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Come si calcolano le detrazioni per il lavoro dipendente? #adessonewsitalia


La legge di Stabilità del 2014 ha deciso i criteri utilizzati ancora ad oggi, seppure con variazione delle cifre e di alcuni dettagli, delle detrazioni per il lavoro dipendente e applicate sui redditi. La normativa ha lasciato intatte le regole per pensionati e lavoratori autonomi, rappresentando una novità per chi opera alle dipendenze delle imprese.

Le detrazioni per i dipendenti sono somme che, chi percepisce uno stipendio, può recuperare dall’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Non si utilizza una formula standard perché ci sono molte variabili, dall’entità del reddito alle cifre da detrarre.

L’Irpef funziona a scaglioni, con aliquote differenti a seconda dell’ammontare della somma percepita dal lavoratore, con un’applicazione che tiene conto di un metodo decrescente. All’ aumentare del reddito diminuiscono le detrazioni, mentre per chi ha un reddito superiore a 55 mila euro all’anno non ha il diritto di usufruirne.

Per poter calcolare quanto spetta come detrazione, bisogna utilizzare il numero dei giorni lavorati in un anno solare, considerando la quantità effettiva anche negli anni bisestili e tenendo conto delle giornate di riposo e delle festività. Nel caso in cui vi siano giorni in cui non viene percepito lo stipendio, tali giornate non devono essere inserite nel calcolo.

Le riduzioni non valgono per i casi di sciopero e per i contratti di lavoro che prevedono l’impiego a tempo parziale. Queste regole sono tutt’ora in vigore e definiscono in linea generale le procedure seguite per la determinazione delle spese da recuperare con una riduzione sul pagamento delle imposte. Inserendo le somme da detrarre nella dichiarazione dei redditi si può beneficiare di riduzioni sull’ammontare di Irpef dovuto o di rimborsi da ottenere direttamente nello stipendio.

Gli elementi per il calcolo delle detrazioni per il lavoro dipendente

La determinazione dell’importo delle detrazioni per il lavoro dipendente deve avvenire facendo il conto preciso del reddito, inserendo tutte le tipologie di guadagni, dallo stipendio a eventuali immobili dati in locazione con la cedolare secca oppure i profitti derivanti da imprese, rendite e tutte le altre entrate che si possono avere.

Una volta sommati i redditi si applicano le detrazioni, senza sommarle ma scegliendo la più vantaggiosa. Vi è il divieto di cumulare le detrazioni minime, quindi va sempre fatta una valutazione in sede di decisione dell’applicazione.

Per calcolare l’importo da detrarre dall’Irpef bisogna tenere presente la quantità di giornate lavorate, rapportandola alle detrazioni in modo inversamente proporzionale. Infatti al crescere del reddito diminuiscono le possibilità di detrazione.

Il primo aspetto da tenere a mente per il calcolo è l’importo del reddito: fino a 8 mila euro spettano 1.880 euro di detrazioni. I 1.880 euro sono riferibili a 365, quindi ad un contratto per tutto l’anno solare. Inoltre ci sono dei limiti minimi al di sotto dei quali non si può scendere e quindi si ha diritto a tali detrazioni se si ha un reddito basso;

I dipendenti con un contratto a tempo indeterminato non possono detrarre meno di 690 euro, mentre coloro che percepiscono il salario con un contratto a tempo determinato possono beneficiare di detrazioni per 1.380 euro. Se ci dovesse essere un reddito di provenienza mista, cioè derivante da retribuzione, locazioni, imprese, rendite e altro, la detrazione deve essere applicata a uno dei redditi.

Tra gli 8 mila e i 28 mila euro di reddito percepito si entra nel secondo scaglione e bisogna applicare alcune formule.

Detrazioni per il lavoro dipendente: chi e quando le può richiedere

La detrazione è un diritto fiscale che il lavoratore dipendente acquisisce quando:

  • il suo reddito complessivo contiene alcuni elementi. Si tratta di una o più entrate derivanti dall’impiego in un’azienda o un ente, pensioni escluse, visto che per le prestazioni previdenziali si accede ad altre tipologie di detrazioni;
  • il reddito è conseguito tramite il lavoro svolto in qualità di socio di una cooperativa che si occupi di produzione e lavoro, servizi, agricoltura, trasformazione dei prodotti della terra e pesca. In questo caso vanno considerati i limiti dei salari correnti con una maggiorazione pari al 20%;
  • il salario dei sacerdoti, i compensi percepiti per lavori socialmente utili oppure le le collaborazioni coordinate e continuative riferibili a progetti specifici. Questi redditi costituiscono la possibilità di usufruire delle detrazioni considerando l’imposta lorda in relazione alle giornate lavorative nell’arco dell’anno solare.

Sono ammesse detrazioni per borse e assegni di studio e ricerca, sussidi simili per ragioni di addestramento al lavoro nonché per le prestazioni del genere, a patto che non ci sia un rapporto di dipendenza con chi eroga la somma destinata a questi tipi di pagamenti.

La richiesta delle detrazioni per lavoro dipendente

A disciplinare le modalità di istanza da parte del dipendente delle detrazioni sono le regole emesse dall’Agenzia delle Entrate. In particolare la circolare numero 15/E/2008 prevede che il sostituto d’imposta, sia l’Inps sia l’impresa, debbano riconoscere e calcolare le detrazioni d’imposta senza necessariamente aver ricevuto la richiesta.

Questo vale, però, per i dati conosciuti, come ad esempio i figli del dipendente e i carichi familiari in genere. A inserire in busta paga le detrazioni ci deve pensare il datore di lavoro, svolgendo i calcoli necessari e presumendo il reddito complessivo dell’anno.

L’automatismo dell’operazione implica l’applicazione delle formule indicate dall’Agenzia delle Entrate. Nel caso l’interessato desideri comunicare al datore di lavoro un reddito diverso deve provvedere a compilare il modulo specifico da fornire all’ente o all’impresa per cui lavora, così da far apportare le dovute correzione e permettere l’applicazione della tassazione riferita al singolo caso.

Ovviamente la comunicazione comporta il ricalcolo delle detrazioni in funzione delle normative vigenti. Ciò significa che un reddito superiore porta alla riduzione delle detrazioni a cui si ha diritto. Si deve pagare così un’Irpef maggiore al Fisco.

La presentazione del 730 per le detrazioni da lavoro dipendente

Il lavoratore ha l’opportunità di notificare altri redditi, modificando così il reddito complessivo a cui si riferisce l’Irpef, presentando la propria dichiarazione dei redditi. Nel caso in cui, questo è l’unico motivo che comporta la variazione, si percepisca un reddito più alto grazie a entrate ulteriori rispetto al salario, è meglio presentare il modello al datore di lavoro invece di procedere attraverso la compilazione del 730.

La dichiarazione dei redditi implicherebbe il conguaglio a dicembre oppure un conguaglio a debito. In entrambe le opzioni si dovrebbe pagare la differenza alla scadenza, mentre la variazione in busta paga permetterebbe di applicare direttamente le giuste detrazioni, così da non dover pagare la differenza in un’unica soluzione con la trattenuta in busta paga.

L’ufficio paghe dell’impresa provvede a eseguire tutti i calcoli del caso, in modo da ridurre l’imposizione legata al reddito aggiungendo le detrazioni, mese per mese, modificando la busta paga nel modo appropriato. Per il 730 è bene lasciare le spese sanitarie, assicurative o dell’immobile preso in affitto per l’abitazione, così da compensare ed usufruire eventualmente di rimborsi da parte dello Stato secondo la normativa dell’anno fiscale di riferimento.

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