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Pensioni minime più alte e nuovi criteri per Opzione donna: le novità con le modifiche alla manovra Meloni #adessonewsitalia

Pensioni minime più alte, revisione di Opzione donna e proroga per i termini del Superbonus al 110%: le richieste di modifica alla manovra sono tante e arrivano anche dai partiti della maggioranza. La legge di Bilancio potrebbe cambiare con l’esame in commissione alla Camera, soprattutto dopo l’incontro tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e i capigruppo di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, atteso per oggi.

Meloni chiede velocità, d’altronde i giorni per il passaggio in Parlamento sono pochi. Oggi dovrebbero arrivare circa 500 emendamenti dai tre principali azionisti di maggioranza, un numero che dovrebbe poi scendere a 200 per quelli che verranno segnalati. I margini d’intervento sono minimi, con soli 400 milioni di euro a disposizione, di cui una parte andrà alle opposizioni.

Le richieste non riguardano solamente le pensioni, la tregua fiscale e il Superbonus, perché – soprattutto nell’opposizione – non mancano proposte sul taglio del cuneo fiscale, sulle misure per le imprese, sul Pos obbligatorio e sul Reddito di cittadinanza. Molte, quasi certamente, non verranno accolte, ma qualcosa sembra destinato a cambiare, soprattutto in tema di pensioni.

Pensioni minime e Opzione donna, come possono cambiare

Proprio il capitolo delle pensioni è quello che più agita la maggioranza. Forza Italia spinge per un aumento delle pensioni minime che vorrebbe portare almeno a 600 euro, incrementando quindi la rivalutazione rispetto a quella (di circa il 120%) prevista dall’attuale versione della legge di Bilancio. Sul tema ci saranno ulteriori valutazioni, fa sapere Meloni ai sindacati.

La battaglia della Lega si muove invece sul filo dell’anticipo pensionistico per le lavoratrici. Opzione donna potrebbe nuovamente cambiare, eliminato il tanto contestato requisito dei figli: nella versione odierna della manovra si prevede l’uscita anticipata dal lavoro a 58 anni per le lavoratrici con almeno due figli, a 59 anni per chi ne ha almeno uno e a 60 per tutte le altre. In questo una modifica è praticamente certa, come annunciato anche dalla presidente del Consiglio.

Il Carroccio vorrebbe eliminare questa disparità, arrivando all’uscita a 60 anni per tutte. Resterebbero, però, le tre categorie necessarie per accedere all’anticipo introdotte dalla manovra: bisogna essere caregiver o avere un’invalidità almeno al 74% o essere state licenziate (o lavorare in un’azienda in crisi). Per la scelta finale si attende comunque un emendamento del governo.

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Manovra, cosa succede per Superbonus, tregua fiscale e bollette

Le richieste di modifica riguardano anche tante altre voci. Forza Italia vuole eliminare ogni tassazione per i lavoratori under 36, ma anche cambiare le regole per il Superbonus, con la proroga fino a fine anno dei termini di presentazione della Cilas (la comunicazione di inizio lavori) e lo sblocco dei crediti con F24. In realtà in questo caso si andrebbe a modificare non la manovra, ma il decreto Aiuti quater, ma è evidente che le due misure si intrecciano.

La Lega, invece, punta ad allargare la platea del condono delle cartelle esattoriali ricevute prima del 2015, innalzando il tetto per ora fissato a mille euro. Novità anche per le bollette, per quanto rinviate ai prossimi mesi: il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha annunciato che gli aiuti verranno rinnovati anche per il secondo trimestre.

Bocciatura del Mef, invece, per l’emendamento che introduce lo scudo per i debiti delle società sportive. Si ragiona poi sulle misure riguardanti l’obbligo di Pos (probabile che salti lo stop alle multe per le transazioni sotto i 60 euro rifiutate) e il tetto al contante a 5mila euro.

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Manovra, le richieste delle opposizioni

L’accordo in commissione prevede che gli emendamenti segnalati siano 200 dalla maggioranza e 250 dalle opposizioni. Il Pd ne ha presentati 96, chiedendo una maggiore riduzione del cuneo fiscale e il rifinanziamento di Opzione donna: il timore, però, è che il governo non esprima in tempo un parere su quelli segnalati.

Verdi e Sinistra hanno presentato 250 emendamenti, numero destinato a scendere. Così come dovrebbero diminuire le richieste di modifiche del Movimento 5 Stelle: ne ha presentate 800, ma alla fine quelle segnalate dovrebbero essere circa 70. Tra questi la richiesta di un passo indietro sul tetto al contante a 5mila euro, il ritorno al Pos obbligatorio e il ripristino del Reddito di cittadinanza. Su quest’ultimo punto, però, il governo non farà nessun passo indietro.

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