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Bancarotta se l’amministratore si rimborsa i finanziamenti fatti alla società #adessonews

Scatta la bancarotta preferenziale nel caso in cui l’amministratore, socio della società, si autorimborsi i finanziamenti da lui stesso erogati in precedenza; l’ipotesi, che lede solo la par condicio creditorum, è fattispecie meno grave della diversa bancarotta fraudolenta.

L’amministratore che si rimborsa i crediti che avanza nei confronti della propria società per dei precedenti finanziamenti da lui stesso effettuati, risponde del grave reato di bancarotta preferenziale [1]. Tale illecito, infatti, rispetto alla più grave bancarotta fraudolenta patrimoniale, scatta per il fatto di aver alterato la cosiddetta “par condicio creditorum” ossia l’obbligo – in presenza di una crisi di insolvenza dell’azienda – di pagare tutti i creditori nello stesso modo e secondo percentuali.

Lo ha stabilito la Cassazione in una recente sentenza [2].

Se dunque l’imprenditore procede a ripagare propri crediti derivanti da finanziamenti effettuati in precedenza dal medesimo soggetto alla società, deve stare molto attento: qualora l’azienda dovesse essere sottoposta a una procedura di insolvenza, il suo comportamento potrebbe essere segnalato dal Curatore alla Procura della Repubblica ed essere oggetto di un procedimento penale.

Si tratta di un comportamento che viola l’obbligo di fedeltà e di tutela degli interessi sociali che l’amministratore della società ha nei confronti dei terzi. Esso è caratterizzato dal fatto che uno stesso soggetto opera con la duplice veste di amministratore che paga – e dunque dispone dei beni della società – e di creditore (per i finanziamenti precedentemente concessi alla società) che viene preferito in quanto riceve in pagamento dette somme. E dunque, l’amministratore che rimborsa a se medesimo il finanziamento prima erogato alla società, non fa altro che favorire se stesso in danno degli altri creditori sociali.

Lo stesso reato di bancarotta preferenziale scatta nel caso in cui l’amministratore paghi un credito (effettivo) non solo a se stesso, ma anche ad un terzo creditore, preferendolo agli altri creditori.
In tali casi la condotta contestata all’imputato altro non è se non una alterazione della par condicio creditorum, che è proprio l’elemento caratterizzante la bancarotta per distrazione rispetto alla bancarotta fraudolenta patrimoniale.

La pena viene ad essere più elevata se il soggetto che agisce per autorimborsarsi i finanziamenti riveste anche la qualifica di amministratore della società rispetto all’ipotesi in cui egli abbia solo la qualifica di socio finanziatore e non anche di amministratore [3].

note

[1] Art. 216, comma 3, l. f.

[2] Cass. sent. n. 5186/14 del 3.02.2014.

[3] Art. 133 cod. pen.

Autore immagine: 123rf.com

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