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Come funziona l’ingiunzione di pagamento? #adessonews

Ricorso per decreto ingiuntivo: cos’è e come funziona. Cosa rischia chi non paga. Come fare opposizione. Quali sono i tempi e i costi della procedura. 

Come funziona l’ingiunzione di pagamento? L’ingiunzione di pagamento– meglio nota anche come «decreto ingiuntivo» – è uno strumento predisposto dalla legge per rendere più snella, veloce ed economica la procedura giudiziale di recupero dei crediti. Non tutti i crediti ma solo quelli dimostrabili attraverso una prova scritta. Con l’ingiunzione di pagamento infatti il creditore non ha bisogno di fare causa al debitore per ottenerne la condanna, ma può rivolgersi direttamente al giudice affinché emetta, nei confronti di quest’ultimo, un ordine di pagamento senza un regolare “contenzioso”. Sarà poi il debitore a stabilire, una volta ricevuto il provvedimento, se fare opposizione o meno.

Per stabilire come funziona l’ingiunzione di pagamento bisogna leggere gli articoli 633 e seguenti del Codice di procedura civile. È in tale sede che viene infatti disciplinato il decreto ingiuntivo e che si risponde a una serie di domande come: chi manda l’ingiunzione di pagamento? Cosa succede dopo la notifica dell’ingiunzione di pagamento e cosa rischia il debitore che non paga? Come difendersi se si riceve un decreto ingiuntivo? Vogliamo spiegare tutto ciò con parole molto semplici e scevre da tecnicismi, avendo di mira più gli aspetti pratici dell’argomento che non quelli giuridici. Ma procediamo con ordine. 

Cosa significa ingiunzione di pagamento?

L’ingiunzione di pagamento è un ordine del giudice, impartito al debitore su richiesta del relativo creditore, con cui questi viene condannato alternativamente a:

  • pagare una somma di denaro;
  • restituire un bene mobile determinato;
  • consegnare una determinata quantità di cose tra loro fungibili (ad esempio, una partita di cemento).

Così, ad esempio, chi è creditore di 5mila euro nei confronti di un privato per un prestito concessogli; chi ha venduto un oggetto ma non ha ricevuto il pagamento del prezzo; chi ha dato in locazione un’auto che non è stata restituita alla scadenza del contratto; chi ha acquistato la fornitura di legna per un inverno ma non si è visto consegnare la merce ha la possibilità di rivolgersi direttamente al giudice per ottenere la condanna del debitore alla consegna del denaro o degli oggetti in questione. 

Il creditore deve però dimostrare il proprio diritto e può farlo, come vedremo a breve, solo con una prova scritta.

Chi può ottenere l’ingiunzione di pagamento?

Possono ottenere l’ingiunzione di pagamento sia i creditori privati che pubblici. In verità, questi ultimi – ossia le pubbliche amministrazioni – recuperano i propri crediti con uno strumento molto più incisivo e diretto: le cartelle esattoriali.

Il creditore, come anticipato sopra, deve però avere un documento che dimostri il proprio credito. E questo documento può consistere ad esempio in:

  • un contratto;
  • un preventivo controfirmato per accettazione;
  • una fattura (anche se non sottoscritta dal cliente);
  • un’ammissione di debito o una promessa di pagamento da parte del cliente;
  • uno scambio di lettere o email da cui si evinca la sussistenza del credito;
  • una parcella vidimata dall’ordine di appartenenza, se il creditore è un professionista;
  • una polizza;
  • una cambiale o un assegno scaduti.

Quando il credito consiste in una somma di denaro è necessario che questa sia già determinata nel suo ammontare (ossia liquida e certa) e, nello stesso tempo, il pagamento non sia sottoposto a condizioni o termini (deve cioè essere scaduto il termine di pagamento eventualmente concesso al debitore).

Ad esempio, la società che fornisce la luce, il gas o l’utenza telefonica potrebbe, sulla scorta del contratto firmato col cliente, chiedere al giudice un decreto ingiuntivo se questi non onora la bolletta, ma solo a patto che il termine di pagamento della stessa sia già scaduto.

Chi non può ottenere l’ingiunzione di pagamento?

Non può ottenere l’ingiunzione di pagamento chi, pur vantando un credito, non ha la prova scritta del suo diritto. Si pensi ai numerosi casi in cui i contratti vengono stipulati verbalmente, come quando si acquista la merce in un negozio. In tal caso, il creditore dovrà intentare una causa ordinaria contro il debitore, fornendo le prove – come i testimoni – del proprio credito. 

Come funziona l’ingiunzione di pagamento?

Per ottenere l’ingiunzione di pagamento, il creditore deve rivolgersi a un avvocato. Quest’ultimo poi presenta il ricorso al Tribunale o al Giudice di pace a seconda del valore della controversia. È il cosiddetto ricorso per decreto ingiuntivo. Ormai, l’istanza si presenta con la procedura online del processo telematico. 

Insieme al ricorso, il creditore deve depositare la prova scritta che dimostra il proprio diritto. 

Il giudice, nel proprio ufficio – senza quindi una pubblica udienza – valutata la sussistenza dei presupposti, emette l’ingiunzione di pagamento.

Tipica, a questo punto, è l’osservazione di molti: come mai il giudice condanna il debitore senza prima averlo sentito e avergli dato la possibilità di difendersi? Come si vedrà a breve, il diritto alla difesa del debitore non viene compresso o cancellato, ma solo posticipato: come infatti si vedrà a breve, gli è data possibilità, una volta presa visione del decreto ingiuntivo, di opporsi ad esso.

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Ma torniamo alla procedura di emissione del decreto ingiuntivo. 

Una volta che il giudice ha emesso l’ingiunzione di pagamento, informa di ciò il creditore in via telematica.

Il creditore deve chiedere una copia autentica del decreto ingiuntivo e deve notificarla al debitore entro massimo 60 giorni. 

Cosa succede dopo l’ingiunzione di pagamento?

Il debitore riceve la notifica dell’ingiunzione di pagamento tramite l’ufficiale giudiziario che, tuttavia, può anche avvalersi del normale servizio postale. Se però il debitore è un professionista o un’impresa, la notifica può avvenire anche tramite Pec.

A partire dal giorno di ricevimento del decreto ingiuntivo, il debitore ha 40 giorni di tempo per prendere una decisione sul da farsi. Tre sono le alternative. Può:

  • pagare o restituire i beni rivendicati;
  • non pagare;
  • presentare opposizione al decreto ingiuntivo.

Vediamo singolarmente queste tre ipotesi nei prossimi paragrafi. 

Se il debitore paga entro 40 giorni, la procedura si chiude qui e non ci saranno ulteriori strascichi. Attenzione però perché alcuni decreti ingiuntivi sono provvisoriamente esecutivi, ossia comportano l’obbligo di pagamento immediato, già dal primo giorno successivo alla notifica. Ciò avviene, ad esempio, quando il credito è fondato su una cambiale, su un assegno, su un atto notarile (come un mutuo bancario), o quando vi è il pericolo di grave pregiudizio in caso di ritardato pagamento.

Cosa succede se non si paga una ingiunzione di pagamento?

Se il debitore non paga, al quarantunesimo giorno, il decreto ingiuntivo diventa definitivo e vincolante al pari di una sentenza passata in giudicato. Esso quindi non è più contestabile, neanche in sede di pignoramento. Sicché, il creditore dovrà procedere in via esecutiva contro il debitore: deve cioè pignorargli i beni per poter recuperare le somme che gli sono dovute. E, per farlo, dovrà prima notificargli l’atto di precetto, ossia un ultimo avviso a pagare entro 10 giorni. Se neanche tale tentativo sortisce effetti, il creditore si rivolge all’ufficiale giudiziario affinché effettui il pignoramento dei beni del debitore, per come indicatogli dal creditore stesso. Il pignoramento si può rivolgere contro i beni mobili, contro gli immobili, contro il conto corrente bancario o postale, contro il quinto dello stipendio o della pensione, eventuali canoni di affitto percepiti, azioni o quote di società e così via.

Come difendersi da un’ingiunzione di pagamento?

La terza alternativa che si profila al debitore è fare opposizione al decreto ingiuntivo, ossia contestarlo. La contestazione deve avvenire tramite un avvocato. Si instaura così una normale causa civile nel corso della quale spetta al creditore dimostrare il proprio diritto con prove diverse da quelle che aveva esibito in sede di richiesta dell’ingiunzione di pagamento. Ecco quindi, come anticipato sopra, che così facendo si garantisce il diritto di difesa del debitore al quale spetta semplicemente eccepire l’inesistenza del debito, lasciando poi l’onere della prova al creditore. 

Le eccezioni che può sollevare il debitore sono svariate: possono attenere all’esigenza del debito, a difetti di forma o di procedura, alla prescrizione del credito, ecc.

Cosa fare se si riceve un’ingiunzione di pagamento? 

Una volta che il debitore riceve l’ingiunzione di pagamento dovrebbe contattare immediatamente un avvocato affinché gli suggerisca il da farsi ed eventualmente valuti la sussistenza dei presupposti per fare opposizione entro 40 giorni.

Si può rateizzare un decreto ingiuntivo?

Chi riceve una ingiunzione di pagamento dovrebbe pagare immediatamente l’importo per come indicato dal creditore, comprensivo di tutte le spese legali liquidate dal giudice nell’ingiunzione. La legge quindi non prevede la possibilità di rateizzare il pagamento di un decreto ingiuntivo. Ciò tuttavia non esclude che le parti possano accordarsi diversamente: il creditore cioè potrebbe condurre un saldo e stralcio o una dilazione di pagamento, evitando così di sostenere i costi e i rischi di un pignoramento.

Chi manda l’ingiunzione di pagamento?

Come abbiamo visto sopra, l’ingiunzione di pagamento viene mandata dal creditore e viene consegnata o dall’ufficiale giudiziario o dal postino (anche quello relativo alle poste private). In caso di raccomandata, viene utilizzata la busta degli atti giudiziari di colore verde.

Quanto tempo passa per un decreto ingiuntivo?

Dal momento del deposito della richiesta di decreto ingiuntivo a quando il giudice lo emette trascorre un termine variabile a seconda del tribunale e del relativo carico di lavoro. In alcuni tribunali, è sufficiente attendere qualche settimana; in altri, invece, decorrono a volte mesi.

Quanto tempo passa tra decreto ingiuntivo e pignoramento?

Dopo la scadenza dei 40 giorni, il creditore può avviare il pignoramento contro il debitore. La celerità con cui si passa da una fase all’altra dipende unicamente dall’iniziativa del creditore stesso che potrebbe magari attendere qualche settimana al fine di sollecitare un accordo bonario o effettuare le ricerche sui beni del debitore da pignorare (ricerche che potrebbero richiedere molto più tempo).

Quando scade un’ingiunzione di pagamento?

Anche l’ingiunzione di pagamento cade in prescrizione. Difatti, se il creditore non avvia il pignoramento notificando l’atto di precetto, dopo 10 anni l’ingiunzione di pagamento “scade” ossia non può più fondare una procedura di esecuzione forzata. Il credito quindi si estingue e il debitore è definitivamente libero. 

Ingiunzione di pagamento: costo

Il costo per richiedere un decreto ingiuntivo varia a seconda del valore dell’obbligazione. Oltre alla parcella dell’avvocato, che può essere concordata tra le parti liberamente, c’è da versare il contributo unificato, ossia la tassa allo Stato per l’azione giudiziaria. L’importo è pari alla metà dei valori da versare per una normale causa. Trovi gli scaglioni in questo articolo Fare causa a qualcuno: quanto costa?

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