........attendi qualche secondo.

#adessonews solo agevolazioni personali e aziendali.

per le ricerche su Google, inserisci prima delle parole di ricerca:

#adessonews

Siamo operativi in tutta Italia

 

Irpef, una tassa iniqua per soli dipendenti: perché non ripensarla con 2 o 3 aliquote? #adessonewsitalia


Irpef, una tassa per soli dipendenti: perché non ripensarla con 2 o 3 aliquote?Irpef, una tassa per soli dipendenti: perché non ripensarla con 2 o 3 aliquote?

Tempi duri per il Fisco. L’imposta cedolare del 15% sulle partite Iva per i compensi fino a 85 mila euro (da 65 mila) è un valore davvero elevato, una misura strutturale, non più, come era nata, per semplificare la vita ai piccoli contribuenti – il limite iniziale era 30 mila euro. L’incentivo a nascondersi sotto questo limite e a non aumentare in alcun modo il fatturato sarà forte e può produrre effetti perversi e negativi. D’altro canto, la fissazione di qualsiasi scalino crea, come è noto, un effetto soglia. Tutti cercheranno di non superare questo limite magico, perché il cambio di aliquota, dal 15% al 43%, sarebbe drammatico — tralasciando possibili detrazioni e deduzioni, si potrebbe passare da 4.250 euro (forfait al 5% per le nuove attività), a 12.750 (forfait al 15%), fino a 21.850 più 3.330 di addizionali.

Da questa misura, oltre agli effetti distributivi, ne potrebbe derivare un incentivo ad uscire dagli studi e ad andare «da soli», o a lasciare il lavoro dipendente e «mettersi in proprio», per beneficiare del consistente sconto fiscale. Non essendoci la possibilità di dedurre i costi — il regime è forfettario — verrebbe meno anche la convenienza a investire in beni strumentali o a usare fatture sugli acquisti. Questa scelta rende chiaro che l’Irpef è definitivamente morta, c’è poco da fare; e dovrebbe convincere chi ancora la difende per i suoi meriti in termini di progressività, sulla necessità di ripensarla a fondo. Chi scrive fa parte di una minoranza di economisti tributari che da tempo sostiene che l’Irpef nacque fin dall’origine in modo imperfetto e che in questi ultimi trent’anni sia stata definitivamente stravolta da un “su e giù” dei diversi governi che si sono intestarditi, soprattutto quelli di sinistra nel sopravvalutare le potenzialità dell’Irpef sul piano dell’equità e gli obiettivi realisticamente raggiungibili.

Un circolo vizioso

Di fronte a un’economia italiana che è profondamente cambiata ed è sempre meno basata sul lavoro dipendente, le distorsioni dell’Irpef sono chiare. L’imposta porta con sé anche altre forme di progressività, occulte ma non per questo meno importanti: alla progressività normale, se ne sono aggiunte almeno altre due, legate alla spesa sociale e alle detrazioni fiscali. Tre tipi di progressività (se non quattro, considerando i superbonus edilizi) che producono una progressività perversa — senza considerare altre eccezioni alla progressività, come la rivalutazione delle partecipazioni non quotate e le cedolari sugli immobili a uso abitativo detenuti da persone fisiche.

Leggi anche su Fisco e tasse

Siamo ancora convinti delle ragioni di fondo della progressività, come principio ispiratore sostanziale di un sistema tributario, ma al punto in cui siamo, mantenere un’imposta che conserva un’accentuata progressività solo sui redditi da lavoro dipendente e da pensione, cioè su chi ha limitate possibilità di occultamento della base imponibile, non ha più senso. Perciò, a malincuore, non si può più assistere a questo smantellamento sistematico, pezzo per pezzo, dell’imposta progressiva sui redditi, alla sua definitiva forfettizzazione, alla messa fuori dal campo della progressività, dopo quelli da capitale e da abitazioni, adesso di larga parte dei redditi da lavoro autonomo. Se deve essere poco progressiva, e per molti di fatto proporzionale, allora che lo sia per tutti e Amen.

Numeri possibili

Si possono pensare due (o tre) aliquote, con una deduzione di base o qualche detrazione, che conservi una progressività almeno nominale ed eviti che questa imposta diventi l’«Ipprld», ovvero l’imposta-personale-progressiva-sui-redditi-da- lavoro-dipendente. Sì certo i costi sarebbero elevati, di alcune decine di miliardi, andrebbero trovate le coperture — ad esempio, con un’ampia revisione delle spese fiscali — ma una modifica si rende necessaria.

Basta d’altro canto vedere i dati del Dipartimento Finanze sulle dichiarazioni fiscali Irpef per capire — si veda la tavola qui a fianco – che non è più possibile tollerare che vi sia il 45% circa dei contribuenti, cioè 18,3 milioni sui 41,18 milioni totali, con redditi inferiori a 15 mila euro; che vi siano solo 499 mila individui con redditi superiori a 100 mila euro (l’1,2 %) e che sopra 200 mila euro vi siano solo 93 mila contribuenti (lo 0,22 % del totale). Circa 39 milioni di contribuenti (il 94,5% del totale) dichiarano meno di 50 mila euro: una sfida sul piano etico, una fotografia della realtà non più accettabile, se confrontata con la ricchezza e i consumi voluttuari che vediamo tutti i giorni nelle nostre città, almeno nelle zone centrali.

Riscossione da semplificare

È giunta l’ora però di mettere anche ordine alla riscossione, agli accertamenti e alle cartelle fiscali. Senza una semplificazione drastica, il sistema finisce nel caos, forse lo è già. Non ci piacciono i condoni per ovvi motivi, sono ingiusti e controproducenti, anche se danno un extra gettito; la rottamazione potrebbe essere iniqua e dare un messaggio pericoloso ai contribuenti di un paese che non ama la fedeltà fiscale. I diversi termini usati, in questi ultimi 30 anni, per le misure di “perdono” fiscale, sono eccezionali e provano la fantasia straordinaria del genio italico: condono, che può essere mini, maxi e tombale; sanatoria, concordato, scudo fiscale, agevolazione concordata, adempimento spontaneo, rottamazione, pace e tregua fiscale, saldo e stralcio, voluntary disclosure, ravvedimento operoso.

Ma d’altro canto va ammesso che non si può più continuare come adesso, con il numero incredibile di adempimenti attuali; con il grido di dolore persistente degli studi professionali, che sono sommersi dalle scadenze e da un volume inverosimile di adempimenti, con lo stock enorme di cartelle e debiti pregressi — in larga parte inesigibili — e l’invio di cartelle esattoriali e avvisi di accertamento, che sono improvvisamente ripresi, in questo ultimo mese. Le cartelle ci sono perché molti non pagano e fanno i furbi, è ovvio, ma il contenzioso è pure in larga parte con i contribuenti normali. Certo, le dichiarazioni che chi non può pagare, lo può fare con calma in 5 anni, senza sanzioni e interessi, non aiutano, anzi… Si rende perciò necessaria una drastica semplificazione in materia tributaria.

Come ci avvertono i professionisti fiscali, gli uffici rispondono raramente, impossibile avere appuntamenti di persona, la comunicazione con gli uffici via Pec si è in parte interrotta, sicuramente per la carenza di personale dell’amministrazione e l’impossibilità di gestire una mole simile di contenziosi. Insomma, la macchina si sta inceppando, l’«offerta» di atti che vengono richiesti ai contribuenti e ai consulenti fiscali non è più in linea con la «domanda», cioè con la capacità di gestione dei dati e di verifica degli obblighi che l’amministrazione è in grado di assorbire.

Tutto è molto complesso, anche per chi dovrebbe essere in grado di capire; pensiamo, perciò, cosa questo significhi per un «semplice» contribuente, magari anche onesto, che non sa a chi rivolgersi e come fare. Non abbiamo la soluzione, è difficile capire che strada sia opportuno prendere e come fare; un azzeramento totale non è possibile, certo, ma qualcosa si deve pur fare, così non si può più continuare. C’è un sentimento di impotenza e di frustrazione, per la scomparsa della trasparenza e della linearità in materia fiscale, che restano, ne siamo convinti, le basi decisive della democrazia.

Fisco e tasse

Iscriviti alla newsletter “Whatever it Takes” di Federico Fubini. Dati, fatti e opinioni forti: le sfide della settimana per l’economia e i mercati in un mondo instabile. Ogni lunedì nella tua casella di posta.

E non dimenticare le newsletter L’Economia Opinioni”
e “L’Economia Ore 18”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Clicca qui per collegarti al sito e articolo dell’autore

“https://www.corriere.it/economia/opinioni/22_dicembre_15/irpef-tassa-soli-dipendenti-perche-non-ripensarla-2-o-3-aliquote-22714224-754c-11ed-84fc-b875db1a765e.shtml”

Pubblichiamo solo i migliori articoli della rete. Clicca qui per visitare il sito di provenienza. SITE: the best of the best ⭐⭐⭐⭐⭐

Clicca qui per collegarti al sito e articolo dell’autore

La rete Adessonews è un aggregatore di news e replica gli articoli senza fini di lucro ma con finalità di critica, discussione od insegnamento, come previsto dall’art. 70 legge sul diritto d’autore e art. 41 della costituzione Italiana. Al termine di ciascun articolo è indicata la provenienza dell’articolo. Per richiedere la rimozione dell’articolo clicca qui

#adessonews

#adessonews

#adessonews

 

Richiedi info
1
Richiedi informazioni
Ciao Posso aiutarti?
Per qualsiasi informazione:
Inserisci il tuo nominativo e una descrizione sintetica dell'agevolazione o finanziamento richiesto.
Riceverai in tempi celeri una risposta.