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Tregua fiscale: dalle cartelle al pagamento a rate, come funziona e cosa viene cancellato #adessonewsitalia

«Non è un condono», dice la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la conferenza stampa del 22 novembre di presentazione della legge di Bilancio 2023 parlando della tregua fiscale. La maggior parte delle risorse (35 miliardi di euro) sarà impiegata per l’emergenza bollette, e un’altra parte sostanziosa andrà al taglio del cuneo fiscale, con l’aumento di un punto percentuale rispetto ai due attuali (per un totale, quindi, del 3%) per i lavoratori con redditi sotto i 20mila euro.

Una parte delle risorse stanziate per la manovra economica andrà quindi alla cosiddetta tregua fiscale, che secondo Meloni e Leo non è un condono e non comporta nemmeno la sanatoria delle conseguenze penali.

In attesa del testo della manovra finanziaria, vediamo come funziona questa tregua fiscale, che non riguarda solo la cancellazione delle cartelle, ma la possibilità di pagare a rate il proprio debito e usufruendo di uno sconto sulle sanzioni.

Tregua fiscale: dalle cartelle al pagamento a rate, come funziona e cosa viene cancellato

Che cos’è la tregua fiscale del governo Meloni

A dare qualche indizio in più su cos’è e come funziona questa «tregua fiscale» del governo Meloni è il viceministro dell’Economia con delega al fisco Maurizio Leo. La tregua fiscale non riguarda solo le cartelle, spiega Leo, ma viene coperto tutto lo spazio del rapporto fiscale, a partire dalle dichiarazioni:

«Negli ultimi tempi i contribuenti non hanno avuto le risorse finanziarie per onorare i debiti tributari, e non solo: abbiamo un carico sanzionatorio che è fuori linea rispetto agli altri partner europei e gli altri paesi internazionali. Pensate che le nostre sanzioni amministrative si attestano dal 120% al 220% dell’imposta, negli altri paesi ci si ferma al 60%».

È da questo aspetto, continua Leo, che hanno deciso di intervenire. Il periodo del Covid, le scarse risorse, la crisi energetica hanno contribuito a far accrescere i debiti.

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Cartelle e non solo: cosa rientra nella tregua fiscale

Il primo intervento della tregua fiscale riguarda le dichiarazioni dei contribuenti. Spiega Leo che il contribuente che ha presentato dichiarazioni fino al 2021 ed è stato diligente, nel senso che ha esposto le imposte da pagare ma non ne ha le risorse, dovrà pagare le imposte dovute ma con una sanzione più bassa, del 3%, e con uno spettro di pagamento più ampio, di cinque anni.

Il governo si prende carico, continua Leo, anche di chi ha presentato la dichiarazione ma per una serie di motivi non ha potuto mettere in evidenza tutti i redditi, e quindi le imposte dovute. Anche in questo caso, il contribuente dovrà pagare l’intero importo delle imposte dovute, con una sanzione del 5%. Il pagamento dovrà avvenire in due anni, a differenza del ravvedimento operoso che prevede il pagamento scontato ma in un anno.

Senza testo della legge di Bilancio non è facile capire le sfumature che distinguono il primo caso dal secondo, e quindi l’applicazione della sanzione al 3 o al 5%. Probabilmente il fattore determinante è la veridicità di quanto scritto nelle dichiarazioni dei redditi.

Il terzo tassello della tregua fiscale riguarda i contribuenti che hanno ricevuto un avviso di accertamento, per esempio un controllo da parte della Guardia di Finanza. Anche qui la regola è la stessa: la sanzione è del 5% e il pagamento può avvenire diluito in 5 anni. Due le possibilità:

  • l’acquiescenza, quindi accettare quanto detto dal Fisco;
  • ci si può sedere al tavolo con l’Amministrazione finanziaria e portare le proprie ragioni, e sulla base di un contraddittorio si può arrivare anche a un’imposta da pagare più bassa. L’obiettivo in questo caso, spiega Leo, è realizzare una vera compliance, un rapporto più sereno tra contribuente e fisco.

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Quali cartelle vengono cancellate?

L’ultimo tassello della tregua fiscale riguarda le cartelle esattoriali di importo inferiore a mille euro vecchie di almeno 7 anni, quindi risalenti al 2015. Si tratta di cartelle comunque inesigibili, che vanno a impattare ancora di più nel magazzino della Riscossione che ammonta a 1132 miliardi di carichi affidati all’AdeR e di cui, secondo la Corte dei Conti, è recuperabile solo il 6-7%.

Bisogna quindi smaltire l’inesigibile, continua Leo, come i carichi dei soggetti deceduti o falliti.

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Cartelle con importi superiori a mille euro

Per gli importi superiori a mille euro, invece, si dovrà pagare tutta l’imposta, senza sanzioni, senza interessi e con una rateizzazione in cinque anni.

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