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Perché a New York il dentifricio è «blindato» dietro al plexiglass? #adessonewsitalia

Perché nello scaffale del supermercato di New York il dentifricio è «blindato» dietro uno sportello di plexiglass, e per prenderlo dovete suonare un campanello, attendere il commesso che venga ad aprire con la chiave?

Benvenuti nella Grande Mela, post-pandemia.

Oggi voglio dedicare questa rubrica all’esercito di turisti italiani che stanno invadendo la mia città. Con una prevalenza di milanesi, per via del ponte di Sant’Ambrogio.

New York era già riaperta a tutti gli effetti un anno fa, però allora molti non si fidarono di ricominciare a viaggiare sull’Atlantico, a giudicare dall’affluenza direi che solo in questo 7 dicembre 2022 siamo ritornati alla normalità. Per molti visitatori italiani quindi questa è la prima visita dal 2019.

La «normalità» che li accoglie è un modo di dire.

Gli italiani che arrivano trovano tutto più caro, per via dell’inflazione e del superdollaro. È difficile trovare un caffè per meno di quattro dollari/euro.

La città è, se possibile, ancora più sporca: se scorrete il New York Times in questi giorni uno dei temi è la nomina da parte del sindaco Eric Adams di una «supercommissaria anti-ratti». D’altra parte la Grande Mela deve ancora scoprire i cassonetti. L’immondizia si accumula ogni sera sotto forma di montagne di sacchi di plastica sui marciapiedi, un invito a banchettare per i roditori.

Gli homeless sono in aumento, nonostante che New York spenda cifre immense per assisterli, con un Welfare molto più generoso di quanto credano gli europei. Forse proprio questo spiega l’aumento. Insieme con lo status di «città-santuario» che si vanta di violare le leggi federali sull’immigrazione, ragion per cui i governatori del Texas e della Florida spediscono qui (su appositi autobus) alcune migliaia di stranieri senza permesso di soggiorno.

Ma c’è un’altra componente dietro la vasta popolazione dei senzatetto, sulla quale il sindaco Adamas vorrebbe intervenire: i malati di mente, molti dei quali sono anche tossicodipendenti e alcolisti. Finora un’eredità del permissivismo degli anni Sessanta impediva di ordinare il ricovero di malati mentali contro la loro volontà. Il sindaco ha cominciato a cambiare queste regole, e ora la polizia almeno in teoria può disporre ricoveri forzati, nel caso di individui potenzialmente pericolosi, per sé stessi o per gli altri. Naturalmente questo ha scatenato su Adams le critiche del New York Times e di altri custodi inflessibili dei dogmi politicamente corretti.

Questo mi conduce infine al dentifricio blindato. I numerosi «drugstore», che qui sono soprattutto dei supermercati anche se includono un reparto farmacia, sono bersagli di un’escalation di furti. Potrebbe accadere anche a voi, visitatori occasionali, assistere alla scena di un individuo o un gruppo che entra in un «drugstore», si serve di mercanzia, esce senza pagare e senza neppure degnare di uno sguardo i cassieri o il personale di sicurezza. Questi ultimi hanno l’ordine di non intervenire. D’altronde, se chiamano la polizia è improbabile che gli agenti facciano qualcosa. Il furto è stato derubricato, di fatto depenalizzato, dalla magistratura locale. Il capo della procura, Alvin Bragg, è un esponente della «giustizia progressista». Per lui un ladro, soprattutto se appartiene a una minoranza etnica, è per forza una vittima di un sistema ingiusto, di una società capitalistica afflitta da troppe diseguaglianze, di un razzismo pervasivo. Se la polizia arresta il ladro, di solito la procura lo libera.

Il sindaco Adams, afroamericano e democratico ma ex-capitano di polizia, ha promesso di riportare l’ordine in città. È ai ferri corti con il procuratore. Ma per adesso la battaglia di Adams è tutta in salita. Gli stessi poliziotti fanno uno «sciopero bianco», non intervengono più contro la piccola delinquenza, sanno che è fatica sprecata. Di qui la scelta dei «drugstore»: in parte tollerano i furti – le cassette di birra spariscono che è una bellezza – in parte provano a scoraggiarli con piccoli accorgimenti.

Perciò trovate sempre più spesso degli articoli «sotto serratura», e perfino per comprare un banale dentifricio vi tocca suonare il campanello e attendere l’addetto che vi apra lo sportello.

Per il resto, un amico milanese in visita in queste ore è rimasto colpito dall’odore di marijuana che ha sentito dappertutto, perfino dentro i negozi. «Ho l’impressione che sia molto più diffusa qui che ad Amsterdam», mi ha detto. In effetti è dal marzo 2021 che l’uso ricreativo della marijuana è legalizzato, e i negozi si stanno moltiplicando. Sull’altra costa, in California, vogliono passare al proibizionismo totale… sulle sigarette, vietandone perfino la vendita. A New York potete ancora fumare una sigaretta, ma fate la figura dei poveracci. La marijuana invece ha un’aura di nobiltà. Ragion di più per fare molta attenzione quando attraversate la strada. Non basta essere sulle strisce pedonali e avere il semaforo verde, i ciclisti e i motorini possono investirvi passando col rosso e in contromano. Magari sfrecciano avvolti in una nuvola di fumo dall’odore inconfondibile.

Altro che Amsterdam, la Grande Mela vi accoglie con un caos tutto suo.

7 dicembre 2022, 17:31 – modifica il 7 dicembre 2022 | 17:32

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