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Legge di Bilancio 2023: Pace Fiscale, Pensioni, Finger Benefit #adessonewsitalia


legge di bilancio 202315 Novembre 2022Tempo di lettura 4 minuti

Il nuovo Governo Meloni è al lavoro per l’approvazione, entro il 31 dicembre 2022, della Legge di Bilancio 2023. Sul tavolo i principali temi sono quelli relativi alle pensioni, al reddito di cittadinanza, ai bonus e alla riduzione del cuneo fiscale.

All’interno di questo articolo andremo ad approfondire quali saranno gli interventi dell’esecutivo Meloni in materia di lavoro, fisco e pensioni contenuti nella prossima Manovra e nei successivi provvedimenti legislativi.

Taglio Cuneo fiscale

Considerando la rilevanza del cuneo fiscale è possibile sottolineare che negli ultimi anni, il legislatore italiano ha introdotto meccanismi di riduzione del cuneo fiscale e contributivo.

Degli esempi sono rappresentati dal “Bonus Renzi” pari a 100 euro oppure la riduzione dei contributi Inps a carico dei lavoratori dipendenti pari a 0,8 punti percentuali, a condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda i 2.692,00 euro voluta dal Governo Draghi. Si ravvisa che quest’ultima misura è stata successivamente incrementata a 2 punti percentuali, per i periodi di paga dal 1° luglio 2022 al 31 dicembre 2022, compresa la tredicesima o i relativi ratei erogati nel citato lasso temporale.

Il cuneo fiscale è la misura della differenza fra il costo totale sostenuto dal datore di lavoro e la paga netta percepita dal dipendente e si pone come uno degli obiettivi del Governo Meloni che punta alla riduzione dello stesso di almeno cinque punti.

Ad oggi il cuneo fiscale in Italia è estremamente elevato in quanto con riferimento ad un lavoratore dipendente senza figli, con uno stipendio lordo medio di 34.032,00 euro annui questo ammonta pari al 46,5%. Un dato che fa riflettere in quanto tra gli altri paesi Ocse l’Italia si colloca al quinto posto come cuneo fiscale più elevato, dopo Belgio, Germania, Austria e Francia e si contraddistingue per avere un cuneo fiscale al di sopra di circa 5 punti percentuali, rispetto alla media degli altri stati dell’eurozona, in cui il cuneo si attesta al 41,7% (mentre, pesando per il PIL pro capite, la percentuale scende al 41,4%).

Fringe benefit

I fringe benefit possono essere definiti come “compensi in natura” perché non vengono erogati sotto forma di denaro, ma come beni e servizi comunque “visibili” all’interno della busta paga.

Il Governo Meloni ha annunciato la volontà di innalzare la soglia di esenzione dei fringe benefit ai fini di accrescere il reddito disponibile per le famiglie. Oggi i fringe benefit entro i 258,23 euro (aumentato a 600 euro per il 2022) non concorrono a formare reddito. Nello specifico ci sono alcune voci che hanno un trattamento particolare:

  • Sono comprese nei fringe benefit le somme riconosciute dal datore di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche di acqua, luce e gas;
  • Non rientrano tra i fringe benefit i buoni carburante e simili, nel limite di 200 euro per dipendente, da utilizzare per rifornimenti di benzina, gasolio, GPL e metano ovvero per la ricarica di veicoli elettrici, concessi gratuitamente a dipendenti (anche se ad uno solo di essi) da datori di lavoro privati, società, professionisti, studi professionali ed enti pubblici economici.

Welfare aziendale e premi di produttività

Per welfare aziendale, letteralmente “benessere aziendale” si intende un insieme di benefit e prestazioni non monetarie erogate a favore dei dipendenti, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e il benessere dei lavoratori e dei loro familiari.

Contestualmente alle misure destinate atte ad aumentare il reddito disponibile delle famiglie è stato preventivato dal Governo Meloni di migliorare e potenziare il welfare aziendale e di ridurre le imposte sui premi di produttività. Nello specifico, la normativa riconosce l’applicazione di un’imposta sostitutiva di Irpef, addizionali regionali e comunali, del 10% a:

  • Premi di risultato, corrisposti in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali, in relazione ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
  • Somme pagate a titolo di partecipazione agli utili;

Si chiarisce che la tassazione si applica entro il limite di importo complessivo (premi ed utili) di 3 mila euro (valore aumentato a 4 mila euro per le aziende che coinvolgono in maniera paritetica i lavoratori).

Sono, in particolare i dipendenti del settore privato, titolari, nell’anno precedente, di un reddito di lavoro dipendente di importo non superiore ad 80 mila euro, comprensivo delle somme soggette all’imposta sostitutiva del 10%, delle pensioni di ogni genere, degli assegni equiparati e della quota di Tfr liquidata in busta paga (ex Quir) i soggetti che possono beneficiare della tassazione agevolata.

Bonus assunzioni

Uno degli obiettivi del Governo è quello di favorire l’occupazione con particolare riferimento ad incentivare le imprese a stipulare contratti di lavoro con determinate categorie di persone, altrimenti a rischio di essere escluse dal mercato del lavoro. Sulla base di questi presupposti vigono le agevolazioni alle assunzioni.

A tal fine sono stati ridotti i contributi a carico delle aziende che assumono, ad esempio, giovani under 30, percettori del Reddito di cittadinanza o dell’indennità di disoccupazione NASpI, lavoratrici o lavoratori con almeno 50 anni di età, disoccupati da oltre 12 mesi.

In relazione a questa tematica il Governo Meloni sembra intenzionato a prevedere un meccanismo fiscale che premi le attività ad alta densità di lavoro basato sul principio più assumi, meno paghi.

Reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza si connota come uno dei temi sulla base del quale è stata portata avanti la campagna elettorale dell’attuale Governo.

Nello specifico il nuovo esecutivo prevede con la Legge di Bilancio di ridurre il perimetro di intervento del Reddito di Cittadinanza andando ad escludere dai beneficiari coloro che sono “occupabili”, da intendersi come coloro che possono materialmente svolgere un’attività lavorativa.

Pensioni

Uno dei temi di particolare rilievo riguarda le pensioni.

A tal fine il premier Meloni ha chiarito la volontà di struttura un sistema che garantisca anche le giovani generazioni e chi percepirà l’assegno in base al regime contributivo favorendo la flessibilità in uscita con meccanismi compatibili con la tenuta del sistema previdenziale.

In questo ambito si pone la proroga di Quota 102 (la pensione anticipata con 64 anni di età e 38 di contributi) in scadenza a fine anno, così come altre forme di flessibilità in uscita quali Opzione donna (58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 59 per le autonome, con almeno 35 anni di contributi) ed APE Sociale (63 anni di età per determinate categorie di soggetti) anch’esse previste, salvo proroga, fino al 31 dicembre prossimo.

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