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Flat tax: come cambia con la legge di Bilancio 2023? Le novità per partite Iva e dipendenti #adessonewsitalia

Tre nuove flat tax. Nella prossima legge di Bilancio, come annunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, troveranno spazio nuove forme di tassa piatta, sia per le partite Iva che per i dipendenti. Nessuna imposta piatta unica al 15% o al 23% per tutti, come promesso in campagna elettorale dalla Lega e da Forza Italia, ma tre piccoli interventi per alleviare leggermente il carico fiscale sui lavoratori.

Si tratta dell’introduzione di una flat tax incrementale per tutte le partite Iva, un allargamento della tassa piatta per gli autonomi con redditi fino ad 85mila euro e la detassazione dei premi di produttività per i dipendenti. Per la numero uno di Palazzo Chigi si tratta di interventi che “aiutano ceto medio, non favoriscono i ricchi” e riconoscono “i sacrifici di chi lavora”. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

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Flat tax incrementale, come funziona e chi ci guadagna

Il primo intervento è quello di mettere una flat tax incrementale, probabilmente per tutte le partite Iva. Come funziona? Gli autonomi che da quest’anno hanno realizzato un maggiore utile rispetto al triennio 2019-2021, beneficeranno di una tassa piatta al 15% sull’incremento fino a 40mila euro.

Per fare un esempio: se nell’anno X ho dichiarato 90mila euro e nell’anno successivo dichiaro 95.000 euro, sui 5.000 euro in più sarà applicata la flat tax al 15%. La misura è sostanzialmente a costo zero, nel senso che non riduce le entrate attuali, ma garantisce aumenti di entrate minori rispetto a quelli che ci sarebbero con il sistema di oggi.

Non è ancora chiaro, tuttavia, se il provvedimento riguarderà le partite Iva in forma individuale o collettiva e quale sarà il regime contabile di riferimento. Non è nemmeno del tutto chiaro qual è il periodo d’imposta preso in considerazione, ma come detto con tutta probabilità sarà il 2022.

L’aumento della flat tax per le partite Iva

Per chi poi rientra nel regime forfettario, cioè ha un partita Iva e paga solo il 15% di Irpef, viene estesa la soglia di guadagni annui massimi da 65mila a 85mila euro. Questo nonostante la Relazione sull’economia non osservata, allegata alla Nadef dello stesso governo Meloni, sottolinei il possibile legame tra l’aumento dell’evasione fiscale e l’introduzione della tassa piatta per le partite Iva con soglia massima.

Gli autonomi infatti, potrebbero tentare di rientrare forzatamente all’interno della soglia, per pagare solo il 15% di tasse, evadendo il restante. Un pericolo, però, considerato non realistico dall’esecutivo.

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Cambia poi la modalità di uscita dal regime forfettario: smetteranno di pagare subito la flat tax coloro che sforeranno il limite di ricavi probabilmente per 40mila euro, ovvero di circa il 50% rispetto alla soglia. Chi invece sfora per una cifra superiore a 40mila euro dovrebbe uscire dal regime agevolato l’anno successivo.

Premi di produttività ai dipendenti detassati

La terza tassa piatta consiste semplicemente nell’abbassamento della tassazione sui premi di produttività per i dipendenti. Fino a 3mila euro di premio la tassazione scenderà da 10% a 5%, sostituendo l’estensione della totale detassazione sui fringe benefit fino a 3mila euro, che come da decreto Aiuti quater scade il 31 dicembre 2022.

Entrambe le misure, comunque, riguardano statisticamente pochi lavoratori e rischiano di escludere i dipendenti delle piccole e medie imprese, per motivi burocratici ed economici. Non solo costano, ma sono misure anche legate a regolamenti di accordo collettivo aziendale o territoriale. Aspetto non diffuso, anche perché tecnicamente non ha una base legale immediata da mettere in piedi.

In arrivo la riforma fiscale complessiva

Questi interventi, poi, come spiegato dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, sono solo l’inizio di un percorso di riforma fiscale. “Stiamo lavorando – ha spiegato – su tutto il mondo del lavoro autonomo. Questo è solo l’inizio, già dalla prossima legge di Bilancio, anzi prima, il prossimo anno, vogliamo porre basi per una legge delega di riforma del sistema fiscale per cambiare il rapporto tra fisco e contribuente e permettere all’Italia di essere in una posizione allineata con gli altri paesi dell’Europa”.

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L’obiettivo del governo è “ridurre gradualmente le tasse, nel corso della legislatura”, tramite una “una revisione strutturale del sistema impositivo”, e in particolare dell’Irpef che “è un po’ a macchia di leopardo” con aliquote che “non rispettano la progressività”.

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