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Assegno unico per ogni figlio, si cambia dal 1º gennaio 2023: i nuovi importi e cosa succede col governo Meloni #adessonewsitalia

Assegno unico, dopo otto mesi è tempo di primi bilanci e di guardare all’anno prossimo. La misura che ha preso il posto dei vecchi assegni familiari, delle detrazioni e di altri bonus, semplificando enormemente il quadro, presenta luci e ombre. Il problema principale ne beneficiano meno di 10 milioni di figli anziché gli 11 milioni attesi, l’hanno ottenuta circa 6 milioni di famiglie anziché 7 milioni. Ci sono novità in vista.

Ne consegue che è rimasto un tesoretto, stimabile in 2 miliardi circa a fine anno, di questo passo (in parte la cifra è stata già erosa dal governo Draghi con 630 milioni usati per le coperture del decreto Aiuti bis). L’assegno unico per ogni figlio infatti non è attivo in automatico: va presentata domanda, e non tutti i potenziali beneficiari lo hanno fatto.  Non è tutto. Sì, le domande sono state inferiori alle stime, ma la spesa generale è stata inferiore anche perché il 20% delle famiglie ha scelto di non presentare l’Isee e quindi di ricevere la cifra minima, 50 euro al mese. L’assegno mensile arriva fino a 175 euro, che scende a 85 per i figli maggiorenni tra i 18 e i 21 anni. L’importo pieno andrà a chi ha un Isee (l’ormai onnipresente “indicatore della situazione economica equivalente”) fino a 15mila euro. Per chi ha redditi superiori, l’assegno scende progressivamente, fino al minimo di 50 euro (25 per i figli maggiorenni) per Isee oltre 40mila o per chi non presenta alcuna dichiarazione.

Assegno unico: tutte le novità dal 1º gennaio 2023

Cosa si può prevedere in vista del 2023? Era stato messo in conto che la percentuale di adesione sarebbe stata inferiore al 100% il primo anno. Non è dunque una sorpresa. Certo è che alla fine dell’anno prossimo, se il trend delle rinunce rimanesse costante, ci potrebbe essere un altro avanzo di quasi 4 miliardi su 18 già stanziati. Arriviamo al sodo: l’assegno aumenterà? Sì, ma forse non del 50%, per tutti i livelli di Isee, come promesso dal governo Meloni in campagna elettorale. Passare da 175 a 263 euro al mese come importo massimo per chi ha un Isee fino a 15 mila euro costerebbe tanto, almeno 6 miliardi.

L’importo medio mensile per richiedente, oggi, è risultato pari a 233 euro ed è stato pagato in media per 1,6 figli per ciascun richiedente, mentre l’importo per ciascun figlio è risultato, sempre in media, di 145 euro. La cifra mensile salirà in ogni caso dal 1° gennaio 2023 perché gli importi devono essere adeguati al costo della vita, lo prevede proprio la legge che la ha introdotto. Così l’assegno unico ai figli sarà indicizzato all’inflazione, proprio come le pensioni. Conti alla mano, l’importo massimo andrà fino a 190 euro e quello minimo da 50 a 54 euro. Si alzerà però, contestualmente, anche la soglia Isee (è la “clausola di indicizzazione” prevista): quella che consente di avere l’importo massimo per figlio passerà da 15mila a 16.185 euro, quella per l’importo minimo passerà da 40mila a 43.160 euro. Le soglie Isee aumentate potrebbero cambiare il quadro generale, in prospettiva. Il motivo? Si pensi a cosa accadrebbe se più famiglie prenderanno l’assegno di livello massimo e meno famiglie prenderanno l’assegno di livello minimo. Dal 2023 se i requisiti del nucleo familiare non sono cambiati rispetto all’anno prima, l’assegno sarà comunque erogato direttamente dall’Inps, senza più l’obbligo di presentare la nuova domanda.

Fratelli d’Italia, nel suo programma elettorale, proponeva un aumento secco, “una proposta semplice e responsabile e magari qualche giovane coppia penserà con meno timore all’idea di mettere al mondo dei figli”, utilizzando parte delle risorse ora destinate “alle decine e decine di miliardi buttati attualmente in bonus inutili”, ha commentato la leader di Fdi Giorgia Meloni. Il partito con più deputati e senatori vuole potenziare la misura nelle risorse e nei criteri, “i quali non devono essere penalizzanti per coloro che hanno un valore Isee più alto solo perché, per esempio, proprietari di una prima casa. Il potenziamento dell’assegno unico e la riforma dell’Isee sono atti indispensabili per promuovere la natalità e sostenere la famiglia”. Al punto 1 del programma, una vera priorità dunque, c’era il “sostegno alla natalità e alla famiglia”, da realizzare aumentando l’assegno a 300 euro al mese per il primo anno di ogni figlio, fino a 260 euro a partire dal secondo. Difficile che l’aumento sia così marcato, rivalutazione “obbligatoria” a parte, perché le priorità del nuovo esecutivo saranno per forza di cosa altre (legge di bilancio con sullo sfondo il caro bollette e i costosi provvedimenti sulle pensioni). Ma nel prossimo mese il tema tornerà in primo piano, e visto che si tratta del primo punto del programma elettorale di Fdi, potrebbero essere trovati fondi per un intervento più sostanzioso.

Come fare domanda per l’assegno unico nel 2023

Come chiedere l’aiuto? Si può fare domanda sempre per le rate correnti (l’assegno decorrerà dal mese successivo alla richiesta documentata) tramite il sito dell’Inps al servizio “Assegno unico e universale per i figli a carico” con Spid almeno di livello 2, carta di identità elettronica (Cie) o carta nazionale dei servizi (Cns). Si può chiamare anche il numero verde dell’Inps 803.164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06 164.164 (da rete mobile, con la tariffa applicata dal gestore telefonico). In alternativa ci si può rivolgere agli enti di patronato. Non si possono più chiedere gli arretrati.

C’è, infine, da tenere a mente un altro elemento: eventuali novità legate alla possibile introduzione del quoziente familiare potrebbero riverberarsi anche sulle modalità di calcolo dell’assegno unico: nelle prossime settimane ne sapremo di più.

I numeri dell’assegno unico quando c’è anche il reddito di cittadinanza

Da marzo a settembre (ultimo mese per cui ci sono dati aggiornati), per l’assegno unico sono stati erogati 8,9 miliardi di euro alle famiglie italiane con riferimento a 9,3 milioni di figli. La spesa relativa ai nuclei non percettori di RdC risulta pari a 8,5 miliardi di euro, in riferimento a una platea di circa 5,5 milioni di richiedenti e 8,8 milioni di figli beneficiari di almeno una mensilità; gli importi medi mensili sono risultati pari a 233 euro per richiedente e a 145 euro per figlio. I nuclei percettori di reddito di cittadinanza con almeno una mensilità della prestazione integrata dall’assegno unico sono risultati 476mila, con riferimento a circa 804mila figli a carico, di cui poco più di 500mila appartenenti in via esclusiva a nuclei percettori di RdC. Per essi si è proceduto al calcolo dell’integrazione di assegno unico sottraendo, dall’importo teorico dell`assegno spettante, la quota di reddito di cittadinanza relativa ai figli che fanno parte del nucleo familiare; l’importo medio mensile di tale integrazione è risultato pari a 166 euro per nucleo.

Per i nuclei non percettori di RdC, circa il 46% degli assegni pagati per figlio si riferisce a beneficiari appartenenti a nuclei con Isee inferiore ai 15mila euro; circa il 20% dei figli, invece, appartiene a nuclei familiari che non hanno presentato Isee. Per essi, con riferimento al mese di settembre, l’importo medio per figlio, comprensivo delle maggiorazioni applicabili, va da poco meno di 50 euro (per chi non presenta Isee o supera i 40mila euro) a 195 euro per le classi di Isee fino a 15mila euro. Sempre nel mese di settembre, il 47% dei figli raggiunti dalla misura si concentrano al Nord, e per essi si osservano importi medi più modesti avendo livelli di Isee più elevato, mentre al Sud vi è una minore consistenza di beneficiari (34%) e per essi si osservano importi mensili mediamente più alti in relazione a livelli di Isee mediamente più bassi in queste aree: il valore minimo dell’importo si registra nella Provincia autonoma di Bolzano, dove per ciascun figlio si ha un importo mensile pari a 133 euro ed il valore massimo, pari a 167 euro per ciascun figlio, è in Calabria.

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