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Riassunto economia aziendale Airoldi–Brunetti–Coda #adessonews

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Le informazioni di medicina e salute contenute nel sito sono di natura generale ed a scopo puramente divulgativo e per questo motivo non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione).

(Airoldi – Brunetti – Coda)

1.1    LE PERSONE, GLI ISTITUTI E L’ATTIVITÀ ECONOMICA

Le persone perseguono molteplici fini di varia specie; il perseguimento di tali fini suscita bisogni. Per soddisfare i bisogni le persone svolgono tra l’altro, l’attività economica, ossia l’attività di produzione e consumo di beni economici.
Gran parte dell’attività economica si svolge nell’ambito di ISTITUTI (le famiglie, le
imprese e le amministrazioni pubbliche); istituti dei quali le persone sono membri.
L’attività economica si svolge si manifesta prioritariamente nel lavoro.
L’attività economica consiste nelle operazioni di produzione e di consumo dei beni economici.
Sono beni economici le merci ed i servizi utili per il soddisfacimento dei bisogni delle persone e scarsi rispetto alle esigenze espresse dalle persone.  Sono non economici (o liberi), i beni non soggetti al limite di scarsità.  L’attività di produzione e di consumo dei beni economici si svolge nei sistemi economici progrediti; l’attività economica non è solo attività di produzione, è anche attività di consumo. L’attività di produzione non è solo trasformazione fisica delle merci: anche le attività di ricerca, sviluppo, di acquisto e vendita, sono attività di produzione economica.  Di seguito le principali operazioni che danno origine ad attività di produzione economica.

  • Operazioni di trasformazione fisico-tecnica = Si svolgono sia per la produzione che per il consumo, in tutti gli ordini di istituti. Nelle imprese sono ad esempio l’apprestamento di macchinari e la loro manutenzione, lavorazione e assemblaggio di materie prime. Negli istituti pubblici si producono e si consumano servizi sanitari, di polizia etc. Nelle famiglie sono operazioni di trasporto, di conservazione e di lavorazione di beni alimentari; la pulizia e la manutenzione delle abitazioni…e così via.

L’attività economica si svolge anche mediante insiemi di negoziazione di merci e servizi; negoziazioni che nei sistemi evoluti occidentali, si svolgono tipicamente nella forma di scambi monetari. Nelle operazioni di scambio monetario sono importanti non solo il prezzo, ma anche i termini e le modalità di pagamento. Il regolamento del prezzo può avvenire in via immediata (contanti) oppure in differita: in questo ultimo caso si origina credito di regolamento.  Vaste classi di negoziazioni, non hanno per oggetto beni (servizi e merci), bensì crediti di prestito e rischi specifici (assicurazioni). Di essi si tratta qui di seguito.

  • Negoziazioni di capitale di prestito = Per la copertura del fabbisogno finanziario connesso alle proprie attività di produzione e di consumo, gli istituti di ogni tipo, possono ricorrere a capitali di prestito negoziando la possibilità di disporre di mezzi monetari per un certo periodo di tempo, a fronte di definite modalità di rimborso. Le negoziazioni di capitale di prestito (dette semplicemente negoziazioni di credito), originano posizioni di credito e di debito di prestito.  Queste negoziazioni rappresentano l’attività tipica di banche e finanziarie).  La disponibilità di capitali di prestito presuppone il risparmio. Esso si manifesta in tutti gli ordini di istituti, ma è principalmente risparmio di famiglia.
  • Negoziazioni di rischi specifici = Ciascun istituto è soggetto ad un rischio economico generale, ossia alla possibilità di avere utili e perdite che ne sostengano o minaccino la vita duratura. Ma è anche soggetto a rischi specifici, che possono essere oggetto di coperture assicurative. Tali rischi specifici sono negoziabili a fronte del pagamento di premi di assicurazione.
  • Negoziazioni di capitale proprio (o capitale di rischio) e di lavoro = Il capitale proprio è l’insieme dei mezzi monetari conferiti stabilmente all’istituto dai membri dello stesso ed è direttamente soggetto al rischio economico generale. La peculiarità di queste negoziazioni deriva dal fatto che:

􀂾 Il lavoro ed il capitale risparmio, conferito in forma di capitale proprio, sono le due condizioni primarie di produzione 􀂾 I prestatori di lavoro ed i conferenti di capitale risparmio, sono membri dello stesso istituto.

  • Operazioni di organizzazione = consistono nella progettazione della struttura organizzativa dell’istituto e nella gestione del personale.
  • Operazioni di rilevazione e informazione = servono per raccogliere ed elaborare i dati e le informazioni utili per l’attività aziendale Tutte le imprese svolgono attività di produzione economica (insieme di operazioni di trasformazione fisico-tecnica, di negoziazioni di beni, di rischi specifici e di credito etc.), ma non tutte attuano in senso stretto una produzione di beni (merci o servizi). Per evitare complicazioni, diremo che le imprese commerciali, le imprese di credito e le imprese di assicurazione, rientrano comunque nella classe di aziende di servizi in senso lato.  La produzione economica non è il FINE dell’impresa, bensì la funzione caratteristica che essa svolge all’interno della società.

Le imprese devono svolgere la loro attività secondo una condizione fondamentale: la
condizione di efficienza elevata e nel tempo crescente.
La rimunerazione del lavoro e del capitale proprio (produzione di redditi), è il FINE dell’impresa che viene perseguito dai prestatori di lavoro ed i conferenti di capitale proprio, attraverso la produzione di beni svolta secondo efficienza.  Un altro concetto è molto importante nell’ambito delle imprese: l’innovazione economica. Essa consiste nella ricerca di nuove e più convenienti modalità di svolgimento delle produzioni e dei consumi di beni. L’economia non è solo la scienza dell’ottimale impiego delle risorse scarse, ma è anche la scienza dell’innovazione!
L’innovazione economica non deve però essere confusa con l’innovazione tecnologica: le
due forme spesso si manifestano insieme, ma ciò non consente di indicare l’innovazione tecnologica come unica possibile fonte di incrementi di produttività.

In sintesi:

L’attività economica (con altre attività umane), è svolta per soddisfare i bisogni delle persone; bisogni suscitati dai fini perseguiti dalle persone stesse nel loro divenire membri di istituti.
L’attività economica, è attività di produzione e consumo di beni economici pubblici e privati.
Le produzioni ed i consumi si attuano in istituti mediante combinazioni di vari insiemi di operazioni e negoziazioni: operazioni di trasformazione fisico-tecnica; negoziazioni dello scambio, di beni, di credito di prestito, di rischi specifici. Negoziazioni di capitale proprio e di lavoro, ossia delle due condizioni primarie di produzione; operazioni di organizzazione e rilevazione.
Per esempio si sperimentano spesso nuove politiche di prezzo, si configurano nuove reti distributive e tecniche pubblicitarie, si stipulano accordi di collaborazione con altre imprese: tutte operazioni di innovazione economica e non tecnologica!

1.2    I BISOGNI

L’attività economica è svolta congiuntamente ad altre attività (politiche, religiose, artistiche etc.), per il soddisfacimento dei bisogni. I bisogni, di persona, sono suscitati dal perseguimento di fini delle persone viste anche come membri di istituti. La teoria dei bisogni è fondamentale per comprendere l’origine ed il fine delle scelte compiute dalle famiglie.
I bisogni delle persone si dispongono in un ordine “gerarchico” (ossia di priorità), che si manifesta nelle variazioni di scelte di consumo al variare dei redditi disponibili. Se il reddito cresce, si abbandona un certo tipo di consumo a favore di altri e così anche se il reddito diminuisce. L’ordine di priorità è “rigido” per redditi bassi, mentre subentrano le preferenze individuali nel caso di redditi alti.
Nello studio di Economia aziendale, è importante ricordare che il soddisfacimento dei bisogni non avviene solamente mediante il consumo di beni in senso stretto. Per semplicità prendiamo da esempio le imprese: qui le persone trascorrono parte rilevante della propria vita; il contesto fisico, organizzativo e sociale di un’impresa, può soddisfare in vario grado i bisogni di sicurezza, di socialità, di stima delle persone.

1.3    LE CONDIZIONI DI PRODUZIONE

L’attività economica di produzione, si attua con l’impiego di condizioni di produzione (o fattori di produzione). Queste le tre grandi categorie di fattori di produzione:

  • La terra
  • Il lavoro
  • Il capitale

La terra e il lavoro sono fattori produttivi scarsi.
Il capitale rappresenta i beni strumentali: si intende cioè che nell’azienda sono stati conferiti, si sono formati e sono stati trattenuti, capitali utilizzati per l’acquisizione di beni strumentali.
Un’altra distinzione più dettagliata è la seguente:

  • La terra ⇒ rimunerata dalla rendita
  • Il lavoro ⇒ rimunerato dal salario
  • Il capitale ⇒ rimunerato dall’ interesse
  • L’organizzazione dei fattori produttivi e l’imprenditorialità (assunzione del rischio generale d’impresa) ⇒ rimunerati dal profitto Queste classificazioni sono tipiche dell’Economia Politica.

Per quando riguarda l’Economia Aziendale (EA), si distinguono due altri livelli di analisi:
1.  Il livello generale delle condizioni di produzione
2.  Il livello particolare delle condizioni primarie di produzione Il complessivo insieme delle condizioni di produzione, include ogni elemento che rende possibile od ostacola la produzione economica.
Le condizioni primarie di produzione, sono invece definite in base a due criteri:
a)  Si tratta di condizioni di produzione fondamentali per ogni impresa
b)  Sono condizioni le cui modalità di apporto all’impresa sono tali da suscitare nelle persone che le conferiscono, interessi economici primari nei confronti dell’impresa.
In sostanza esse sono:

  • Il lavoro
  • Il capitale risparmio

1.4 ECONOMIA AZIENDALE (EA): I PRINCIPI GENERALI

Le scienze economiche si articolano in due rami: Economia politica ed EA.  L’Economia politica osserva i fenomeni economici di grandi aggregati nazionali ed internazionali.
L’EA osserva i fenomeni delle singole aziende; elabora le teorie economiche utili per il governo delle aziende di ogni tipo (familiari, di produzione, di amministrazioni pubbliche).
L’attività economica, può essere indagata in funzione di tre aspetti fondamentali:
1. Le strutture e le tecniche (per esempio la contabilità) 2. I comportamenti (per esempio le relazioni tra soggetti, gli andamenti dei processi di acquisto etc.)
3. I risultati (per le aziende, costi, ricavi, consumi, risparmi, entrate e uscite etc.) L’EA deve anche essere intesa come scienza “innovativa”, legata ad una visione dinamica dei processi economici, che giudica possibili continui progressi di efficienza d efficacia dell’attività economica. È importante ribadire che il concetto di innovazione delle modalità di svolgimento dell’attività economica, è legato solo in parte al concetto di “progresso tecnico”. Variazioni di efficienza (ossia di redditività ed economicità), dipendono fortemente da innovazioni di carattere economico, quali: modifica dei sistemi organizzativi ed informativi, dei contratti di vendita, acquisizioni di altre aziende o scorporazioni etc.  Non dimentichiamo inoltre l’importanza di coniugare l’efficienza, con la soddisfazione dei prestatori di lavoro: quasi sempre i grandi incrementi di efficienza, si sono accompagnati a condizioni di lavoro più soddisfacenti e viceversa!

La persona e l’homo oeconomicus

Nell’EA è altresì fondamentale tener conto delle persona nella sua totalità.  L’analisi sulla componente economica dell’attività umana, non deve portare ad assumere come attore dei processi economici, un homo oeconomicus privato dei suoi caratteri di umanità. Vanno tenuti cioè presenti i seguenti elementi:

  • La persona svolge attività economica, non come fine, ma come mezzo per raggiungere un fine.
  • La persona fa parte di un “gruppo” o società, quindi i suoi fini sono influenzati da tale condizione.
  • Le persone, se poste a lavorare in condizioni di giustizia, condividono i valori della lealtà, del progresso e della solidarietà.

Quindi sono semplificazioni improprie, considerare un homo oeconomicus egoista, opportunista e conservatore.

2.1    LA SPECIALIZZAZIONE ECONOMICA

L’attività economica di produzione e di consumo è svolta da persone e da istituti
variamente “specializzati”, nel doppio significato di dedicati ad una parte specifica
dell’attività economica e di possessori di distintive competenze ed abilità. L’attività di
produzione e di consumo è cioè caratterizzata dalla specializzazione economica.
Sono tre i livelli della specializzazione economica:
1.  Il primo (di carattere generale) è la distinzione della specializzazione nella produzione, con particolare riferimento a:
a.  IMPRESA ⇒ beni privati
b.  FAMIGLIA ⇒ consumi
c.   ISTITUTI PUBBLICI ⇒ servizi (o beni pubblici).
2.  Ad un livello intermedio, si osserva la specializzazione all’interno di ciascun istituto (specialmente nelle imprese e negli istituti pubblici).
3.  Il livello di maggior dettaglio, è caratterizzato dalla specializzazione all’intero delle singole aziende.
La specializzazione viene di sovente intesa come “divisione del lavoro” ed è spesso causa principale dei grandi aumenti di efficienza del lavoro nelle fabbriche che si sviluppano con la rivoluzione industriale. Il principio di divisione del lavoro viene generalizzato come principio di efficienza a tutti i livelli dell’attività umana, economica e non economica.
La specializzazione (o divisione del lavoro), comporta anche dei rischi:

  • Alienazione dell’operaio
  • Influenza sulla distribuzione del potere (relazioni libere e relazioni gerarchiche)

La divisione e la specializzazione non hanno solo per oggetto il “lavoro”.
La specializzazione economica comporta la ripartizione e la specificità non solo dei
processi economici da svolgere (in senso lato del lavoro), ma anche dei soggetti
economici, degli organismi personale, e dei patrimoni.
Analogamente all’interno delle aziende non si ripartiscono solo compiti da svolgere, ma anche obiettivi, responsabilità e risorse di ogni specie. Per tale ragione la dizione “specializzazione economica” è preferibile alla dizione “specializzazione del lavoro”.  La specializzazione economica è il risultato dell’interazioni di quattro forze o elementi fondamentali che costituiscono la struttura dell’azienda:
1.  Le combinazioni economiche
2.  I soggetti economici
3.  Gli organismi personale
4.  I patrimoni
La specializzazione economica è altresì legata sia al processo tecnologico che all’innovazione di carattere economico aziendale.

Importante: struttura dell’azienda
2.2    LE AZIENDE: ORDINE ECONOMICO DEGLI ISTITUTI

La complessiva società umana è articolata in numerose società umane “particolari”; ciascuna persona partecipa contemporaneamente a più società umane.
La partecipazione a gruppi e alle società, più in particolare, risponde a due obiettivi:
1.  Il soddisfacimento dei bisogni di socialità
2.  La realizzazione di fini non attuabili individualmente Quando le società umane si dotano di ISTITUZIONI (ossia di regole e strutture di comportamento relativamente stabili), diventano ISTITUTI.
Gli ISTITUITI nei quali l’attività economica è particolarmente rilevante sono:

  • La famiglia
  • Le imprese
  • Gli istituti pubblici territoriali (Stato, Regioni, Province e Comuni).

Mentre le imprese sono ISTITUTI tipicamente economici, le famiglie e gli istituti pubblici territoriali, presentano caratteristiche diverse: sociali, etiche, religiose e politiche.

Si definisce AZIENDA, l’ordine strettamente economico di un istituto, ossia

l’insieme degli accadimenti economici disposti ad unità secondo proprie leggi.
Di seguito, le tre classi fondamentali di aziende:
1.  Azienda di consumo e gestione patrimoniale (famiglia)
2.  Azienda di produzione (impresa)
3.  Azienda composta pubblica (istituti pubblici territoriali, il cui ordine economico sono le Pubbliche Amministrazioni).

2.3    LE AZIENDE FAMILIARI, DI PRODUZIONE E COMPOSTE PUBBLICHE

Le finalità economiche di ogni azienda, si possono dividere in interessi economici istituzionali (cioè gli interessi dei membri dell’istituto) ed interessi economici non istituzionali (ossia gli interessi economici di altre persone, esterne all’istituto).

FAMIGLIA:

La famiglia è un istituto primario della società umana ed è caratterizzato da finalità dominanti di ordine sociale, etico e religioso.
La famiglia è anche unità economica: il fine economico immediato consiste nell’appagamento dei bisogni dei membri che la compongono.

L’ordine economico di una famiglia, è denominato azienda familiare; il sistema di

accadimenti economici è tipicamente costituito da processi di consumo e gestione patrimoniale: da ciò la dizione di “azienda di consumo e gestione patrimoniale”.  Il patrimonio è formato da beni conferiti al momento della costituzione della famiglia, dalle eredità e dal risparmio.
La famiglia partecipa al finanziamento delle produzioni e dei consumi delle amministrazioni pubbliche mediante il pagamento di tributi.
Risparmio = Redditi percepiti – Costi di consumo – Tributi IMPRESA:
L’impresa è istituto economico-sociale con dominanti caratteri e finalità di tipo economico. Essa è l’istituto fondamentale per la produzione dei beni economici privati.  Essendo un istituto è anche società umana; ne sono membri persone e queste contemporaneamente sono membri di altre società umane, quali le famiglie e gli istituti pubblici.
Il fine economico immediato dell’impresa è la produzione di rimunerazioni monetarie e di altra specie.
Gli interessi economici istituzionali fanno capo di regola, ai prestatori di lavoro ed ai conferenti i capitale risparmio.
Alle imprese fanno sempre capo interessi economici non istituzionali molto rilevanti: basti pensare agli interessi economici di fornitori, dei clienti, dei finanziatori.

L’ordine economico dell’impresa è l’azienda di produzione.

Tutte le imprese sono caratterizzate dalla combinazione di prestazioni di lavoro con capitale risparmio e dal pagamento di tributi.

ISTITUTI PUBBLICI TERRITORIALI:

Gli istituti pubblici territoriali, sono entità quali lo Stato, le Regioni, le Province ed i Comuni. Qui si svolgono importanti processi economici e l’azione di ciascun istituto è fortemente condizionata da quella di molti altri.
L’ordine economico degli istituti pubblici territoriali, sono le aziende di Pubblica Amministrazione (PA).
Nelle aziende di PA, si attuano processi economici di produzione di beni pubblici (e specialmente di servizi pubblici), e di consumi degli stessi con le relative operazioni di riscossioni di tributi.
Le aziende di PA, sono dunque aziende di produzione e consumo: da qui la dizione di “aziende composte pubbliche”.
La produzione di beni pubblici avviene mediante le attività di prestatori di lavoro, di mezzi monetari raccolti informa di tributi, di capitale di prestito ed anche a mezzo dell’emissione di carta moneta da parte dello Stato.
I fini economici immediati sono:

  • L’appagamento dei bisogni pubblici delle persone, mediante la produzione di beni pubblici ed il loro consumo.
  • La rimunerazione dei prestatori di lavoro.

Si noti che, a differenza delle imprese, la produzione ed il consumo di beni, è in questo caso un fine e non un mezzo.
Anche negli istituti pubblici territoriali si manifestano interessi economici non istituzionali; i più importanti sono quelli che fanno capo ai fornitori ed ai conferenti di capitale di prestito.  Si devono distinguere dagli istituti pubblici territoriali, le imprese pubbliche, ossia gli istituti di produzione caratterizzati da capitale conferito totalmente o in maggioranza da istituti pubblici.
3.1        LE RELAZIONI TRA AZIENDE
Le aziende in quanto ordine economico di istituti, sono tra loro legate da relazioni molteplici e di varia natura. Per questa ragione l’EA si occupa sia delle aziende sia dell’ambiente economico in cui esse operano.
L’ambiente economico in cui un’azienda opera, è in larga misura definito dall’insieme delle aziende con cui essa interagisce e dalle relazioni che tra le stesse si instaurano.  Le strette relazioni tra insiemi di aziende sono determinate anche dalla partecipazione contemporanea di ciascuna persona alle aziende di più istituti; ciascuna persona di norma, è inclusa solo parzialmente in un singolo istituto. È normale che una persona sia contemporaneamente membro di una famiglia, di un’impresa, di più istituti pubblici territoriali, di istituti culturali etc.
Le aziende si riuniscono in aggregati variamente formalizzati: gruppi economici, consorzi, associazioni di acquisto, reti di franchising etc.
L’ambiente in cui un’azienda opera è sempre descrivibile in termini di istituti con i quali essa interagisce. Fondamentale è la distinzione tra gli istituti delle categorie “clienti” e “fornitori” e gli istituti che apportano lavoro e capitale; l’impresa con le aziende clienti e fornitrici attua operazioni di scambio di beni ed operazioni di negoziazione di credito e di assunzione di rischi particolari; in generale, operazioni di scambio di condizioni di produzione generali contro un prezzo. L’apporto di lavoro e capitale risparmio si configura invece come un rapporto di partecipazione all’impresa piuttosto che come rapporto di scambio e non comporta prezzi bensì rimunerazioni a fronte di condizioni primarie di produzione.
Per tutte le condizioni di produzione si possono determinare volumi e qualità della domanda e dell’offerta a fronte di determinati livelli di prezzi, di rimunerazioni e di tributi. L’ambiente d’impresa è caratterizzato dalla struttura dinamica della domanda e dell’offerta delle varie condizioni di produzione e di consumi.  Per le condizioni di produzione oggetto di scambio (con frequenza e stabilità di comportamenti), si formano i mercati.
3.2        LO SCAMBIO
Lo scambio origina vaste classi di relazioni internazionali. Mediante lo scambio si attuano i
trasferimenti di beni privati a titolo oneroso e si originano le relazioni di credito di prestito
e di assicurazione.
Lo scambio caratterizza le economie di mercato fondate sulla specializzazione economica e sulla proprietà privata e pubblica. In tali contesti lo scambio si attua in forma di scambio monetario.
Si dà scambio monetario quando il corrispettivo dello scambio è moneta o credito monetario; in caso contrario, ossia quando il corrispettivo è rappresentato da merci o servizi, si configura il “baratto”.
Gli scambi si attuano tra aziende e non tra singole persone; ciò significa che anche i processi decisionali sottostanti gli scambi non sono processi individuali.  Gli scambi sono di regola elementi di mercati, ossia di vasti insiemi di negoziazioni omogenee; in sintesi, per valutare correttamente lo scambio, occorre fare riferimento ai contesti aziendali ed ai contesti di mercato in cui lo scambio si origina.  Nello scambio monetario l’azienda venditrice cede all’azienda compratrice merci, servizi e disponibilità monetarie (finanziamenti a titolo di prestito) e, nel caso dell’assicurazione, assume i rischi particolari; l’azienda compratrice cede moneta (se il regolamento è in contanti) o credito monetario (se il regolamento è in differita). La quantità di moneta o di credito monetario ceduta all’azienda compratrice è definita dal prezzo, ossia dal valore monetario attribuito alle condizioni di produzione e di consumo acquisite.  Il prezzo è solo una delle condizioni di scambio; ogni scambio è qualificato da condizioni quali: le quantità di merci, di servizi, di disponibilità monetarie, di tempi e di luoghi, di modalità di trasporto e di consegna, di tempi e di modalità di regolamento.  Le operazioni di scambio, originano varie forme di credito. Quando nello scambio le prestazioni dell’azienda compratrice e di quella venditrice non sono eseguite contestualmente, si ha il credito. L’azienda che anticipa la propria prestazione è creditrice nei confronti dell’altra che si denomina debitrice.  In caso di scambio monetario, la prestazione differita è rappresentata dal pagamento della quantità di moneta corrispondente al prezzo complessivo e si ha così credito monetario.  Se la prestazione differita ha per oggetto un bene, si ha credito in natura.  Il credito monetario quando è mezzo temporaneo di regolamento dello scambio, assume la qualificazione di credito di regolamento. Il credito di prestito, sorge invece come corrispettivo della disponibilità di una data quantità di moneta per un determinato periodo di tempo.
Nelle negoziazioni di credito di prestito, il prezzo è rappresentato di regola, dall’interesse.
4.1        LE LINEE DI EVOLUZIONE DELLE AZIENDE NEL MONDO OCCIDENTALE
La variabilità e la varietà delle aziende è un aspetto essenziale sia per la teoria sia per la pratica del governo delle aziende. Teoria e pratica che devono fondarsi su ipotesi di DINAMICA e DISOMOGENEITÀ delle aziende, piuttosto che su ipotesi di STATICA e UNIFORMITÀ.
Il dato più rilevante della trasformazione dei sistemi economici nei secoli, è rappresentato dalla drastica riduzione del tempo dedicato al lavoro da parte delle persone. La maggior parte delle persone ha lavorato (nei tempi passati), dalla prima giovinezza sino al compimento della vita, tutti i giorni dell’anno per molte ore al giorno. Oggi, le persone lavorano per non più di un terzo del loro tempo attivo.  Alla drastica riduzione del tempo dedicato al lavoro, si è però accompagnato un enorme incremento quantitativo dei beni prodotti, per due fattori principali:
1.  Divisione o specializzazione del lavoro
2.  Innovazione tecnologica
In termini molto sintetici, l’evoluzione dei sistemi economici nel lungo periodo, può essere riassunta come segue.

  • Nelle società “primitive”, l’attività economica di produzione e di consumo era svolta nell’ambito di comunità primarie (famiglie e tribù).
  • Si sviluppa in seguito l’agricoltura in luogo della raccolta e della caccia.

Contemporaneamente si sviluppano le prime attività di produzione che richiedono competenze tecniche: lavorazioni di metalli per produzioni di utensili e armi. In questo ambito si attivano i primi scambi tra varie comunità primarie.

  • Per ragioni tecniche, economiche e di difesa, le comunità primarie si aggregano in società più complesse, che promuovono ad esempio opere pubbliche (primi esempi di divisione del lavoro e di gerarchia).
  • L’attività di produzione non agricola, si concentra principalmente nelle botteghe artigiane.
  • Si sviluppano le attività commerciali e di trasporto: lo scambio monetario diventa carattere tipico del sistema economico.
  • A partire dal XV secolo, ruoli dominanti sono assunti da commercianti e banchieri. Spesso le operazioni commerciali sono svolte da società temporanee (spariscono dopo una specifica operazione); anche per questo nascono i primi sistemi di rilevazione atti a determinare le quote di patrimoni e di utili. L’economia dell’impresa si separa da quella della famiglia.
  • Alla metà del XVIII secolo (prima rivoluzione industriale), risalgono le prime imprese manifatturiere “moderne” (vera e propria divisione del lavoro e struttura gerarchica). I beni prodotti sono destinati ad un mercato ampio; l’impresa è distinta dalle famiglie dei conferenti di capitale e dei prestatori di lavoro.
PROSPETTIVA SOCIOLOGICA:

Le grandi trasformazioni dei sistemi economici occidentali sono riconducibili all’idea di un crescente rilievo delle “organizzazioni” nella nostra società.  Le imprese (nella prospettiva sociologica), possono essere viste come “organizzazioni astratte” che si aggiungono alle società primarie quali le famiglie, le tribù, lo Stato, le stirpi. Più in generale, le imprese sono un’importante classe delle società umane attivate per fini specifici (le organizzazioni, appunto).
4.2        Le origini del capitalismo occidentale: due interpretazioni
a)  Il capitalismo è il frutto particolare di uno speciale insieme di idee, di convinzioni e di valori (Weber).
b)  Il capitalismo dipende dalla struttura della società, in particolare dalla distribuzione del potere e dei patrimoni familiari (Braudel).
Teoria di Weber:
Secondo Weber, il capitalismo moderno è correlato allo sviluppo dell’etica puritana: il lavoro è uno scopo della vita prescritto da Dio, è dovere al di là del bisogno di dover acquisire beni economici per il consumo. La ricchezza non deve essere destinata ai consumi per i piaceri della vita; il patrimonio deve essere preservato ed accresciuto col lavoro!
Il capitalismo moderno è caratterizzato da cinque condizioni:
1.  Si estende a tutta l’attività economica
2.  Si basa sull’organizzazione razionale del lavoro
3.  Comporta la separazione dell’economia dell’azienda familiare da quella dell’impresa
4.  L’impresa è intesa come istituto che si rinnova
5.  Le scelte di impresa, si basano su valutazioni di convenienza
Teoria di Braudel:
Il capitalismo nasce quando si presentano particolari combinazioni di quattro fattori: i sistemi
economico, politico, sociale e la struttura della gerarchia sociale. È impensabile lo sviluppo del
capitalismo senza la partecipazione attiva della società e l’azione favorevole dello Stato. La nascita del capitalismo è spiegata dalla particolare gerarchia sociale (quella feudale), che ha caratterizzato il mondo occidentale nel medioevo. Dal sistema feudale è scaturita la borghesia moderna, e da questa, il capitalismo. Esso non si è sviluppato fuori dal mondo occidentale, poiché in altri contesti si sono manifestate differenti relazioni tra le varie gerarchie.
5.1        LE TEORIE, I MODELLI, I SISTEMI
I modelli sono rappresentazioni degli oggetti della conoscenza umana; oggetti non
necessariamente parti della realtà. I modelli sono rappresentazioni parziali della teoria e
ciò vale non solo per i modelli particolari, ma anche per quelli generali. I modelli sono
dunque rappresentazioni semplificate dell’oggetto di indagine.
La teoria interpreta solo parzialmente l’oggetto, i modelli rappresentano solo parzialmente le teorie. Uno stesso oggetto può essere rappresentato secondo teorie differenti e mediante modelli vari. I gradi di varietà e di parzialità delle teorie e dei modelli sono di regola tanto più elevati quanto maggiore è la complessità dei corrispondenti oggetti.  La teoria dei sistemi è di grande utilità per definire i caratteri fondamentali degli oggetti di conoscenza e per costruire in merito adeguati modelli e teorie. In generale si definisce sistema, un insieme di elementi interconnessi da relazioni di interdipendenza; molti oggetti di conoscenza sono rappresentabili come sistemi, ossia in forma di modelli in cui si esplicitano gli elementi costituenti e le relazioni di interdipendenza tra gli stessi. Spesso per ragioni di semplicità, ma impropriamente, si dice che un determinato oggetto è un sistema; si intenda sempre che un oggetto di conoscenza non è un sistema (le macchine, le persone e le aziende non sono sistemi), bensì che tale oggetto è osservato e rappresentato secondo un modello di tipo sistemico.
5.2        LA STRUTTURA DELLE AZIENDE
La struttura delle aziende è l’insieme ordinato degli elementi che la compongono. Per la generalità delle aziende gli elementi rilevanti della struttura sono:
1.  Assetto istituzionale
2.  Combinazioni economiche (CE)
3.  Organismo personale
4.  Patrimonio
5.  Assetto organizzativo
6.  Assetto tecnico
Questo modello è riferito a tutti gli ordini di aziende (familiari, di produzione, composte pubbliche).
L’assetto istituzionale è definito dai seguenti elementi:

  • I soggetti nell’interesse dei quali l’istituto si forma e si svolge
  • I contributi che tali soggetti conferiscono all’azienda
  • Le ricompense che i soggetti ottengono dall’azienda a fronte dei contributi forniti
  • Le prerogative di governo economico assegnate ai vari soggetti e da essi esercitate
  • I meccanismi e le strutture che regolano le correlazioni tra i contributi e le ricompense, nonché i meccanismi e le strutture attraverso i quali le prerogative di governo economico sono esercitate.

L’assetto istituzionale è l’origine e il motore di tutte le altre variabili dell’azienda; in tal senso è trattato come elemento sovraordinato della struttura dell’azienda.

MODELLO della struttura dell’azienda

Il termine combinazioni economiche (CE) sta ad indicare l’insieme delle operazioni
economiche svolte dalle persone che operano nelle aziende. Si tratta prevalentemente di
combinazioni di consumo nelle famiglie e di combinazioni produttive nelle aziende di produzione. L’unità di analisi delle CE è data dalle operazioni che, a vari livelli e secondo differenti criteri, si aggregano in processi.
L’organismo personale è l’insieme unitario delle persone che, con il proprio lavoro, partecipano direttamente allo svolgimento dell’attività economica dell’istituto. Nelle aziende famigliari è composto dai membri della famiglia che svolgono significativi volumi di lavoro. Nelle aziende di produzione è dato dall’insieme dei prestatori di lavoro di ogni livello e qualifica; in una visione allargata vi rientrano anche i conferenti di capitale che partecipano direttamente al governo dell’azienda nonché gli organi di sindacato.  Il patrimonio è l’insieme delle condizioni di produzione e di consumo di pertinenza dell’azienda “in un dato momento”. Non fanno parte del patrimonio le condizioni di produzione di persona, ossia il lavoro.
L’assetto organizzativo è la configurazione risultante dal combinarsi della struttura
organizzativa (ossia delle modalità di distribuzione tra i vari organi aziendali, dei compiti e
delle responsabilità) e dei sistemi operativi (ossia dei meccanismi che governano la dinamica e la rimunerazione dei prestatori di lavoro e l’assegnazione ai vari organi aziendali degli obbiettivi e delle risorse).
L’assetto tecnico è dato dalla configurazione fisico-tecnica dell’azienda; si osservano cioè gli aspetti fisico-tecnici dei fabbricati,degli impianti, delle attrezzature, dei processi produttivi, etc. Tutto ciò con riferimento a tutte le classi di operazioni aziendali e dunque non solo alle operazioni di trasformazione tecnica.
6.1        L’ASSETTO ISTITUZIONALE
L’assetto istituzionale può essere definito come la configurazione dei soggetti nell’interesse dei quali l’azienda si svolge, dei contributi che tali soggetti forniscono all’azienda, delle ricompense che ne ottengono, delle prerogative di governo economico facenti loro capo, nonché dei meccanismi e delle strutture che regolano le correlazioni tra i contributi e le ricompense e attraverso i quali le prerogative di governo economico sono esercitate.
Ogni istituto è centro di un articolato insieme di interessi: interessi portati da categorie diverse di persone ed interessi di differente contenuto.
In relazione alle categorie di persone si distinguono:

  • Interessi istituzionali (interessi delle persone membri dell’istituto)
  • Interessi non istituzionali (di persone esterne all’istituto)

In relazione al contenuto si distinguono:

  • Interessi economici (attese di redditi, di rimunerazioni, di disponibilità di condizioni di produzione di consumo)
  • Interessi non economici (attese di ogni altra specie: sociali, etiche, politiche, etc.)

Si configurano così quattro classi di interessi negli istituti:

  • Interessi istituzionali economici
  • Interessi istituzionali non economici
  • Interessi non istituzionali economici
  • Interessi non istituzionali non economici

L’insieme delle persone che portano gli interessi istituzionali (economici e non economici), forma il SOGGETTO DI ISTITUTO.
L’insieme delle persone che portano gli interessi istituzionali economici, forma il SOGGETTO ECONOMICO.
I due insiemi coincidono quando tutti i membri dell’istituto portano sia interessi economici che non economici istituzionali; ciò vale di regola in tutti gli istituti (impresa, famiglia, istituti pubblici territoriali).
Il soggetto di istituto è la società umana che lo identifica ossia l’insieme delle persone che si associano per l a realizzazione di un bene comune, ossia di un complesso di finalità non altrimenti realizzabili. Ciascun istituto è identificato da un bene comune e da una società di persone costituita per il suo raggiungimento.

GLI INTERESSI NELLA FAMIGLIA

Gli interessi economici dei beni della famiglia, ossia gli interessi economici istituzionali, consistono nell’attesa di una disponibilità di beni di consumo giudicata adeguata per volumi e per qualità e derivante dal conseguimento di convenienti livelli di redditi.  Gli interessi istituzionali non economici sono interessi di ordine etico, spirituale e sociale.  Nella famiglia convergono anche interessi non istituzionali ossia di persone membri di altri istituti.

GLI INTERESSI NEGLI ISTITUTI PUBBLICI TERRITORIALI

Il soggetto di istituto è composto da tutte le persone membri della corrispondente comunità politico-amministrativa; le stesse persone compongono il soggetto economico.  Interessi non istituzionali, economici e non economici, sono quelli: delle famiglie (in parte i membri della comunità politico-amministrativa) e delle imprese nel ruolo di conferenti capitali di prestiti; delle imprese fornitrici di beni privati; degli istituti pubblici territoriali omologhi; della comunità internazionale.

GLI INTERESSI NELL’IMPRESA

Nell’impresa il soggetto di istituto e il soggetto economico tendono a coincidere non solo in termini di persona, ma anche per il fatto che gli interessi istituzionali sono prevalentemente interessi economici.
I prestatori di lavoro ed i conferenti di capitale sono i membri del soggetto di istituto e del soggetto economico. Gli interessi economici istituzionali dei prestatori di lavoro sono attese di adeguata remunerazione e di condizioni di crescita professionale; sono interessi istituzionali non economici le attese di condizioni di lavoro favorevoli alla “realizzazione” della persona. Gli interessi economici dei conferenti di capitale proprio riguardano la remunerazione del capitale conferito; sono interessi non economici le attese di soddisfacimento di bisogni, di stima e di socialità all’interno dell’impresa.  Sono portatori di interessi non istituzionali, economici e non economici, le persone che fanno parte delle aziende clienti, delle aziende fornitrici di beni e di capitali di prestito, degli enti pubblici.
Gli interessi economici istituzionali caratterizzano immediatamente l’azienda, ordine
economico dell’istituto; il fine immediato dell’azienda è infatti il soddisfacimento degli
interessi economici istituzionali.

PRINCIPIO DI CONTEMPERAMENTO DI INTERESSI

Modalità atte a rappresentare gli interessi di tutti i membri del soggetto economico, secondo la logica della partecipazione e del confronto.
6.1        L’ASSETTO ISTITUZIONALE DELLE AZIENDE DI PRODUZIONE (IMPRESE)
Il soggetto economico delle imprese è di norma composto dai conferenti di capitale proprio e dai prestatori di lavoro; le prerogative di governo economico fanno capo a tutti i membri del soggetto economico e ciò significa che il diritto ed il dovere di esercitare il governo economico delle imprese, spettano ai conferenti di capitale proprio unitamente ai prestatori di lavoro (secondo il principio di contemperamento degli interessi). Tale modalità di governo (contemperamento) è quella che di regola meglio concorre a garantire la vita duratura economica dell’impresa.
Tuttavia come già anticipato, non sempre il soggetto economico è composto dai conferenti di capitale proprio e dai prestatori di lavoro; possono entrare a far parte del soggetto economico d’impresa, anche persone diverse. È il caso ad esempio dei creditori per finanziamenti, oppure aziende clienti e fornitrici legate da relazioni di esclusività con l’impresa.
Le attese dei prestatori di lavoro della aziende di produzione, sono attese di rimunerazione e di condizioni di lavoro vantaggiose.
Le attese dei conferenti di capitale della aziende di produzione, sono attese di redditività continua dell’investimento. La rimunerazione dei conferenti di capitale deve essere contemperata con quella dei prestatori di lavoro.
La produzione di beni è l’attività caratteristica dell’impresa, ma non per questo ne è il
fine. La produzione di beni è cioè il mezzo per ottenere rimunerazioni (ossia il fine).
6.2        L’ASSETTO ISTITUZIONALE DELLE AZIENDE DI CONSUMO FAMILIARI
Per la formazione e lo sviluppo e della famiglia, si svolge l’attività economica: caratteristica della famiglia è l’attività economica di consumo. A questa si aggiungono le attività di lavoro e studio.
Lo svolgimento dell’azienda familiare secondo economicità, è condizione molto importante per il conseguimento dei fini non economici dei membri della famiglia; difficoltà economiche possono ostacolare e ritardare lo sviluppo della famiglia e a volte causarne lo smembramento.
Il fine economico istituzionale della famiglia, consiste nell’attuazione di consumi di beni
privati e pubblici, secondo modalità considerate soddisfacenti dai membri della famiglia.
Ovviamente l’attuazione di consumi dipende dal conseguimento di redditi da lavoro e di
gestione patrimoniale, tali da consentire un risparmio da destinare all’incremento del
patrimonio. La formazione del patrimonio dipende spesso anche dal lavoro interno
(applicato ai servizi domestici o di assistenza alle persone) e dallo studio, attività volta a sviluppare capacità per un futuro.
Sono membri del soggetto di istituto della famiglia e del soggetto economico, tutte le persone che la compongono; possono far parte del soggetto economico della famiglia, anche persone membri di altre famiglie.
Il governo economico dell’azienda familiare, comporta un articolato insieme di decisioni:
scelte in merito al volume di lavoro da svolgere, all’organizzazione del lavoro interno, ai livelli di consumo e di risparmio etc.
Le prerogative di governo economico spettano a tutti i membri della famiglia, che per età, esperienza o competenza, sono in grado di valutare correttamente le scelte da adottare; spesso si demanda tali compiti ad una persona, il “capo famiglia”.
6.3        L’ASSETTO ISTITUZIONALE DELLE AZIENDE COMPOSTE PUBBLICHE
Le comunità nazionali tendono a costituirsi in Stati; lo Stato si articola a sua volta in complesse strutture di istituti pubblici. Tra questi, di primario rilievo, gli istituti pubblici territoriali: lo Stato stesso, le Regioni, le Province, i Comuni.
Si tratta di istituti di tipo politico e sociale ma anche con rilevanti processi di tipo
economico; qui si usa la dizione “aziende composte pubbliche” per indicare l’ordine
economico degli istituti pubblici territoriali.
I fini economici istituzionali della aziende composte pubbliche sono: il soddisfacimento dei bisogni pubblici di tutti i membri della collettività; la rimunerazione del lavoro dei prestatori di lavoro.
Sono membri del soggetto economico, tutti i membri della collettività nonché i prestatori di lavoro.
L’azienda composta pubblica, si svolge secondo economicità quando:

  • La produzione di beni pubblici e la gestione dei tributi sono attuate secondo efficienza
  • Il prelievo fiscale è attuato secondo principi di equità
  • La gestione patrimoniale produce redditi convenienti
  • Si realizza un risultato di risparmio o disavanzo contenuto, tale da non compromettere nel tempo la stabilità del sistema economico Come detto, i membri del soggetto economico sono i prestatori di lavoro e tutti i membri della collettività; questi ultimi sono anche contemporaneamente consumatori di beni pubblici e contribuenti. I loro interessi economici e non economici, sono qualificati anche dal loro essere membri di famiglie e di altri istituti. Pertanto la numerosità dei membri della collettività, la varietà dei loro interessi, rendono particolarmente complessi i problemi relativi alle scelte delle strutture e dei processi di governo economico.  Le prerogative di governo economico si esercitano in via indiretta per mezzo di organi collegiali, i cui membri sono scelti mediante elezioni.

Si formano soggetti economici impropri quando l’azienda composta pubblica, diventa strumento di organizzazioni politiche, anziché strumento del bene comune della collettività.  L’assetto istituzionale è sempre qualificato per aspetti molto importanti dalle relazioni istituzionali in cui si trova inserito, ossia da relazioni con altri istituti pubblici e/o imprese.
7.1        OPERAZIONI, PROCESSI, COORDINAZIONI E COMBINAZIONI PARZIALI
Le combinazioni economiche (CE) sono parte del generale sistema degli accadimenti, ossia dell’insieme delle azioni e dei fenomeni che si manifestano nell’azienda e nel suo ambiente.
Una speciale categoria di accadimenti è rappresentata dal sistema delle operazioni, ossia dal sistema delle attività svolte dalle persone che compongono l’organismo personale delle aziende.
Le CE sono analizzate sotto il profilo:

  • Dell’articolazione
  • Della struttura

Combinazioni Economiche

Accadimenti esterni
Accadimenti
interni

SISTEMA DEGLI ACCADIMENTI

Alcune definizioni

OPERAZIONE

È l’unità elementare delle combinazioni economiche; è costituita da attività

elementari (che non è utile considerare singolarmente). Un’operazione per essere considerata tale, deve rispettare almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Produrre il sorgere o il mutare di un valore economico
  • Produrre una variazione significativa di almeno un elemento della struttura dell’azienda (organismo personale, assetto tecnico, assetto organizzativo, patrimonio)
PROCESSO

È l’insieme ordinato di più operazioni, della medesima specie e con il medesimo

soggetto.
Non tutte le operazioni fanno parte di un processo (sono operazioni con caratteri di unicità). Tali operazioni sono dette “operazioni di fuori processo”.  I processi, possono essere aggregati per affinità di “specie delle operazioni” che li compongono: si hanno in questo caso le COORDINAZIONI PARZIALI.

COORDINAZIONE PARZIALE

È l’insieme di processi:

  • Omogenei per tecnica (operazioni affini)
  • Aventi oggetti diversi

Nelle aziende con CE più complesse, si configurano le COMBINAZIONI PARZIALI o PARTICOLARI.

COMBINAZIONE PARZIALE o PARTICOLARE

È l’insieme di processi:

  • Diversi per tecnica (composti cioè da operazioni di specie differenti)
  • Aventi il medesimo oggetto
COMBINAZIONI ECONOMICHE (CE)

Le combinazioni economiche sono:

  • L’insieme di tutte le operazioni
  • L’insieme di tutti i processi
  • L’insieme di tutte le coordinazioni parziali
  • L’insieme di tutte combinazioni particolari

7.2        CLASSIFICAZIONE DELLE COMBINAZIONI ECONOMICHE PER TIPO DI

OPERAZIONE
  • Operazioni istituzionali = sono operazioni volte a determinare l’assetto istituzionale dell’azienda
  • OPERAZIONI DI GESTIONE = insieme di attività direttamente volte alla produzione e al consumo (operazioni di acquisto, vendita etc.)
  • Operazioni di organizzazione = riguardano l’organismo personale e l’assetto organizzativo (ricerca e selezione del personale etc.)
  • Operazioni di rilevazione = hanno per oggetto la produzione, la trasmissione e l’elaborazione di DATI e delle INFORMAZIONI che alimentano i processi di comunicazione e decisione
  • Operazioni di rivalutazione = operazioni che consistono nella VARIAZIONE di valori componenti il CAPITALE D’AZIENDA (valori di impianti, macchine etc.); tali interventi si compiono quando si manifestano fenomeni che fanno cambiare il significato dei dati sulla base dei quali si configura il REDDITO DI ESERCIZIO dell’azienda.
CLASSIFICAZIONE DELLE OPERAZIONI DI GESTIONE

Prima classificazione:

  • Gestione caratteristica = comprende l’insieme delle operazioni di gestione che identificano la funzione “economica-tecnica” tipica di ogni azienda.  Nelle imprese industriali e agricole consiste nell’acquisto di materie prime, di macchine, vendite di beni prodotti etc. Per aziende commerciali di credito o assicurazioni, consiste in negoziazioni di credito e di rischi. Nelle aziende familiari, sono operazioni di “consumo o acquisizione di beni”. Per le aziende composte pubbliche, vale quanto detto per le imprese e le aziende familiari; inoltre vi rientra la riscossione di tributi.
  • Gestione patrimoniale = si configura come una combinazione economica parziale finalizzata alla produzione di redditi addizionali, rispetto a quelli della gestione caratteristica, mediante l’impiego di “disponibilità” generate dal risparmio.
  • Gestione finanziaria = si tratta dell’insieme di operazioni relative all’acquisizione, al rimborso ed alla rimunerazione dei debiti di finanziamento negoziati per coprire il fabbisogno finanziario aziendale.
  • Gestione dei tributi = si presenta con caratteristiche peculiari a seconda del tipo di istituto, a causa della grande varietà di beni pubblici, della loro modalità di utilizzazione e delle correlazioni tra accesso al consumo del bene pubblico e pagamento dei tributi.

Seconda classificazione:

  • Negoziazione di beni privati = operazioni di acquisto/vendita di beni attuate mediante lo scambio monetario
  • Negoziazioni di beni pubblici = operazioni mediante le quali gli istituti pubblici cedono i beni pubblici e le famiglie/imprese li acquistano dietro corresponsione di un tributo
  • Negoziazioni di credito di prestito = acquisizione e cessione di mezzi monetari destinati alla copertura del fabbisogno finanziario dell’azienda
  • Negoziazioni di rischi specifici = sono volte a coprire con forme di assicurazione i danni derivati da eventi negativi, nell’ambito della gestione caratteristica, patrimoniale e di gestione dei tributi
  • Trasformazioni fisico-tecniche = operazioni di impiego di fattori non monetari attuate per la produzione di beni di consumo
  • Riscossioni e pagamenti = sono operazioni di trasferimento interaziendale di mezzi monetari e sono suscitate dalle negoziazioni di beni privati, dalla partecipazione al consumo di beni pubblici e dalla negoziazione di prestiti e rischi specifici. Sono dunque parte della gestione caratteristica, della gestione patrimoniale, di quella finanziaria e della gestione dei tributi
  • Movimenti monetari interni = movimenti di mezzi monetari tra filiali, sezioni interne, sedi in differenti Paesi di una stessa azienda Terza classificazione:

7.3        ANALISI DEI CARATTERI DISTINTIVI DELLE “CE”
I caratteri distintivi delle CE sono riconducibili a tre concetti fondamentali:
1.  Unitarietà
2.  Estensione
3.  Dinamicità

Per governare l’azienda secondo economicità è importante una gestione unitaria dei sistemi aziendali. Le relazioni che legano tra loro gli elementi parziali delle CE, sono relazioni di:

  • Complementarietà = è il più evidente fattore di unitarietà delle CE aziendali. Si manifesta sia come complementarietà di fattori produttivi (il lavoro, gli impianti, le materie prime), sia come complementarietà dei vari sistemi di operazioni (per esempio, gli acquisti e le vendite sono operazioni complementari). A titolo di
  • Negoziazione di beni privati
  • Negoziazione di beni pubblici
  • Negoziazioni di credito di prestito
  • Negoziazioni di rischi specifici
  • Trasformazioni fisico-tecniche

Gestione reddituale composta da:

Gestione monetaria composta da: • Movimenti monetari interni
Gestione interna composta da: • Movimenti monetari interni

  • Negoziazione di beni privati
  • Negoziazione di beni pubblici
  • Negoziazioni di credito di prestito
  • Negoziazioni di rischi specifici
  • Riscossioni e pagamenti

Gestione esterna composta da:
esempio si pensi ai grandi sforzi per mettere in esercizio un nuovo impianto industriale ed ai gravi danni causati che potrebbero derivare dalla mancanza o dal ritardo di realizzazione di una parte magari piccola ma comunque indispensabile dell’impianto.

  • Fungibilità = le relazioni di fungibilità (o sostituibilità), sono speculari alle relazioni di complementarietà. Particolarmente evidente è la fungibilità tra differenti fattori di produzione (ad esempio, combustibili tra loro alternativi) e tra classi di operazioni

(ad esempio, investire molto nella qualità e affidabilità di un prodotto per ridurre l’attività ed i costi di assistenza post-vendita).

  • Comunanza = uno stesso fattore di produzione o uno stesso insieme di operazioni, può concorrere all’ottenimento di più risultati; tale fattore di produzione (o di operazioni), si definisce comune ai risultati ottenuti. Ad esempio un impianto di verniciatura può essere comune a più linee di prodotti, un’aula scolastica può essere comune a più corsi etc.
  • Congiunzione = si manifesta quando da uno stesso processo produttivo escono contemporaneamente e necessariamente più risultati; tali risultati si dicono congiunti. Un esempio classico è quello di prodotti congiunti derivati dalla raffinazione del petrolio, oppure da attività pubblicitarie tese ad ottenere risultati congiunti in sia in termini di immagine sul singolo prodotto che di immagine aziendale.
  • Uniformità = si tratta di operazioni volte all’incremento della produttività aziendale.

Sostanzialmente sono operazioni di: standardizzazione, uniformazione e modularità.  La modularità consiste nella progettazione di componenti (moduli) che possono concorrere alla produzione di altri elementi più complessi.

  • Interdipendenza = è l’esigenza che ciascuna unità (organi o persone) adatti i propri comportamenti a quelli di altre unità. Si pensi ad esempio ai capi reparto che hanno impianti in comune, oppure ai responsabili di due prodotti composti in parte da stessi moduli.
  • I caratteri di ESTENSIONE

Con il termine estensione, si vogliono indicare contemporaneamente le dimensioni e la varietà (numerosità, disomogeneità) delle coordinazioni e combinazioni economiche parziali e generali di un’azienda.
Le dimensioni di un’azienda riguardano più parametri: il volume d’affari, l’organismo personale, il valore aggiunto ed il capitale investito.
Le varietà delle coordinazioni e combinazioni economiche di un’azienda sono contraddistinte da:

  • Estensione orizzontale = numerosità e disomogeneità delle combinazioni economiche parziali per “prodotto” e per “mercato” delle aziende. Un’azienda con estensione orizzontale, opera cioè mediante una strategia di diversificazione.
  • Estensione verticale = alto grado di internalizzazione dei processi produttivi; si usa a tal proposito il termine di “integrazione verticale”.
  • Estensione spaziale = numerosità delle unità operative fisicamente e spazialmente separate (uffici, stabilimenti, filiali di vendita).
  • Estensione interaziendale = ampiezza della rete di relazioni interaziendali di cui un’azienda fa parte (accordi, consorzi, franchising etc.).
  • I caratteri di DINAMICITÀ

La dinamicità riguarda le modalità di svolgimento delle CE (rispetto al tempo) e il cambiamento delle medesime. Questo carattere può essere analizzato anzitutto con riferimento a tempi, ritmi e alle durate delle CE.
Situazioni e concetti rilevanti per l’analisi temporale degli accadimenti sono: i cicli di
operazioni; la stagionalità; i cicli i vita dei prodotti; le sequenze entrate-uscite.
La stagionalità può essere legata:

  • Ai ritmi della natura
  • Alla domanda Le aziende che operano in settori stagionali possono:
  • Dimensionare la capacità produttiva sul massimo del fabbisogno (problemi di saturazione della capacità produttiva)
  • Dimensionare la capacità produttiva sul fabbisogno medio (costituzione di scorte e mancato soddisfacimento di parte della domanda)
  • Introdurre prodotti complementari
  • Cercare di destagionalizzare il business

7.4        L’ASSETTO TECNICO
L’assetto tecnico è dato dalla configurazione fisico-tecnica dell’azienda, ossia dalle caratteristiche dei fabbricati, di impianti, di macchine, attrezzature e materiali utilizzati, inclusi gli aspetti della loro localizzazione, delle modalità di funzionamento e di impiego delle strutture di collegamento.
È importante precisare che l’assetto tecnico, non riguarda solamente le coordinazioni di trasformazione tecnica delle aziende, ma anche da tutte le altre operazioni (attività economiche di amministrazione e vendita, attività logistiche, Sistema Informativo, casse e Sistema Informativo di un supermercato etc.).
16.4 LA DINAMICITÀ DELLA GESTIONE DELLE IMPRESE
Si passa ora ad analizzare i caratteri distintivi delle aziende di produzione, con riguardo agli aspetti di dinamicità, ossia: tempi, flessibilità, apertura verso l’ambiente.  Importanti caratteri delle CE aziendali, emergono dall’analisi dei tempi, dei ritmi e delle durate secondo i quali esse si svolgono.

Dinamicità

Tempi Flessibilità Apertura verso l’ambiente

Di seguito si elencano i temi relativi alla continuità e ciclicità delle CE produttive.

  • PRODUZIONE SU SINGOLA COMMESSA

Consiste nella realizzazione di esemplari unici, o in numero molto limitato, di prodotti richiesti su specifica del cliente. Esempio tipico è la costruzione di un edificio, di una nave o di un abito da sartoria.

Consiste nella realizzazione di prodotti caratterizzati da gamma ampia, anche se definita, in quantitativi (lotti) superiori al fabbisogno immediato, utilizzando impianti in comune.  Esempi sono dati da aziende del settore calzaturiero, dell’abbigliamento o dei mobili.

Consiste nella realizzazione di elevati volumi di una ristretta gamma di prodotti che giustificano l’investimento in impianti e macchinari dedicati a singole famiglie di prodotto (auto, Compact-Disk, elettrodomestici).

Consiste nella realizzazione di elevati volumi di prodotti fortemente standardizzati, la cui produzione richiede un ciclo di trasformazione da materie prime a prodotto finito senza soluzione di continuità (cioè spazialmente e temporalmente contigue). Esempi sono dati dalle aziende che operano nei settori siderurgico, cartario, chimico e farmaceutico.

La flessibilità consiste nella capacità di modificare rapidamente i volumi e le

qualità dei beni prodotti con costi unitari di produzione analoghi o inferiori, a quelli delle produzioni standardizzate.
In sostanza si è in presenza di combinazioni produttive flessibili, quando risulta possibile variare in misura notevole e in tempi brevi, le caratteristiche dei beni prodotti, il tutto con livelli di efficienza e di costi contenuti; in altri termini secondo economicità.

Consiste nella realizzazione di una gamma differenziata, ottenuta attraverso soluzioni tecniche ed organizzative che consentono di sfruttare sia i vantaggi di flessibilità e adattamento dei prodotti (tipici delle produzioni su commessa o per lotti), che i vantaggi di produttività, efficienza e velocità di risposta al mercato, che caratterizzano la produzione di serie.
La flessibilità è ottenuta con i sistemi di produzione flessibile FMS (Flexible Manufacturing Systems), ma anche con la flessibilità delle persone e del coordinamento con i fornitori e terzisti.
Si possono giudicare particolarmente “aperte” verso l’ambiente esterno, le aziende che tendono a “dominare” i mercati ed i settori in cui operano, che presentano obiettivi di espansione e di innovazione, che attivino articolate reti di relazioni interaziendali.  Sono “chiuse” le aziende che “subiscono” le dinamiche ambientali, che gestiscono il declino e che operano “isolate”.
Tempi
Flessibilità
Apertura verso l’ambiente
24.2 – 24.3 – 24.4 I COSTI DI PRODUZIONE
16.3 – 21.1 + DP 2-3-4 LE ECONOMIE DI SCALA, DI APPRENDIMENTO, RAGGIO
D’AZIONE E TRANSAZIONE
19 – DP 5 RELAZIONI TRA PREZZI E COSTI, LA BREAK EVEN ANALYSIS, IL
CASO SCALTRINI
DP 5 –6 LE DECISIONI DI PREZZO, CASO PERSONAL TRACK
(Studiare sulle slide si Sacco con integrazione degli appunti tratti dalle dal libro “Scelte di economia aziendale”).

CAPITOLI 8 e 13 IL PATRIMONIO E IL SUO VALORE ECONOMICO

8.1 Definizioni di esercizio, reddito, patrimonio e capitale
L’esercizio è un insieme di accadimenti (operazioni d’azienda e fenomeni di altra specie), avvenuti in un determinato intervallo di tempo.
Il reddito di esercizio è il sistema di valori positivi e negativi di reddito corrispondenti all’esercizio.
Nelle aziende di produzione sono componenti NEGATIVI di reddito:

  • i costi di acquisto delle materie prime
  • gli ammortamenti
  • le rimanenze iniziali
  • le rimunerazioni del lavoro
  • gli interessi passivi
  • i tributi Sono componenti POSITIVI di reddito:
  • i ricavi di vendita
  • gli interessi attivi
  • le rimanenze finali

La somma algebrica dei componenti negativi e positivi di reddito misura il risultato reddituale (utile o perdita) dell’esercizio.
Il patrimonio di un’azienda è l’insieme delle condizioni di produzione e di consumo (dette
condizioni patrimoniali), di pertinenza della stessa in un dato momento.
Il capitale di funzionamento è il sistema di valori positivi e negativi che esprimono le condizioni patrimoniali di un’azienda di produzione.
Sono tipici elementi ATTIVI del capitale di funzionamento di un’azienda:

  • le disponibilità monetarie di cassa
  • i crediti di regolamento
  • le rimanenze
  • gli impianti Sono elementi NEGATIVI:
  • i debiti di regolamento e di prestito
  • il capitale proprio

Per le aziende familiari e composte pubbliche, il capitale di funzionamento prende il nome
di patrimonio di funzionamento.
Il reddito di esercizio ed il capitale di funzionamento, sono le 2 parti fondamentali (e complementari), delle sintesi di esercizio (o bilancio di esercizio).
Bilancio di esercizio = reddito di esercizio + capitale di funzionamento
8.2        Le condizioni di produzione come FLUSSI di RISORSE in entrata
Le condizioni di produzione possono essere osservate secondo 2 ottiche differenti e complementari.
Nella prima ottica le condizioni di produzione sono osservate come elementi che l’azienda trae dall’ambiente per alimentare le proprie combinazioni economiche; sono cioè osservate come “input” o come “flussi in entrata”.
Nella seconda ottica le condizioni di produzione sono osservate come insieme di elementi esistenti in un certo momento, di pertinenza dell’azienda e destinati a partecipare alle combinazioni economiche future; sono cioè osservate come “stock” o “fondi” di condizioni patrimoniali.
Con riferimento alle aziende di produzione e nella prima ottica, le principali condizioni di produzione sono:

  • Il lavoro = condizione produttiva di persona fornita dai prestatori di lavoro membri del soggetto economico dell’impresa.
  • Le immobilizzazioni tecniche materiali = condizioni di produzione comuni a più esercizi; beni materiali ad utilizzazione ripetuta per tempi lunghi, quali i terreni, i fabbricati, gli impianti e le macchine. Le immobilizzazioni tecniche partecipano alla formazione del reddito di esercizio per quote; a ciascun esercizio viene attribuita una quota del costo comune a più esercizi annuali; la quota è determinata in funzione del contributo fornito dall’immobilizzazione tecnica alla produzione economica nel periodo corrispondente all’esercizio. Tale processo di ripartizione del costo delle immobilizzazioni tecniche su più esercizi, prende il nome di

AMMORTAMENTO.

  • Le immobilizzazioni tecniche immateriali = condizioni di produzione comuni a più esercizi; beni immateriali ad utilizzazione ripetuta per tempi lunghi acquistate, ad esempio, sotto forma di marchi, brevetti o licenze.
  • Le materie prime = beni materiali ad utilizzo non ripetuto (da intendersi in senso molto lato).
  • I servizi privati = si pensi ai servizi privati di consulenza prestati da liberi professionisti, ai servizi di assistenza tecnica e manutenzione, ai servizi di locazione di immobili o impianti etc.
  • I servizi pubblici = si distinguono da quelli privati per il fatto che ad essi non corrispondono prezzi-costo, bensì TRIBUTI.
  • I beni liberi = si tratta di beni la cui acquisizione non genera componenti di reddito negativi (non appaiono nel reddito di esercizio e nemmeno nel capitale di funzionamento).
  • I mezzi monetari = fatta eccezione dei beni liberi, tutte le condizioni produzione fin qui analizzate sono acquisite di regola, contro pagamenti di importi di mezzi monetari. In astratto si può ipotizzare che il fabbisogno di mezzi monetari di un’azienda di produzione sia soddisfatto dall’insieme di flussi di mezzi monetari derivanti dai ricavi di vendita. In realtà, poiché in un’azienda esiste un’asincronia tra i tempi delle entrate e delle uscite, si ricorre per coprire il fabbisogno dei mezzi monetari, anche al credito di prestito o al capitale proprio.
I DEBITI DI PRESTITO

Sono condizioni di produzione che appaiono come elementi NEGATIVI del capitale di funzionamento; i relativi oneri (interessi passivi), sono componenti NEGATIVI del reddito di esercizio.

IL CAPITALE PROPRIO

È elemento NEGATIVO del capitale di funzionamento, se pur con significato particolare.  Esso non ha forma di debito, rappresenta un insieme di attese di varia specie dei conferenti di capitale. Ad esso si correla la rimunerazione del capitale proprio, componente del reddito di esercizio e parte del risultato reddituale.

I DEBITI E I CREDITI DI REGOLAMENTO

La dinamica dei mezzi monetari è fortemente influenzata anche dalle modalità di regolamento degli scambi. Gli scambi sia di acquisto che di vendita, spesso non avvengono con pagamenti in contanti, bensì con regolamento a termine.

Gli acquisti con regolamento differito danno luogo al formarsi di debiti di

regolamento, che rappresentano una forma di “finanziamento” da parte dei fornitori.
I debiti di regolamento sono cioè debiti verso i fornitori.  Per converso, le vendite danno luogo a crediti di regolamento, assimilabili a “finanziamenti” nei confronti dei clienti. I crediti di regolamento sono cioè crediti verso i fornitori.

I TITOLI E LE PARTECIPAZIONI

Una parte delle disponibilità monetarie può essere conferita ad altre aziende in varie
forme: prestiti di finanziamento (spesso sotto forma di obbligazioni o titoli del debito
pubblico), o conferenti di capitale proprio. Si tratta di operazioni tipiche di gestione
patrimoniale che danno luogo ad elementi POSITIVI del patrimonio, denominati titoli e
partecipazioni.

I MEZZI MONETARI LIQUIDI

L’insieme complessivo dei flussi monetari in entrata e uscita, produce un componente POSITIVO di patrimonio, denominato cassa, ossia la quantità di mezzi monetari liquidi disponibili in un dato momento.
8.3 Le condizioni di produzione e di consumo come FONDI di ELEMENTI

PATRIMONIALI

Il patrimonio dell’azienda di produzione è l’insieme delle condizioni di produzione di pertinenza dell’azienda, ossia delle condizioni positive e negative di produzione di cui l’azienda è titolare. Tali condizioni sono chiamate “condizioni patrimoniali di produzione”.  In sintesi le principali condizioni patrimoniali di un’azienda di produzione sono così identificabili:
a) Condizioni POSITIVE

  • Disponibilità immediate di mezzi monetari (cassa, conti correnti attivi)
  • Crediti di regolamento verso fornitori
  • Rimanenze
  • Immobilizzazioni tecniche materiali (acquistate o prodotte all’interno)
  • Immobilizzazioni tecniche immateriali (acquistate o prodotte all’interno)
  • Crediti di prestito e partecipazioni al capitale proprio di altre aziende b) Condizioni NEGATIVE
  • Debiti di regolamento verso fornitori
  • Indennità di fine rapporto dovute ai prestatori di lavoro
  • Debiti di finanziamento
  • Capitale proprio (conferimenti e utili non distribuiti spettanti ai conferenti di capitale)

8.4        La struttura, la dinamica, la proprietà e il valore del PATRIMONIO
Di seguito si trattano i temi essenziali per una corretta osservazione del patrimonio come elemento della struttura aziendale. In modo particolare si analizzano i seguenti aspetti del patrimonio:

  • Struttura
  • Dinamica
  • Proprietà
  • Relazioni tra patrimonio e valore dell’azienda

STRUTTURA DEL PATRIMONIO
Ci si limiterà alla descrizione degli elementi di carattere più generale, con particolare riferimento alle immobilizzazioni tecniche, ossia a condizioni di produzione e consumo ad impiego ripetuto e distribuito in tempi lunghi.
Le immobilizzazioni tecniche devono essere analizzate secondo la loro origine e la loro forma:
􀂾 Immobilizzazioni tecniche ESOGENE = acquisiste dall’esterno mediante operazioni di scambio o per apporto in varie forme.
􀂾 Immobilizzazioni tecniche ENDOGENE = prodotte dall’interno dell’azienda.
􀂾 Immobilizzazioni tecniche MATERIALI (viste in precedenza)
􀂾 Immobilizzazioni tecniche IMMATERIALI (viste in precedenza)
Si vengono pertanto a definire 4 classi di immobilizzazioni tecniche:
1.  Esogene materiali
2.  Endogene materiali
3.  Esogene immateriali
4.  Endogene immateriali
Le condizioni produttive delle prime 2 classi, sono rappresentate dagli impianti, dai fabbricati, dalle macchine etc., distinti a seconda che siano stati acquisiti all’esterno o all’interno dell’azienda.
La 3° e 4 a classe (in particolare la 4 a), sono meno identificabili a livello esemplificativo. Si pensi per semplicità alla 3 a classe, composta da brevetti, marchi acquistati, software prodotti da altre aziende di consulenza e progettazione, e così via.  La 4 a classe è composta da condizioni di produzione e consumo difficilmente “misurabili”.  Si pensi ad un’azienda che offre servizi di consulenza di direzione operante da tempo e con successo presso prestigiosi clienti. In questo caso quali sono gli elementi attivi del suo patrimonio? Certamente sono di rilievo le disponibilità di mezzi monetari, i crediti verso clienti, gli uffici e gli arredi di proprietà etc.
È però evidente che gli elementi patrimoniali positivi più critici ma altrettanto importanti, sono:
􀂾 Le metodologie di lavoro sviluppate nel tempo
􀂾 Le relazioni esterne, ovverosia con i clienti
􀂾 L’immagine goduta presso i potenziali clienti
􀂾 Le relazioni interne, ossia la capacità di lavoro tra gruppi dell’organismo personale
Nota: l’analisi delle immobilizzazioni tecniche (I.T.) come elementi della STRUTTURA del PATRIMONIO, è importante
per altri due aspetti: A) volumi elevati di I.T. comportano fabbisogni monetari elevati, spesso con ricorso a debiti di finanziamento e conferimenti di capitale proprio. B) Il valore delle I.T. esogene materiali, è nella pratica considerato come indicatore della capacità di credito dell’azienda; lo si considera spesso (impropriamente) come “garanzia” della capacità di rimborso dell’azienda o comunque di recupero del credito da parte dei finanziatori.

LA DINAMICA DEL PATRIMONIO

Il patrimonio è un complesso di condizioni positive e negative singolarmente e nel suo insieme in continua trasformazione. Esso può essere analizzato anche in forma di situazione patrimoniale in un determinato momento, ma ciò non deve corrispondere ad un’analisi di tipo statico; la situazione patrimoniale in un dato momento è frutto di una dinamica passata ed in essere, ed è condizione di dinamiche future.  Alcuni aspetti importanti della struttura e della dinamica del patrimonio, sono evidenti dal carattere di unitarietà del patrimonio stesso. Ciò significa che ciascun elemento del patrimonio è sempre dipendente e strettamente correlato a tutti gli altri elementi che compongono il patrimonio medesimo, vale a dire che nessuna condizione patrimoniale è condizione autonoma di processi di produzione e consumo.  La dinamica del patrimonio è osservabile anche in termini di variabilità di stato (per destinazione e per contesto), delle singole condizioni patrimoniali.  In tempi diversi una stessa condizione patrimoniale, può variare “destinazione”: si pensi ad un edificio destinato ad uso uffici che successivamente passa alla locazione verso terzi.  A parità di destinazione, può cambiare il “contesto” in cui le condizioni patrimoniali si collocano e quindi in tal modo può cambiare radicalmente il loro valore. Basti pensare ad un impianto di produzione le cui vendite sono calate del 50% o per il quale è apparso sul mercato un possibile sostituto basato su una nuova tecnologia.

LA PROPRIETÀ DEL PATRIMONIO

Un problema connesso alla natura del patrimonio, riguarda la proprietà dello stesso; a chi fa capo la proprietà del patrimonio di un’azienda? Chi è proprietario dell’azienda?
L’azienda quale è intesa in questo cotesto, non può essere oggetto di proprietà: la
proprietà ha per oggetto beni e l’azienda non è un bene! L’azienda è un complesso
economico composto da un assetto organizzativo, da un organismo personale, da un
assetto tecnico e da un patrimonio. Il tema della proprietà si pone quindi per il
patrimonio!

IL VALORE DEL PATRIMONIO

Strettamente connesso al problema della proprietà dell’azienda (o meglio del patrimonio), è quello del valore dell’azienda (o meglio, del valore del patrimonio) in ipotesi di cessione della stessa. Si distinguono 2 casi:
􀂾 La cessione dei singoli elementi del patrimonio per LIQUIDAZIONE dell’azienda.  􀂾 La cessione del complesso di beni in ipotesi di CONTINUAZIONE DELL’ATTIVITÀ ECONOMICA.
Nel caso di liquidazione, si ha una radicale trasformazione degli elementi del patrimonio; da condizioni di produzione diventano beni oggetto di scambio.  Nel caso di cessione del patrimonio di un’azienda in funzionamento, si forma un prezzo in funzione di numerose variabili di vario tipo. I valori del “capitale di funzionamento” che rappresentano il patrimonio, sono solo una (spesso non la più rilevante) di tali variabili.
8.5 Il capitale di funzionamento
Nelle analisi di Economia aziendale è di rilievo fondamentale la rappresentazione del patrimonio come sistema di valori; nelle aziende di produzione si costruisce la sintesi di valori denominata capitale di funzionamento, quale appunto rappresentazione del patrimonio in forma di valori.
Nelle aziende familiari e negli istituti pubblici, il capitale di funzionamento prende il nome
di patrimonio di funzionamento.
Si trattano ora due temi strettamente connessi alla configurazione del capitale di funzionamento:
1. La rappresentazione nel capitale di funzionamento, delle immobilizzazioni tecniche immateriali endogene (I.T.), ossia prodotte all’interno dell’azienda.  2. Le rivalutazioni fuori esercizio.
Nel primo caso si pone il problema dell’opportunità di rappresentare o meno le I.T.  endogene in quanto:

  • si tratta di condizioni “non concrete”
  • è difficile determinarne il costo
  • la loro utilità è opinabile
  • si tratta di condizioni non cedibili a terzi

Nella pratica è preferibile non inserirle nel capitale di funzionamento in omaggio al “principio di prudenza” che impone di considerare quali elementi del capitale di funzionamento, solo condizioni con utilità economica “certa e misurabile”.
Le rivalutazioni fuori esercizio
Nel tempo variano con dinamiche differenti prezzi, condizioni di produzione, il potere di
acquisto della moneta, variano circostanze di ambiente e di impresa. Si impongono
pertanto nove valutazioni, ossia rivalutazioni fuori esercizio. Esse si compiono per
consentire una corretta misurazione dei redditi prodotti e producibili da parte
dell’azienda.
Si pensi al caso di un impianto acquistato ad una certa data per 100.000 € ed oggi, acquistabile con caratteristiche economico-tecniche equivalenti, per 60.000 €; il costo complessivo sostenuto dall’azienda è stato e rimane pari a 100.000 €. Non si pone il problema di fare apparire nel capitale di funzionamento che l’impianto “vale meno”, si tratta invece di ridistribuire tale costo sui vari esercizi secondo un piano di ammortamento differente rispetto a quello ipotizzato al momento dell’acquisto dell’impianto.
13.1      Il CAPITALE CONOMICO
Come abbiamo avuto modo di accennare, il patrimonio di un’azienda può essere oggetto di liquidazione per stralcio o di cessione come complesso di beni in funzionamento. Nel primo caso si ha una radicale trasformazione degli elementi del patrimonio: da condizioni di produzione a beni oggetto di scambio. Nel secondo caso invece, il complesso funzionante permane, non si trasformano le condizioni di produzione, cambia soltanto la prospettiva in quanto si tratta di determinare un valore che sia alla base della definizione di un prezzo di cessione.
Nascono così due altre nozioni di “capitale-valore”: il capitale di liquidazione e il capitale economico, determinato in caso di cessione in blocco.  Il capitale economico è la nozione di capitale-valore che prende in considerazione l’ipotesi che il complesso aziendale sia ceduto in blocco.  Qualsiasi investimento ha un valore se produce reddito nel futuro; il patrimonio d’impresa (specie quando è oggetto di trasferimento in blocco), non fa eccezione. Esso trae il suo valore dalle prospettive di reddito futuro. Determinare un capitale economico significa quindi esprimere un apprezzamento.
La nozione di capitale economico non va confusa con il prezzo o il valore effettivo di scambio. Essa è soltanto un indice, un valore teorico di riferimento. È necessario tener ben distinti questi due concetti: capitale economico e prezzo di cessione, sapendo che il primo è strumentale al secondo. Vi possono essere casi in cui essi coincidono.  Numerose sono le circostanze aziendali che possono richiedere la necessità di determinare il capitale economico come valore indicativo; tra queste ricordiamo la cessione di azienda, la cessione di titoli che rappresentano il capitale di un’altra società, la fusione o incorporazione di altre società, l’ingresso di un nuovo socio etc.
13.2      I procedimenti di determinazione del capitale economico
Metodo sintetico
Se il capitale in ipotesi di cessione in blocco trae valore dalle prospettive reddito d’impresa, la sua determinazione non può che realizzarsi mediante la capitalizzazione dei flussi di reddito attesi futuri ad un adeguato tasso, per un periodo di tempo illimitato.  In questo caso, il valore economico del patrimonio, si fonda su una serie di ragionamenti complessi, di congetture e stime. La formula è la seguente:
Raffrontando il CE con il capitale netto CN espresso a valori aggiornati (rivalutati), si ottiene l’avviamento A:
L’avviamento è quindi una qualità dell’impresa: determinare un avviamento vuol significare che l’impresa presenta prospettive di reddito tali da rimunerare in misura soddisfacente i mezzi investiti da conferenti di capitale risparmio.

CE = E®

Ke
Dove:
E® = Flusso di reddito medio normalizzato
Ke = Tasso di attualizzazione
A = CE – CN Metodo analitico Il CE, può essere determinato anche con un secondo metodo detto analitico, che deriva dalla formula dell’avviamento:
In questo caso si tratta dell’avviamento determinato in modo autonomo, che si ottiene attualizzando il soprareddito che deriva dal confronto tra reddito atteso dall’azienda e reddito ritenuto soddisfacente dai conferenti il capitale risparmio:
Il procedimento sintetico (anche se concettualmente corretto), trova grandi difficoltà nella concreta applicazione perché sono molti gli elementi di incertezza e difficoltà. La pratica si orienta sul metodo analitico.

CAPITOLO 9 IL PRINCIPIO DI ECONOMICITÀ

9.1 L’economicità: durabilità e autonomia
DURABILITÀ
L’azienda per essere ordine economico di istituto deve essere duratura, deve cioè svolgersi secondo condizioni di vita e di funzionamento tali da consentire di durare nel tempo in un ambiente mutevole.

AUTONOMIA

Non è sufficiente che l’azienda duri nel tempo, occorre anche accertarsi che non si manifesti ad un ricorso sistematico a interventi di sostegno o di copertura delle perdite.  L’autonomia è quindi un carattere che si accompagna necessariamente con quello di durabilità e serve a qualificarla.
Nella pratica si hanno molti esempi in cui la durabilità non è sostenuta dall’autonomia; l’azienda familiare, ad esempio, può durare e svilupparsi grazie a continui sussidi da parte di altre economie (Stato, Regioni e/o Comuni, altre famiglie etc.). Così un’impresa che produce continue perdite di gestione può continuare a vivere grazie all’immissione di nuovo capitale da parte di soci. Sono comunque tutte soluzioni che hanno carattere di precarietà e provvisorietà e che col tempo rendono ancor più gravi le conseguenze sociali che si volevano evitare.
Il principio di economicità è sostanzialmente una regola di condotta che una volta rispettata, consente all’azienda di operare in condizioni di durabilità e autonomia.  Essa è valida per qualsiasi classe di istituti che debbano raggiungere fini di natura economica.

CE = A + CN

A = {E® – Ke•CN}a ni
Dove:
E® = Reddito medio normalizzato atteso dall’azienda
Ke = Costo-opportunità per il conferente capitale risparmio
CN = Capitale netto a valori aggiornati (rivalutati)
Ke•CN = Reddito ritenuto soddisfacente per il conferente capitale risparmio
a ni = Valore attuale di una rendita di una lira annua riscuotibile per n anni
di divario
9.1        L’economicità in diverse classi di istituti
LE FAMIGLIE
Nell’azienda familiare l’economicità viene conseguita se la produzione di redditi da lavoro e da gestione patrimoniale, è in grado di soddisfare i consumi in misura “adeguata” alla posizione sociale e al tenore di vita della famiglia; non solo: questa produzione di redditi dovrebbe generare un risparmio in grado di alimentare un “conveniente” patrimonio.

GLI ISTITUTI PUBBLICI TERRITORIALI

Tra le condizioni da rispettare per conseguire l’equilibrio reddituale, possono indicarsi:

  • La produzione di beni pubblici che vengono giudicati soddisfacenti per lo sviluppo sociale ed economico di una collettività.
  • Rimunerazioni adeguate ai collaboratori e finanziatori.
  • Svolgimento di processi di gestione senza sprechi e secondo efficienza.
  • L’imposizione di tributi che risultino in linea con le condizioni precedenti.
IMPRESE

Anche in questi casi l’economicità viene perseguita soddisfacendo simultaneamente un insieme di condizioni:

  • I ricavi devono coprire tutti i costi necessari alla produzione.
  • Rimunerazioni adeguate e ritenute soddisfacenti (ai collaboratori e conferenti capitale risparmio).
  • Devono essere ritenute soddisfacenti, le variazioni di valore capitale per rivalutazione

9.1 L’economicità dell’azienda di produzione: l’equilibrio reddituale
L’economicità, comporta il simultaneo rispetto di una serie di fini economici o condizioni di funzionamento. Nell’azienda di produzione si svolge una serie di accadimenti, tra i quali vengono ad assumere particolare importanza quelli di scambio con terze economie.  Da qui scaturiscono infatti componenti positivi e negativi di reddito (ricavi e costi); il fluire dei ricavi nel tempo alimenta la continuità dei processi produttivi che via via si susseguono con il sostenimento di costi. Poiché in genere nelle aziende di produzione, i costi sono sostenuti in via anticipata rispetto i ricavi, si manifesta un fabbisogno di capitale, la cui copertura con provvista di opportune fonti di finanziamento, determina a sua volta un componente negativo di reddito (gli oneri finanziari), che i componenti positivi di reddito devono pure coprire.
Solo se il fluire dei componenti positivi copre i componenti negativi, risulta assicurata in prima approssimazione, la continuità d’azienda.
Da questi brevi cenni si evince una prima e fondamentale condizione da rispettare, senza la quale l’azienda non può dirsi vitale: tale condizione primaria viene chiamata equilibrio reddituale (equilibrio tra la somma dei componenti positivi e la somma dei componenti negativi di reddito).
L’equilibrio reddituale deve essere visto anche in funzione di due aspetti importanti: il tempo (a cui riferire l’equilibrio) e l’oggetto dell’equilibrio (azienda o gruppo aziendale).  È importante precisare che affinché l’azienda sia duratura nel tempo, è fondamentale un equilibrio di lungo periodo accompagnato però anche da un equilibrio di breve periodo (condizione ideale e migliore). In pratica può succedere (soprattutto in funzione della tipologia di produzione aziendale), che l’azienda abbia un equilibrio di lungo senza quello di breve o viceversa.
In merito all’oggetto, possiamo dire che l’equilibrio reddituale può fare riferimento oltre che all’azienda, al gruppo aziendale (insieme di più aziende/società). In questo caso l’equilibrio reddituale può essere inteso in due significati.
Il primo è quello per cui l’azienda si dice “economica in funzione del gruppo” poiché solo
entro il gruppo essa riesce ad essere autosufficiente. Nel secondo significato, l’azienda si
dice “economica in funzione del gruppo” quando, pur non conseguendo l’equilibrio
reddituale, viene mantenuta in vita perché offre vantaggi alle altre aziende del gruppo
senza che questi si manifestino come componenti positivi di reddito (situazioni di questo
tipo si hanno nel caso di aziende che svolgono attività di promozione culturale, di
immagine o di formazione dell’organismo personale).
L’equilibrio reddituale come equilibrio tra la somma dei componenti positivi e la somma dei componenti negativi di reddito, non è tuttavia condizione sufficiente, ma deve essere accompagnata anche da altre condizioni da rispettare simultaneamente:
1° CONDIZIONE = EFFICIENZA e INNOVAZIONE
Una prima condizione da rispettare simultaneamente all’equilibrio reddituale, per affermare che l’azienda si svolge secondo economicità, è il mantenimento di un livello accettabile di efficienza espressa in termini di rendimento fisico-tecnico dei processi produttivi.
Il termine efficienza ha in genere significato di relazione che intercorre tra i risultati conseguiti e mezzi impiegati e viene riferito a sfere operative diverse: dalla combinazione aziendale presa nel suo insieme, ai processi di produzione, a quelli commerciali o amministrativi.
Un’azienda è vitale e duratura, se oltre all’equilibrio reddituale, persegue l’efficienza con metodi di lavoro che consentono di svolgere le operazioni senza sprechi di risorse e di tempi, ma soprattutto ricercando l’innovazione dei processi perché è solo attraverso questa strada che le aziende possono rimanere sul mercato in una posizione di sufficiente stabilità.
2° CONDIZIONE = FLESSIBILITÀ
Si intende con flessibilità, la predisposizione di strutture e di combinazioni produttive efficienti in grado di adeguarsi prontamente all’ambiente.
3° CONDIZIONE = CONGRUITÀ
La terza condizione riguarda la congruità (adeguatezza e proporzionalità) delle rimunerazioni del capitale risparmio e del lavoro. Non si può parlare di economicità, se l’azienda ottiene l’equilibrio reddituale grazie solo a particolari condizioni di acquisto delle materie prime e dei servizi di terzi o grazie solo ad una particolare politica di prezzi imposti particolarmente elevati; o grazie anche ad una rimunerazione insufficiente o comunque non adeguata dei due fondamentali fattori della produzione: capitale risparmio e lavoro.
4° CONDIZIONE = EQUILIBRIO MONETARIO
L’azienda deve operare secondo equilibrio tra componenti positivi e negativi di reddito, ma deve anche contemporaneamente essere sempre in grado di far fronte agli impegni di pagamento. Si prenda per esempio la situazione di aziende che devono anticipare di molto i costi prima di ottenere dei ricavi (aziende cantieristiche e impiantistiche) in cui i lavori si sviluppano per anni, oppure ad aziende che devono anticipare la produzione per essere pronte nei periodi di punta delle vendite. In questi casi sussistono difficoltà di carattere monetario e finanziario, poiché un momentaneo rapporto sfavorevole fa costi e ricavi ed i relativi flussi monetari, si traduce in un accresciuto fabbisogno finanziario. Sarà compito della gestione finanziaria ricercare la copertura di tale fabbisogno, provvedendo alla raccolta di mezzi finanziari con vincolo di credito sufficienti per garantire lo svolgimento dell’azienda. Nei casi di forte squilibrio, si rendono necessari interventi istituzionali di adeguamento del capitale proprio.
La gestione finanziaria gioca così da “volano”, da cuscinetto tra la dinamica reddituale e la dinamica monetaria, compensando i periodi in cui si determinano squilibri monetari con quelli in cui si manifestano eccedenze di cassa.
Il vincolo dell’equilibrio monetario, può spingere l’azienda a ricorrere in misura eccessiva all’indebitamento (specie quando il capitale di rischio non è proporzionato al capitale di prestito), pregiudicando la sua stessa sopravvivenza. È quindi molto importante rispettare questo vincolo, valutando attentamente i suoi riflessi sull’equilibrio reddituale.

CAPITOLO 10 IL MODELLO DI BILANCIO

Si intende affrontare il tema della valutazione dell’economicità di un’azienda di produzione.  Tale valutazione prende le mosse dal sistema di valori che originano dallo svolgimento della gestione e che, raccolti in un modello chiamato modello contabile o del bilancio, consentono di misurare periodicamente il reddito di esercizio e il capitale di funzionamento.

10.1      Dagli accadimenti alle quantità economiche d’azienda

SISTEMA DI ACCADIMENTI
Si richiama la nozione di sistema di accadimenti per intendere l’insieme di azioni e di fenomeni che si manifestano nell’azienda e nel suo ambiente; azioni e fenomeni avvinti a sistema da relazioni molteplici e considerati rilevanti per l’analisi economica. Si pensi alla dinamica dei prezzi, ma anche ai comportamenti dei fornitori, dei clienti, dei concorrenti, così come agli interventi dello Stato a favore dell’impresa.

SISTEMA DELLE OPERAZIONI E DELLE QUANTITÀ ECONOMICHE

Una particolare categoria di accadimenti è costituita dal sistema delle operazioni, che abbiamo denominato “combinazioni economiche”, articolandole a loro volta in operazioni, processi, coordinazioni, combinazioni parziali e generali, e individuando nella unitarietà, nell’estensione e nella dinamicità, i suoi tre caratteri distintivi.
Il sistema delle operazioni (o combinazioni economiche), intese come l’insieme delle
attività di produzione svolte dalle persone che compongono l’organismo personale di
azienda, nella loro espressione quantitativa danno luogo al sistema delle quantità
economiche.
In altri termini le quantità economiche, sono il risultato della determinazione quantitativa di combinazioni economiche e si identificano in dati indiscutibili espressione di fenomeni. Esempi di quantità economiche sono i prezzi-costo e i prezzi-ricavo, i saggi di interesse, le retribuzioni, i crediti/debiti di regolamento e di finanziamento, la consistenza fisica delle giacenze, il numero di dipendenti in organico, la quantità moneta disponibile etc.
Il sistema delle quantità economiche, rappresentando una dimensione, un aspetto, una espressione quantitativa dei sistemi di ordine superiore (sistema degli accadimenti e delle operazioni), ne eredita anche la loro natura e i conseguenti caratteri di unitarietà, estensione e dinamicità.
Il sistema delle quantità economiche a sua volta si distingue in molteplici sotto sistemi, sia di quantità monetarie che non monetarie. L’utilizzazione di quantità economiche e i calcoli che spesso essa comporta, danno origine sia a stime di quantità economiche, sia a congetture fondate su quantità economiche.

STIME

Le stime sono approssimazioni ad un vero, ad un fenomeno che ancora non si conosce in modo definito; le quantità stimate sono pertanto determinazioni approssimate di quantità economiche. La stima sebbene richiami la previsione, con questa però non si identifica in quanto non sempre riguarda dati futuri (molte volte nelle aziende si procede a stime di quantità presenti o passate).

CONGETTURE

Il dato economico congetturato non si identifica con un fatto reale, con una quantità economica: è un “immaginato”, frutto di un calcolo che si basa su una “ipotesi-finzione”, coerente con le esigenze di investigazione o di operare economico. Non si tratta di stimare o svolgere approssimazioni, in quanto non c’è alcun dato definito da stimare.  Sono esempi emblematici di dati congetturati, le quote di un costo pluriennale (ad esempio un impianto costato 100.000 Euro che fornirà la propria utilità per 5 anni) attribuite per competenza ai vari esercizi annuali (quote di ammortamento!!!). Infatti l’importo complessivo di 100.000 Euro è una quantità economica incontrovertibile, (inconfutabile, certa), ma le quote attribuite ai singoli esercizi (ad esempio 20.000-30.000-30.000-15.000-5.000) sono necessariamente dati economici congetturati; essi possono essere determinati con maggiore o minore rigore logico, ma non esistono i dati veri in assoluto ai quali ci si deve approssimare.
Le quantità economiche d’azienda e le connesse quantità stimate e congetturate, sono il fenomeno di tutte le misurazioni, i calcoli, le previsioni che si compiono in azienda.
SISTEMA DI ACCADIMENTI
Insieme di menome e azioni che si manifestano in azienda e nell’ambiente, avvinti da relazioni molteplici e considerati rilevanti per l’analisi economica.
SISTEMA DI OPERAZIONI (COMBINAZIONI ECONOMICHE)
Insieme di attività di produzione svolte dalle persone che compongono l’organismo personale d’azienda (operazioni, processi, coordinazioni, combinazioni parziali e generali).
SISTEMA DELLE QUANTITÀ ECONOMICHE E DELLE CONNSESSE QUANTITÀ STIMATE
E CONGETTURATE
Risultato della determinazione quantitativa di combinazioni economiche.

QUADRO DEI SISTEMI FONDAMENTALI D’AZIENDA

10.2 Il sistema dei valori d’azienda
Nell’ambito del sistema delle quantità economiche d’azienda e delle connesse quantità stimate e congetturate, si possono individuare vari sotto sistemi dei quali uno in particolare offre le basi per impostare modelli di valutazione e rappresentazione dell’economicità.
Si tratta del sistema dei valori d’azienda, che raccoglie la moneta come espressione del valore e che trova la sua origine nelle operazioni di scambio che l’impresa intrattiene con terzi. Dallo scambio in una economia di mercato, l’azienda trova definizione e misura del suo successo. Si comprende allora come, attraverso i valori che dallo scambio derivano, si possa studiare il divenire economico complessivo dell’impresa.  Il divenire economico dell’impresa si manifesta sia con valori riferiti ad un istante (quantità-fondo), sia con valori riferiti ad un lasso di tempo (quantità-flusso).  Dalle combinazioni economiche, vista la loro natura dinamica, scaturiscono le quantitàflusso, mentre quando si intende accertare le condizioni produttive a disposizione dell’impresa ad un certo momento, si determinano quantità-fondo.  Va sottolineato che le quantità (fondo e flusso), sono due aspetti dello stesso fenomeno, il divenire economico dell’impresa.
Ora sorgono due problemi:
1. Definire le classi di valore fondamentali, che derivano dagli scambi (quantità-flusso)
2. Definire i tempi e con cui si raccolgono tali valori.

CLASSI DI VALORI NUMERARI E NON NUMERARI

In merito al primo punto, è utile un esempio pratico. Si consideri un’operazione di acquisto di materie prime in un’impresa industriale, regolata con il pagamento del prezzo a 30 giorni data fattura.
La negoziazione di compravendita si sviluppa in un ciclo temporale articolato in fasi che sono: la trattativa tra le parti, la stipulazione del contratto in cui si ha “la manifestazione economica dei valori secondo condizioni presenti e prospetti che dell’impresa e dell’ambiente in quel momento”, l’esecuzione del contratto con il trasferimento di beni e con la definizione del prezzo alla quale segue il regolamento del prezzo stesso.  Il momento dell’esecuzione trova espressione numeraria concreta in un documento chiamato “fattura”.
Se si osserva ora la natura dell’operazione e si adotta una visione patrimoniale,si nota come dall’operazione stessa nascano due valori di segno contrapposto:
SISTEMA DEI VALORI D’AZIENDA
Moneta come espressione del valore
Operazioni di scambio monetario come origine dei valori
SIGNIFICATO DEL SISTEMA DI VALORI
Espressione del divenire economico complessivo dell’impresa
SITEMA DEI VALORI D’AZIENDA COME SOTTO INSIEME DELLE QUANTITÀ ECONOMICHE
D’AZIENDA E DELLE CONNESSE QUANTITÀ STIMATE E CONGETTURATE
a) Una variazione di moneta o di credito/debito di regolamento, ossia una variazione numeraria, che nel caso di specie è un incremento di debito di regolamento nei confronti del fornitore, debito che sarà successivamente onorato mediante pagamento di una soma equivalente; in qualunque forma si manifesti la variazione numeraria è sempre una variazione di una condizione produttiva patrimoniale. In questo esempio si tratta di una variazione negativa in quanto incremento di una condizione patrimoniale negativa (i debiti di regolamento), o in altro aspetto, come frizione che produrrà un uscita di cassa, ossia la riduzione di una condizione patrimoniale attiva.  b) Una variazione non numeraria, che nel caso di specie consiste in un aumento di materie prime; si tratta dunque di un’altra variazione di una condizione produttiva patrimoniale, ma in questo caso positiva in quanto incremento di una condizione attiva di produzione (le materie prime).
In sintesi, l’operazione di acquisto produce due variazioni:una variazione numeraria negativa (aumento dei debiti di regolamento) ed una variazione non numeraria; la variazione non numeraria ha contestualmente due significati: un significato di variazione positiva delle condizioni di produzione disponibili (aumento di materie prime), ed un significato di componente negativo di reddito (il costo delle materie prime).  Nota: i valori numerari sono tutti quei valori che esprimono strumenti di regolamento degli scambi; si tratta principalmente dei mezzi monetari liquidi disponibili (la cassa) e dei debiti/crediti di regolamento.
I valori non numerari rappresentano invece condizioni produttive quali le materie prime, il lavoro, i servizi privati, le immobilizzazioni tecniche, i debiti e i crediti di prestito, il capitale proprio.

TEMPO DI RILEVAZIONE

Quanto al tempo in cui determinare i valor (secondo punto del problema), si adotta il momento in cui si manifesta la variazione numeraria, che viene ad identificarsi in pratica nel momento in cui si emette o si riceve la fattura.
10.3 Il modello di bilancio di esercizio: il reddito di esercizio e il capitale di
funzionamento
Il modello che misura e valuta la redditività della gestione con riferimento a periodi di tempo definiti, di varia ampiezza, viene denominato modello del bilancio di esercizio.
Tale modello, mediante opportuni calcoli in cui intervengono stime e congetture, raccoglie
il sistema di valori in adatte sintesi periodiche, pervenendo a determinare due quantità
economiche complesse, il reddito di esercizio (quantità-flusso) e il capitale di
funzionamento (quantità-fondo) alla fine del periodo per il quale si è determinato il
reddito. Il reddito di esercizio viene accolto in un conto denominato conto economico,
mentre il capitale di funzionamento trova rappresentazione in un conto patrimoniale o
stato patrimoniale finale.
In queste sintesi del sistema dei valori viene misurato e rappresentato il divenire economico complessivo dell’impresa, per periodi in genere corrispondenti all’anno solare (competenza economica).
10.6 Il bilancio di esercizio
La sintesi del reddito di esercizio (conto economico) e la sintesi del capitale di funzionamento (stato patrimoniale finale) formano il cosiddetto bilancio di esercizio.  Il conto economico è uno schema a sezioni divise e contrapposte, nella cui sezione di sinistra denominata “dare” vengono iscritti i componenti negativi di reddito, mentre in quella di destra denominata “avere”, vengono iscritti i componenti positivi di reddito.  Lo stato patrimoniale finale è anch’esso uno schema a sezioni divise e contrapposte nella cui sezione di sinistra detta “attivo” sono accolte le condizioni patrimoniali positive, mentre in quella di destra detta “passivo e netto”, sono accolte le condizioni patrimoniale negative compreso il capitale proprio.

CAPITOLI 11 e 12 L’EQUILIBRIO REDDITUALE E PATRIMONIALE

RAPPRESENTATO MEDIANTE INDICI

12.2 La redditività del capitale proprio
L’indice che esprime in massima sintesi i risultati dell’impresa è la redditività del
capitale proprio detta anche ROE (Return On Equity), nella quale il reddito netto
prodotto viene riferito alla condizione di produzione di diretta pertinenza ossia il capitalerisparmio
o mezzi propri.
Un altro indice da tener presente, è quello che esprime la redditività della gestione operativa, detto ROA (Return On Asset):

BILANCIO DI
ESERCIZIO

(quantità-flusso)

Capitale di funzionamento

(quantità-fondo)
CONTO ECONOMICO STATO PATRIMONIALE
Viene rappresentato nel Viene rappresentato nello

ROE =

Reddito Netto
Capitale Proprio

ROA =

Reddito Operativo
Attivo Netto
Il ROE può essere espresso anche in funzione del ROA (che costituisce una sua parte):
Il rapporto AN/CN è detto Rapporto di Indebitamento (RI), il quale serve ad apprezzare la solidità patrimoniale dell’impresa, vale a dire la sua capacità di far fronte agli impegni verso terzi.
Il rapporto RN/RO è invece denominato Tasso di Incidenza (TI) del reddito netto sul reddito operativo.
Si può quindi affermare che la redditività del capitale proprio, dipende da tre fattori:
1. La redditività operativa (ROA)
2. L’indebitamento finanziario o solidità (RI)
3. L’incidenza del reddito netto sul reddito operativo (TI)
12.3 La redditività della gestione operativa
La redditività operativa (ROA), può anche essere espressa nel modo seguente:
Il rapporto RO/V è detto ROS, ossia redditività delle vendite, ossia il grado di convenienza economica delle vendite effettuate nell’esercizio.

Il rapporto V/AN è invece il tasso di rotazione dell’attivo netto (TR): esso esprime la

relazione tra una dimensione operativa dell’azienda (espressa dal fatturato messo al numeratore), e da una dimensione strutturale (espressa dall’attivo netto al denominatore).

ROE = *

RO
AN
AN
CN
RN
RO
*
RO = Reddito Operativo
AN = Attivo Netto
CN = Capitale Netto
RN = Reddito Netto
dove

ROA = *

RO
V
V
AN
RO = Reddito Operativo
AN = Attivo Netto
dove V = Fatturato (vendite)
12.4     Solidità e Liquidità
La solidità patrimoniale evoca il concetto di grado di dipendenza verso terzi finanziatori e abbiamo visto che un indicatore di questo concetto è il rapporto di indebitamento (RI).
Assieme al rapporto di indebitamento, occorre tener conto anche del grado di copertura
delle immobilizzazioni (CI):
Se CI è> di 1 significa che il capitale a pieno rischio è in grado di far fronte agli investimenti che permangono a lungo nell’impresa.
Gli indicatori che permettono di valutare la liquidità o solvibilità di breve, sono il
quoziente di disponibilità (QD) e il quoziente di liquidità (QL):
Questi due indicatori esprimo entrambi l’attitudine della struttura patrimoniale a fronteggiare impegni a breve termine con le disponibilità liquide e con quelle che potranno diventare tali a breve scadenza.

CAPITOLI 26-27-28 L’ORGANIZZAZIONE, LA STRATEGIA D’IMPRESA, SISTEMA
COMPETITIVO E STRATEGIE COMPETITIVE

(Studiare sulle slide di Sacco)

CI =

CP
IM
CP = Capitale proprio
IM = Immobilizzazioni tecniche al netto degli
ammortamenti
dove

QD =

AC
PC

QL =

L
PC
dove
AC = Attivo corrente
PC = Passivo corrente
L = Liquidità immediate e differite

 

Fonte: http://www.scicom.altervista.org/economia%20aziendale/ECONOMIA%20AZIENDALE.doc

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