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Guida al TFR: calcolo, accantonamento e anticipo #adessonewsitalia

Disciplina del trattamento di fine rapporto: quando conviene lasciarlo in azienda e come calcolare il TFR, gestire gli accantonamenti e chiedere anticipi.

Prima di scegliere se lasciare o meno l’accantonamento del TFR (trattamento di fine rapporto di lavoro) in azienda, è utile valutarne i rendimenti e metterli a confronto con quelli dei fondi pensione, che di fatto continuano a mostrarsi più profittevoli. Allo stesso tempo, esistono vantaggi pratici per chi sceglie questa opzione. Vediamo perché e come funziona la procedura, per lavoratori e aziende.

Come si calcola il TFR

Il calcolo del TFR si effettua sommando tutte le quote di accantonamento – pari alla retribuzione annua lorda (RAL) divisa per 13.5 – e poi sottraendo lo 0,5% della RAL stessa, ossia la trattenuta per il Fondo Adeguamento Pensioni. Per il calcolo del TFR netto bisogna escludere dal TFR lordo la tassazione applicata, prima in via provvisoria dall’azienda e poi in via definitiva dall’Agenzia delle Entrate.

=> Come calcolare il TFR con Excel

La retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR – salvo diversa previsione dei contratti collettivi – è costituita da tutti gli elementi retributivi aventi natura tipica, normale e ripetitiva nel rapporto di lavoro: minimo contrattuale, aumenti periodici di anzianità, superminimi, indennità di maneggio denaro, maggiorazione turni, straordinario fisso ripetitivo, premi presenza, valori convenzionali mensa, indennità per disagiata sede, importi forfettari, cottimo, provvigioni, premi e partecipazioni, prestazioni retributive in natura, altre somme riconosciute e corrisposte a titolo non occasionale esclusi i rimborsi spese, escludendo le somme erogate a titolo occasionale.

Quanto è il TFR in un anno?

Ogni anno si accumula poco più di una mensilità di TFR. Se ad esempio un dipendente percepisce uno stipendio di 1.500 euro netti, il TFR accantonato per un anno è pari a circa 1.600 euro.

Dove confluisce il TFR maturato ogni anno?

Se in azienda sono presenti più forme pensionistiche, il TFR è trasferito a quella cui ha aderito il maggior numero di lavoratori dell’azienda. Qualora non sia applicabile nessuna di queste ipotesi, il datore di lavoro deve trasferire il TFR maturando alla forma pensionistica complementare residuale istituita presso l’INPS. Il lavoratore può tuttavia scegliere di mantenere il TFR presso il datore di lavoro, scelta che può essere revocata in qualsiasi momento.

=> Fondi pensione e TFR: rendimenti a confronto

Accantonamento TFR: come funziona

I dipendenti privati hanno sei mesi di tempo dal momento dell’assunzione per scegliere la destinazione del TFR.

  • Se il lavoratore non esprime alcuna scelta, alla scadenza del semestre scatta il cosiddetto silenzio-assenso e datore di lavoro provvederà a trasferire il TFR maturando alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o dai contratti collettivi, salvo accordo aziendale che prevede la destinazione del TFR ad una forma collettiva tra quelle previste dalla legge 243 del 23 agosto 2004, articolo 1, comma 2. In ogni caso l’accordo va notificato al lavoratore.
  • Se il lavoratore esprime una scelta, può decidere di lasciare il TFR in azienda o considerarla come una modalità di finanziamento di una forma di previdenza complementare, scegliendo il fondo.

=> Come gestire l’accantonamento del TFR

Il datore di lavoro deve obbligatoriamente fornire al lavoratore informazioni sulle possibili opzioni. Ciò dovrà avvenire prima dell’avvio dei periodo di sei mesi durante il quale il lavoratore deve decidere cosa fare. Inoltre, trenta giorni prima della scadenza dei sei mesi dovrà consegnare al lavoratore che non ha ancora manifestato alcuna volontà le necessarie informazioni relative alla forma pensionistica complementare verso la quale è destinato il TFR maturando.

TFR lasciato in azienda: come si calcola

L’articolo 2120 del codice civile disciplina il trattamento di fine rapporto di lavoro: in qualunque caso di cessazione di rapporto subordinato, il lavoratore ha diritto a un indennizzo (TFR), che matura annualmente e accantonato mensilmente, fino al momento della sua riscossione. L’accantonamento è ottenuto sommando per ciascun anno di servizio una quota non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso, diviso per 13,5. Ogni anno, la somma accantonata subirà una rivalutazione dell’1,5% su un valore pari al 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre del precedente anno.

=> TFR per chi cambia azienda, come funziona

Anticipi sul proprio TFR

Durante il periodo lavorativo il lavoratore, purché abbia compiuto almeno 8 anni di anzianità può richiedere al proprio datore di lavoro un anticipo non superiore al 70% del TFR maturato. L’anticipazione può essere richiesta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e solo nel caso in cui sussistano le seguenti necessità: acquisto delle prima casa per se stessi o per i figli; sostenimento di spese sanitarie per terapie o interventi straordinari. In ogni caso le richieste possono essere soddisfatte entro il limite annuo del 10% degli aventi diritto e comunque entro il 4% del totale dei lavoratori. Contabilmente, tale operazione – essendo di tipo finanziario – accenderà un credito nei confronti del dipendente ascrivibile nell’Attivo dello Stato Patrimoniale fra le voci dell’Attivo circolante.

=> Comprare casa con un anticipo sul TFR

Al momento della corresponsione dell’anticipo il datore di lavoro dovrà applicare una trattenuta da versare entro giorno 16 del mese successivo tramite modello F24. La legge 662 del 1992 e successive modifiche ha introdotto l’obbligo a carico dei datori di lavoro di versare un acconto una tantum delle imposte da trattenere ai lavoratori dipendenti all’atto della corresponsione del trattamento di fine rapporto. Al momento del versamento si è accreditato un conto dell’attivo dello Stato Patrimoniale allocato fra i “Crediti verso altri” ascrivibile fra le Immobilizzazioni finanziarie. Tale credito verrà utilizzato dallo stesso datore di lavoro per il versamento delle ritenute dovute sul TFR.

Gestione contabile del TFR in azienda

Fisco

La gestione del TFR nel bilancio aziendale

31 Agosto 2021 I datori di lavoro di aziende con oltre 49 dipendenti devono versare il TFR maturando per il quale i dipendenti non hanno espressamente o tacitamente destinato alla previdenza complementare al “Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di lavoro di cui all’art. 2120 del codice civile” gestito dall’INPS su un conto corrente aperto presso la Tesoreria dello Stato.

La riforma del TFR ha comportato una modifica alle scritture contabili delle imprese, in particolare quelle con numero dipendenti superiore a o uguale a 50. Queste aziende, infatti, devono inserire in bilancio, tra i debiti a breve termine, la quota del TFR accantonata. La stessa quota verrà versata mensilmente ai fondi di previdenza o al fondo di tesoreria istituito presso l’INPS. È necessario, quindi, contabilizzare mensilmente l’accantonamento TFR al fine di addivenire all’importo da versare ai fondi di previdenza. Pertanto, in “Dare” andrà contabilizzata una voce di conto economico chiamata “Trattamento di fine rapporto” mentre in “Avere” sarà inserito il conto “Debiti verso Istituti Previdenziali”. Il debito verrà estinto al momento del versamento mensile.

Al momento della cessazione del rapporto il datore di lavoro anticiperà le somme al dipendente generando un credito nei confronti dell’INPS. Tale credito servirà a compensare i successivi versamenti della contribuzione degli altri dipendenti. C’è da precisare che il funzionamento del TFR prevede che il debitore nei confronti del lavoratore non è il datore di lavoro ma il Fondo.

Come viene tassato il TFR a fine lavoro?

Al TFR si applica la tassazione separata, considerando l’aliquota media relativa a tutti gli anni di servizio.

La quota finanziaria è tassata al 17%, se è investito nei fondi di previdenza complementare è tassato fino al 15% (con franchigia deducibile). Sull’anticipo del TFR la tassazione è al 23% per acquisto prima casa; per le spese mediche al 15% meno lo 0,30% per ogni anno di servizio dopo il 15° entro un massimo del 6%; per motivi personali al 15% meno lo 0,30% per ogni anno di servizio dopo il 15° entro un massimo del 9%.

a cura di LavoroImpresa

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