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Pensioni, stretta su Opzione donna: senza figli scatta a 60 anni. Statali, un miliardo in attesa dei nuovi contratti #adessonewsitalia


Il testo c’è, completo di relazione tecnica su effetti finanziari e coperture. La legge di Bilancio sta prendendo la via della Camera anche se alcuni temi restano in sospeso, come quello delle sanzioni per il mancato uso dei Pos: sarà eventualmente rivisto in accordo con la commissione europea. Sembra invece definito il tema di Opzione donna, il canale di uscita anticipata dal lavoro riservato alle lavoratrici.

APPROFONDIMENTI

Pensione opzione donna, a chi spetta: caregiver e invalide. Il numero dei figli riduce il requisito dell’età: ecco come

In vigore da oltre 15 anni, viene rinnovato di anno in anno. Stavolta però sono state introdotte due novità significative, che limitano l’impatto della misura. Innanzitutto l’età anagrafica alla quale si matura il diritto alla pensione (con 35 anni di contributi e l’assegno calcolato con il meno favorevole sistema contributivo) è modulata in base al numero di figli dell’interessata: 58 anni con due o più, 59 con uno, 60 se non c’è prole. Questo vincolo non era gradito alla titolare del dicastero del Lavoro, Marina Calderone, ma alla fine è rimasto. Ma c’è dell’altro: potranno esercitare l’opzione solo le lavoratrici che assistono da almeno sei mesi un parente convivente in base alla legge 104, oppure che hanno un’invalidità di almeno il 74% o ancora sono state licenziate o si trovano in aziende in crisi. In questo modo la platea si riduce sensibilmente: alla fine del 2023 saranno 2.900 le pensioni in più, altre 10 mila circa seguiranno nei due anni successivi. Si assottiglia di conseguenza anche la spesa.

IL TRIENNIO

Ha preso forma intanto l’emolumento una tantum destinato ai dipendenti pubblici, in attesa dei rinnovi contrattuali per il triennio 2022-2024. Lo stanziamento previsto per quest’anno è salito a un miliardo, rispetto ai 500 milioni ipotizzati in precedenza. Risorse che secondo alcune stime dovrebbero garantire ad esempio ai ministeriali una somma aggiuntiva mensile compresa tra i 15 e i 40 euro, a seconda dei vari livelli retributivi. Bisognerà quindi attendere per le risorse contrattuali vere e proprie, relative ad un arco temporale che in realtà è già iniziato. Proprio in queste settimane sono ancora in corso le operazioni di formalizzazione dei rinnovi relativi al precedente triennio 2019-2021, ormai trascorso.

Un altro capitolo importante, oltre che politicamente rilevante, è quello del reddito di cittadinanza. Pienamente confermata la scelta di procedere con due tappe distinte. Per il prossimo anno la fruizione dell’assegno viene limitata ad un massimo di otto mensilità per i nuclei familiari che non includano minori, disabili o beneficiari con più di 59 anni. In base alle simulazioni ricavate dai dati Inps, risulta che le famiglie in questa situazione (che quindi non saranno toccate) sono 635 mila, mentre quelle interessate dalle stretta sono 404 mila. Queste persone, o meglio quelle in età lavorativa già tenute alla sottoscrizione dei cosiddetti “patti per il lavoro”, dovranno obbligatoriamente partecipare il prossimo anno a corsi di formazione per almeno sei mesi. Ci sono però anche altre novità: ad esempio tutti i percettori di reddito di cittadinanza che vivono in un Comune – e non più un terzo di essi – dovranno essere impegnati in progetti utili alla collettività, gestiti dalle amministrazioni stesse. Inoltre nel caso vengano stipulati contratti di lavoro stagionale o intermittenti, molto usati nel turismo o in agricoltura, il maggior reddito da lavoro per i beneficiari non sarà conteggiato (fino alla soglia di 3 mila euro) ai fini della quantificazione economica del RdC. In questo modo si spera di incentivare gli interessati a lavorare, venendo incontro alla richiesta di manodopera in questi settori.

IL RISPARMIO

Dal 2024 in poi invece lo strumento reddito di cittadinanza è del tutto cancellato, in attesa di una profonda revisione delle politiche di contrasto alla povertà. Una scelta che si accompagna dal punto di vista contabile al definanziamento completo del reddito, con conseguente risparmio per lo Stato di circa 8 miliardi l’anno. Vuol dire che la prossima riforma partirà da una dotazione pari a zero e con tutta probabilità impegnerà un volume di risorse decisamente minore. Il percorso della legge in Parlamento sarà forzatamente rapido e concentrato sulla Camera. Ma sul testo ci sarà anche un occhio attento di Bruxelles. È attesa nei prossimi giorni a Roma una missione di tecnici della commissione europea: discuteranno con le autorità italiane anche dello stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

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