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Aliquote IRPEF 2022: calcolo e detrazioni #adessonewsitalia

La Circolare n. 4/E del 18 febbraio 2022, ha fornito alcuni chiarimenti sulle novità circa la tassazione dell’Irpef e all’esclusione dall’Irap per le persone fisiche esercenti attività commerciali, arti e professioni, come previsto dall’ultima Legge di Bilancio. La circolare n. 4/E del 18 febbraio 2022 dell’Agenzia delle Entrate, chiarisce che, i sostituti d’imposta che non sono riusciti per motivi tecnici ad applicare le nuove regole sulla tassazione dell’Irpef potranno adeguarsi entro aprile, effettuando un conguaglio per i primi tre mesi del 2022.

La Circolare fornisce chiarimenti sull’articolo 1, commi da 2 a 8, della Legge di bilancio 2022, che a decorrere dal 1° gennaio 2022, ha modificato il sistema di tassazione delle persone fisiche. L’intento della riforma è quello di garantire che sia rispettato il principio di progressività, attraverso la riduzione graduale delle aliquote medie effettive derivanti dall’applicazione dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche. La nuova IRPEF, è stata rimodulata su 4 aliquote anziché su 5 (23%, 25%, 35%, 43%). Si passa, quindi, dal 27% al 25% per la seconda aliquota relativa ai redditi da 15.001 fino a 28.000 euro, dal 38% al 35% per i quelli fino a 50.000 euro, mentre i redditi superiori vengono tassati al 43%, con la soppressione della vecchia aliquota del 41%.

La circolare fornisce utili indicazioni sugli adempimenti a carico dei sostituti d’imposta e dei contribuenti, anche senza sostituto. Tra i soggetti esclusi dall’applicazione dell’Irap rientrano le persone fisiche esercenti attività commerciali titolari di reddito d’impresa (art. 55 Tuir) residenti nel territorio dello Stato, le persone fisiche esercenti arti e professioni (art. 53, comma 1 Tuir). Restano, invece, assoggettate a Irap le persone fisiche esercenti arti e professioni in forma associata.

Cos’è l’IRPEF?

L’IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche) è un’imposta progressiva: vuol dire che la quota percentuale di reddito assorbita dall’imposta aumenta in proporzione al reddito stesso. Questo risultato è ottenuto con l’applicazione di aliquote crescenti sui diversi scaglioni di reddito ed inoltre di deduzioni dal reddito e detrazioni d’imposta.

L’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) deve essere corrisposta da tutte le persone fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello Stato, che possiedono le previste tipologie di reddito. Ai sensi dell’art. 1 del TUIR, presupposto dell’IRPEF è il possesso di redditi, in denaro o in natura, rientranti in una delle seguenti categorie previste dall’art. 6 del TUIR:

  • Redditi fondiari (artt. 25 – 43 del TUIR);
  • Redditi di capitale (artt. 44 – 48 del TUIR);
  • Redditi di lavoro dipendente (artt. 49 – 52 del TUIR);
  • Redditi di lavoro autonomo (artt. 53 – 54 del TUIR);
  • Redditi d’impresa (artt. 55 – 66 del TUIR);
  • Redditi diversi (artt. 67 – 71 del TUIR).

I soggetti residenti sono assoggettati ad imposizione anche per i redditi prodotti all’estero, mentre i soggetti non residenti sono assoggettati a tassazione limitatamente ai redditi prodotti nel territorio dello Stato (art. 3 co. 1 del TUIR).

Nuove aliquote IRPEF 2022

Con la Legge di Bilancio 2022 (Legge n. 234/21) cambiano gli scaglioni IRPEF che vengono rimodulati. Si tratta di una anticipazione di una più grande riforma generale della disciplina fiscale. Dal primo gennaio 2022, infatti, è entrata in vigore la prima parte della riforma fiscale programmata dal Governo. L’obiettivo principale dell’ultima manovra è quello di ridurre la pressione fiscale per il ceto medio, e al centro della riforma vi è in particolar modo l’IRPEF. Si tratta di uno degli elementi cardine individuati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per incentivare la ripresa economica del Paese.

L’IRPEF, ovvero l’imposta sui redditi delle persone fisiche, viene modificata per garantire al ceto medio un risparmio sulle imposte relative al lavoro, e la prima modifica a questa imposta riguarda le sue aliquote. Questa tassa è infatti suddivisa in scaglioni, che determinano l’applicazione delle imposte per ogni fascia di reddito annuale.

Ai sensi dell’art. 11 co. 1 del TUIR (modificato dall’art. 1, co. 2, lett. a) della Legge n. 234/2021), le aliquote IRPEF sono le seguenti a partire dal 1° gennaio 2022:

SCAGLIONI DI REDDITO ALIQUOTA IRPEF
Fino a 15.000 euro di reddito 23%
Da 15.000 euro a 28.000 euro di reddito 25%
Da 28.000 euro a 50.000 euro di reddito 35%
Oltre 50.000 euro di reddito 43%

Le aliquote IRPEF indicate sono applicabili a partire dal periodo di imposta 2022 (modello 730/2023 o Redditi P.F. 2023). Tuttavia, occorre tenere conto del principio di cassa “allargato” di cui all’art. 51, co. 1 e 52 del TUIR, secondo il quale i compensi da lavoro dipendente relativi all’anno precedente ed incassati entro il 12 gennaio dell’anno successivo rientrano nel reddito dell’anno precedente.

In questa modulazione degli scaglioni IRPEF occorre tenere in considerazione anche la rimodulazione della detrazioni di imposta, che hanno un’incidenza proporzionalmente superiore per i redditi più bassi e diminuiscono progressivamente all’aumentare del reddito.

Chi deve pagare l’IRPEF

L’Irpef è dovuta da tutti coloro che hanno un reddito, sia come lavoratore dipendente, sia come autonomo, nonché soci di impresa, sono tenuti a pagare questa imposta. La cosa importante, che rende soggetti al suo pagamento, è essere residenti o aver conseguito il reddito in Italia.

Periodo d’imposta

Per le persone fisiche, l’imposta è dovuta per anno solare (art. 7 del TUIR). Pertanto, in linea generale, ogni anno sorge un’obbligazione tributaria autonoma, salvo quanto avviene in caso di riporto delle perdite derivanti dall’esercizio di imprese commerciali individuali o di società in nome collettivo o in accomandita semplice (art. 8 co. 3 del TUIR) e nel caso in cui l’ammontare dei crediti d’imposta e di alcune detrazioni sia superiore a quello dell’imposta netta (art. 11 co. 4 secondo periodo del TUIR). L’imputazione dei redditi al periodo d’imposta è regolata dalle norme relative alla categoria nella quale rientrano, vale a dire secondo il principio di cassa o di competenza a seconda della categoria reddituale.

Come si calcola l’IRPEF?

L’IRPEF viene determinata secondo la seguente procedura:

  • Si determina la base imponibile;
  • Si determina l’imposta lorda, applicando alla base imponibile le aliquote IRPEF;
  • Si scomputano dall’imposta lorda le detrazioni, ottenendo l’imposta netta;
  • Si scomputano quindi le ritenute, i crediti d’imposta, le eccedenze pregresse e gli acconti versati, ottenendo l’imposta da versare effettivamente all’Erario (o a credito).

IRPEF: passaggio da 5 a 4 aliquote

La principale misura presa con la riforma del fisco e con la Legge di Bilancio 2022 riguarda il passaggio dell’IRPEF da un sistema a 5 aliquote ad uno a 4 aliquote. Ricapitoliamo qui quali sono le vecchie aliquote valide ancora per il 2021:

  • Redditi da 0 a 15.000 euro annui: aliquota Irpef al 23%;
  • Redditi da 15.001 euro a 28.000 euro: aliquota Irpef al 27%;
  • Redditi da 28.000 euro a 55.000 euro: aliquota Irpef del 38%;
  • Redditi da 55.001 euro e 75.000 euro: aliquota Irpef del 41%;
  • Redditi superiori a 75.000 euro: aliquota Irpef del 43%;

Da un sistema basato su una distribuzione di aliquote di questo tipo, nel 2022 si passerà ad un sistema con 4 aliquote, per cui alcune percentuali vengono diminuite a favore del ceto medio, mentre altre rimarranno simili:

  • Redditi da 0 a 15.000 euro: aliquota IRPEF al 23%;
  • Redditi da 15.001 euro a 28.000 euro: aliquota IRPEF al 25%;
  • Redditi da 28.0001 euro a 50.000 euro: aliquota IRPEF al 35%;
  • Redditi oltre i 50.000 euro: aliquota IRPEF al 43%.

Come si può facilmente comprendere, l’aliquota massima viene mantenuta invariata al 43%, ma si abbassano le soglie di reddito: la maggiore pressione fiscale verrà distribuita sui redditi da 50.000 euro in poi. Invece per quanto riguarda i redditi più bassi, inferiori a 15.000 euro, la pressione fiscale rimarrà la stessa, con una aliquota al 23%. Nel mezzo, le soglie vengono abbassate, mentre sparisce completamente l’aliquota al 41%.

IRPEF 2022: rimodulazione delle detrazioni

L’art. 1, co. 2, lett. b) della Legge n. 234/21 ha modificato le detrazioni di imposta per le varie tipologie reddituali, di cui all’art. 13 del TUIR. In particolare per:

  • Redditi da lavoro dipendente;
  • Redditi da pensione;
  • Redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente, redditi da lavoro autonomo, ed alcuni redditi diversi.

Redditi da lavoro dipendente e assimilati

La nuova disciplina prevede che se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi da lavoro dipendente nonché alcuni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, spetta una detrazione dall’imposta pari a:

1.880 euro, se il reddito complessivo non supera 15.000 euro; l’ammontare della detrazione effettivamente spettante non può essere inferiore a 690 euro; per i rapporti di lavoro a tempo determinato, l’ammontare della detrazione effettivamente spettante non può essere inferiore a 1.380 euro; ciò significa che tali misure minime competono laddove superiori al risultato derivante dal calcolo di ragguaglio al periodo di spettanza nell’anno;
1.910 euro, aumentata del prodotto tra 1.190 euro e l’importo corrispondente al rapporto tra 28.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 13.000 euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 28.000 euro;
1.910 euro, se il reddito complessivo è superiore a 28.000 euro ma non a 50.000 euro; la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 50.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 22.000 euro.

Ulteriore detrazione:

  • la detrazione spettante è aumentata di un importo pari a 65 euro se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 25.000 euro ed inferiore a 28.000 euro;
  • la detrazione è spettante è aumentata di un importo pari a 65 euro se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 28.000 ma non a 35.000 euro.

Rispetto alla precedente disciplina, il regime delle detrazioni per i redditi di lavoro dipendente vigente dal 1° gennaio 2022:

  • amplia, da 8.000 euro a 15.000 euro, la prima soglia di reddito cui si applica la detrazione di 1.880 euro (rimasta invariata);
  • estende la misura della detrazione base, che passa da 978 euro a 1.910 euro, per la seconda soglia di reddito (superiore a 15.000 euro ma non a 28.000 euro); viene conseguentemente modificata la modalità di calcolo della quota ulteriore di tale detrazione, stabilendo l’aumento del valore iniziale da 902 euro a 1.190 euro e l’adeguamento dei valori utilizzati nel prodotto, ai fini della determinazione della
  • quota aggiuntiva di detrazione; pertanto, tale quota ulteriore è pari a 1.190 euro per un reddito pari a 15.001 euro e decresce, all’aumentare del reddito, fino ad annullarsi raggiunti i 28.000 euro;
  • riduce da 55.000 euro a 50.000 euro la terza e ultima soglia di reddito per cui spetta la detrazione che, per tali redditi, passa da 978 euro a 1.910 euro; essa ammonta a 1.910 euro per redditi pari a 28.001 euro e decresce, fino ad annullarsi, alla soglia dei 50.000 euro;
  • prevede un aumento di 65 euro della detrazione applicabile, specificamente, alla fascia di reddito superiore a 25.000 euro ma non a 35.000 euro.
  • Ai fini del calcolo delle detrazioni per lavoro dipendente, non si computano i giorni di assenza ingiustificata per violazione dell’obbligo di possesso della certificazione verde COVID-1910, vanno in ogni caso compresi le festività, i riposi settimanali e gli altri giorni non lavorativi e vanno sottratti i giorni per i quali non spetta alcun reddito, neppure sotto forma di retribuzione differita (ad esempio, le assenze per
  • aspettativa senza corresponsione di assegni).

Detrazioni IRPEF per redditi da pensione

Se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi di pensione spetta una detrazione dall’imposta lorda, non cumulabile con quella prevista al comma 1 dell’articolo 13 del TUIR, rapportata al periodo di pensione nell’anno, pari a:

  • 1.955 euro, se il reddito complessivo non supera 8.500 euro; l’ammontare della detrazione effettivamente spettante non può essere inferiore a 713 euro; ciò significa che tali misure minime competono laddove superiori al risultato derivante dal calcolo di ragguaglio al periodo di spettanza nell’anno;
  • 700 euro, aumentata del prodotto fra 1.255 euro e l’importo corrispondente al rapporto fra 28.000 euro, diminuito del reddito
  • complessivo, e 19.500 euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 8.500 euro ma non a 28.000 euro;
  • 700 euro, se il reddito complessivo è superiore a 28.000 euro ma non a 50.000 euro; la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 50.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 22.000 euro.

Se il reddito complessivo è superiore a 25.000 euro ma non a 29.000 euro, la detrazione è aumentata di un importo pari a 50 euro.

Il sostituto di imposta deve riconoscere l’ulteriore detrazione di 50 euro sin dal primo periodo di paga del 2022, tuttavia, alla fine dell’anno, ovvero al momento della cessazione del rapporto pensionistico, deve ricalcolare la detrazione effettivamente spettante in relazione all’ammontare del trattamento pensionistico complessivamente erogato nel periodo d’imposta.

Redditi da lavoro autonomo

L’articolo 13, comma 5, prevede che, se alla formazione del reddito complessivo concorrono uno o più redditi di cui agli articoli 50, comma 1, lettere e), f), g), h) e i) – ad esclusione di quelli derivanti dagli assegni periodici indicati nell’articolo 10, comma 1, lettera c), fra gli oneri deducibili – 53, 66 e 67, comma 1, lettere i) e l), del TUIR13 spetta una detrazione dall’imposta lorda, non cumulabile con le altre previste dall’art. 13 del TUIR pari a:

  • 1.265 euro, se il reddito complessivo non supera 5.500 euro;
  • 500 euro, aumentata del prodotto fra 765 euro e l’importo corrispondente al rapporto fra 28.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 22.500 euro, se l’ammontare del reddito complessivo è superiore a 5.500 euro ma non a 28.000 euro;
  • 500 euro, se il reddito complessivo è superiore a 28.000 euro ma non a 50.000 euro; la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 50.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 22.000 euro.

In tal caso, la detrazione, non deve essere ragguagliata al periodo di svolgimento dell’attività e, pertanto, spetta a prescindere dal periodo di attività svolta nell’anno. Se il reddito complessivo è superiore a 11.000 euro ma non a 17.000 euro, la detrazione spettante è aumentata di un importo pari a 50 euro. Tale importo va inteso quale correttivo in aumento alle detrazioni e spetta per intero nel corso dell’anno 2022.

Le detrazioni di imposta per figli a carico 2022

In questo contesto occorre tenere in considerazione che le modifiche che riguardano la disciplina delle detrazioni per figli a carico, di cui all’art. 12 del TUIR, a seguito dell’entrata in vigore dell’assegno unico e universale per i figli. Secondo quanto previsto dall’art. 3 della Legge n. 46/2021 l’introduzione dell’assegno unito determina la soppressione di alcune misure a sostegno delle famiglie:

  • Assegni per il nucleo familiare;
  • Assegni per il nucleo familiare con almeno tre figli minori;
  • Bonus bebè;
  • Premio alla nascita;
  • Detrazioni IRPEF di cui all’art. 12 del TUIR.

L’assegno unico e universale per i figli è applicabile dal 1° marzo 2022 ed è erogato dall’INPS dietro presentazione di specifica istanza. Per approfondimenti: “Assegno unico per i figli 2022: domanda e importi“. Detto questo, in relazione all’introduzione dell’assegno unico per i figli:

  • Le detrazioni IRPEF per figli a carico, di cui all’art. 12 del TUIR, sono applicabili solo con riferimento ai figli a carico di età pari o superiore a 21 anni;
  • Le detrazioni IRPEF per figli a carico, di cui all’art. 12 del TUIR, che siano disabili, sono applicabili in aggiunta all’assegno unico per figli di età pari o superiore ai 21 anni. Tuttavia sono abrogate le maggiori detrazioni previste per figli a carico disabili.

Applicazione del trattamento integrativo della retribuzione

Il trattamento integrativo della retribuzione è stato modificato in modo da essere coordinato con l’attuale sistema di aliquote. Tale trattamento riguarda i contribuenti titolari di reddito da lavoro dipendente ai sensi dell’art. 49 del TUIR (escluse le pensioni). Per poter beneficiare del bonus è necessario che il soggetto titolare di redditi da lavoro dipendente presenti un IRPEF lorda superiore alle detrazioni di imposta spettanti ai sensi dell’art. 13, co. 1 del TUIR.

L’articolo 1, comma 3, della legge di bilancio 2022 ha ridotto da 28.000 euro a 15.000 euro la soglia di reddito complessivo prevista dall’articolo 1 del d.l. n. 3 del 2020, sopra la quale il trattamento integrativo di regola non spetta, lasciando inalterato l’impianto di determinazione e spettanza dello stesso

Il bonus è di 1.200 euro annue (100 euro al mese) per i contribuenti con reddito complessivo fino a 15.000 euro. Per i contribuenti con reddito compreso tra 15.001 e 28.000 euro vi è un particolare trattamento di applicazione del contributo integrativo legato a situazioni di “incapienza”. In particolare, il trattamento viene riconosciuto a condizione che l’IRPEF lorda sia inferiore alla somma:

  • Delle detrazioni per familiari a carico, di cui all’art. 12 del TUIR;
  • Delle detrazioni per redditi da lavoro dipendente (escluse le pensioni) e redditi assimilati ex art. 13, co. 1 TUIR;
  • Delle detrazioni per gli interessi pagati su prestiti o mutui agrari o per gli interessi pagati su mutui ipotecari per l’acquisto o la costruzione dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale;
  • Delle rate relative alle detrazioni per spese sanitarie, per interventi di recupero del patrimonio edilizio.

Al verificarsi di una di queste condizioni il trattamento integrativo viene erogato in una misura pari alla differenza tra la somma delle detrazioni e l’imposta lorda e comunque fino al limite di 1.200 euro annue.

La “no tax area” 2022

La no tax area è costituita da quella fascia di cittadini con un reddito talmente inferiore alle soglie minime, tale da poterli escludere dal sistema di tassazione IRPEF. La no tax area con la modifica IRPEF si è leggermente rimodulata al rialzo.

Valutazioni di convenienza tra regime ordinario e forfettario per le partite IVA

Uno dei quesiti che maggiormente ci stanno arrivano in questi giorni riguarda la valutazione di convenienza per i soggetti titolari di partita IVA in relazione al regime forfettario o all’utilizzo del regime ordinario IRPEF di tassazione.

La prima considerazione da fare è che il reddito soggetto ad imposta sostitutiva (da regime forfettario) è escluso dalla base imponibile IRPPEF. Pertanto, in caso di assenza di altri redditi, il contribuente non può beneficiare di deduzioni o detrazioni IRPEF. Pertanto, il primo suggerimento è che la convenienza verso il regime agevolato può essere modesta in ogni caso in cui vi è elevata incidenza delle detrazioni che riducono l’IRPEF effettivamente dovuta. Naturalmente, questa considerazione di carattere generale deve essere seguita da una valutazione caso per caso per tenere conto di ulteriori variabili:

  • L’applicazione di deduzioni o detrazioni IPREF (spese mediche, interessi su mutui, interventi sul recupero del patrimonio edilizio, etc);
  • L’incidenza dei costi sostenuti inerenti l’attività di impresa o lavoro autonomo esercitata;
  • La possibilità di usufruire nel regime forfettario della riduzione di aliquota al 5% dell’imposta sostitutiva, per i primi cinque anni di attività;
  • La possibilità di accedere alla riduzione dei contributi INPS dovuti alla gestione artigiani e commercianti del 35%;
  • La semplificazione degli adempimenti amministrativi e contabili connessi al regime forfettario (esenzione da IVA, ritenute di acconto, e sugli adempimenti contabili e fiscali annuali).

Valutazione di convenienza in merito al regime di trasparenza fiscale

Il regime della trasparenza fiscale nelle società di capitali di cui all’art. 116 del TUIR è un regime opzionale che prevede l’attribuzione del reddito prodotto dalla società ai soci persone fisiche. Questo, indipendentemente dall’effettiva percezione, così come avviene per le società di persone. Questo regime fiscale è da valutare positivamente quando il reddito della società può essere distribuito tra i propri soci, potendo beneficiare singolarmente di aliquote IRPEF, inferiori all’aliquota IRES del 24%. Pertanto, la modifica gli scaglioni IRPEF va, inevitabilmente, ad incidere sulle valutazioni di convenienza su questo regime. Anche in questo caso giocano un ruolo importante le detrazioni e le deduzioni che i soci persone fisiche possono beneficiare da confrontare con l’imposizione complessiva (socio più società) in caso di applicazione del regime ordinario di tassazione del 24%. Anche in questo caso è importante effettuare una valutazione specifica sulla singola situazione per verificare eventuali ipotesi di risparmio fiscale.

Variazioni IRPEF: come influiranno sui lavoratori

Alcune considerazioni vanno fatte in merito al cambiamento dell’IRPEF, la misura di maggiore interesse per quanto riguarda il fisco. Il passaggio da un sistema di 5 aliquote ad un sistema a 4 aliquote vuole favorire l’abbassamento della pressione fiscale soprattutto per il ceto medio, per sostenere così una rapida ricrescita economica successivamente all’emergenza sanitaria.

Ma cosa cambierà in busta paga per i cittadini? Per i lavoratori scomparirà il bonus IRPEF nel caso di redditi alti, mentre rimarrà attivo per i redditi più bassi. Per altri lavoratori invece i tagli al fisco comporteranno un guadagno in busta paga, in termini di risparmio sulle imposte. Per i lavoratori che guadagnano circa 40.000 euro lordi, il risparmio può arrivare anche a quasi mille euro complessivi grazie all’abbassamento delle aliquote IRPEF. Anche per redditi leggermente inferiori il guadagno può essere vantaggioso in termini di qualche centinaia di euro aggiuntivi in busta paga.

Per quanto riguarda i redditi più bassi invece al momento non sembrano esserci sostanziali modifiche, tant’è che alcuni sindacati hanno indetto scioperi appositi per chiedere maggiore attenzione al governo alle fasce di reddito inferiori. Tuttavia con il recente emendamento il bonus IRPEF viene confermato anche per i redditi inferiori a 15.000 euro, misura che va a rimediare ad uno svantaggio che era inizialmente ipotizzato come effetto collaterale al cambiamento degli scaglioni IRPEF.

Esclusione dall’IRAP

A decorrere dal periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2022, fuoriescono dall’ambito soggettivo di applicazione dell’Irap:

  • le persone fisiche esercenti attività commerciali titolari di reddito d’impresa residenti nel territorio dello Stato;
  • le persone fisiche esercenti arti e professioni residenti nel territorio dello Stato. Se ricorre la condizione di esercizio di impresa commerciale, data la natura di impresa individuale, non sono soggette ad Irap l’impresa familiare e l’azienda coniugale non gestita in forma societaria. L’impresa familiare, pertanto, è esclusa dall’Irap a partire dal periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2022. Sono escluse anche le aziende coniugali non gestite in forma societaria.
  • le persone fisiche esercenti arti e professioni residenti nel territorio dello Stato. Restano assoggettate ad Irap l’esercizio di arti e professioni in forma associata.

L’esclusione dall’ambito soggettivo di applicazione dell’Irap, a partire dal periodo di imposta in corso al 1° gennaio 2022, comporta il venir meno degli obblighi documentali, contabili, dichiarativi funzionali alla determinazione e all’assolvimento di detta imposta.

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