cuneo fiscale, è stato solo l’assaggio della riforma fiscale complessiva che il governo Meloni vuole mettere in piedi. Il prossimo anno, quindi, come spiegato dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, si lavorerà a un intervento a trecentosessanta gradi, per agire su Irpef, Iva e Irap, così da ridurre il carico fiscale per famiglie e imprese.

In pratica quello che voleva fare Mario Draghi prima che fosse sfiduciato dalla vecchia maggioranza di unità nazionale, ma con nuovi criteri e nuove possibili obiettivi, a partire dall’ulteriore allargamento della tassa piatta, per ora dedicata agli autonomi entro un certo reddito o con guadagni extra rispetto agli anni precedenti.

In questo modo l’esecutivo spera di attrarre più investimenti dall’estero e stimolare l’economia in un momento davvero difficile, tra inflazione, crisi energetica, politiche monetarie restrittive della Bce e lo spettro della recessione che può affossare il Pil.

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Meno Irpef e flat tax incrementale per i dipendenti

Secondo quanto spiegato da Leo il governo presenterà un disegno di legge delega entro febbraio, per avviare la riforma fiscale. Il primo tassello è quello dell’Irpef, l’imposta più importante e diffusa in Italia. Da qui al 2027, cioè entro la fine della legislatura, si punta a ridurre a tre le attuali quattro aliquote, alleggerendo il prelievo per il ceto medio.

L’idea, poi, è di applicare la flat tax incrementale per tutti: un’aliquota agevolata al 15% sui redditi in più dichiarati rispetto al triennio precedente, come vale nel 2023 per le partite Iva. Potrebbero quindi ricevere il beneficio anche i lavoratori dipendenti.

Riforma fiscale, Iva ridotta al 5%

Quanto all’Iva, dopo l’intervento in manovra per i prodotti dell’infanzia, si punta a spostare altri beni e servizi dall’aliquota del 10% a quella del 5%. Ad esempio, spiega Leo, per i beni “del settore turistico alberghiero, visto che il nostro è un Paese a vocazione turistica”. Nel frattempo, per combattere l’evasione della tassa, si punterà sulla dichiarazione precompilata, che potrebbe arrivare già entro il 2023, assieme al concordato preventivo biennale per le pmi.

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Si tratta di un patto tra fisco e contribuente in cui il primo propone le tasse da pagare nei due anni successivi: se il secondo accetta non ci saranno controlli e verifiche. In questo modo il governo spera che emergerà della base imponibile: cioè dovrebbero essere pagate più tasse, con meno contenziosi.

Verso la cancellazione dell’Irap

E ancora, sull’Irap, la tassa che grava sulle imprese, si andrà verso la totale cancellazione, come già previsto dal governo Draghi. “Per esempio – dice Leo – il professionista singolo non paga l’Irap mentre la pagano gli studi professionali e le società di persone. In questi casi l’Irap andrà tolta e magari sostituita con un’addizionale Ires”. Inoltre si valuterà l’adeguamento della deducibilità sulle auto aziendali, ora al 20%, anche per cercare di aiutare il settore dell’automotive.

L’ulteriore estensione della flat tax per le partite Iva

Poi per gli autonomi si punta a garantire la flat tax fino a 100mila euro di reddito annuo, dopo che la manovra ha esteso il regime forfettario al 15% fino a 85mila euro. D’altronde lo prevede il programma elettorale del centrodestra, che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha promesso di applicare entro cinque anni di governo.

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Quali bonus e detrazioni verranno cancellati nel 2023?

Per arrivare a completare la riforma, però, chiarisce Leo bisogna “verificare i costi di questa come di altre misure con la Ragioneria generale”, senza alcuno scostamento di bilancio. Serviranno quindi coperture, non facili da trovare in un momento critico per l’economia come quello attuale.

Per il viceministro, però, “abbassando il peso fiscale e semplificando il sistema emergeranno molti redditi che oggi non vengono dichiarati e quindi, anche se i singoli contribuenti pagheranno meno, il gettito complessivo crescerà”. Si potranno recuperare soldi anche dal riordino delle tax expenditure, razionalizzando le 70 pagine di istruzioni relative a detrazioni, deduzioni, crediti d’imposta.

Si può fare o eliminando alcuni sconti fiscali o tutti al di sopra di un certo reddito, ma assicura il viceministro “senza toccare quelli che riguardano le spese sanitarie e gli interessi sui mutui”.

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