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Appendice

Copertura economica delle proposte attraverso la lotta alle disuguaglianze

Le entrate tributarie del 2021 ammontano a circa 496,09 miliardi di euro. 

Il sistema tributario italiano è un elemento portante del finanziamento della spesa pubblica e di conseguenza è fondamentale per la copertura dell’erogazione dei fondi per i servizi essenziali. 

In tal senso è importante citare che dalle imposte dirette (IRPEF, IRES, ritenute sugli utili distribuiti dalle persone giuridiche etc…) provengono 269,806 miliardi di euro. Il solo gettito IRPEF, sempre nell’anno 2021, è stato pari a 198,203 miliardi di euro. 

Irpef

Analisi

Il sistema IRPEF si basa su 3 elementi cardine: la base imponibile, la scala delle aliquote e le detrazioni per famiglie e imprese. A seguito della modifica della legge di Bilancio 2022 (art. 1, comma 2, lettera a) vi è stata una riduzione delle aliquote IRPEF, con una diminuzione degli scaglioni che sono dunque passati da 5 a 4. 

Di primaria importanza è l’aumento della progressività fiscale: l’attuale sistema tributario italiano risulta essere, secondo uno studio condotto da Guzzardi, Palagi, Roventini e Santoro, regressivo per il 5% dei/delle contribuenti più ricchi/e. Sembrerebbe controintuitivo, ma l’aliquota minore è spiegabile in virtù del fatto che, nel caso delle persone più ricche, vi è una maggiore proporzione del reddito dovuta alle rendite finanziarie e alle locazioni immobiliari che godono di un regime fiscale vantaggioso. Riscontri simili sono individuabili in studi condotti dagli economisti Piketty e Saez, che evidenziano come la progressività dei sistemi fiscali sia messa a dura prova dall’esistenza di regimi fiscali che avvantaggiano i/le contribuenti più ricchi/e. 

Proposte

  • Rimodulazione aliquote IRPEF:
    • Riduzione dell’aliquota per i redditi medio-bassi, ad oggi l’aliquota più bassa è del 23% per i redditi fino a 15.000 euro. Secondo i dati del MEF ci sono 14,5 milioni di italianə che dichiarano redditi inferiori ai 15.000 euro. 
    • Aumento degli scaglioni IRPEF con annesso allargamento della base imponibile, in questo modo il gettito fiscale non risentirebbe della riduzione dell’aliquota per i redditi medio-bassi.
    • Aliquota al 60% sui redditi oltre i 300.000 euro, con un effetto stimato sull’aumento del gettito fiscale di 2,1 miliardi di euro.

      L’obiettivo è tuttavia di arrivare a un’ultima aliquota IRPEF al 100%, imponendo così de facto un reddito massimo, raggiungibile mediante la tassazione totale della parte eccedente il tetto massimo. Friends of the Earth Europe, propone, che il reddito massimo sia pari a venti volte il reddito minimo. Il reddito minimo viene solitamente stabilito intorno al 50% del reddito medio lordo o 60% del reddito mediano lordo (reddito medio lordo italiano = 29.440), quindi il reddito massimo italiano sarebbe pari a circa 294.000 euro. In Italia, i/le contribuenti con reddito oltre i 300.000 euro a cui verrebbe applicata un’aliquota IRPEF al 100%, sarebbero 40.841. Gettito previsto: 2,1 miliardi di euro.

  • Aumento delle aliquote per le rendite finanziarie (attualmente 26%) e per i redditi da locazioni immobiliari (ad ora 10% per i canoni di locazione concordati). Eliminazione del regime di tassazione separata per le rendite finanziarie, superando l’aliquota al 26% (tranne sui titoli di Stato), facendole così rientrare all’interno della base imponibile IRPEF.  Gettito previsto: 2,4 miliardi di euro.
  • Eliminazione della cedolare secca sul mercato degli affitti (oggi al 21%), essa è infatti un’aliquota che determinata una situazione di vantaggio favorendo rendite speculative. Gettito previsto: 1 miliardo di euro 

Patrimoni

Analisi

La percentuale di patrimonio detenuta dall’1% più ricco dei/delle contribuenti è passata dal 16% (dato del 1995) al 22% (dato del 2016). Per lo 0.01% più ricco dei/delle contribuenti (5,000 individui) la ricchezza detenuta è triplicata, passando dall’1.8% al 5%. Al contrario, il 50% più povero ha visto il proprio patrimonio medio netto abbassarsi dell’80% nello stesso periodo (1995-2016). 

Non solo, i contribuenti più ricchi/e ricavano la maggior parte del loro portfolio da asset finanziari (che non vengono efficacemente tassati in virtù della presenza di una singola aliquota per le rendite finanziarie), mentre nel caso del 50% più povero della popolazione la quasi totalità del patrimonio deriva da conti correnti, spesso controbilanciati da debiti (fonte: studio condotto da Acciari, Alvaredo e Morelli).

Proposta

Tassa sui ricchi straordinaria:

  • del 5% sopra il miliardo
  • dello 0,5% per patrimoni fra 1 e 5 milioni
  • del 1% per patrimoni fra 5 e 50 milioni
  • del 2% per patrimoni fra 50 milioni e 1 miliardi

L’introito previsto è di 25 miliardi di euro.

Successioni

Analisi

Un’ulteriore misura, adottabile per reperire risorse che consentano di aumentare la spesa pubblica e al contempo produrre un effetto redistributivo della ricchezza, è quella dell’imposta sulle successioni e sulle donazioni.

Attualmente le aliquote e le franchigie stabilite per l’imposta sulle successioni e donazioni sono:

  • del 4% per i trasferimenti effettuati in favore del coniuge o di parenti in linea retta (ascendenti e discendenti), da applicare sul valore complessivo netto se supera  la quota di 1 milione di euro;
  • del 6% per i trasferimenti in favore di fratelli o sorelle, da applicare sul valore complessivo netto eccedente, per ciascun beneficiario, 100.000 euro;
  • del 6% per i trasferimenti in favore di altri parenti fino al quarto grado, degli affini in linea collaterale fino al terzo grado, da applicare sul valore complessivo netto trasferito, senza applicazione di alcuna franchigia;
  • dell’8%, per i trasferimenti in favore di tutti gli altri soggetti da applicare sul valore complessivo netto trasferito, senza applicazione di alcuna franchigia.

Le eredità e le donazioni hanno un ruolo centrale tra le cause della concentrazione della ricchezza: da un lato una gran parte dei beni oggetto di successione non sono più soggetti a tassazione oggi, a causa della franchigia di 1 milione di euro per le successioni in linea diretta; dall’altro lato il prelievo fiscale medio su successioni e donazioni si è sostanzialmente ridotto negli ultimi vent’anni, nuocendo gravemente alla progressività del sistema.

I dati Ocse del 2018 inoltre possono dare la misura degli effetti negativi dell’alleggerimento della pressione fiscale sulle successioni, frutto di una grandiosa stagione contro-riformatrice (costruita sia dal centrodestra che dal centrosinistra). 

Nell’anno di riferimento l’Italia raccoglieva un gettito di 820 milioni (corrispondente allo 0.05% del Pil); la Francia di 14,3 miliardi di euro (0,61% del Pil); la Spagna di 2,7 miliardi di euro (0,22% del Pil); la Germania 6,8 miliardi di euro (0,2% del Pil); il Regno Unito 5,9 miliardi di euro – secondo il tasso di cambio del 2018 (0,25% del Pil).

Proposta

Per superare la condizione di paradiso fiscale delle successioni, un primo importante riferimento e punto di partenza per l’Italia è la proposta di “imposta sui vantaggi ricevuti” formulata dal Forum Diseguaglianze e Diversità nel 2019. Si tratta di un’imposta che unificherebbe il prelievo sulle successioni a quello sulle donazioni ricevute nel corso della vita, per evitare che la donazione inter vivos sia un mezzo per sottrarre valore all’imponibile al momento della successione. Inoltre, unificherebbe le tipologie di eredi e beneficiari/e.

Proponiamo 3 aliquote marginali, con una franchigia di esenzione fino a 500 mila euro:

  • 5% tra 500.000 e 1 milione di euro.
  • 25% tra 1 milione e 5 milioni di euro.
  • 50% oltre i 5 milioni di euro.

L’elevata soglia di esenzione e l’aliquota marginale del 5% fino al milione la rendono una imposta diretta a colpire i grandi patrimoni, escludendo il ceto medio. 

L’aumento del gettito stimato, tenendo conto delle molte variabili in gioco (valori catastali degli immobili, evasione o elusione fiscale etc.), sarebbe compreso fra 1,4 e 5,2 miliardi l’anno. 

Elusione fiscale

Analisi 

L’incapacità di far pagare le tasse alle multinazionali e alle persone ultraricche, che possono muovere i propri capitali con estrema facilità, determina che la fiscalità generale si appoggi quasi interamente sui redditi di lavoro, più difficilmente eludibili. La sola Italia perde annualmente, grazie alla presenza di regimi fiscali vantaggiosi nella stessa Unione Europea, circa 12 miliardi di dollari. Al suo interno vi sono infatti paesi come l’Olanda, il Lussemburgo e l’Irlanda, dove, grazie ad aliquote particolarmente basse, vengono guadagnati rispettivamente 26,6 miliardi, 9,3 miliardi e 6 miliardi di dollari. 

Proposta 

Urge una riscrittura delle regole internazionali ed europee. L’Europa è responsabile del 43,94% delle perdite globali di tasse e 100 miliardi di dollari sono le tasse evase dalle multinazionali grazie ai regimi fiscali europei vantaggiosi.  Agendo a livello europeo si potrebbe garantire un adeguato global minimum corporate tax rate e ridurre il tax drain effettuato dai Paesi membri Ue che prevedono aliquote particolarmente basse per le multinazionali. 

Una misura chiave è anche tassare le multinazionali laddove svolgono la loro attività economica, al fine di scoraggiare la costruzione di aziende fantasma (holding) presenti in paradisi fiscali.

Aumento gettito stimato: 10 miliardi di euro.

Ulteriori fonti di entrate

Web Tax: aliquota del 30% per le società con ricavi annui superiori ai 500 milioni di euro e di ricavi da servizi digitali superiori ai 2,5 milioni di euro. 

Introito previsto: 8 miliardi di euro.

Tobin Tax: tassa con aliquota differenziata dallo 0,1% allo 0,8%, a seconda della natura più o meno speculativa dello strumento finanziario utilizzato, da applicare a tutte le transazioni finanziarie (scambi di azioni, obbligazioni, scambi valutari e contratti derivati) sia sui mercati regolamentati che su cosiddetti over the counter (OTC). 

Introito previsto: 4 miliardi di euro.

Paperoniale: tassa straordinaria del 3% su tutti i portafogli finanziari con valore superiore a 880.000 euro. La tassa rimarrebbe in vigore un anno mentre diventa operativa la riforma fiscale progressiva che elimini l’aliquota fissa del 26% e inserisca la rendita finanziaria nell’imponibile Irpef.

Introito previsto: 10 miliardi di euro.

Drastica riduzione delle spese militari

  • Fine di tutte le missioni militari all’estero, nonché di ogni fornitura militare a Paesi che violano i diritti umani e il diritto internazionale. Il risparmio previsto è di 1,5 miliardi;
  • Riduzione strutturale del 30% delle spese militari con blocco dei programmi di riarmo riportando la spesa militare dal 2% del PIL al 1,4% (percentuale anno 2020). Il risparmio previsto a regime è di 11,4 miliardi.

Il totale sarebbe di 12,9 miliardi

Cancellazione delle grandi e piccole opere inutili e dannose:  cancellazione delle grandi e piccole opere climalteranti, nocive per la salute, devastanti dal punto di vista ambientale e annoverabili tra le cause del dissesto idrogeologico, già osteggiate dalle comunità territoriali coinvolte.

Risparmio previsto: 30 miliardi.

Conversione sussidi ambientalmente dannosi: eliminazione entro il 2025 i sussidi per il mondo delle trivellazioni, i fondi per la ricerca su gas, carbone e petrolio, le agevolazioni fiscali per le auto aziendali, il diverso trattamento fiscale tra benzina gasolio, gpl e metano, il Capacity Market per le centrali a gas e l’accesso al superbonus per le caldaie a gas.

Risparmio previsto: 18,3 miliardi.

Utilizzare Cassa Depositi e Prestiti: utilizzare, per tutti gli investimenti individuati per i servizi universali di base e per il programma di lavoro garantito sulla base di criteri di trasparenza e sostenibilità, prestiti a tasso zero attraverso Cassa Depositi e Prestiti, che attualmente gestisce 265 miliardi di risparmi postali conferiti da 22 milioni di cittadini. Fondi accessibili: 72,4 miliardi.

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