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Il conto economico della crisi energetica: le banche italiane in campo #adessonews

Il caro-energia rischia di colpire le imprese italiane e per consentire ai produttori del Belpaese di continuare a lavorare, generare reddito e esportare da un lato e garantire fondi per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento le banche e le principali istituzioni finanziarie italiane sono in trincea a fianco degli imprenditori.

Reduci da semestrali positive e oltre ogni aspettativa, le banche italiane lavorano per rendere più articolato il loro sostegno alla domanda nazionale, che rischia di precipitare sulla scia delle incognite del caro-energia e dell’ombra dei lockdown produttivi che aleggia sui settori più a rischio, dal vetro alla ceramica, dalla siderurgia alle cartiere. Confesercenti, in un recente report, ha stimato che senza un’inversione di tendenza l’aumento di prezzi e utenze, e l’incertezza che ne conseguirà, porterà a una minore spesa delle famiglie di 34 miliardi di euro in due anni: “-21 miliardi di euro, pari a -2,3 punti percentuali rispetto alle previsioni nel 2022, e -13 miliardi nel 2023. Lo rileva la Confesercenti. “La frenata dei consumi – si legge in una nota – determinerà anche una minore crescita del Pil dell’1,3% nel 2022 e dello 0,8% nel 2023”.

Il problema riguarda la manifattura, ma non solo. Senza un intervento immediato per attutire l’impatto degli aumenti di energia e gas, infatti, le piccole imprese di turismo e terziario si troveranno a pagare nei prossimi dodici mesi una maxi-bolletta da 11 miliardi di euro, circa 8 miliardi in più rispetto ai 12 mesi precedenti. Le banche italiane anticipano in quest’ottica lo Stato aprendo in forma anticipata linee di credito per investire e accelerare la transizione energetica, in maniera simile a quanto accaduto con le garanzie anti-Covid nel 2020 e coi fondi per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) nel 2022.

Unicredit ha di recente lanciato una sua personalissima “manovra” da 8 miliardi di euro per aiutare le imprese, senza però dimenticare le ricadute sulle famiglie e portando il totale degli stanziamenti a ben 11 miliardi dall’inizio della guerra in Ucraina a oggi: 3 miliardi di aiuti saranno dedicati alle Piccole e Medie Imprese; una quota di 2 miliardi di euro andrà al settore agricolo, che a livello di filiera sta con il sostegno del Pnrr cercando di decarbonizzarsi e abbattere la sua dipendenza dall’energia, 6 miliardi a sostenere il settore del turismo.

Intesa Sanpaolo ha predisposto un nuovo plafond di 2 miliardi di euro allo scopo di supportare le Pmi di tutti i settori produttivi, l’agribusiness e il terzo settore contro i maggiori costi legati ai rincari energetici e favorire investimenti in energie rinnovabili. Il nuovo impegno della banca si sostanzia in una misura straordinaria a supporto dei cicli di produttività che risentono della crisi energetica, economica e geopolitica e rientra nel quadro delle iniziative a supporto del Pnrr. Sono 12 miliardi di euro, complessivamente, le risorse messe in campo da Ca’ dei Sass, mentre anche Banco Bpm è in campo, con aumenti da 3 a 5 miliardi di euro dei platfond anti-crisi.

Tutte queste strutture avranno, nei mesi a venire, il sostegno di un attore decisivo già ai tempi delle garanzie alla liquidità e oggi richiamato in campo contro il caro-energia: Sace, tornata in mano al Ministero dell’Economia e delle Finanze, ai sensi del Dl Aiuti dovrà gestire le nuove linee di credito alle imprese danneggiate dalla crisi energetica. Con la nuova Garanzia SupportItalia, nell’ambito del Temporary Crisis Framework varato dalla Commissione europea e valido fino al 31 dicembre 2022, Sace avrà un ruolo strategico. Ciascun finanziamento, si legge sfogliando il Dl Aiuti promosso dal governo Draghi, erogato da una banca a un’impresa in crisi potrà beneficiare della garanzia del gruppo di Piazza Poli, al 100% di proprietà dello Stato, fino ad un massimo del 90% dell’importo complessivo concesso per tutte quelle imprese con un fatturato fino a 1,5 miliardi di euro e fino a 5.000 dipendenti in Italia. Oltre ai big, ha aderito anche la principale alleanza di crediti cooperativi Bcc Icrea.

L’Associazione Bancaria Italiana (Abi) ha approvato la mossa e invita a coniugare nei mesi a venire l’impegno bancario sulla transizione energetica al sostegno concreto alle esigenze produttive del sistema italiano. “Un approccio che rigidamente distingua tra attività rispondenti ai criteri di sostenibilità ambientali, e quindi finanziabili, e attività che non rispondono a tali requisiti rischia di rendere difficile se non impossibile, per mancanza di fonti di finanziamento, la transizione di quelle attività che pur non possedendo subito i requisiti di sostenibilità possono immettersi in un percorso virtuoso”, ha dichiarato Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, aprendo a un vero pragmatismo nella fase iniziale dell’erogazione dei contributi. Prima la lotta all’emergenza, dunque, poi su basi solide il futuro: le banche e le imprese, nella fase della crisi energetica, hanno la loro roadmap precisa.

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