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Certificazione unica, perché presentarla al nuovo datore di lavoro? #adessonewsitalia

L’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (Irpef) ha come obiettivo quello di calcolare la tassazione in base alla capacità contributiva del soggetto, nello specifico in misura proporzionale a quelli che sono i redditi prodotti in denaro o in natura.

Nella determinazione dell’imposta si tiene conto di quello che è il reddito complessivo del contribuente, rappresentato dalla somma delle seguenti categorie reddituali:

  • Redditi di impresa;
  • Redditi fondiari;
  • Redditi di lavoro dipendente;
  • Redditi di lavoro autonomo;
  • Redditi finanziari;
  • Redditi diversi.

In relazione all’ammontare del reddito complessivo si applicano le seguenti aliquote di imposta, per scaglioni, ottenendo così l’Irpef lorda:

  • 23% per la parte di redditi fino a 15 mila euro annui;
  • 25% per la parte di redditi superiori a 15 mila ma non eccedenti i 28 mila euro annui;
  • 35% per la parte di redditi superiori a 28 mila ma non eccedenti i 50 mila euro annui;
  • 43% per la parte di redditi superiori a 50 mila euro.

Dall’Irpef lorda devono poi essere sottratte le detrazioni tassativamente previste per legge. Il risultato rappresenta l’Irpef netta effettivamente dovuta dal contribuente.

Per quanto riguarda la determinazione del reddito di lavoro dipendente può essere utile per il lavoratore, in presenza di più contratti nel periodo d’imposta, consegnare all’azienda che lo ha assunto la Certificazione Unica rilasciata dal precedente datore di lavoro.

Analizziamo in dettaglio perché.

Certificazione unica, perché presentarla al nuovo datore di lavoro?

Conguaglio unico grazie alla Cu

I vantaggi del presentare al nuovo datore di lavoro la Certificazione Unica rilasciata dalla precedente azienda sono legati a:

  • evitare spiacevoli sorprese in dichiarazione dei redditi, rappresentate da un conguaglio a debito;
  • evitare, se ne ricorrono le condizioni, di dover presentare la dichiarazione dei redditi.

Le due motivazioni appena citate sono in realtà collegate alla medesima circostanza: grazie alla consegna della Cu il nuovo datore di lavoro potrà effettuare il conguaglio di fine anno considerando anche i dati fiscali del precedente sostituto d’imposta.

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In cosa consiste il conguaglio?

Il conguaglio, sia esso di fine anno, di fine rapporto o in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi consiste nel considerare, da un lato, le ritenute fiscali già operate a titolo di acconto e, dall’altro, le ritenute effettivamente dovute in base a:

  • redditi erogati nel corso del periodo d’imposta (conguaglio di fine anno da parte del datore di lavoro);
  • redditi erogati sino alla data di cessazione se antecedente la fine del periodo d’imposta (conguaglio di fine rapporto da parte del datore di lavoro);
  • redditi complessivamente percepiti dal contribuente nel periodo d’imposta (conguaglio in sede di dichiarazione dei redditi).

Dalla differenza tra ritenute già effettuate e ritenute dovute si genera:

  • un conguaglio positivo, se le ritenute già effettuate sono superiori a quelle dovute (il contribuente ha diritto ad un rimborso);
  • un conguaglio negativo, se le ritenute già effettuate sono inferiori a quelle dovute (il contribuente è tenuto a versare ulteriori imposte all’Erario).

Di conseguenza, grazie alla presentazione della Cu al nuovo datore di lavoro, questi potrà considerare in sede di conguaglio di fine anno / fine rapporto i redditi erogati anche dalle precedenti aziende, anticipando di fatto il calcolo che sarà necessario fare in dichiarazione dei redditi, quando si sommeranno tutti gli importi percepiti dal contribuente.

Pertanto, il soggetto interessato potrà:

  • subire, già in sede di conguaglio di fine anno, le eventuali trattenute altrimenti dovute come risultato della dichiarazione dei redditi;
  • rendere superfluo, in assenza di altri redditi e detrazioni, diversi da quelli da lavoro dipendente, la presentazione della dichiarazione dei redditi.

Evitare spiacevoli sorprese in dichiarazione dei redditi

Il sostituto d’imposta è colui che trattiene, all’atto dell’erogazione del reddito, una parte o tutta l’imposta dovuta dal sostituito (nel nostro caso il lavoratore dipendente), salvo poi riversare l’importo all’Erario, tramite modello F24.

Nel caso dei redditi di lavoro, il sostituto d’imposta è rappresentato dal datore di lavoro. Quest’ultimo deve effettuare una ritenuta fiscale a titolo di acconto con riferimento al periodo di paga (di norma mensile) in cui i redditi sono effettivamente corrisposti.

Nel calcolo della tassazione dovuta all’Erario, il datore di lavoro, in assenza di altre informazioni, calcola:

  • Irpef lorda;
  • Detrazioni d’imposta per redditi di lavoro e / o per familiari a carico;
  • L’eventuale trattamento integrativo (ex «Bonus Renzi») pari a 100 euro netti medi mensili (1.200 euro annui);

esclusivamente in base ai redditi dallo stesso erogati.

Tuttavia, se il contribuente ha avuto altri rapporti di lavoro nel corso del periodo d’imposta (gennaio – dicembre del medesimo anno) l’Irpef netta effettivamente trattenuta dal datore di lavoro e il trattamento integrativo riconosciuto, non rispecchieranno la reale condizione fiscale dell’interessato.

Quest’ultimo, infatti, in sede di dichiarazione dei redditi, sarà costretto a sommare i redditi da lavoro dipendente percepiti dai vari sostituti nel corso del periodo d’imposta e, sulla base di questi, ricalcolare l’Irpef effettivamente dovuta, nonché le detrazioni e il trattamento integrativo spettanti.

Potrebbe accadere che dal ricalcolo in sede di modello 730 o Redditi Persone Fisiche emerga un conguaglio a debito per il contribuente. Ciò si verifica quando le ritenute operate nel corso del periodo d’imposta (dai vari sostituti) sono inferiori a quelle effettivamente dovute in base alla reale situazione del contribuente (ottenuta sommando tutti i redditi di lavoro percepiti).

Di conseguenza l’interessato, trasmessa la dichiarazione dei redditi con un conguaglio a debito (che potrebbe raggiungere anche cifre considerevoli), subirà una corrispondente trattenuta in busta paga o, in alternativa, verserà in autonomia le somme all’Erario a titolo di imposte ancora dovute. Una spiacevole sorpresa per il lavoratore, considerato che, a distanza di mesi dalla fine del periodo d’imposta in questione (le dichiarazioni dei redditi iniziano a essere elaborate in tarda primavera – estate dell’anno successivo quello di competenza) non ci si attende certo di dover ancora pagare delle tasse, dopo le trattenute subite nelle singole buste paga.

Esonero dall’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi

Nel caso in cui il datore di lavoro abbia effettuato il conguaglio anche per i rapporti intercorsi tra altri sostituti d’imposta e il medesimo contribuente, quest’ultimo può essere esonerato dall’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi, a mezzo modello 730 o Redditi Persone Fisiche.

Stando infatti alle istruzioni relative al modello 730-2022, periodo d’imposta 2021 (disponibili collegandosi ad «agenziaentrate.gov.it – Schede informative e servizi – Dichiarazioni – 730 2022 – Modello e istruzioni»), in presenza esclusivamente dei seguenti redditi:

  • Lavoro dipendente o pensione;
  • Lavoro dipendente o pensione, cui si sommano il reddito dell’abitazione principale, delle relative pertinenze e di altri fabbricati non locati;
  • Rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (compresi i lavori a progetto), escluse le collaborazioni di carattere amministrativo – gestionale di natura non professionale, rese in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche;

il contribuente è esonerato dal presentare il modello 730 se ricorrono entrambe le condizioni:

  • Redditi corrisposti da un unico sostituto d’imposta obbligato a effettuare le ritenute d’acconto o corrisposti (ed è questo il caso cui facevamo riferimento) da più sostituti purché certificati dall’ultimo che ha effettuato il conguaglio;
  • Le detrazioni per coniuge e familiari a carico sono spettanti e non sono dovute le addizionali regionale e comunale.

Le suddette istruzioni valgono anche per il modello Redditi Persone Fisiche 2022.

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Come presentare la Cu al nuovo datore di lavoro

Il lavoratore ha il diritto di ricevere, entro 12 giorni dalla sua richiesta, la Certificazione Unica contenente i dati relativi al rapporto di lavoro cessato.

Copia del modello dev’essere poi consegnata al nuovo datore di lavoro, unitamente alla richiesta scritta di considerare, in sede di conguaglio di fine anno, i redditi di lavoro dipendente o assimilati, percepiti nel corso di precedenti rapporti intrattenuti, ma non più in corso al 31 dicembre.

La richiesta in questione dev’essere avanzata entro il 12 gennaio dell’anno successivo quello interessato.

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