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Governo Meloni, per le bollette 10 miliardi in più. Pensioni, piano per evitare la Fornero #adessonewsitalia

Andare spediti. È il mantra che ripete Giorgia Meloni ai suoi. E lo ha ripetuto al primo Consiglio dei ministri presieduto da premier in carica a Palazzo Chigi insieme alla squadra di governo.

Campanella, Draghi la consegna a Meloni: il rito. La storia dal gelo Letta-Renzi a Conte (che la passò a se stesso)

APPROFONDIMENTI

Le priorità del nuovo governo

Ci sarà tempo per prendere le misure del palazzo, studiare e magari anche gioire della responsabilità ricevuta. Non c’è tempo da perdere invece per intervenire – ora – sul caro-bollette che rischia di piegare il Paese. Non è un caso se Meloni lo ha ribadito nelle sue prime telefonate internazionali, specie quelle tra Roma e Bruxelles, da Ursula von der Leyen a Charles Michel.

L’agenda è scritta, ora va attuata. Con delle priorità. Si parte dal caro-energia, su cui è già al lavoro il nuovo titolare del Mef Giancarlo Giorgetti. Un’opzione, al momento, è un intervento da dieci miliardi (a partire da) che si sommano ai 66 messi in campo dal governo Draghi. Dove? Nel decreto aiuti-Ter che ha iniziato il suo iter in Parlamento. Oppure in un decreto a parte.

La crisi energetica

I tempi comunque corrono. C’è infatti una data da segnare in calendario: il 18 novembre, fra meno di un mese, scadranno gli sconti del governo sulle accise dei carburanti. Oltre alle misure contro il caro-energia, ad esempio i bonus per le famiglie. Rimuoverle non è uno spot ideale per un governo appena entrato in carica.

Se i tempi corrono per la crisi energetica, quelli per chiudere la manovra d’autunno sono quasi scaduti. Giorgetti, d’intesa con Meloni, ha pochi giorni, se non ore, per mettere mano al testo. Spetterà al ministro e alla premier definire le coperture da trovare. Non meno di 30 miliardi, secondo i calcoli del Sole 24 Ore. 

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Il capitolo più pressante è quello delle pensioni. Con un obiettivo prioritario per il governo di centrodestra: scongiurare il ritorno alla legge Fornero previsto – salvo cambi di rotta – per inizio 2023. Va detto che le risorse disponibili sono limitate. Forse sufficienti solo a prolungare per il momento gli strumenti già esistenti, da Opzione donna all’ Ape sociale. 

Il nodo pensioni 

Quanto al lungo periodo, l’agenda previdenziale della coalizione è scritto nel programma. E l’intenzione è quella di stendere un piano pluriennale che permetta di evitare in calcio d’angolo il ritorno delle regole della Fornero o, quantomeno, di diluirle al massimo. Ad esempio rinforzando gli assegni pensionistici più bassi o ancora rivedendo il calcolo delle “pensioni d’oro” già finite nel mirino della Corte Costituzionale. 

Sul dossier è già all’opera la neoministra del Lavoro Marina Calderone, già presidente dei Consulenti del lavoro. Che ha fatto trapelare le prime mosse del ministero. Su tutte, il piano “Quota flessibile” per mandare in pensione chi ha tra i 61 e 66 anni, cioè “Quota 100 o 102” ma ottenute dalla somma degli anni di contributi ed età. 

Sempre per scongiurare la riattivazione della Fornero a gennaio prossimo si era parlato nelle scorse settimane di “Opzione Uomo”, il piano predisposto da FdI per mandare in pensione anticipata gli uomini con una decurtazione dell’assegno.

Il fronte giustizia 

Un altro fronte che impegnerà dalle prime settimane il governo Meloni è quello della Giustizia. E in particolare la semplificazione e accelerazione dei processi – una necessità legata per altro alla messa a terra dei fondi del Pnrr –  priorità del programma delineato dal neoministro di via Arenula, l’ex magistrato Carlo Nordio. «Visto che la prima emergenza è quella economica a breve bisogna intervenire in quella parte della giustizia che aiuti la ripresa economica e cioè velocizzare i tempi», ha spiegato il ministro appena ricevuto l’incarico.

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