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Flat tax e pensioni, le riforme annunciate da Meloni: cosa cambia #adessonewsitalia

La Neo Presidente Giorgia Meloni ha da poco pronunciato il suo primo discorso programmatico alla Camera per il voto di fiducia al governo.

Durato poco meno di un’ora, in questo lasso tempo la Premier ha stilato i punti principali della sua tabella di marcia. In cima alla lista delle priorità del nuovo Governo ci sono le riforme pensionistiche, per facilitare la flessibilità in uscita, e quelle per il raggiungimento di un nuovo patto fiscale.

In particolare, quest’ultimo punto si basa su tre grandi pilastri: la riduzione della pressione fiscale con una riforma sull’Irpef, l’estensione della Flat Tax e l’introduzione della tassa piatta incrementale, e la lotta all’evasione.

Ma vediamo nel dettaglio le novità introdotte per quanto riguarda pensioni e Flat Tax.

La Flat Tax: Cos’è e cosa cambia

La Flat Tax (o tassa piatta) è un meccanismo di tassazione basato su un’aliquota fissa che non cambia nel tempo. Secondo questo sistema tutti i cittadini pagano la stessa percentuale applicata al proprio reddito, a prescindere da quanto questo possa essere grande o piccolo.

Estensione della Flat Tax

La Flat Tax in Italia è ad oggi attiva al 15% soltanto per i titolari di partita IVA con un reddito massimo di 65.000 Euro lordi. Tra questi contribuenti, vanno differenziate le nuove startup che nei primi cinque anni di attività pagano secondo una tassazione che rimane fissa al 5% e aumenta al 15% soltanto al sesto anno di vita.

Si tratta in sostanza di un regime forfettario detto agevolato perché privo di Irpef, IVA, costi addizionali regionali e comunali e Irap.

La proposta del nuovo Governo Meloni prevede un’estensione della Flat Tax già in vigore: quello che succederà sarà un innalzamento della soglia di reddito delle partite iva che passerà a un massimo di 100.000 Euro di fatturato.

La “tassa piatta” incrementale

Inoltre durante il discorso della Presidente è stato anche annunciato il proposito di introdurre un’ulteriore Flat Tax per tutti i cittadini, applicata sull’incremento di reddito rispetto al massimo raggiunto nel triennio precedente.

Ad oggi infatti, il sistema fiscale e di tassazione italiano in vigore è di tipo progressivo e si basa sui cosiddetti scaglioni IRPEF, secondo cui un cittadino italiano paga le tasse in base alla propria fascia di reddito: il primo scaglione è pari al 23% su redditi che arrivano fino a 15.000 Euro, il secondo è del 25% su redditi fino a 28.000 Euro, il terzo è del 35% su redditi fino a 50.000 Euro e, oltre quest’ultima soglia, si arriva al 43%.

Il Governo Meloni ha però proposto una misura di tassazione che si riallaccia alla precedente ma che introduce una variante “piatta”. È infatti prevista, oltre alla tassazione tradizionale in base agli scaglioni, un’ulteriore Flat Tax pari al 15% (ma è un dato che potrebbe variare) che investirà soltanto quei cittadini che subiranno un incremento del proprio reddito rispetto a quello più alto raggiunto nell’ultimo triennio. Una misura che la stessa Giorgia Meloni ha definito virtuosa perché, oltre ad essere un modo per premiare il merito, è di impatto limitato per le casse dello Stato e di forte incentivo alla produttività e alla crescita.

Tuttavia per i dettagli della nuova riforma bisognerà attendere che venga stilata complessivamente la proposta, per capirne il funzionamento e gli ulteriori requisiti.

Riforma delle Pensioni: le misure previste

Ridotte risultano le tempistiche a disposizione prima che venga varata la prossima legge di bilancio: in mancanza di nuovi interventi sul sistema previdenziale entro la fine del 2022, il rischio è quello di far ritorno alla legge Fornero.

L’obiettivo del nuovo Governo è quello di facilitare la flessibilità in uscita attraverso meccanismi compatibili con la tenuta del sistema previdenziale. La priorità è assicurare un sistema pensionistico che garantisca le giovani generazioni e chi percepisce l’assegno solo in base al regime contributivo.

Per evitare un ritorno alla legge Fornero, è possibile che vengano prorogate alcune misure in scadenza a fine anno: in particolare si parla di rinnovare la Quota 102 rendendola “flessibile” e le misure Opzione Donna e Ape Sociale.

Quota 102 “Flessibile”: Cosa significa

La Quota 102 è la soluzione ponte introdotta dal Governo Draghi nella legge di bilancio per l’anno 2022, successiva alla misura triennale di Quota 100. Questa soluzione prevedeva la possibilità di pensionamento anticipato con 64 anni di età e 38 anni di contributi.

L’ipotesi per la nuova legge di bilancio prevede che il Governo Meloni corregga o, per meglio dire, renda “flessibile” tale misura, prevedendo un pensionamento tra i 61 e i 66 anni di età e con almeno 35 anni di contributi versati. La logica alla base è che la somma degli anni anagrafici insieme a quelli dei contributi diano come risultato un numero pari o superiore a 102.

Le altre misure nel dettaglio

La cosiddetta pensione Opzione Donna è invece un trattamento pensionistico in favore delle lavoratrici dipendenti e autonome: la misura permette alle donne con 58 anni di età (59 anni le lavoratrici autonome) e 35 anni di contributi di andare in pensione anticipata.

L’Ape Sociale (o anticipo pensionistico) è stata per la prima volta introdotta nel 2017 e rinnovata fino al 31 dicembre 2022. Si tratta di un’indennità garantita dallo Stato ed erogata dall’Inps e si riferisce a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che chiedono di andare in pensione anticipata, a patto che abbiano compiuto 63 anni di età, che, a seconda dei casi, abbiano 30 o 36 anni di versamenti e non siano già titolari di altre pensioni dirette, in Italia o all’estero.

Tra le proposte pensionistiche potrebbe essere introdotta anche Opzione Uomo, una manovra per il pensionamento anticipato anche dei lavoratori con 58 anni di età e 35 anni di contributi. Tuttavia questa misura prevede anche dei tagli tra il 15% e il 30% all’assegno.

Un’altra riforma potrebbe essere Quota 41, che prevede il pensionamento a qualsiasi età con 41 anni di contributi versati o dai 62 anni in su. Tuttavia tale manovra suggerita da Salvini costerebbe circa 5 miliardi l’anno e molto probabilmente non verrà resa effettiva.

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