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Governo Meloni, quante responsabilità e scadenze: cosa dovrà fare da qui a fine anno #adessonewsitalia

Al momento sappiamo solo che dopo la proclamazione dei candidati eletti, ufficializzata dal Ministero dell’Interno, le nuove camere si riuniranno giovedì 13 ottobre e che, causa elezioni anticipate, il prossimo esecutivo dovrà necessariamente partire in quarta per far fronte a una lunga serie di scadenze cruciali per l’economia e la ripresa del Paese.

Quello che con buone probabilità sarà un Governo guidato dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni avrà infatti a che fare con diverse priorità da incastrare in un calendario, quello del 2022, composto ormai da pochissime settimane.

Per citare anche solo gli appuntamenti che incombono più a stretto giro ricordiamo che entro novembre dovrebbe arrivare un nuovo provvedimento per far fronte al caro energia. Non di meno è importante chiudere in tempo le scadenze della Legge di Bilancio (da approvare entro il 31 dicembre), un dossier di peso anche perché richiede lo scioglimento di nodi quali quello del taglio al cuneo fiscale e delle pensioni. Ultimo ma non meno importante è l’alert che scatterà rispetto al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Caro energia e Decreto Aiuti

In cima alle priorità c’è un nuovo Decreto Aiuti che punta a sostenere i cittadini e a combattere l’impennata del caro prezzi derivante dalla crisi energetica. Non si tratta di certo di una misura ex novo essendo il quarto intervento di questo tipo e non dovrebbero esserci neppure grandi difficoltà a livello di definizione del budget visto che, spiega Il Sole 24 Ore, le somme da stanziare sono già stati definiti: 4,7 miliardi per dicembre e altri 14-15 miliardi per il primo trimestre del 2023.

Tenendo conto di ciò possiamo stimare che il nuovo Decreto Aiuti potrebbe essere contenuto in uno dei primi Cdm già a novembre. Non a caso Giorgia Meloni si è già esposta sul tema per rassicurare la popolazione definendo questa manovra come la «priorità assoluta» per il Governo entrante.

L’annuncio, lanciato dal palco della Coldiretti a Milano, risale addirittura alla sua prima uscita pubblica dopo la vittoria alle elezioni. L’auspicio era e sembra essere quello di vedere degli effetti di alleggerimento sulle bollette entro Natale.

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La legge di Bilancio e le scadenze finanziarie

Tema cruciale è poi quello delle scadenze fiscali, fissate ad oggi in modo piuttosto serrato anche perché si accavalleranno tra l’uscita e l’ingresso delle formazioni parlamentari pre e post voto.

Il 15 ottobre, ad esempio, tutti gli Stati dell’Unione europea sono chiamati a trasmettere alla Commissione europea il “Documento programmatico di bilancio” (Dpb) che illustra all’Europa il proprio progetto di bilancio per l’anno successivo. Quest’attività spetterà insomma al Governo Draghi, ma il passaggio di palla sfilerebbe ai funzionari attualmente in carica l’approvazione della Legge di Bilancio che, lo ricordiamo, è il testo che spiega nel dettaglio come saranno spese le risorse dello Stato e per quali voci.

Il termine del 31 dicembre per non sembra essere messo a rischio ma in caso di ritardi, l’Italia rischia di entrare nel cosiddetto “esercizio provvisorio”: in questo caso la spesa pubblica è permessa “per dodicesimi” il che equivale al recupero della previsione di spesa fatta dal governo nella legge di Bilancio dell’anno precedente con una divisione in dodici mesi. Questo rappresenterebbe uno stallo che potrebbe perdurare al massimo fino ad aprile 2023.

Le scadenze del Pnrr

Resta sul tavolo anche la questo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che entro la fine del 2022 dovrà essere oggetto di grandi attenzioni.

Il governo nascente avrà infatti il compito di portare a termine i 55 obiettivi concordati con l’Ue prima del nuovo anno e, anche se parte di questi obiettivi sono già stati raggiunti in queste settimane dal Governo Draghi, al rispetto di questi impegni è vincolata l’erogazione dei quasi 20 miliardi di euro – questo l’equivalente della terza rata.

Consiglio europeo, il primo grande appuntamento

Non solo partite da giocare in casa ma anche i primi incontri di alto profilo e rilevanza internazionale. Se Meloni verrà scelta come premier infatti potrebbe fare il suo esordio internazionale già al Consiglio europeo che avrà luogo tra il 20 e 21 ottobre.

Certo, questa più che una certezza è un pronostico visto che le tempistiche non sono favorevoli e che molto dipenderà dalla velocità del voto per le presidenze delle Camere con la conseguente formazione dei gruppi parlamentari e dalle consultazioni dal capo dello Stato Sergio Mattarella. La possibilità che sia Meloni ad andare a Bruxelles a fine ottobre però c’è.

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