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«Aiuti alle imprese Ue», Von der Leyen apre. La mossa dell’Europa per frenare gli Usa #adessonewsitalia

«Sostegni pubblici più facili per le aziende Ue» e un «fondo comune per la sovranità industriale» del continente. Per Ursula von der Leyen, l’Europa non deve perdere altro tempo e, anzi, darsi da fare per «semplificare e adattare» le sue regole sugli aiuti di Stato in modo da consentire alla proprie industrie di competere con quelle americane. Soprattutto alla luce dell’Inflation Reduction Act (Ira), il maxi-piano di investimenti “green” dal valore di 369 miliardi di dollari (circa 350 miliardi di euro) che sarà in vigore negli Stati Uniti dal prossimo anno: un “bazooka” di sussidi pubblici alla produzione e al consumo senza precedenti per sostenere le industrie americane nella transizione ecologica, dai pannelli solari alle pale eoliche, dalle lavatrici eco alle auto elettriche. «L’azione più aggressiva di sempre per affrontare la crisi climatica e rafforzare la nostra sicurezza economica ed energetica» – così l’ha definita Joe Biden -, tuttavia, minaccia di silurare la ripresa delle aziende Ue, e di attrarre molte di loro al di là dell’Oceano. 

APPROFONDIMENTI

 

LA STRATEGIA

La presidente della Commissione Ue ha per la prima volta rotto gli indugi, ieri, e messo in chiaro quale potrà essere la risposta europea a una strategia che rischia di incrinare l’unità transatlantica. Von der Leyen ha affidato la sua visione sul futuro della politica industriale a un discorso al Collegio d’Europa di Bruges, la scuola di alti studi sull’Ue il cui anno accademico 2022/2023 è intitolata a David Sassoli: una visione in linea con il più recente pressing di Francia e Germania, motivate a rispondere a tono ai sussidi a stelle e strisce, e nonostante le cautele dei Paesi del Nord Europa e di molti esponenti del suo stesso esecutivo. Secondo von der Leyen, il piano a stelle e strisce «presenta almeno tre profili impegnativi: il primo è la logica del “Buy American», cioè gli incentivi ad acquistare prodotti made in Usa, «poi le agevolazioni fiscali che potrebbero portare a discriminazioni e, infine, i sostegni alla produzione capaci di scatenare una corsa ai sussidi. L’Ue reagirà in modo adeguato e ben calibrato. Ma una costosa guerra commerciale non è nel nostro interesse, né in quello degli americani». Anzi, sulla Cina «serve un club delle materie prime tra Europa e Usa per contrastare il monopolio cinese».

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Per la numero uno di palazzo Berlaymont «la nuova e più assertiva politica industriale dei nostri competitor richiede da parte nostra una risposta strutturale»: passa dalla modifica delle rigide maglie delle regole sugli aiuti di Stato, uno dei pilastri del diritto Ue, per dare alle capitali gli strumenti per sostenere le proprie imprese, e arriva a prendere le forme di un nuovo schema di finanziamento comune. «L’Europa ha costruito un sistema molto sofisticato, ma le imprese oggi vogliono regole semplici e prevedibili – è l’autocritica di von der Leyen -. Noi siamo molto attenti ad evitare distorsioni della concorrenza nel nostro mercato unico, ma adesso dobbiamo rispondere anche alla crescente concorrenza globale». E siccome c’è il rischio che l’Inflation Reduction Act «porti a una concorrenza sleale e frammenti le filiere critiche già messe a dura prova dalla pandemia», ciò che Bruxelles può fare è mettere in campo «una risposta europea», cioè investimenti comuni: «Sebbene sia fondamentale che gli Stati abbiano la flessibilità di investire in settori strategici, l’approccio non può essere autonomo. Favorirebbe quelli con tasche profonde e porterebbe a distorsioni che finirebbero per minare il mercato unico». 

La cornice del braccio di ferro è geopolitica, ma il punto di caduta è nella quotidianità. Tra le misure più emblematiche dell’Ira rientrano, ad esempio, i crediti d’imposta per l’acquisto di veicoli elettrici assemblati in Nord America (fino a 7500 dollari per un’auto nuova a emissioni zero, e giù fino a 4mila per l’usato). È su questi profili che, oggi, torneranno a confrontarsi i negoziatori di Usa e Ue, riuniti a Washington per un summit del Consiglio bilaterale Commercio e Tecnologia. Dopo le parole di von der Leyen, la strada dell’Europa sembra tracciata, ma le diplomazie sperano ancora di appianare le tensioni e di riuscire a introdurre, prima della fine dell’anno, una serie di correttivi all’Ira, sull’esempio di quanto gli Stati Uniti hanno già fatto per alleati come Canada e Messico. 

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