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PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

FEDERICA DAGA, legge il processo verbale della seduta del 4 agosto 2022.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell’articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 93, come risulta dall’elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’ al resoconto stenografico della seduta odierna .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull’ordine dei lavori il deputato Matteo Dall’Osso. Ne ha facoltà.

MATTEO DALL’OSSO(FI). Grazie, Presidente. Come sa, io ce l’ho messa tutta per difendere le persone con disabilità o fragilità. Ogni giorno, in quest’Aula, ho condiviso le angosce, il panico, la paura di persone che volevano solo continuare a lavorare. Noto, con molto dispiacere, che la politica ha perso di umanità; è diventata tutto uno scaricabarile, nessuno si prende più alcuna responsabilità, e allora vorrei ripetere io i nomi delle persone responsabili: il Ministro Orlando, Ministro del Lavoro, Partito Democratico, e il Ministro Brunetta, Ministro della Pubblica amministrazione, che per fortuna si è allontanato spontaneamente dal mio stesso partito. A loro inviai tutti gli stenografici delle mie parole, giorno dopo giorno, in quest’Aula; tutti i giorni, tutti i giorni, sempre: lavoro o salute, lavoro o salute. Dopo che hanno speso tutti i soldi che volevano per ciò che loro volevano, ora non sono riusciti a trovare 30 milioni di euro per il lavoro agile, per i lavoratori fragili. Se non altro, non capisco perché non hanno prorogato lo per la pubblica amministrazione a costo zero, zero, zero! Avete avuto un comportamento disumano e miserevole. Miserevoli! Ed il marcio è che userete le persone fragili per la campagna elettorale su probabili emendamenti, citabili, al Senato.

Ora vorrei ripetere, anzi vorrei parlare, non ripetere, vorrei parlare di alcuni numeri. Sì, di numeri. In campagna elettorale parlo di numeri. Un calcolo semplice, fatto assieme a voi: i disabili in Italia sono 7.499.999, con me 7 milioni e 500 mila. Ora, ogni persona disabile o fragile ha accanto una persona. Questo vuol dire che 7 milioni e 500 mila per 2 sono 15 milioni – 15 milioni! -. Il popolo italiano è costituito da 60 milioni di individui: 15 milioni su 60 milioni, capite bene, è il 25 per cento di persone italiane, di cittadini italiani che hanno a che fare con la disabilità. Anche solo per questo bisognerebbe portare a loro il massimo impegno, perché i cittadini disabili e fragili non hanno bisogno di quello di cui voi volete che loro abbiano bisogno; i cittadini fragili hanno bisogno di quello di cui loro hanno bisogno.

Presidente, vorrei ricordare alcuni articoli del codice penale, così rimarrà agli atti, considerato che ho citato i responsabili. Articolo 575 del codice penale, omicidio: “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno”; omicidio plurimo: se si dovesse verificare la morte di più persone e lesioni di una o più persone, si dovrebbe infliggere la pena più grave delle violazioni commesse, aumentata sino al triplo, sino al massimo di quindici anni di reclusione; omicidio doloso, colposo, preterintenzionale; e per finire, l’articolo 580, istigazione al suicidio: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola, in qualsiasi modo, l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni (…)”. Presidente, la legge è uguale per tutti.

Infine, mi rivolgo a tutte le persone con fragilità: vi abbraccerei uno per uno. Non so cosa succederà in futuro. Sappiate che, se farete causa o esposto ai Ministeri competenti che ho citato in precedenza, potete citarmi come testimone. Io c’ero, ci sono e ci sarò, per i nostri diritti. Vi voglio bene. Vinciamo noi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole De Toma. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO DE TOMA(FDI). Grazie, Presidente. Faccio mie le parole dell’onorevole Dall’Osso, considerato che è una battaglia di civiltà, che portiamo avanti ormai da diverso tempo, nei confronti dei lavoratori fragili. Vede, Presidente, non ripetendo i numeri, cosa che ha già fatto il collega, io mi limito, più che altro, a ricordare alcuni passaggi che, secondo me, sono fondamentali. Il 30 giugno sono scaduti i termini delle proroghe per i lavoratori, più che altro attraverso . Questo valeva sia per quanto riguarda il pubblico che il privato, gettando nel panico questi lavoratori fragili. Oltretutto, a distanza di un mese, quindi esattamente il 31 luglio, cessava la disposizione che equiparava l’assenza dal lavoro al ricovero ospedaliero, e quindi, di conseguenza, quelle che potevano essere delle opportunità per questi lavoratori fragili venivano meno.

Io ricordo dei passaggi, che in quest’Aula abbiamo ripetuto più volte. Il 5 luglio, oltre un mese fa, io ho indirizzato una lettera all’onorevole Lorenzo Guerini, Ministro della Difesa (perché rivolgo questa richiesta anche per quei militari dei vari Corpi delle Forze armate, poiché anche loro sono dei lavoratori), all’onorevole Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, all’onorevole Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione. A seguito di questa mia lettera, il 12 luglio ne ho mandata un’altra all’onorevole Roberto Speranza, Ministro della Salute, insieme anche ai sottosegretari Andrea Costa e Pierpaolo Sileri, proprio perché ritenevo opportuno che il Governo, ovviamente con le figure di riferimento per questa problematica, fosse al corrente di tutto ciò. Questo è stato riportato, anche in altri miei interventi, direttamente al Presidente del Consiglio, e anche attraverso ordini del giorno, votati in quest’Aula, o emendamenti, non tenuti in considerazione, però nulla è stato fatto.

Tutto ciò mi ha portato a fare un ultimo gesto, esattamente ieri. Ieri, 8 agosto, ho portato personalmente presso gli uffici del Quirinale, quindi gli uffici del Presidente della Repubblica, una lettera indirizzata a quest’ultimo, dove faccio menzione di tutto quello che sto dicendo e che ho detto fino adesso, in queste ultime settimane. Ve ne leggo solo un piccolo passaggio: “Si tratta, in breve, di consentire la prestazione lavorativa, sia nel pubblico che nel privato, in modalità agile o da remoto, e, per coloro che svolgono mansioni che non consentono tale modalità, di equiparare l’assenza al ricovero ospedaliero, senza incidere sul periodo di comporto contrattuale”.

In questi giorni, ho visto anche che il Ministro Andrea Orlando ha praticamente, tramite la sua pagina di , giustificato quella che è stata una non volontà da parte della Presidenza del Consiglio, riunitasi ultimamente sul “decreto Aiuti”, per trovare quelli che sono, di fatto, 30-32 milioni di euro, che è una cifra irrisoria rispetto a tutto quello che sentiamo “girare” qui. Dopodiché, lo ha cancellato, dicendo, appunto, che non c’era addirittura l’uniformità in seno al collegio dei Ministri presso appunto la Presidenza del Consiglio.

Questo è veramente un fatto grave, che denunciamo da tempo – che denuncio personalmente e denuncio a nome del partito di Fratelli d’Italia – per quello che riguarda una categoria, i lavoratori fragili, che continuano a chiedere semplicemente di poter continuare a lavorare, ma lavorare nelle condizioni migliori per loro, semplicemente perché – come è ovvio – quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane – ma, più che altro, in un autunno caldo, in tutti i sensi – è che potrebbe esserci una recrudescenza della pandemia. E questo è il motivo che mi ha spinto, ieri, a portare personalmente questa lettera al Quirinale, proprio nelle mani del Presidente, perché la faccia sua e metta in condizione queste persone – come diceva l’onorevole Dall’Osso – e le loro famiglie di avere effettivamente una risposta concreta.

Concludo, Presidente, dicendo che lascerò queste lettere che ho citato anche affinché siano inserite nel resoconto per quanto riguarda la testimonianza di fatti concreti per una situazione incresciosa. E questo Governo, ma, soprattutto il Presidente Repubblica, devono dare risposte immediate a queste famiglie .

PRESIDENTE. Ovviamente non saranno nel resoconto, ma messe a disposizione della Presidenza, che ne valuterà il contenuto.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3703: Disposizioni in materia di giustizia e di processo tributari.

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è in distribuzione e sarà pubblicato nell’al resoconto stenografico della seduta odierna .

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

Il presidente del gruppo parlamentare Fratelli d’Italia ne ha chiesto l’ampliamento.

La II Commissione (Giustizia) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire il relatore, presidente della Commissione giustizia, onorevole Mario Perantoni.

MARIO PERANTONI, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, membri del Governo, signor sottosegretario, l’Assemblea oggi inizia l’esame del disegno di legge governativo, atto Camera 3703, recante disposizioni in materia di giustizia e di processo tributari, approvato dal Senato.

Con tale intervento il Governo, considerato l’impatto che la giustizia tributaria ha sulla fiducia degli operatori economici, compresi gli investitori esteri, si propone di rispettare gli impegni assunti con il PNRR, nel quale vi è, infatti, l’obiettivo di intervenire sulla giustizia tributaria, per ridurre il numero di ricorsi alla Corte di cassazione e consentire una loro trattazione più spedita. Il Piano muove, infatti, dalla considerazione di quanto il contenzioso tributario sia una componente importante dell’arretrato della Cassazione (parliamo di circa 50 mila ricorsi pendenti per il 2020) e di quanto spesso le decisioni della Suprema Corte portino all’annullamento delle decisioni delle corti di merito (stiamo parlando di circa il 47 per cento dei casi, nel 2020).

L’obiettivo, quindi, potrà essere perseguito assicurando un migliore accesso alle fonti giurisprudenziali mediante il perfezionamento delle piattaforme tecnologiche e la loro piena accessibilità da parte del pubblico, introducendo il rinvio pregiudiziale per risolvere i dubbi interpretativi, prevenire, quindi, la formazione di decisioni difformi dagli orientamenti consolidati dalla Suprema Corte e, inoltre, rafforzando – come è doveroso per tutti i settori del pubblico – la dotazione di personale, intervenendo anche mediante adeguate incentivazioni economiche. Il PNRR individua per l’attuazione della riforma il termine del quarto trimestre del 2022.

Nel rinviare alla documentazione predisposta dagli uffici per una dettagliata analisi del contenuto, io, Presidente, chiederei fin d’ora l’autorizzazione a depositare la relazione, ma, allo stesso tempo, farei un breve accenno ai punti più salienti…

MARIO PERANTONI, . … che, a mio parere, vale la pena porre all’attenzione dell’Aula, per lo meno, su alcuni punti più importanti.

Il provvedimento si compone di 8 articoli e interviene principalmente sul decreto legislativo n. 545 del 1992, che, come sappiamo tutti, disciplina l’ordinamento degli organi speciali di giurisdizione tributaria e organizzazione degli uffici di collaborazione.

L’intervento, come si diceva anche in precedenza, persegue la razionalizzazione del sistema della giustizia tributaria attraverso la professionalizzazione del giudice di merito, quindi la previsione della figura del magistrato tributario professionale e, conseguentemente, apporta le modifiche alle norme che disciplinano il reclutamento, la nomina alle funzioni direttive e le progressioni di carriera dei componenti le commissioni tributarie.

La lettera del comma 1 dell’articolo 1 interviene sul decreto legislativo citato e modifica la denominazione delle attuali commissioni tributarie: quelle provinciali, regionali e le commissioni tributarie, d’ora in poi, si chiameranno “corti di giustizia tributaria di primo grado”, “corti di giustizia tributaria di secondo grado” e “corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado”.

Viene specificato, alla lettera del comma 1 dell’articolo 1, che la giurisdizione tributaria è esercitata dai nuovi magistrati tributari, oltre che dai giudici tributari nominati presso le corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado presenti, alla data del 1° gennaio 2022, nel ruolo unico istituito dall’articolo 4, comma 39-, della legge n. 183 del 2011. Questi ultimi giudici, quindi, che sono attualmente in organico, eserciteranno le proprie attribuzioni fino al completamento della loro carriera, accompagnando così la giurisdizione tributaria verso l’esercizio esclusivo da parte di magistrati tributari professionali a tempo pieno, assunti tramite concorso pubblico. Le modalità di svolgimento di tale concorso sono disciplinate dagli articoli da 4 a 4- del decreto legislativo n. 545 del 1992, così come modificati dal provvedimento che abbiamo in esame.

Il comma 3 del nuovo articolo 1- del citato decreto legislativo, così come modificato, appunto, da questo intervento, stabilisce che l’organico dei magistrati tributari sarà di 448 unità presso le corti di giustizia tributaria di primo grado e di 128 unità presso le corti di giustizia tributaria di secondo grado.

Un altro punto importante che volevo richiamare e porre all’attenzione dell’Aula è quello previsto dalla lettera del primo comma dell’articolo 4, che stabilisce che i giudici delle corti di giustizia tributaria di primo grado verranno nominati tramite un concorso pubblico per esami, bandito in relazione ai posti vacanti e a quelli che si renderanno vacanti nel quadriennio successivo. È, quindi, importante che l’accesso alla magistratura tributaria, così come per l’accesso alla magistratura ordinaria, si svolga tramite concorso. Ovviamente, il provvedimento che stiamo esaminando disciplina le modalità del concorso, i requisiti per la partecipazione allo stesso, stabilisce che i magistrati tributari dovranno sottoporsi a un tirocinio formativo e affronta, quindi, tutte le tematiche relative alla disciplina di questo nuovo ramo della magistratura.

Altro punto importante che volevo sottolineare è il fatto che viene istituito, con carattere di autonomia e indipendenza, un ufficio ispettivo presso l’organo di autogoverno dei giudici tributari e, cioè, presso il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. Fino a oggi le ispezioni erano demandate a un magistrato tributario che faceva parte delle commissioni tributarie; ora, invece, viene stabilito un ufficio ispettivo autonomo, che ha carattere di indipendenza. A questo ufficio sono assegnati 6 magistrati o giudici tributari, tra i quali è nominato un direttore. Dunque, è istituzionalizzato questo ufficio per renderlo totalmente indipendente dai giudicanti.

Viene istituito, altresì, l’Ufficio del massimario nazionale presso il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, che avrà sicuramente rilevanza per coordinare e dare uniformità, o proporre uniformità, nelle decisioni della giurisprudenza tributaria. Come abbiamo constatato, quasi il 50 per cento delle decisioni impugnate davanti alla Suprema Corte viene cassato.

Passando brevemente a un altro punto che mi pare opportuno evidenziare, sottolineo quello previsto dall’articolo 3.

L’articolo 3 istituisce presso la Corte di cassazione una sezione civile incaricata esclusivamente della trattazione delle controversie in materia tributaria e affida al Primo presidente della Corte di cassazione la responsabilità di adottare provvedimenti organizzativi adeguati, al fine di stabilizzare gli orientamenti di legittimità e agevolare la rapida definizione dei procedimenti pendenti presso la Corte di cassazione.

L’articolo 4 è di rilievo, in quanto interviene sulla procedura; gli aspetti più rilevanti sono dati dal fatto che introduce la competenza del giudice monocratico tributario per le cause di valore inferiore ai 3 mila euro e ha, quindi, un evidente obiettivo deflattivo per contenere il contenzioso davanti alle corti di giustizia tributaria di primo grado. Questa competenza avrà efficacia a partire dai ricorsi notificati successivamente al 1° gennaio 2023. Un altro aspetto procedurale di rilievo è dato dal fatto che è stata introdotta la possibilità, per il giudice tributario, di ammettere la prova testimoniale in forma scritta, in presenza, ovviamente, di determinati presupposti. Altro punto proceduralmente importante è l’introduzione dell’istituto della conciliazione su proposta del giudice tributario. Questo istituto, ovviamente, ha anch’esso finalità deflattive. Il provvedimento al nostro esame prevede conseguenze qualora non si accettino le proposte formulate dal giudice tributario.

Il comma 4 dell’articolo 4 sostituisce il comma 4 dell’articolo 16 del decreto-legge n. 119 del 2018 che prevede, con riguardo al processo tributario, la possibilità di partecipare all’udienza da remoto e, quindi, introduce anche un nuovo comma 4-. La possibilità di partecipare all’udienza da remoto è così disciplinata – questo lo richiamo perché è abbastanza importante-: si prevede che la richiesta di udienza da remoto possa essere presentata dalle parti nel primo atto difensivo o in apposita istanza; si stabilisce che l’udienza si tenga a distanza se la richiesta è formulata da tutte le parti costituite nel processo, diversamente si applica la disciplina ordinaria; viene precisato che le udienze pubbliche tenute dalla corte di giustizia tributaria di primo grado in composizione monocratica, nonché le udienze di trattazione dell’istanza di sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato e le udienze di trattazione delle istanze di sospensione in caso di appello davanti alla corte di giustizia tributaria di secondo grado si svolgano esclusivamente a distanza. È fatta comunque salva la possibilità, per ciascuna delle parti di richiedere, nel primo atto difensivo o nell’appello, la partecipazione congiunta all’udienza del difensore dell’ufficio e dei giudici presso la sede della corte di giustizia tributaria, ma devono essere allegate comprovate ragioni. Ovviamente, il giudice poi prenderà la sua decisione. Anche queste disposizioni si applicheranno a partire dai ricorsi che saranno notificati successivamente al 1° settembre 2023.

L’articolo 5 reca una dettagliata disciplina della definizione agevolata dei giudizi tributari pendenti dinanzi alla Corte di cassazione. Anche qui, c’è un evidente sforzo per arrivare a deflazionare il carico e c’è una diversificazione tra i valori che sono in ballo; insomma, è tutto dettagliato e rimando a quanto stabilisce appunto l’articolo 5.

Concludo, Presidente, con l’articolo 6. L’articolo 6 aggiunge il comma 5- all’articolo 7 del decreto legislativo n. 546 del 1992. Ai sensi del nuovo comma 5-, l’amministrazione è tenuta a provare in giudizio le violazioni contestate con l’atto impugnato e il giudice, che deve fondare la decisione sugli elementi di prova che emergono nel giudizio, procede all’annullamento dell’atto impositivo in mancanza della prova della sua fondatezza o qualora tale prova risulti contraddittoria o comunque insufficiente a dimostrare in modo circostanziato, puntuale e, comunque, in coerenza, ovviamente, con la normativa tributaria sostanziale, le ragioni oggettive su cui si fonda la pretesa impositiva e l’irrogazione delle sanzioni. Ovviamente, spetta al contribuente fornire le ragioni della richiesta del rimborso quando non sia conseguente al pagamento di somme oggetto di accertamenti impugnati.

Detto questo, Presidente, ho illustrato brevemente alcuni dei punti salienti di questo disegno di legge; ribadisco la richiesta di depositare la relazione e, così, concludo.

PRESIDENTE. Grazie, presidente Perantoni, ovviamente, è autorizzato a consegnare il suo intervento.

Il rappresentante del Governo si riserva la facoltà di intervenire.

È iscritta a parlare l’onorevole Rossello. Ne ha facoltà.

CRISTINA ROSSELLO(FI). Grazie, Presidente Mandelli…

PRESIDENTE. Onorevole, forse è meglio cambiare il microfono, perché quello non funziona bene. Magari, utilizzi quello al suo fianco, dell’onorevole Cassinelli che, come vedo, le lascia immediatamente il posto.

CRISTINA ROSSELLO(FI). Grazie, Presidente. Con l’occasione, la ringrazio anche per la conduzione dei lavori, in questi giorni frenetici e faticosi e per la sua saggezza e tecnicità nella conduzione dell’Aula.

Signor Presidente e onorevoli colleghi, in quest’ultimo scorcio di legislatura ci accingiamo a licenziare la nevralgica riforma della giustizia tributaria. Si tratta di una riforma richiesta a più riprese; sono stati, infatti, presentati ben 6 disegni di legge, da parte di tutti i gruppi, che provano a cercare soluzioni su quella che costituisce ormai una vera e propria emergenza. Il testo che stiamo esaminando costituisce il frutto dell’impegno delle diverse forze politiche che, con intensa sinergia, hanno lavorato nelle Commissioni giustizia e finanze del Senato, contribuendo a migliorare il testo presentato dalla Ministra Cartabia.

Tutti noi sappiamo che tale intervento – considerato l’impatto che la giustizia ha sulla fiducia degli operatori economici, compresi gli investitori esteri – si inserisce fra gli impegni assunti con il PNRR, come nel caso della riforma del processo penale e di quello civile. L’obiettivo è rendere efficiente il servizio giustizia anche sul fronte tributario, riducendo il numero dei ricorsi alla Corte di cassazione e consentendo una loro trattazione più spedita.

Il Piano muove, infatti, dalla considerazione di quanto il contenzioso tributario sia una componente importante dell’arretrato della Cassazione – 50 mila ricorsi pendenti, a tutto il 2020 – e di quanto sovente le decisioni della suprema Corte portino all’annullamento delle decisioni delle commissioni tributarie regionali. Si parla del 47 per cento dei casi nel 2020, che si documentano anche per le motivazioni.

Al di là del PNRR, riformare la giustizia tributaria, quindi, è un’istanza chiesta a gran voce, da tempo, anche dal mondo professionale, in modo da porre il binomio contribuente-cittadino al centro del processo tributario, consentendo allo stesso una difesa efficace davanti a un giudice tributario effettivamente terzo e imparziale, nel rispetto dei dettami dell’articolo 111, secondo comma, della Costituzione. In tal senso, il disegno di legge in esame si muove tanto su un piano ordinamentale quanto su un piano professionale e processuale, affrontando alcuni temi cruciali, in particolare per quelli processuali: la professionalizzazione dei magistrati tributari, anche attraverso l’introduzione del giudice a tempo pieno, il rafforzamento dell’organo di autogoverno della giustizia tributaria, il potenziamento della struttura amministrativa a supporto della giustizia tributaria, l’accettazione della prova testimoniale, al pari di quanto previsto nei giudizi civili, penali e amministrativi e l’introduzione della conciliazione in funzione deflattiva delle controversie.

Forza Italia, sin da subito, ha segnalato alcune criticità; il progetto di riforma lascia, infatti, immutato l’attuale impianto normativo, più volte criticato negli anni, che affida la gestione e l’organizzazione della giustizia tributaria al Ministero dell’Economia e delle finanze. La conferma di tale impianto genera evidentemente gravi problemi di dipendenza e terzietà del nuovo magistrato tributario, proprio perché dipendente da una delle parti in causa, con ogni conseguenza sulla sua autonomia valutativa.

Del pari, fra l’altro, abbiamo anche evidenziato che il disegno di legge non prevede una soluzione dei 77 mila ricorsi e dei 45 mila appelli, che rappresentano il carico di lavoro attuale delle commissioni di merito, e che essenzialmente occorre intervenire sull’arretrato giacente presso la Corte di cassazione.

Non di meno, abbiamo concordato necessariamente di ultimare i lavori prima della scadenza di questa legislatura, per garantire all’Italia gli oltre 20 miliardi del PNRR vincolati alla realizzazione della riforma e abbiamo contribuito a migliorare le criticità del testo base, cui poco fa ho accennato. La motivazione, però, è anche ulteriore, fa parte del DNA del nostro partito ed è quella di dare risposte concrete alle esigenze dell’Italia e dei nostri cittadini. Uno sforzo di sintesi doveroso al quale Forza Italia, ancora una volta, non si è sottratta. Ripensare il Paese: questa è la conduzione del nostro pensiero, che da sempre ha guidato e continuerà a guidare il nostro presidente e il nostro partito e la riforma della giustizia tributaria è uno dei principali gangli per attuare una riforma dell’intero sistema fiscale, favorendo un clima di certezza per i contribuenti, con tempi adeguati e ragionevoli, senza attese di anni per traguardare la conclusione di interminabili processi e con le ineludibili e note conseguenze economiche in tema di rallentamento o addirittura di blocco dell’attività economica, perdita di occupazione e, quindi, perdita di PIL. Al riguardo, mi preme sottolineare come le modifiche apportate durante i lavori al Senato abbiano recepito una delle storiche battaglie di Forza Italia, la pace fiscale per le cause pendenti in Cassazione.

Originariamente, il provvedimento, nella relazione illustrativa, rimetteva alla volontà del Parlamento il tema di affrontare le circa 50 mila cause pendenti di fronte al giudice di ultima istanza, la Corte di cassazione. L’articolo 5, introdotto nel corso dell’esame in sede redigente dalle Commissioni riunite a Palazzo Madama, reca la disciplina della definizione agevolata dei giudizi tributari pendenti dinanzi alla Corte di cassazione. Nello specifico, si prevede che le controversie tributarie di valore non superiore a 100 mila euro, pendenti alla data del 15 luglio 2022 davanti alla Suprema Corte e che hanno visto l’amministrazione soccombente nei precedenti gradi di giudizio, possano essere definite, a domanda del contribuente o dei suoi aventi causa, previo pagamento di un importo pari al 5 per cento del valore della controversia, con decreto assunto ai sensi dell’articolo 391 del codice di procedura civile – decreto di estinzione del processo – che interviene nell’ipotesi in cui non sia fissata la data di decisione. Diversamente, nei casi in cui l’ente riscossore sia risultato soccombente, in tutto o in parte, in uno dei gradi di merito e il valore della controversia non sia superiore a 50 mila euro, il contribuente o i suoi aventi causa potranno definire il contenzioso previo pagamento di un importo pari al 20 per cento del valore della controversia, così determinando l’estinzione del giudizio.

Indubbiamente, i correttivi apportati in Senato alla riforma ci consegnano uno strumento che potrà comunque contribuire a riformare il sistema Italia. Ritengo fondamentale la rivoluzione copernicana recata dalla riforma del rapporto tra Stato e contribuente. Con questa riforma finalmente si inserisce il principio dell’inversione dell’onere della prova: non più il contribuente che deve necessariamente dimostrare, lui stesso, la propria innocenza o non responsabilità, ma un’amministrazione che deve provare in giudizio le violazioni contestate con l’atto impugnato, così come avviene in ogni Nazione civile o nel nostro processo penale. Un cambio di passo che Forza Italia ha da sempre auspicato per raggiungere un modello di fisco moderno e più equo.

In ogni caso, fra luci e ombre di questo provvedimento – di cui abbiamo anche rappresentato i forti limiti, ma i tempi impellenti ci condizionavano a una soluzione proprio in vista dell’esito del PNRR, così importante per il nostro Paese -, noi di Forza Italia, avendo sempre come faro della nostra azione l’interesse nazionale, non dobbiamo sottacere che, con questa riforma, l’Italia sta incassando il quarto pilastro delle riforme sulla giustizia, presupposto per accedere ai fondi del .

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rossello, anche per le parole cortesi.

E’ iscritto a parlare l’onorevole Vinci. Ne ha facoltà.

GIANLUCA VINCI(FDI). Grazie, signor Presidente. Questo provvedimento era atteso da decenni nel nostro Paese. È un provvedimento, quello della riforma della giustizia tributaria – della giustizia tributaria finalmente affidata a professionisti -, che da tempo era sollecitato sia dalle associazioni di categoria sia, soprattutto, dalle imprese e dagli stessi cittadini, perché fino a oggi era una magistratura di serie B, una magistratura che cercava di portare giustizia tra mille difficoltà. Finalmente un provvedimento è stato fatto, ma un provvedimento di questo tipo, che era stato già anticipato nel Governo “Conte I” e poi ribadito nel Governo “Conte II”, viene realizzato, in fretta e furia, al termine della legislatura solo perché c’è il PNRR. Quindi, questo dà conto dell’incapacità, di questi ultimi anni – e forse anche qualcosa di più -, di portare provvedimenti utili al Paese in quest’Aula.

Questo provvedimento sicuramente migliora alcuni aspetti, ma avrà decisamente bisogno di ulteriori correzioni più avanti, perché non tutti gli aspetti sono stati risolti. Vi è un problema infatti ed è il problema dei magistrati. I magistrati finalmente saranno tali per professione: saranno magistrati che supereranno un concorso e che svolgeranno questa attività non nei ritagli di tempo, ma a tempo pieno. Tuttavia, questi magistrati noi li volevamo un po’ più preparati. Ricordo, infatti, che questa magistratura, la magistratura tributaria, si occupa di un contenzioso di un valore di circa 40 miliardi di euro. Quindi, ci troviamo ad avere a che fare con una magistratura fondamentale per il nostro Paese, che è fondamentale sia per le casse dello Stato sia per i cittadini che si trovano sotto processo rispetto allo Stato.

Allora, a chi affidiamo tutto ciò? Affidiamo queste cause a magistrati che avranno o la laurea in giurisprudenza o la laurea in economia e commercio. Questo ha sollevato diversi dubbi nell’ultima parte, perché chi non ha una laurea in giurisprudenza potrebbe non conoscere perfettamente i cavilli del diritto. Allora, cosa abbiamo proposto, come Fratelli d’Italia (ma stiamo trovando uno sbarramento su questo)? Che chi ha una laurea che non sia in giurisprudenza – e quindi, in economia – sia almeno iscritto in un albo professionale e abbia 5 anni di anzianità in un albo, in modo che abbia maturato un’esperienza tale da poter affrontare cause di questa importanza; così da non avere, invece, magistrati che si trovano per la prima volta ad affrontare un tema così sensibile, che va ad incidere concretamente sulla vita delle persone e delle imprese e, quindi, anche delle famiglie e dello Stato. Quindi, un tema assolutamente delicato, che volevamo fosse affrontato nella maniera più definitiva e più professionale.

Poi, c’è qualcosa che non ha senso, in uno Stato di diritto, cioè il fatto che questa magistratura risponda, in qualche modo, al MEF, il Ministero dell’Economia e delle finanze, invece che al Presidente del Consiglio o al Ministro della Giustizia. Per quale motivo servono decreti del MEF, in ordine alla magistratura tributaria, per procedere con la nomina dei magistrati tributari? Questo non è corretto, per quella che è la separazione dei poteri. È come se il giudice, in qualche modo, possa – e speriamo che non lo sia – essere influenzato dal fatto di rispondere direttamente al Ministero dell’Economia e delle finanze. Questo probabilmente è qualcosa che andrà modificato in futuro, perché un passo è stato fatto, ma bisogna anche arrivare all’imparzialità, che è non solo quella vera, ma anche quella apparente. Il cittadino deve capire che la magistratura tributaria è veramente – e anche apparentemente – imparziale, non rispondendo, dunque, al MEF, come avviene, invece, con questa norma.

Poi riteniamo anche che sia stata un’occasione persa non consentire, già con questa norma, agli enti locali e alle regioni di procedere con una definizione agevolata in caso di contenzioso o meno per i propri tributi regionali e locali, in modo che anche le regioni abbiano quell’autonomia e quella possibilità di intervenire nella materia tributaria che, oltre a sostenere le casse statali, sostenga anche le loro. Questo pare non si è fatto. Fratelli d’Italia ha fortemente sostenuto questa possibilità, perché c’è da ricordarsi che nel nostro ordinamento le regioni e gli stessi comuni hanno un’importanza fondamentale e sono spesso più vicini ai cittadini dello Stato stesso. Invece, questa possibilità di agevolazione, lo ripeto, non è consentita loro.

Riteniamo, invece, assolutamente positivo che finalmente i funzionari possano essere chiamati a rispondere del rigetto o del mancato accoglimento della proposta di mediazione fatta dai cittadini. Spesso, infatti, ci si trova davanti a funzionari che, non avendo un interesse proprio alla definizione o meno del contenzioso, ad entrare, quindi, nel merito della controversia, magari obiettano un secco “no”. Questo è quello che può apparire ad alcuni contribuenti. Con questa norma, si introduce, pertanto, la possibilità di agire e di chiedere conto al funzionario che ha rigettato queste richieste. Conseguentemente, siamo sicuri che vi sarà almeno un atteggiamento diverso e un maggiore approfondimento maggiore per queste pratiche.

Da considerarsi positiva è anche l’introduzione, anche se ancora parziale, della prova testimoniale; si inserisce così nel processo tributario il tentativo di non renderlo meramente freddo e documentale e si porta qualcosa che spesso nella vita quotidiana delle imprese c’è, cioè la possibilità di avere testimonianze, qualcuno che venga a riportare come sono andati veramente i fatti. Ricordo che, fino ad oggi, la testimonianza faceva già parte del processo tributario, ma solo quando acquisita dalla Guardia di finanza o dall’Agenzia delle entrate nei propri verbali e il cittadino contribuente si trovava a dover rispondere soltanto con documenti a dichiarazioni fatte da altri. Questo è stato parzialmente superato e ciò è sicuramente positivo, ma è soltanto un inizio.

Evidenzio un altro problema: i magistrati tributari passeranno da 2.800 circa a 600, certo diventeranno professionali e avranno più tempo a disposizione, però si ritiene, quello previsto, un organico ancora insufficiente. È stata apportata una piccola modifica, vale a dire istituire il giudice tributario monocratico fino a 3 mila euro; forse questa misura andrà ampliata proprio per il numero probabilmente esiguo di magistrati che ci saranno in futuro. Pertanto, vi sono tante correzioni che a nostro avviso andranno fatte su un provvedimento che sicuramente era necessario, ma che poteva essere scritto in modo migliore e che dovrà essere sicuramente corretto, nel futuro. Un’occasione che non è stata del tutto persa, ma questo Governo poteva ascoltare un po’ di più questa opposizione e apportare qualche miglioramento anche in quest’ultima fase della legislatura .

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Bazoli. Ne ha facoltà.

ALFREDO BAZOLI(PD). Grazie, Presidente, non è un caso che uno degli ultimi atti di questa legislatura riguardi la giustizia, in particolare uno dei tasselli della riforma della giustizia.

In questo anno e mezzo di legislatura, noi abbiamo portato a termine la più imponente riforma della giustizia degli ultimi decenni; una riforma che è stata, in qualche modo, indotta e spinta anche dall’esigenza di rispettare il Piano nazionale di ripresa di resilienza – gli obiettivi di riforma che sono stati assegnati dal Piano – per avere le risorse. Ciò ha portato all’approvazione di leggi di riforma molto ambiziose, molto impegnative, molto serie e molto coraggiose.

Nei giorni scorsi, il Consiglio dei Ministri ha approvato i decreti delegati della riforma del processo civile, ha approvato il decreto delegato per l’istituzione dell’ufficio del processo, ha approvato i decreti delegati della riforma del processo penale e oggi noi stiamo discutendo in Aula la riforma del processo tributario, che completa questo ciclo di riforme, molto ambizioso, molto coraggioso, e che dovrà essere attuato nel corso dei prossimi anni, corretto laddove fosse necessario. Queste riforme il Paese le attendeva da molti anni e sono state fatte con una maggioranza molto larga, scontentando qualcuno, perché la maggioranza è molto larga e ciò comporta anche la necessità di giungere a compromessi.

Sono riforme che, proprio per il fatto che sono state approvate con questa maggioranza molto larga, hanno, a mio avviso, la capacità di resistere nel tempo; mi auguro che chiunque arriverà a governare il Paese nella prossima legislatura abbia l’intelligenza di proseguire nel lavoro fatto in questa legislatura, perché, quelle che abbiamo approvato sono riforme che, se attuate, potenziate e poste in opera in modo pieno, sfruttando tutte le loro potenzialità, possono produrre effetti molto positivi sulla giustizia nel nostro Paese.

Questa riforma del processo tributario è un altro di questi tasselli, l’ultimo tassello di questo ciclo di riforme imponenti che abbiamo fatto in questa legislatura. È una riforma importante, perché interviene su un settore nevralgico, un settore che afferisce al funzionamento del rapporto tra lo Stato, il fisco e i cittadini e le imprese; interviene, in particolare, su uno dei comparti della giustizia che funziona male, quello della giustizia tributaria, come testimoniato dal fatto che la metà del contenzioso pendente oggi in Cassazione è dato da contenzioso tributario: 50 mila pendenze, sulle oltre 100 mila che sono oggi in Cassazione, sono di contenzioso tributario, e di queste 50 mila pendenze – come si evince da dati statistici -, oltre la metà dei ricorsi per Cassazione su materie tributarie vengono accolti. Ciò vuol dire che non funzionano adeguatamente le corti di merito e che c’è un eccesso di ricorsi alla giustizia tributaria, che va quindi corretto. Questo intervento normativo interviene in maniera molto incisiva su molti aspetti della giustizia tributaria; intanto, come è stato ricordato, attraverso l’istituzione – finalmente – di giudici professionali. Noi, come Partito Democratico, sia in questa sia nella scorsa legislatura, avevamo fatto una proposta in merito: riportare alla giurisdizione ordinaria anche la giurisdizione tributaria. Questo disegno di legge fa una scelta parzialmente diversa, che però raggiunge lo stesso obiettivo, perché mantiene la giurisdizione speciale; tuttavia introduce i giudici professionali, quindi giudici che vengono assunti per concorso e che poi avranno una carriera sostanzialmente parificata a quella della giurisdizione ordinaria. Si tratta di una buona scelta, perché questo consente di professionalizzare i giudici; dovrebbe quindi consentire di avere una giustizia tributaria un pochino più affidabile, più coerente e meno soggetta a impugnazioni e a contestazioni. Questo era un primo tassello fondamentale.

Si interviene sul processo, introducendo misure deflattive e, al riguardo, è stato ricordato il giudice monocratico che dispone su materie di valore minimale (quelle sotto i 3 mila euro); si incentivano le mediazioni e le conciliazioni; si interviene sul processo digitale da remoto, introducendo tutte quelle misure, già introdotte nel processo civile e nel processo penale, che possano consentire di svolgere le attività processuali in maniera più semplice anche per le parti coinvolte. Si introducono poi nuovo personale amministrativo, una nuova regola di giudizio per le decisioni delle commissioni tributarie, delle corti di giustizia tributaria, che sostanzialmente onera l’amministrazione di provare le ragioni della ripresa tributaria, delle contestazioni che vengono mosse al contribuente, nonché la definizione agevolata per il contenzioso pendente in Cassazione per le liti fino a 50 o 100 mila euro, con riferimento alle quali l’amministrazione fiscale e tributaria è rimasta soccombente in tutto o in parte.

Penso che quello in discussione sia un pacchetto di misure che coglie l’obiettivo di far compiere un grande salto di qualità alla giurisdizione tributaria: si completa, in questo modo, questo ciclo fondamentale di riforme della giustizia, per consentire di raggiungere gli obiettivi del PNRR, che garantiscono l’erogazione dei fondi appunto del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Ci auguriamo – e lo ripeto in conclusione – che, rispetto a questa stagione di riforme, vi sia continuità anche nella prossima legislatura e che, quindi, non vi sia l’idea di mettere in discussione queste complesse riforme, poste in essere in questa legislatura e, con esse, anche il PNRR e l’erogazione dei fondi del PNRR. Se proseguiremo su questo versante, sulla falsariga di queste riforme, penso che la giustizia nel nostro Paese farà un enorme passo avanti e ci allineeremo con le migliori esperienze dei Paesi occidentali, alle quali guardiamo sempre con un po’ d’invidia perché purtroppo, invece, la nostra giustizia oggi ha di efficienza largamente lontane da quegli standard. Ritengo che le riforme che abbiamo posto in essere – e questo è l’ultimo tassello – possano, invece, consentirci di raggiungere quegli obiettivi, quegli standard e quei risultati. Mi auguro quindi che nella prossima legislatura si prosegua su questa strada.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Ferri. Non è presente in Aula.

È iscritta a parlare l’onorevole Cavandoli. Ne ha facoltà.

LAURA CAVANDOLI(LEGA). Signor Presidente, onorevoli colleghi, preliminarmente, vorrei fare un piccolo richiamo a quella stampa nazionale che, evidentemente, aveva fretta di andare in vacanza e ha titolato che il Parlamento, questa settimana, anzi, in realtà, dalla scorsa settimana, restava chiuso. Invece, stiamo qui, noi, deputati, a Montecitorio, diligentemente presenti, perché convocati a discutere e a votare alcune importanti riforme.

Il provvedimento di cui discutiamo oggi è, infatti, di grande rilevanza per il funzionamento della giustizia, non solo tributaria, per i contribuenti che hanno il diritto a una rapida definizione delle vertenze tributarie, e, infine, per lo Stato, trattandosi di un provvedimento necessario al fine del conseguimento dei fondi del PNRR.

Si tratta di una di quelle riforme da approvare entro il quarto trimestre 2022, perché l’Unione europea proceda alla corrispondente erogazione temporaneamente prevista. Per questa accelerazione, ringrazio i colleghi parlamentari e i senatori delle Commissioni giustizia e finanze del Senato, che sono riusciti nell’intento di realizzare una riforma immediatamente applicabile – ci tengo a sottolinearlo -, quindi non prevede deleghe legislative, ottimizzando il testo del disegno di legge, presentato dal Governo solo il 1° luglio scorso. Che questa riforma sia molto sentita, che vi fosse la necessità di questa riforma è evidente, perché, sia alla Camera, sia al Senato, erano state depositate più di una decina di proposte di riforma del processo tributario. Nemmeno lo scioglimento delle Camere ha fermato o rallentato questo iter; anzi, mi permetto di dire che la responsabilità dei parlamentari ha permesso di portare la discussione in Aula, prima al Senato e oggi alla Camera, e all’approvazione definitiva, che auspichiamo in giornata, addirittura prima della pausa di Ferragosto. Certo, serviranno alcuni decreti ministeriali di attuazione, ma il lavoro è completo e ci sono linee direttrici chiare.

Con questa legge, infatti, nasce la magistratura specializzata in materia tributaria, che fa capo al Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria, istituito presso il Ministero dell’Economia e delle finanze, con poteri di autogestione autonomi e indipendenti. Questo intervento persegue, quindi, la razionalizzazione del sistema della giustizia tributaria attraverso la professionalizzazione del giudice di merito, introducendo la figura del magistrato tributario professionale, e apporta le conseguenti modifiche alle norme che disciplinano il reclutamento, la nomina delle funzioni direttive e le progressioni di carriera dei componenti delle corti di giustizia tributaria. Il reclutamento avviene mediante concorso, riservato ai laureati almeno quadriennali, in legge e in economia.

Come ho già anticipato, vengono modificate le denominazioni delle commissioni tributarie, che ora sono provinciali o regionali di primo e di secondo grado, con il nome di corti di giustizia tributaria, rispettivamente di primo e di secondo grado, riconoscendo, in tal modo, più autorevolezza giudiziaria a questa nuova giurisdizione autonoma.

Si modifica anche profondamente la disciplina del processo tributario, quella che era prevista dal decreto legislativo n. 546 del 1992, con importanti novità; parlo della possibilità di ricorrere, nel giudizio di merito, alla prova testimoniale, prima assolutamente non ammessa, e all’istituto della conciliazione su iniziativa del giudice, favorita, in particolar modo, dalla disciplina processuale che prevede una condanna alle spese processuali, aumentata in caso di rifiuto della conciliazione, e successivo esito sfavorevole del giudizio. Quanto alla testimonianza nel processo tributario, giova ricordare che era vietata, come mezzo istruttorio, unitamente al giuramento; resta il divieto di quest’ultimo, trattandosi di diritti indisponibili, ma si ammette ora la testimonianza, seppure con limiti, solo al primo grado, in forma scritta, e con riferimento a circostanze oggettive, non attestate da un pubblico ufficiale.

Nella riforma non manca un importante riferimento al principio dell’inversione dell’onere della prova a vantaggio del contribuente; al riguardo, ci tengo a sottolinearlo, è stata un’esigenza molto, molto sentita dai commissari del Senato, delle Commissioni V e VI. In questo modo, si tutela il contribuente, la parte debole, quella che subisce l’atto impositivo e sarà però lo Stato a dover provare, quindi, maggiormente, in modo specifico e circostanziato, la sua pretesa nei confronti del cittadino contribuente. Questa è stata la risposta della Lega al giustizialismo di alcune parti politiche, di chi considera gli imprenditori prenditori. Ebbene, invece, gli imprenditori, i commercianti, i professionisti sono contribuenti e non evasori a prescindere, come qualcuno, anche in quest’Aula, ha detto, e hanno diritto a un accertamento equo e rispettoso e a un processo tributario dotato delle indispensabili garanzie democratiche e del contraddittorio.

Sempre dal punto di vista processuale, è prevista l’istituzione di un giudice monocratico competente in primo grado per cause di valore fino a 3 mila euro, valore determinato, considerando l’importo del tributo, al netto di interessi e sanzioni, mentre, se la lite riguarda solo l’erogazione di sanzioni, il valore è costituito dalla somma delle stesse. In queste controversie, il contribuente può costituirsi anche personalmente, senza necessità di una difesa tecnica; su questo, ci tengo a dire che l’impugnazione avverrà chiaramente davanti a un giudice collegiale. È anche prevista dalla riforma la possibilità del processo da remoto, con tutte le parti che possono collegarsi digitalmente, se richiesto dalle parti, nei termini previsti e autorizzato dal giudice. A fini deflattivi delle impugnazioni, ma soprattutto per assicurare unitarietà delle interpretazioni giurisprudenziali, presso il Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria viene istituito l’Ufficio del massimario nazionale, con la funzione di rilevare, classificare e ordinare in massime le decisioni delle corti di giustizia tributaria di secondo grado e le più significative fra quelle emesse dalle corti di giustizia di primo grado.

L’ufficio sostituisce, accentrandone le funzioni, gli attuali uffici del massimario presenti nelle commissioni di giustizia tributaria di secondo grado, quindi quelle regionali, con notevole risparmio di spesa, ovviamente, e con ottimizzazione del sistema. Le massime delle decisioni alimenteranno la banca dati della giurisprudenza di merito, gestita dal MEF e consultabile anche dalla Corte di cassazione che, quindi, potrà svolgere la sua funzione di nomofilachia in modo migliore, uniformando le decisioni ai principi di diritto già enunciati.

Questa riforma, inoltre, istituisce una sezione tributaria nell’ambito delle sezioni civili della Cassazione, in modo che il grande arretrato delle controversie tributarie giacenti davanti al giudice di legittimità non incida sui tempi dei procedimenti civili e anche per confermare che la specializzazione tematica della magistratura tributaria venga mantenuta anche nell’ultimo grado di giudizio. Si evidenziano, al riguardo, alcuni numeri che effettivamente gridano vendetta: a fine 2021, in Cassazione erano 47.000 i contenziosi tributari, sui 111.000 giudizi civili pendenti davanti alla stessa Corte di legittimità. È evidente che il gran numero dei procedimenti tributari va a riverberarsi sui tempi della giustizia civile. Per tale ragione, nel PNRR si considera il contenzioso tributario un settore cruciale, per l’impatto che può avere sulla fiducia degli operatori economici, anche nella prospettiva degli investimenti esteri, proprio perché essa risente fortemente delle criticità legate ai tempi dell’amministrazione della giustizia. Mi spiace dirlo, ma l’idea che ci siamo fatti – lo da dico da avvocato – è che il giudice della Cassazione, soprattutto, non abbia tutto questo interesse a decidere le vertenze tributarie, tanto da impiegare anche tre, quattro o cinque anni per dare una risposta. Ciò, ovviamente, era a scapito del contribuente che attendeva una sentenza di legittimità che arrivava con un ritardo tale da diventare quasi inaspettata. Nello stesso PNRR si evidenzia che, sotto il profilo quantitativo, il contenzioso tributario è una componente molto importante dell’arretrato che si è accumulato davanti alla Corte di cassazione. Secondo stime recenti, nonostante gli sforzi profusi, alla fine del 2020 vi sono più di 50.000 ricorsi. Vi è stata, invece, una contrazione del contenzioso in appello dinanzi alle commissioni tributarie regionali, dalle 47.000 controversie del 2019 alle 42.000 del 2020 – un po’ di merito, a tale riguardo, se lo prende la Lega, che rivendica i suoi interventi nel “decreto Fiscale” del 2019 – e una contrazione ancora più marcata delle controversie pendenti in primo grado davanti alle commissioni tributarie provinciali, che sono passate dalle 142.000 del 2019 alle 108.000 del 2020. È chiaro, quindi, che si può ridurre il flusso dei procedimenti che arriveranno in Corte di cassazione. Tuttavia, la stessa Corte di cassazione molto spesso ha deciso di annullare le decisioni d’appello delle commissioni tributarie regionali. Si è, infatti, passati dal 52 per cento del 2016 al 47 per cento del 2020. Sotto il profilo tipo temporale, come ho ricordato, i tempi di giacenza dei ricorsi in Cassazione sono in alcuni casi lunghi e si aggiungono ai tempi di due, tre o quattro anni dei procedimenti svolti nei precedenti gradi di giudizio. Quindi, trovo assolutamente condivisibile l’obiettivo del PNRR di ridurre il numero dei ricorsi in Cassazione e di farli decidere più speditamente, oltre che da un giudice specializzato e competente.

Per rispondere agli scopi indicati dal PNRR, oltre a una sezione dedicata esclusivamente alla giustizia tributaria della Corte di cassazione, è stata introdotta una misura deflattiva per le controversie fino a 100.000 euro già per le cause pendenti al 15 luglio 2022, utilizzando l’istituto della definizione agevolata delle liti, un istituto molto caro alla Lega, che lo volle introdurre nel “decreto Fiscale” del 2019. Tale decreto fu fortemente voluto dal Vice Ministro Garavaglia e dal sottosegretario Bitonci e fu comunemente chiamato lo “Svuota Cassazione”. Effettivamente, si riuscì a raggiungere lo scopo di ridurre le impugnazioni in materia tributaria. È stata, quindi, prevista, dalla riforma del processo tributario, una definizione agevolata dei giudizi tributari di valore fino a 100.000 euro pendenti davanti alla Cassazione nei quali l’Agenzia delle entrate o, comunque, l’ente impositore sia risultato integralmente o parzialmente soccombente nei precedenti gradi di giudizio. In questi casi è stato stabilito che la causa in Cassazione si sarebbe estinta pagando una percentuale variabile, a seconda dell’importo del contenzioso, fra il 5 e il 20 per cento, dedotto, ovviamente, l’importo delle somme già versate. Si evidenza fin da ora come il limite dei 100.000 euro sia molto stringente, molto restrittivo nell’individuare il delle cause che possono così essere ridotte, in termini di contenzioso, davanti alla Corte di cassazione. Come gruppo Lega, già con un ordine del giorno presentato a questo provvedimento chiederemo l’innalzamento almeno a 200.000 euro del valore delle cause che possono essere oggetto di definizione agevolata. Questa riforma prevede, inoltre, misure premiali a favore dei contribuenti virtuosi, quelli che sono titolari di un bollino di affidabilità fiscale. Si tratta di quei contribuenti a cui si è attribuito un determinato punteggio di affidabilità fiscale in base a una disciplina e ad appositi indicatori. Questi soggetti possono essere premiati, nell’ambito di un procedimento tributario, con l’esonero dal versamento della cauzione fideiussoria in caso di sospensione parziale dell’atto impugnato.

Infine, è stato novellato l’istituto dell’interpello per i nuovi investitori, anche esteri, già disciplinato nel decreto del 2015 sulle internazionalizzazioni. Viene ridotto da 20 a 15 milioni di euro il valore dell’intervento che si vuole fare sul territorio italiano, con rilevanti e durature ricadute occupazionali. In questo modo, si sollecitano gli uffici tributari a valutare le conseguenze fiscali di grandi investimenti con attività di tipo preliminare, prodromico e conoscitivo.

Dopo avere illustrato le grandi linee del contenuto della riforma, che presenta alcuni grandi conquiste per il contribuente, non lesiniamo alcune preoccupazioni applicative che richiederanno presumibilmente il sollecito intervento legislativo del prossimo Parlamento, soprattutto in merito alla normativa transitoria. Probabilmente, i tempi serrati dell’esame al Senato non hanno permesso di affrontare e risolvere alcune fattispecie.

Proprio l’articolo 8, che riguarda le disposizioni transitorie, già distingue tra l’entrata in vigore della normativa nella sua totalità, dal 1°gennaio 2023, e la definizione agevolata delle liti in Cassazione, che entra subito in vigore, per i procedimenti già pendenti al 15 luglio, come già ricordato. Poi, si fa riferimento a una normativa che riguarda i ricorsi notificati alla data di entrata in vigore della legge. Queste liti pendenti chi le deciderà? Il testo prevede che fino a 100 degli attuali giudici tributari togati possono fare richiesta di restare all’interno della giurisdizione tributaria, abbandonando la magistratura di appartenenza e mantenendo tutte le prerogative economiche e previdenziali. Quanti lo faranno? Se non saranno in numero sufficiente, chi si occuperà delle cause pendenti e di quelle nuove iscritte a ruolo? Serve presumibilmente un incentivo a favore degli attuali giudici tributari togati a lasciare la giurisdizione di appartenenza per passare alla magistratura tributaria, oltre che una forma di reclutamento più rapida per coprire tutti i posti necessari per le corti di giustizia tributaria che, altrimenti resteranno completamente sguarnite, cumulandosi quindi i nuovi procedimenti a quelli pendenti, proprio perché ci sarà uno svuotamento delle commissioni tributarie sia da parte dei giudici togati, quelli che non resteranno all’interno della giurisdizione tributaria, sia – e soprattutto – da parte dei giudici cosiddetti “laici”, quelli che più di tutti si sono occupati di seguire le cause e spesso di scrivere le sentenze. Ai giudici non togati, i cosiddetti giudici onorari delle commissioni tributarie viene assicurata solo una riserva di posti del 30 per cento nei primi tre concorsi di reclutamento, sminuendosi in tal modo la loro preparazione e la capacità che hanno costruito nel tempo. Non è che non si veda che, ora più che mai, questa professionalità debba essere valorizzata e utilizzata in questa fase transitoria, in cui è necessario procedere alla definizione delle cause pendenti in primo e secondo grado, senza accumulare nuovi procedimenti nell’attesa che i giudici specializzati, i nuovi giudici reclutati, vengano così resi operativi. Il rischio è evidente. Il PNRR ha richiesto all’Italia una maggiore speditezza nella risoluzione dei procedimenti in materia tributaria.

Qui, invece, rischiamo il blocco totale dei procedimenti nelle corti di merito, ma speriamo che la sezione specializzata almeno liberi la Cassazione, grazie anche all’istituto della definizione agevolata, delle numerose cause di illegittimità. Ci tengo a sottolineare che l’arretrato delle cause è di oltre 70 mila nella commissione – attuale – tributaria di primo grado e 46 mila nelle commissioni di secondo grado. Quindi su questo io credo che l’attenzione del prossimo Parlamento e del prossimo Governo dovrà esserci.

E poi io sottolineo due aspetti a cui, in ambito fiscale e tributario, il prossimo Governo e il Parlamento dovranno assolutamente fare attenzione, perché proprio ieri, 8 agosto, sono scaduti i termini per pagare le rate della rottamazione- e del saldo e stralcio. Invece che una rateizzazione più lunga, quindi la possibilità di spalmare debiti che si sono necessariamente accumulati nella crisi pandemica e nella crisi dovuta all’aumento dei costi e dei materiali per imprese e per famiglie, si è pensato e ritenuto che non ci fossero fondi sufficienti per aumentare la possibilità di pagare, spostando in avanti le scadenze e si è prevista la decadenza dalla rateizzazione di chi non può pagare. Quindi, credo che nei prossimi giorni ci saranno grandissimi problemi, dal punto di vista finanziario, per chi aveva in essere una rateizzazione e oggi non ha i soldi per pagarla: non la potrà più rateizzare, dovrà pagare e quindi dovrà iniziare a subire gli atti esecutivi degli enti impositori e dell’Agenzia delle entrate, e contemporaneamente dovrà continuare a porsi sul mercato e a lavorare, una famiglia dovrà comunque andare avanti, e ciò nonostante l’aumento delle materie energetiche, nonostante la crisi anche post pandemica; su questo noi del gruppo Lega stiamo facendo blocco da tempo. Il Governo non ha ascoltato la nostra richiesta, che poteva benissimo essere inserita nel “decreto Aiuti-”, ma speriamo che, con il prossimo Parlamento e con il prossimo Governo, questo problema si potrà risolvere.

Sappiamo bene che il magazzino fiscale in Italia ammonta a più di 1.100 miliardi di euro. Lo stesso direttore dell’Agenzia delle entrate, Ruffini, ha detto che alcuni crediti hanno quasi trent’anni e che questo succede solo in Italia. Sappiamo anche bene che di questi debiti tributari meno della metà sono ancora esigibili e più della metà si riferiscono a debiti originari inferiori ai 1.000 euro. È evidente a tutti, è evidente anche al MEF, è evidente alle famiglie come alcuni di questi crediti non possano essere più appostati nelle casse statali come crediti esigibili, ma in qualche modo c’è da prevedere una rottamazione, per sollevare le famiglie da crediti che non potranno mai pagare, ma anche per individuare, nello Stato, voci che possano compensare questa perdita.

E poi un breve passaggio su quella che sarà la nostra proposta a livello fiscale e che già avevamo messo in porto nel 2019. Faccio riferimento alla che in questi giorni è stata oggetto di mille critiche soprattutto da chi vuole una nuova patrimoniale e vuole colpire nuovamente gli immobili con una tassa di successione, ovviamente peraltro insufficiente, per dare una mancetta ai neo elettori, ai giovani neo elettori. Noi ci teniamo a dire che, come Lega, nel 2019 abbiamo realizzato quello che avevamo promesso in campagna elettorale: questa mini fino a 65 mila euro, che ha permesso ottimi risultati dal punto di vista dell’emersione del nero, ha permesso la nascita di nuove partite IVA; addirittura le nuove partite IVA – ci tengo a ribadirlo – hanno una agevolata del 5 per cento per i primi 5 anni e ottimi risultati dal punto di vista delle entrate tributarie. A questo noi vogliamo aggiungere una incrementale e arrivare, quindi, a quello che deve essere un sistema, sì, progressivo, come prevede l’articolo 53 della Costituzione, ma anche giusto, facile e che aiuti le persone e le imprese a pagare le tasse, senza doversi arrovellare su una burocrazia e su – ne abbiamo parlato recentemente in occasione della discussione del “decreto Semplificazioni fiscali” – migliaia di pagine di istruzioni per provvedere agli adempimenti fiscali, che, alla fine, vanno proprio a scapito del contribuente che diligentemente vuole pagare le tasse .

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Cataldi. Ne ha facoltà.

ROBERTO CATALDI(M5S). Grazie, Presidente. I colleghi che hanno parlato prima di me hanno evidenziato diverse problematiche prese in considerazione dal legislatore in questo provvedimento.

A me sembra che ci sia un tema che va sicuramente sottolineato perché, nell’ambito della giustizia tributaria, sembra che proprio il tema della certezza del diritto sta vacillando un po’ troppo. Lo dicono i dati che emergono anche dal : si parla di quasi la metà dei ricorsi in Cassazione che vengono accolti, il che significa che quasi la metà delle decisioni delle commissioni tributarie vengono annullate per errori di diritto. Ora, viviamo in un momento in cui i giuristi si stanno interrogando sul futuro della giustizia, in cui si comincia a parlare addirittura di giustizia predittiva, di una giustizia predittiva che dovrebbe essere anche agevolata dall’intelligenza artificiale, si sta parlando della possibilità di riuscire ad avere una previsione sul probabile esito di un giudizio anche attraverso le nuove tecnologie. Tutto questo scenario, però, sembra crollare di fronte alla realtà dei fatti. Come possiamo permetterci che quasi la metà – perché parliamo di una percentuale del 47 per cento – dei ricorsi si vada a concludere con l’annullamento delle sentenze di merito? Questo è un tema che va sottolineato, anche perché, se gli investitori esteri hanno difficoltà a considerare appetibile il territorio italiano, inseriscono, tra i vari ostacoli, anche quello della giustizia, che non è soltanto un problema di lentezza. Anzi, direi proprio che il tema della lentezza della giustizia sia anche correlato a una quantità enorme di contenzioso. Ma io sono convinto di una cosa, Presidente: gli italiani non sono un popolo di litigiosi, e questo non vale soltanto per il diritto tributario. La litigiosità, così come il progressivo aumento del contenzioso, nasce proprio perché non c’è la certezza del diritto. Se non abbiamo la possibilità, ancorché minima, di prevedere, con ragionevole certezza, l’esito di un giudizio, è chiaro che le questioni controverse si moltiplicano e questo genera ulteriore confusione e spaventa davvero gli investitori.

Questo provvedimento cerca di offrire soluzioni: a me piace, per esempio, particolarmente il fatto che si voglia investire in qualità. Abbiamo già visto che, nell’ambito della riforma del processo civile, ad esempio, si è pensato anche ai tribunali della famiglia. In questo caso, si pensa di fare arrivare magistrati che sono professionalizzati e che vengono selezionati attraverso un concorso, e non solo. Gli stessi devono seguire un tirocinio, che non è detto che possa far conservare loro il posto. Sono previsti sei mesi di tirocinio, c’è una valutazione e, se questa valutazione dovesse essere negativa, c’è la possibilità di fare altri sei mesi di tirocinio, ma se anche all’esito di questo secondo tirocinio la valutazione sarà negativa, quel magistrato eviterà di dover prendere decisioni, con il rischio che poi queste decisioni vengano successivamente annullate per errori di diritto. Questo è un tema particolarmente importante. Soprattutto, viene previsto anche un corso di formazione continua, che può dare sicuramente risultati importanti.

Ci sono altri elementi, evito di elencare tutte le novità di questo provvedimento, però, per esempio, è particolarmente interessante il meccanismo del rinvio pregiudiziale. È un meccanismo che sembrerebbe essere ispirato a qualcosa che esiste già: non in Italia, ma, ad esempio in Francia, c’è la possibilità di interpellare la Corte di cassazione, per enunciare un principio di diritto. Quindi, quando c’è un problema nuovo, quando c’è bisogno di risolvere una questione particolarmente complessa e che potrebbe ripresentarsi in altri casi, piuttosto che procedere a una pronuncia in primo grado, in secondo grado e poi arrivare in Cassazione, si fa in modo che la Cassazione possa essere interpellata già anche dal primo grado per poter enunciare un principio di diritto, che, a differenza di quello che avviene in Francia, nel nostro caso diventa vincolante.

Quindi, il giudice di merito può assumere decisioni di merito, ma sulla base di un principio precedentemente enunciato dalla Corte di cassazione.

Ci sono anche altri elementi che posso segnalare ugualmente interessanti: ad esempio, una minore limitazione della fase istruttoria. Sì, è vero, resta un procedimento che ha le sue caratteristiche di essere un procedimento documentale, però il provvedimento introduce anche la possibilità di raccogliere una prova testimoniale, sia pure in forma scritta. Quindi, non diventa come un procedimento civile o un procedimento penale, però trovano finalmente ingresso anche le prove testimoniali che vengono raccolte e depositate sotto forma documentale.

Altri elementi significativi, e concludo. Sempre nell’ottica di uno snellimento degli arretrati, si prevede anche di non lasciare alla collegialità la decisione per controversie di basso valore, come questioni, magari, di valore inferiore ai 3 mila euro e, in questo caso, ci sarà il giudice monocratico a decidere. Quindi, anche qui, diamo una spinta alla velocizzazione, così come questo Parlamento ha cercato di fare il possibile per velocizzare il processo civile. L’introduzione del processo telematico può essere un’occasione, se sfruttata bene, nell’ottica, ancora una volta, della velocizzazione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Di Sarno. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO DI SARNO(IPF). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il progetto di riforma riguardante la giustizia tributaria è non solo nell’agenda degli impegni politici dell’Italia, ma anche in quella concordata in sede europea. Tale provvedimento costituisce una delle riforme più significative previste dal PNRR, perché investe un ambito di importanza cruciale per la fiducia degli operatori economici, delle persone fisiche e delle persone giuridiche.

Nel suddetto Piano sono scritti in modo chiaro gli obiettivi da raggiungere: la riduzione del numero dei ricorsi pendenti in Cassazione, che, a fine 2021, erano oltre 47 mila su 111 mila procedimenti pendenti civili; l’accelerazione della tempistica; il miglioramento della qualità delle decisioni della giurisdizione tributaria, di grande importanza, visto che, nel 2020, è stato annullato il 47 per cento delle decisioni in appello dalle commissioni regionali. Questi i punti fondamentali su cui si è deciso di intervenire: la professionalizzazione dei magistrati tributari, la revisione della disciplina del processo tributario, l’istituzione, presso il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, di un ufficio ispettivo e di un ufficio del massimario, l’adozione di misure deflattive del contenzioso presso la Corte di cassazione.

Nello specifico, rispetto all’attuale ordinamento, che prevede solo magistrati ordinari, i nuovi giudici tributari verranno reclutati a tempo pieno mediante un concorso apposito, che prevede due prove scritte e una orale, aperto ai soli laureati in giurisprudenza.

Tra le principali indicazioni che contiene questa riforma mi permetto di sottolineare che la stessa va nella direzione giusta nell’alleggerire soprattutto l’aspetto del carico per questo tipo di procedimenti. Nei processi davanti alla commissione provinciale di primo grado e in quelli di secondo grado viene potenziato l’istituto della conciliazione per le controversie di importo fino a 50 mila euro; si introduce il giudice monocratico in primo grado per le controversie fino a 3 mila euro, proprio con l’obiettivo di ridimensionare la capacità di fare appello.

Nei giudizi dinanzi alla Corte di cassazione vengono inseriti importanti strumenti deflattivi: la pronuncia del principio di diritto in materia tributaria, che permetterà la celere formazione di ordinamenti giurisprudenziali consolidati; il rinvio pregiudiziale da parte delle commissioni provinciali e regionali alla Cassazione per acquisire la soluzione preventiva di questioni nuove, rilevanti, particolarmente complesse o ricorrenti.

Presidente, concludo, volendo sottolineare che avere una giustizia veloce e di qualità rappresenta un valore aggiunto che garantisce una crescente fiducia nel nostro Paese, sia da parte della società civile sia da parte degli interlocutori stranieri.

Un processo tributario equo è, infatti, strategico anche per rafforzare la fiducia degli operatori economici, con una ricaduta importante sugli investimenti esteri che dobbiamo continuare ad attrarre.

Dall’altro lato, un processo più trasparente e più breve, nei tempi, avvantaggia anche lo Stato, perché crea più opportunità di riscossione con minori oneri.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Bignami, che non vedo in Aula.

È iscritto a parlare l’onorevole Delmastro Delle Vedove. Ne ha facoltà.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE(FDI). Grazie, Presidente. Preannuncio un voto di astensione di Fratelli d’Italia ed è una astensione ragionata rispetto a questo provvedimento. Sentivo il collega che terminava il suo intervento con una speranza, che era quella che animava anche Fratelli d’Italia: un giudizio più trasparente, un giudizio più breve, per dare anche affidamento agli operatori economici. Orbene, se aveste voluto un giudizio più trasparente, un giudizio più veloce, avreste potuto con molta facilità prendere atto del vero della giustizia tributaria, ovverosia giudici incarnati sotto l’egida del MEF, giudici che non sono autonomi, giudici il cui giudizio difficilmente può essere percepito come trasparente dalle imprese.

Anche le pietre sanno quali sono i problemi della giustizia tributaria in Italia. Il primo grande, macroscopico problema è quello costituito, per l’appunto, da giudici incardinati sotto l’egida del MEF, la mia controparte.

Il secondo grande problema è il cosiddetto meccanismo diabolico dell’inversione dell’onere della prova: arriva un omino dell’Agenzia delle entrate, conta i bicchierini di plastica del caffè che ho comprato e mi dice quanti clienti sono venuti in quel mese nel mio studio legale. E, magari, quell’omino non percepisce che io ne bevo 30 di caffè e, se ne bevo 30, in uno Stato liberale, quell’omino non mi deve dire che ho ricevuto 29 clienti, perché 15 di quei 30 caffè che bevo è perché ho uno Stato che realizza una giustizia da sudditi, medievale per sudditi, non liberale per cittadini, perché una giustizia liberale per cittadini è fatta da giudici terzi, non pagati da chi mi vessa; perché una giustizia liberale per cittadini non prevede l’inversione dell’onere probatorio.

Questi due macrotemi non sono neanche stati lontanamente lambiti da questa sedicente riforma della giustizia tributaria. E, d’altro canto, come potevano essere lambiti, giacché è un Governo che ha messo assieme, sulle politiche fiscali, sulle politiche tributarie, il diavolo e l’acqua santa? È una delle tante riforme attese, è una delle tante occasioni sprecate. Riceveremo il bollino verde dall’Europa perché, formalisticamente, abbiamo fatto anche la riforma della giustizia tributaria, ma non abbiamo toccato un solo tema di quelli reali.

Si dice la professionalizzazione del giudice: bene, per fortuna, ringraziamo il Signore, ma, per riguadagnare la fiducia di quegli operatori economici, noi dovremmo capire come ridurre, per esempio, il contenzioso in Cassazione. E il contenzioso in Cassazione non si riduce tanto e soltanto con giudici che vincono un concorso, perché, se quei giudici rimangono incardinati sotto il MEF, continueranno a dare una percezione non di indipendenza all’impresa. Quell’impresa continuerà ad essere sottoposta al meccanismo diabolico e medievale dell’inversione dell’onere della prova Purtroppo, nel lato sinistro, ovviamente, di questo emiciclo, c’è gente lunare, distante dalla realtà, che non sa che esiste ancora l’inversione dell’onere probatorio. Una commissione… però, Presidente, può dire a coloro che hanno sciaguratamente posto in campo una presunta riforma, che non riforma alcunché, che mi lascino terminare il mio intervento? Hanno già fatto danni sufficienti con questa finta riforma, almeno io dovrei riuscire a finire il mio intervento.

Il MEF determina ogni anno e indirà il bando di concorso, vi sarà una commissione esaminatrice nominata dal MEF, i passaggi di funzione e di grado verranno disposti con decreto del MEF, il MEF determinerà il trattamento economico, viene istituito l’ufficio ispettivo presso il MEF: ce ne è a sufficienza per dire che le imprese continueranno a non ritenere terzo quel giudice ed è il motivo per cui pendono 50 mila ricorsi in Cassazione e, soprattutto, è il motivo per cui la giustizia tributaria è quella più intensamente riformata dalla Cassazione.

Sì, perché, quando finalmente le imprese e le partite IVA possono arrivare di fronte a un giudice terzo, il 50 per cento di quelle sentenze viene annullato e voi non avete minimamente sfiorato quel tema o altri temi che avevamo indicato per un percorso più veloce. È possibile che si possa trattenere a sentenza una causa a vita, ? È possibile che la giustizia tributaria non debba essere come tutte le altre giustizie, come la giustizia penale: al termine della conclusione dell’udienza, leggo il dispositivo, poi, avrò il termine per la motivazione, ma il dispositivo lo leggo lì, perché mi dà l’idea che forse, magari, ti confronti con quello che io ti ho raccontato, con le mie difese, con il tentativo improbabile, diabolico, di riuscire a dare la prova contraria alle tue presunzioni? Tutto questo non c’è. Abbiamo, ancora, provato a dire: volete – nell’ambito di questa giustizia contrassegnata e costellata da meccanismi diabolici, medievali, da sudditi e non da cittadini, per la quale il giudice è incardinato sotto il MEF, cioè la mia controparte, e per la quale vi è l’inversione dell’onere probatorio – almeno ipotizzare che la riscossione non sia provvisoriamente esecutiva, pendente il giudizio? Ossia, volete dare la possibilità alle imprese di dimostrarsi innocenti della presunta evasione sino a quando non sia terminato il giudizio? No, la riscossione provvisoria ci sarà anche pendente il giudizio.

Allora, questi sono i tre grandi temi; guardate, non c’è bisogno di essere dei fini economisti; mia figlia Greta di 14 anni ha già capito quali sono i temi della giustizia tributaria e se li ha capiti mia figlia Greta di 14 anni, credo li abbiano capiti anche Draghi e anche questa maggioranza di Governo, che non hanno però la forza di affrontarli e Fratelli d’Italia, oggi, ve li vuole ricordare. In primo luogo: indipendenza del giudice, che deve essere sottratto alle forche caudine del MEF, che oggi ne indice i bandi di concorso, ne determina il trattamento economico e che ha l’ufficio ispettivo che controllerà ciò che faranno i giudici. In secondo luogo: basta con l’inversione dell’onere probatorio; mai più omini dell’Agenzia delle entrate che si inventano che io ho evaso sulla base di calcoli presuntivi e deduttivi. Se ritieni che ho evaso, me ne dai la prova e io proverò il contrario. Non sono un suddito, sono un cittadino, sono io che pago, con le mie tasse, il tuo stipendio; sei tu che vivi su di me, e non il contrario. In terzo luogo: sentenza immediata, di modo che tu mi dai almeno l’apparenza di ascoltare quello che io ti racconto, e mai più esecuzione pendente il giudizio, perché fino al terzo grado io debbo essere considerato un presunto cittadino onesto, non un presunto evasore, sulla base di strumenti induttivi, con l’inversione dell’onere probatorio e con un giudice che non è terzo, ma è nominato dalla mia controparte, cioè da chi mi contesta una presunta evasione.

Tutto questo disegna una giustizia medievale per sudditi, e non liberale per cittadini. Per Fratelli d’Italia, questa è un’occasione sprecata, non è certamente la riforma della giustizia tributaria che noi avremmo voluto. La nostra riforma sarà di tutt’altro tenore: alle imprese e alle partite IVA che ancora avvertono tutta l’insostenibilità di questa giustizia medievale, che li tratta come sudditi, diamo appuntamento al 25 settembre, quando si inizierà un altro percorso, quello per il quale il giudice sarà terzo, quello per il quale nessuno invertirà l’onere probatorio e mi dirà che io ho evaso sulla base di strumenti presuntivi e deduttivi, quello per il quale, sino a quando non c’è la sentenza definitiva, io non debbo pagare, perché presunto evasore; perché in uno Stato liberale non c’è neanche bisogno di dirlo che il giudice non lo nomina la mia controparte, non c’è neanche bisogno di dirlo che non si inverte l’onere probatorio, non c’è neanche bisogno di dirlo che, fino a sentenza definitiva, io non debbo essere messo in ginocchio dallo Stato e pagare, non c’è neanche bisogno di dirlo che il dispositivo della sentenza deve essere dato immediatamente.

Questi sono i grandi temi della giustizia tributaria, il resto serve per avere formalisticamente un bollino verde dall’Europa che certifichi che abbiamo fatto anche la riforma della giustizia tributaria e serve per cambiare tutto, perché nulla cambi.

Il problema è che alle latitudini e longitudini dove tutto si doveva cambiare perché nulla cambiasse, le imprese non hanno mai decollato e noi vogliamo stare al fianco di quelle imprese e quelle partite IVA e farle decollare .

PRESIDENTE. Ho visto che è arrivato l’onorevole Ferri, che è iscritto a parlare. Ne ha facoltà.

COSIMO MARIA FERRI(IV-IC’E’). Grazie, Presidente, a lei e ai gruppi parlamentari, che mi consentono di intervenire ora.

Per quanto riguarda questa riforma, come quando si mette mano a settori della giustizia, è difficile accontentare tutti, è difficile trovare un punto d’equilibrio e portare soluzioni efficaci. Partiamo, però, dalla premessa che una delle novità e dei pilastri del PNRR è la riforma della giustizia civile e della giustizia tributaria. Si tratta di due pilastri su cui si fonda tutta la riforma della giustizia; come ho già detto in passato, quando sono intervenuto sulla riforma Cartabia, e come dirò quando vedremo, in Commissione, anche i decreti – se riusciremo a vederli in questa legislatura – sulla riforma del processo penale, queste ultime sono riforme che comunque non sono così essenziali come quella della giustizia civile e della giustizia tributaria per quanto riguarda il PNRR.

Quindi, abbiamo sempre detto che giustizia ed economia vanno di pari passo. Quando in un Paese funzionano la certezza del diritto e l’efficienza della giustizia, quando si riesce a dare agli investitori e ai creditori un equilibrio giusto e corretto nel rapporto tra debito e credito, tenendo conto di tutti i diritti, e quando la risposta riesce a essere soddisfacente, di qualità, ma anche rapida, è chiaro che anche il mondo dell’economia ne beneficia, perché un creditore non può aspettare anni, anni e anni per vedersi dare ragione in un’aula di giustizia, perché con quel credito non solo avrebbe pagato i dipendenti, ma avrebbe investito denaro, avrebbe, quindi, fatto impresa e sviluppato i propri servizi. Così come chi vuole investire nel nostro Paese le prime cose che guarda sono il funzionamento della giustizia civile e anche tutta la materia fiscale.

Introdurre il tema della giustizia tributaria, quindi, era necessario, ed è necessaria questa riforma proprio al fine di prendere quella parte di finanziamenti che sono essenziali de PNRR, per modernizzare tutto l’assetto del servizio giustizia, per continuare in quella fase di informatizzazione e di digitalizzazione, di investimento anche in personale, non solo togato, della magistratura, ma anche amministrativo, nell’edilizia giudiziaria, in tutto quello che ruota intorno alle criticità del mondo della giustizia civile e anche della giustizia tributaria.

Come dicevo, quando un investitore, sia italiano sia estero, guarda ai propri investimenti in un Paese si fa due domande, una sulla giustizia civile e l’altra sulla politica fiscale e su tutto quello che riguarda il fisco. Quante volte, anche in questa campagna elettorale e nel dibattito politico, abbiamo visto, a proposito della delega fiscale, ma in tanti altri settori, che quando si interviene sul fisco si chiede meno costo del lavoro, taglio dell’Irpef e dell’IRAP e tutto quello che riguarda il mondo fiscale, l’oppressione fiscale, che oggi pesa molto sulle famiglie, sui contribuenti, sulle imprese e sugli artigiani, perché guardiamo anche ai piccoli e medi imprenditori, agli artigiani, alle famiglie e pensiamo anche a cosa voglia dire, per una famiglia, vedersi arrivare la cartella esattoriale, così come per un artigiano o un esercizio commerciale.

Con la pandemia, abbiamo visto quanti esercizi commerciali hanno dovuto chiudere, abbassare le saracinesche e, purtroppo, non rialzarle più, perché hanno cessato l’attività. Ecco, chiudere l’attività per queste persone, non solo vuol dire affermare una delusione del loro fare, anche nei confronti della propria famiglia, per non avere portato avanti un’attività, con tutto quello che ne comporta dal punto di vista umano e psicologico, di sofferenza e di difficoltà di ripartire, ma anche non essere lasciati in pace. Infatti, si chiude la saracinesca, si chiude l’attività, ma c’è comunque tutto ancora da risolvere per quanto riguarda inevitabilmente – spesso accade a tantissimi commercianti e artigiani che chiudono le loro attività – tutto il peso del fisco, delle cartelle esattoriali e della rottamazione, di cui abbiamo parlato tante volte.

Allora, il rapporto tra fisco e cittadino si inserisce anche in un corretto funzionamento della giustizia tributaria, in una giustizia tributaria che sia efficace, che giustamente affermi i diritti ma tuteli anche il contribuente, così come molte decisioni fanno. Se noi andiamo a verificare, constatiamo che il 50 per cento del contenzioso tributario viene accolto. Quindi, le istanze del contribuente sono ragionevoli e fondate, e queste percentuali non ci sono in altri settori, come nel civile o nel penale. Quindi, anche l’amministrazione finanziaria deve porsi alcuni interrogativi, in una relazione che molte volte può sembrare sbilanciata nella fase al di fuori della giurisdizione, per quanto riguarda il rapporto tra Agenzia delle entrate e cittadino. È difficilissimo fare le conciliazioni e molte volte si fanno alle condizioni dell’Agenzia delle entrate, per cui il contribuente viene tra virgolette accompagnato a farle, a volte anche nella consapevolezza di aver ragione, per non sfidare l’amministrazione finanziaria, con quello che ciò può comportare, in termini di durata, di costi e di incertezza, nel contenzioso tributario.

Allora, occorre dare al Paese una giustizia tributaria più veloce, più rapida, più efficiente, che possa migliorare, senza però perdere quello che di positivo c’è stato, perché ci sono tutti coloro che hanno mandato avanti e che mandano avanti la giustizia tributaria. Infatti, l’entrata in vigore della riforma ha tempi lunghi, proprio per assestarne bene il funzionamento, per non svilire la professionalità di tanti magistrati togati che, in aggiunta, svolgono le funzioni di giudici tributari, e di liberi professionisti che da anni svolgono il lavoro di giudice tributario. Quindi, una giustizia tributaria che funziona, che deve migliorare, come la giustizia civile, che deve perfezionarsi e su cui il Paese vuole puntare, istituendo la figura di un giudice professionale, dunque cercando di creare un percorso che dia tempi, anche lunghi, per non sminuire e perdere la professionalità di questi anni, ma, allo stesso tempo, per consentire alle persone di fare scelte di campo, di credere e di investire nella giustizia tributaria, cercando di acquisire un’ulteriore professionalità che possa consentire anche una maggiore rapidità nel risolvere il contenzioso.

Un altro dato, per quanto riguarda il contenzioso tributario, è relativo alle pendenze di fronte alla Corte di cassazione. La mole di lavoro della Corte di cassazione è enorme. Lo diciamo tante volte, tanto che riteniamo che la Corte abbia perso la nomofilachia, quel ruolo di dettare, con le Sezioni Unite, ma anche con le singole sezioni, il principio di diritto e, quindi, di essere da guida nel dibattito e nella dialettica giurisprudenziale. Vediamo oggi il carico di lavoro enorme presso la Corte di cassazione, dove, anche con precedenti interventi legislativi, abbiamo dovuto chiamare a cottimo dei magistrati, in maniera anche poco efficace e, dal punto di vista economico, non corretta nei confronti di questi magistrati in pensione, che sono stati chiamati nelle sezioni, a svolgere un ruolo delicatissimo (infatti, poche sono state le domande).

Però, ci si è posto il tema – e arrivo al discorso generale – di una Corte di cassazione oberata da un numero di ricorsi proprio in materia tributaria. Le criticità della Corte di cassazione sono date dai numeri dei ricorsi in entrata, pendenti, da definire e che creano difficoltà, appunto, nella gestione della Corte, tanto che in precedenza facevo riferimento a quella chiamata a cottimo di alcuni magistrati in pensione per mostrare come si è già intervenuti sulle sezioni tributarie della Corte di cassazione, ma non essendo stato creato un percorso che valorizzasse la professionalità di questi magistrati, in pochi hanno fatto la domanda. Quindi, c’era bisogno di un intervento anche nel contenzioso tributario, anche nelle modifiche processuali e anche nel rapporto tra i vari gradi di giudizio (primo grado, secondo grado e Corte di cassazione). Dunque, c’è questa criticità che ha la Corte di cassazione con il primo Presidente che la denuncia ogni anno, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, sottolineando proprio il contenzioso tributario e il contenzioso del lavoro che non è oggetto oggi della nostra discussione, come non lo è la riforma civile ma c’è, appunto, il tema del ricorso e del contenzioso tributario che è sempre più frequente, in aumento e di fronte al quale occorre dare una risposta. Tra l’altro, per ovviare alla lentezza della risposta, dovuta alla carenza di personale, a regole che andavano semplificate e digitalizzate – e c’è tutta una parte anche sulla digitalizzazione del processo tributario – serviva e serve al Paese, serviva e serve alla giustizia tributaria una nuova veste in termini di organizzazione, in termini di tecnologia, di digitalizzazione, di investimenti di risorse sia dal punto di vista dell’organizzazione che delle risorse.

Rimane sullo sfondo un grande tema, oggetto anche di discussioni e che non nascondo possa essere una criticità, ossia una giustizia tributaria rispetto alla quale, però, anche il cambio del nome ha un significato. Fino a oggi era commissione tributaria di primo grado e di secondo grado, mentre ora si passa a corte di giustizia tributaria di primo grado e a corte di giustizia tributaria di secondo grado. Ha un senso anche il cambio di nome, proprio perché una delle criticità che c’era e che ancora emerge, in parte, è il rapporto tra il MEF, che comunque è una parte perché dal MEF dipende l’Agenzia delle entrate, e il tema dei diritti relativi a tutto ciò che riguarda la giurisdizione, dovendosi garantire un giudice sempre più terzo e imparziale. Il fatto poi che, in alcuni meccanismi, sembra quasi ci sia comunque come interlocutore il MEF crea, a volte, disappunti. Quindi, è una questione critica che rimane aperta e che, in parte, è superata anche dalla denominazione, dal cambio da “commissioni” in “corte”, da regole che portano il giudice a essere ancora più terzo e imparziale, a puntare ancora di più sulla formazione e sulla professionalità, a creare un percorso che non sia immediato, ma che, in quella direzione, possa consentire a tutti di migliorare. Dunque, il tema è importante.

Io ricordo, in un dibattito proprio sulla riforma fiscale presso la Corte di cassazione, un magistrato autorevole della Corte di cassazione, che presiedeva la sezione tributaria presso l’ultimo organo, il quale, rivolgendosi ai parlamentari presenti, li guardava un po’ così e diceva: “Ma voi parlate e parlate, ma basta una mia sentenza, una mia decisione per fare una manovra di bilancio”. Questa è la realtà, perché poi si lascia la decisione al giudice, all’interprete in materia fiscale. Infatti, se noi andiamo a verificare l’incidenza delle decisioni e la portata delle stesse in materia tributaria, non ci sono sessioni di bilancio che tengano, perché veramente i giudici spostano o decidono questioni che il legislatore molte volte lascia aperte e che l’Agenzia delle entrate, con le circolari, non chiarisce. Tra l’altro, in questa fase io ringrazio il direttore Ruffini per il lavoro, che sta facendo in questi anni, di semplificazione e di avvicinamento tra fisco e cittadino, tra fisco e impresa e tra fisco e artigiano, anche nel comunicare e nell’informare l’operatore e il cittadino su quella politica fiscale che rimane, comunque, molte volte la causa anche di alcune decisioni e che costituisce il peso di crisi all’interno della famiglia, dal punto di vista economico, di crisi di un artigiano, di un’impresa, di una grande, piccola e media impresa.

Quindi, il tema relativo al fisco e alla giustizia tributaria dev’essere centrale. Questo è un primo passo, che non basta però se non si accompagna a una chiarezza nella gestione della politica fiscale, nella semplificazione e anche nel capire che lo Stato su alcuni punti – anche quando ci sono contenziosi – deve risolvere il tema dell’efficienza della giustizia tributaria; deve risolvere il tema di non perdere il valore di quel piccolo artigiano, di quel piccolo commerciante, di quella piccola attività; deve alleggerire il peso delle famiglie sempre più in crisi, sempre più con la difficoltà, a volte, di pagare le bollette. È chiaro che, quando devi scegliere se dare da mangiare ai tuoi figli, tralasci molte volte tutto quello che ti porta – ahimè, anche se non è giusto – a non pagare debiti al fisco o all’INPS.

Questi sono temi che devono indurci non solo a voltare pagina con una riforma sulla giustizia tributaria, ma a un cambiamento anche in politica fiscale e a tutto ciò che attiene alla rottamazione delle cartelle esattoriali e a consentire, con incentivi, di andare incontro ai contribuenti.

La riforma in esame, come tutte le riforme, può avere aspetti che possono non essere condivisibili; nel complesso tocca diverse tematiche e può apportare miglioramenti. Mi auguro sia l’occasione per un rilancio della giustizia tributaria, che finalmente migliori, funzioni ed alleggerisca il peso della Corte di cassazione e che le consenta di tornare a esercitare quella nomofilachia essenziale nella certezza del diritto e dia anche una linea precisa all’Agenzia delle entrate sulla certezza del diritto, che non sempre propenda a favore dell’Agenzia, ma anche del cittadino. Pertanto, equilibrio, efficienza ed investimenti. Questo è il segnale di questa riforma, che valorizzi anche l’aspetto della mediazione e della conciliazione, quindi un rapporto di confronto che sia effettivo ed efficace .

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Bignami. Ne ha facoltà.

GALEAZZO BIGNAMI(FDI). Grazie, Presidente. Intervenire in conclusione del dibattito rende molto più semplice tutta una serie di valutazioni che possono fare a meno di una considerazione complessiva del corpo del provvedimento – su cui, evidentemente, qualche cosa verrà detto -, dovendo rilevare l’assenza di una considerazione su un dato preliminare che riteniamo, come Fratelli d’Italia, essenziale per un corretto inquadramento di questo disegno di legge. Mi riferisco, in particolar modo, al fatto che, come è stato più volte ripreso dall’interessante dibattito a cui ho potuto assistere, si afferma che il contenzioso attualmente pendente presso il ruolo della Suprema Corte ammonti, migliaia più migliaia meno, a circa 50 mila cause. Il che evidentemente esita una serie di ricorsi, che sono mossi fin dalle prime giurisdizioni, che portano a una valutazione, che deve essere compiuta in prima approssimazione, sulla qualità dell’emissione del ruolo da parte dell’Agenzia delle entrate.

A noi pare che il primo grosso handicap di questa presunta riforma che, in realtà, non serve a null’altro se non a quello di dare come validato uno dei pilastri d’intervento che il PNRR ritiene di dover assolvere, ma che nei fatti non si traduce in nessuna azione concreta riformatrice – su cui eventualmente dirò qualche cosa, se il tempo che la Presidenza gentilmente ha predisposto lo consentirà -… null’altro, dicevo, viene fatto se non considerare l’interno del procedimento, senza valutare ciò che sta a monte di quello stesso procedimento. Ciò è una valutazione essenziale. La qualità dell’Agenzia delle entrate e dell’attività degli alti funzionari dell’Agenzia delle entrate è tale per cui chi oggi riceve una richiesta di pagamento, a seguito di un presunto debito nei confronti dell’Agenzia delle entrate, effettivamente riceve un provvedimento fondato ? In assenza di questo elemento preliminare, qualsiasi attività che ne dovesse seguire è evidentemente il tentativo, da parte del contribuente, di non essere sottoposto a una vessazione unilaterale e continua da parte di quell’Agenzia che, esercitando un potere autoritativo che colloca il contribuente nel ruolo di suddito e l’Agenzia delle entrate nel ruolo di sovrano, chiaramente lede i principi stessi di qualsiasi ipotetica giustizia nei confronti del contribuente stesso. Lo dico in altri termini: spesso l’Agenzia delle entrate invia provvedimenti infondati, sbagliati, errati costringendo il contribuente ad andare in commissione tributaria per non soggiacere alla ghigliottina del pagamento che, anche con l’inversione dell’onere prova, ci consegna una giustizia davvero di stampo medievale. Siamo a livelli, nel rapporto tra Agenzia delle entrate e contribuenti, di una via di mezzo fra un’ordalia e il rapporto tra il servo della gleba e il sovrano che può esercitare qualsiasi potestà nei confronti del contribuente. Questo è il principio da cui qualsiasi riforma dovrebbe partire perché se non andiamo a incidere sulla capacità dell’Agenzia delle entrate di emettere accertamenti o avvisi, senza verificare la qualità di questa azione, tutto il resto non serve a nulla. Ed è per questo motivo che riteniamo preliminare questa valutazione. Uno potrebbe dire: va bene, ma in termini pratici come si traduce questo? Banalmente, creando strumenti conciliativi che sottraggono all’Agenzia delle entrate tale possibilità. Quante volte chi esercita questa professione si sente dire, magari dal funzionario dell’Agenzia delle entrate: non sono delegato a transare o non sono delegato a conciliare. In realtà, non è che non è delegato. Provo a spiegare a chi ha ritenuto di scrivere un provvedimento intelligente, mancando evidentemente l’obiettivo: vedete, nel momento in cui un funzionario emette una cartella o un avviso di accertamento, chi lo riceve deve attivare un dialogo con il funzionario che è alla scrivania a fianco di quello che ha emanato l’atto. Come potete pensare che chi ha emanato l’atto possa, in una qualche maniera, essere sottoposto a un giudizio dal suo collega il quale domani, magari a ruoli invertiti, dovrebbe giudicare, sindacare e censurare il provvedimento del collega stesso ? Chi ha fatto questo provvedimento non ha la più pallida idea di come funzionino non solo le commissioni tributarie, non solo la giustizia tributaria, ma anche il rapporto tra contribuente e Agenzia delle entrate. Al riguardo, abbiamo ritenuto cialtronesche – per tacer d’altro – le dichiarazioni del direttore dell’Agenzia delle entrate che ha affermato che ci sono 16 milioni di evasori in quanto, secondo lui, ogni debitore nei confronti dell’Agenzia delle entrate è un evasore. Evasore è lui, dalle sue funzioni, dalle sue competenze ! Altrimenti, dovrebbe sapere, primo fra tutti, che chi ha un debito nei confronti dell’Agenzia delle entrate può averlo per una sanzione, per un tributo, per una tassa o può averlo anche per un errore dell’Agenzia delle entrate stessa, e ce ne sono e sono tanti, sennò non ci sarebbero 50 mila cause pendenti. A nessuno, né agli avvocati, né ai contribuenti piace adire la giustizia e la giurisdizione se non quando c’è un fondamento; purtroppo, la Cassazione, soprattutto la sezione tributaria, ormai intende l’avvocato come un intralcio alla giustizia, come un qualche cosa che ostacola l’esercizio del potere autoritativo dello Stato, i cui i appartenenti sono i presunti depositari.

E qui entriamo della vicenda della riforma, a partire da un minimo presupposto che ci richiamano; sentiamo alcuni, tante volte, riempirsi la bocca di Costituzione, che bisogna difenderla rispetto all’ordalia che potrebbe avverarsi nella prossima legislatura. Ma scusate, l’articolo 111 Costituzione, che parla di terzietà, indipendenza e imparzialità del giudice, dove l’avete messo, quando avete assoggettato al MEF la selezione concorsuale di quelli che dovrebbero andare a fare i componenti le Commissioni tributarie e quindi svolgere funzioni ispettive ? Come è possibile che colui che giudica dipenda dallo stesso Ministero da cui dipendono le Agenzie fiscali? In realtà, il mio è un esercizio di ottimismo perché sarebbe più corretto affermare che è il Ministero che dipende dalle Agenzie fiscali, non le Agenzie fiscali dal Ministero. Purtroppo, il vuoto di competenza politica, il vuoto di capacità di questa maggioranza in questa legislatura ha creato un ribaltamento per il quale le Agenzie fiscali, a loro volta incompetenti, ma comunque un pochino più capaci di “vendere il prodotto”, esercitano una potestà nei confronti del Ministero che è, anche quella, di totale soggezione.

Per questo noi non riteniamo che questo provvedimento possa essere soddisfacente rispetto alle istanze che il PNRR avrebbe dovuto porre per raggiungere un’effettiva riforma. Intanto perché, a nostro modo di vedere, andava posta al di fuori del controllo del MEF l’attività delle commissioni tributarie. In secondo luogo, considerando banalmente i numeri, gli organici che avete predisposto, circa 600, vado a memoria, i giudici tributari che, a regime della riforma, dovrebbero operare sul territorio, sono evidentemente insufficienti. Provo a spiegarlo con un po’ di matematica, dovreste arrivarci anche voi: nel momento in cui ci sono 21 commissioni tributarie regionali composte da 6 persone – queste ultime sono, dunque, oltre 120 – come potete pensare che le commissioni tributarie possano avere un organico sufficiente per far fronte al carico di lavoro derivante dal primo grado di giudizio. Con che logica utilizzate i numeri? In realtà, voi state creando un imbuto ulteriore, con l’unica finalità di rendere, sì, un effetto deflattivo, ma perché il contribuente si arrenderà alle vessazioni che lo Stato imporrà , perché sarà consapevole del fatto che, rispetto a un’impugnazione, rischia di trovarsi tra 10, 15 o 20 anni, a essere costretto a effettuare un pagamento determinato dal mancato accoglimento, da parte della Cassazione o di un altro organo, nei vari gradi di giudizio, della sua pretesa.

Dobbiamo ricordarci che il primo che si è occupato di queste vicende era un signore che si chiamava Piero Calamandrei, vale a dire una persona che probabilmente ne capiva di più (metto me, per primo), anche e soprattutto di chi ha scritto questa riforma, ma che aveva un obiettivo: determinare la certezza del rapporto tra Stato e contribuente.

Qua la certezza c’è, perché vi è la resa del contribuente, che preferisce pagare subito, ma sapere almeno, come si suol dire, di che morte morire. Anche per questo, riteniamo che chi ha scritto questa riforma non abbia mai aperto neanche vagamente una partita IVA, non sappia neanche cosa voglia dire il lavoro autonomo, non sia neanche lontanamente proiettato sulla possibilità di concepire di campare di ciò che produce. Infatti, avendo un provvedimento con cui magari si chiede di pagare decine e decine di migliaia di euro all’esito dell’accertamento fiscale, di cui poi viene emanato un provvedimento esattivo, è ovvio che uno preferisce pagare poco – maledetti, ma subito – piuttosto che essere sottoposto a un giudizio imperituro.

Allora Presidente – e concludo – credo sia necessario affermare che questo provvedimento non riforma alcunché, peggiora molte cose; vi è un timido tentativo di introdurre l’inversione dell’onere della prova, del tutto insufficiente.

Il tema della pace fiscale lo lascerei da parte, perché si dice: “se perdo tutti i gradi mi dai il 5 per cento e la chiudiamo”; ma se perdo tutti i gradi, mi devi pagare, perché mi hai costretto, fino al provvedimento in terzo grado ! Altro che ti devo dare il 5 per cento o il 20 per cento! Ed è il motivo per il quale il nostro giudizio rimane fortemente critico ed è un impegno che Fratelli d’Italia assume nei confronti dei contribuenti di riformare – non viene difficile – in meglio questo tentativo maldestro di riforma .

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, che rinuncia.

Il Governo si riserva di intervenire successivamente.

PRESIDENTE. Avverto che, a norma dell’articolo 40, comma 1, del Regolamento, è stata presentata la questione pregiudiziale di costituzionalità Colletti n. 1 che sarà esaminata e posta in votazione prima di passare all’esame degli articoli del provvedimento.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3580: Disposizioni per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato nell’ al resoconto stenografico della seduta del 4 agosto 2022 .

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

La V Commissione (Cultura) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Luigi Casciello.

LUIGI CASCIELLO, . Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, oggi siamo qui a discutere sul disegno di legge A.C. 3580 di iniziativa del Governo, già approvato dal Senato, volto a celebrare la ricorrenza, nell’anno 2026, dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. A tal fine, il disegno di legge, che si compone di cinque articoli, istituisce un Comitato nazionale con il compito di elaborare un programma culturale relativo alla vita, all’opera e ai luoghi legati alla figura di San Francesco, al fine di favorire la diffusione della conoscenza del pensiero, dell’opera, della cultura e dell’eredità del Santo.

Ai sensi dell’articolo 1, recante le finalità del disegno di legge, la Repubblica celebra la figura di San Francesco d’Assisi nella ricorrenza dell’ottavo centenario della morte, che, come già detto, ricade nell’anno 2026. Tale attività si colloca nell’ambito delle finalità di promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica, nonché di valorizzazione e di tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione che la Costituzione attribuisce alla Repubblica.

L’articolo 2 istituisce il Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco; ad esso è assegnato un contributo complessivo di 4 milioni e 510 mila euro per il periodo compreso tra il 2022 il 2028, autorizzato, nella misura di 200 mila euro, per l’anno 2022, 500 mila euro per l’anno 2023, 500 mila euro per l’anno 2024, un milione di euro per l’anno 2025, 2 milioni di euro per l’anno 2026, 300 mila euro per l’anno 2027 e 10 mila euro per l’anno 2028.

L’individuazione dei criteri di assegnazione e di ripartizione annuale del richiamato contributo è demandata a un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottarsi su proposta del Ministro della Cultura, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze e con il Ministro del Turismo, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Al Comitato nazionale possono, altresì, essere destinati i contributi di enti pubblici e privati, lasciti, donazioni e liberalità di ogni altro tipo.

L’articolo 3 reca disposizioni sulla composizione e sul funzionamento del Comitato nazionale formato da 20 componenti, nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il presidente del Comitato nazionale è nominato dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Quanto agli altri componenti, oltre al sindaco del comune di Assisi, che ne fa parte di diritto, essi sono così designati: due dal Ministro della Cultura, due dal Ministro del Turismo, tre dal Ministro dell’Istruzione e dal Ministro dell’Università e della ricerca, d’intesa tra loro, uno dal Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, due dalla Conferenza unificata, due dalla regione Umbria, due dal comune di Assisi, uno dal vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, due dalla Conferenza dei ministri generali del primo ordine francescano e del terzo ordine regolare e uno dalla Società internazionale di studi francescani associazione di promozione sociale, con sede in Assisi. È, peraltro, prevista la possibilità di un’integrazione dei componenti del Comitato nazionale, fino ad un massimo di ulteriori tre componenti.

Con riferimento ai requisiti dei componenti del Comitato nazionale, essi sono individuati tra gli esponenti della cultura italiana e internazionale aventi comprovata competenza e conoscenza della vita e delle opere San Francesco d’Assisi, tra i rappresentanti di enti pubblici, privati e ecclesiastici con personalità giuridica nell’ordinamento della Chiesa cattolica, che, per le finalità statutarie o per l’attività culturale o di culto svolta, vantino una specifica competenza e conoscenza della figura del Santo o che siano particolarmente coinvolti nella celebrazione per l’ambito territoriale, turistico e istituzionale in cui operano. Le spese per il funzionamento sono poste a carico del contributo di cui all’articolo 2.

L’articolo 4 dispone in materia di durata e compiti del Comitato nazionale. In particolare, il comma 1 stabilisce che esso opera a decorrere dalla data di adozione del DPCM di nomina dei componenti e di funzionamento del Comitato e che resta in carica sino alla data del 30 aprile 2028. Il Comitato ha il compito di elaborare un programma culturale relativo alla vita, all’opera e ai luoghi legati alla figura di San Francesco d’Assisi. Nello specifico, il Comitato è chiamato a elaborare il piano delle iniziative culturali per la divulgazione e la diffusione della conoscenza della vita e dell’opera del Santo, anche con riferimento ai settori della formazione scolastica, dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica dell’università e della ricerca, tenendo conto degli eventuali riflessi della sua opera in ambito internazionale. Il comitato ha altresì il compito di: predisporre il piano economico sulla base delle risorse finanziarie assegnate dalla presente legge, inclusi eventuali contributi, lasciti donazioni e liberalità; elaborare programmi volti a promuovere attività culturali connesse alla celebrazione, da realizzare attraverso il coinvolgimento di enti pubblici e privati, dotati di comprovata esperienza, capaci di apportare ogni utile contributo o risorsa economica; predisporre programmi intesi a favorire processi di sviluppo culturale nel territorio, nonché di valorizzazione e promozione turistica dei luoghi dei cammini francescani, nonché di promozione commerciale in ambito culturale connessi alla celebrazione. Nell’ambito dei richiamati programmi volti a promuovere attività culturali connesse alla celebrazione da realizzare attraverso il coinvolgimento di enti pubblici o privati, è poi ricompresa una serie di iniziative e di pubblicazioni, anche dal punto di vista culturale ed altro.

Ai sensi dell’articolo 5, recante le disposizioni finanziarie, agli oneri derivanti dal provvedimento si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per esigenze indifferibili, di cui all’articolo 1, comma 200, della legge n. 190 del 2014.

Nell’occasione voglio ringraziare, anche a nome dei colleghi della Commissione – ma poi, immagino, lo farà anche il presidente della Commissione – la Presidenza della Camera, che ha fatto in modo che il provvedimento arrivasse in questo ultimo giorno, immagino, dei lavori di quest’Aula, cogliendo lo spirito non solo della legge, ma anche francescano. Ricordo che San Francesco diceva: “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”. Speriamo che anche questo possa essere di buon auspicio per tutti, anche per questa legge e per le manifestazioni legate all’ottavo centenario.

PRESIDENTE. Il Governo si riserva la facoltà di intervenire successivamente.

È iscritto a parlare l’onorevole Verini. Ne ha facoltà.

WALTER VERINI(PD). Grazie, Presidente. Oggi voteremo definitivamente su questo disegno di legge di iniziativa governativa, per il quale credo che il tutto il Governo vada ringraziato, ma, in particolare, il Ministro Dario Franceschini.

Celebrare questo ottavo centenario, e farlo adeguatamente, oltre a rappresentare un fatto di grande valore nazionale, europeo e mondiale, si inserisce nell’ambito delle attività di promozione della cultura e della ricerca scientifica, nonché della valorizzazione e tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione, che la Costituzione, all’articolo 9, attribuisce alla Repubblica. A questo scopo – è stato ricordato anche adesso – è istituito un Comitato nazionale, di grande autorevolezza e spessore. Ci sono finanziamenti importanti, tra l’altro: da qui al 2028, oltre 4 milioni e mezzo di euro. Il Comitato nazionale conta diversi membri, una ventina, e ne fa parte di diritto il sindaco di Assisi, Stefania Proietti, che salutiamo e che è stata tra le più tenaci protagoniste di questo risultato. Altri membri sono individuati tra esponenti della cultura italiana e internazionale che abbiano particolare competenza, conoscenza e frequentazione del pensiero e dei valori francescani. Saranno, inoltre, rappresentate persone giuridiche ed enti pubblici e vi faranno parte personalità nell’ambito dell’ordinamento della Chiesa cattolica. Le designazioni provengono da un numero importante di Ministri, quali i Ministeri della Cultura, del Turismo, dell’Istruzione, dell’Università, degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Insomma, tutto ciò dice quanto vasti siano il campo di interessi e il messaggio di San Francesco. A questo Comitato è anche affidato il compito di elaborare un programma culturale, relativo alla vita, all’opera e ai luoghi legati alla figura di San Francesco, con l’obiettivo di favorirne la diffusione della conoscenza e del pensiero. Questo programma prevede anche il restauro di beni sottoposti a tutela ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio e attività di ricerca, editoriali, formative, espositive oltre a manifestazioni in ambito culturale, storico, letterario, musicale. Insomma, davvero un campo di iniziativa multidisciplinare di grande valore e di attenzione agli aspetti del messaggio riguardanti il rispetto e la cura dell’ambiente, il dialogo tra le religioni e la pacifica convivenza tra i popoli. Tutto ciò al fine di divulgare, in Italia e all’estero, anche mediante piattaforme digitali, la conoscenza del pensiero e dell’opera insiti nell’eredità di San Francesco.

Abbiamo brevemente voluto ricordare questi punti, perché celebrare, nel 2026, e preparare la celebrazione di questo centenario assume un significato oggi, in questo momento, secondo noi particolare, eccezionale. Papa Bergoglio, nell’Enciclica sulla cura della casa comune scriveva: “Credo che Francesco sia l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di un’ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità. È il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nell’ecologia, amato anche da molti che non sono cristiani. Egli manifestò un’attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa e il suo cuore universale. In lui si riscontra fino a che punto siano inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore”. Questo scriveva Bergoglio. Ecologia, giustizia sociale, impegno civico, pace: celebrare San Francesco significa anche e soprattutto celebrare questi valori, farli nostri, nelle azioni quotidiane, scegliere di dare un segno di speranza, in un tempo così difficile. Cosa c’è di più stringente, di più urgente, di più attuale del richiamo a questi valori? Siamo nel tempo delle guerre, non solo quella scatenata da Putin, ma quelle dimenticate e quelle che potrebbero deflagrare o stanno deflagrando nei Balcani, nel Medio Oriente e nell’Estremo Oriente. Cosa c’è di più attuale del tema della lotta, coerente, ai cambiamenti climatici, mentre viviamo nella siccità, nello scioglimento dei ghiacci, in un modo di produrre e di vivere che da tempo hanno mostrato come un certo modello di sviluppo globale non rispetti e rischi di distruggere la natura e l’ecosistema globale? Questo tema è aggravato dalla crisi energetica che la guerra di Putin ha scatenato e acuito.

Quanto si fa ogni giorno più urgente combattere contro le vecchie e nuove povertà, le solitudini sociali e le diseguaglianze, contro gli egoismi e i muri che si alzano verso chi cerca protezione e vita, magari fuggendo da guerre e persecuzioni etniche e religiose, da fame e malattie? Quanto forte si fa il bisogno di riscoprire e consolidare parole come comunità, in questo tempo e dopo lo sconvolgimento della pandemia? Le iniziative che saranno programmate, molto grazie a questa legge, serviranno a valorizzare i luoghi dove il Santo ha vissuto e operato, che sono patrimonio del nostro Paese e di tutto il mondo, ma devono anche farsi strumento per diffondere questi valori che San Francesco ha incarnato. È un’occasione, insomma, e, insieme, un monito per tutti noi e anche un segno di speranza e futuro.

Da ultimo, vorrei ringraziare tutta la Commissione cultura. Mi associo anch’io ai ringraziamenti verso il Presidente della Camera e l’Ufficio di Presidenza che hanno calendarizzato questo provvedimento come, forse, uno degli ultimi. Voglio ringraziare, per la nostra parte, la nostra esponente che ha seguito il provvedimento, Flavia Piccoli Nardelli, che farà per noi la dichiarazione di voto, e voglio ringraziare anche la nostra presidente di gruppo, Debora Serracchiani, che si è adoperata, assieme agli altri presidenti di gruppo, per questo risultato. Infine, è un giorno significativo anche per noi umbri – qui ci sono altri colleghi della mia stessa regione – perché San Francesco è patrono d’Italia, è un santo universale e il suo messaggio è un messaggio globale e straordinariamente attuale, ma lo sono anche la nostra regione, la nostra Umbria, e Assisi, naturalmente. La nostra regione è capitale della pace e di una misura d’uomo e d’ambiente ancora largamente intatte. Penso che da questo voto si possano trarre un segno di fiducia e un segno di speranza .

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l’onorevole Gallinella. Ne ha facoltà.

FILIPPO GALLINELLA(IPF). Grazie, Presidente. Colleghi, innanzitutto anch’io voglio associarmi ai ringraziamenti alla Commissione cultura e voglio ringraziare la presidente Casa, qui accanto a me, e ovviamente il Presidente della Camera e tutti i capigruppo.

Nonostante i problemi geopolitici e causati dalla crisi di Governo, siamo infatti qui per approvare un disegno di legge governativo che viene dal Senato, e che approveremo in via definitiva in questa Camera, che fa sì che la Repubblica celebri l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Ci raggiungerà anche il sindaco, che saluto, la quale si è spesa in prima linea per l’approvazione di questa legge, che si compone, come ha detto il relatore, di 5 articoli, semplici, 5 articoli con cui la Repubblica celebra l’ottavo centenario della morte di San Francesco, nel 2026, creando un Comitato per gli eventi e mettendo a disposizione risorse importanti che partono da quest’anno e terminano nel 2028.

Voglio ricordare che avremo anche il Giubileo, quindi un momento importante. A settembre, infatti, il Papa incontrerà ad Assisi mille giovani provenienti da tutto il mondo, per ricordare che il messaggio di pace è ancora attuale, che il messaggio di aiutare gli ultimi è ancora attuale, per non parlare del messaggio di fratellanza di San Francesco e dell’attenzione ai giovani, di cui, forse, la politica si è un po’ dimenticata, ultimamente. Ne torneremo a parlare durante la dichiarazione di voto, con più con più attenzione.

L’ultima questione che San Francesco ha portato, e porta ancora, come messaggio, all’attualità è il Cantico delle creature, che io voglio ricordare. Parla di ambiente, di natura. Noi abbiamo avuto l’ il 28 luglio scorso e ancora stiamo pensando a come non consumare troppo la nostra Terra. Temi politici, temi attuali che, forse, concentrati in questo ottavo centenario, potranno tornare nella mente di tutti, del mondo intero, della politica perché dobbiamo sicuramente cambiare rotta, cambiare modo di fare. La nostra Umbria è una terra che amo e sono orgoglioso di poter approvare questa legge. Soprattutto, le iniziative dovranno valorizzare questo territorio, le terre di San Francesco e l’Umbria. Lo voglio ricordare a quest’Aula, perché tutti i giorni lo constatiamo, anche coi colleghi umbri: è una regione un po’ isolata e questa forse è l’occasione per metterla al centro dell’attenzione. Forse avremo un treno per San Francesco, non lo so. Comunque sia, questa proposta di legge vuole andare in questa direzione, ricordare un messaggio.

Quindi, ringrazio per il lavoro fatto anche il Governo, per l’attenzione che ha posto per l’ottavo anniversario della morte di San Francesco, in modo tale che queste terre, un po’ isolate, al centro dell’Italia – lo ricordo, è stato ricordato, è anche patrono d’Italia, San Francesco – siano all’attenzione di un messaggio di pace, una pace che purtroppo viene compromessa dai fenomeni che stiamo vivendo; da febbraio ad oggi, nel mondo si stanno accendendo focolai. Quindi chiediamo un aiuto alla politica – ma forse anche a San Francesco – affinché, con questo messaggio, si possa ritrovare una serenità importante. Ovviamente le risorse sono importanti, saranno spese nel migliore dei modi e la politica non può essere che soddisfatta di questo risultato. Quindi, ringrazio il Governo, ringrazio tutti i colleghi, e torneremo a parlarne durante la dichiarazione di voto

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

PRESIDENTE. Il relatore, onorevole Casciello, e la rappresentante del Governo si riservano di intervenire successivamente.

Il seguito del dibattito avrà luogo dopo la conclusione dell’esame del disegno di legge n. 3703 in materia di giustizia tributaria. Poiché l’ordine del giorno prevede che al seguito dell’esame degli argomenti dell’odierna seduta si passi non prima delle ore 12,30, sospendo la seduta fino a tale ora.

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall’articolo 49, comma 5, del Regolamento.

PRESIDENTE. . Colleghi e colleghe, ricorre oggi l’anniversario della scomparsa del magistrato Antonino Scopelliti, ucciso in un agguato mafioso in Calabria, 31 anni fa.

Entrato in magistratura a soli 24 anni, Antonino Scopelliti si era occupato di alcuni dei processi più importanti della storia recente del nostro Paese: il primo processo Moro, il sequestro dell’, la strage di piazza Fontana e quella del rapido 904. In qualità di sostituto procuratore generale presso la Suprema Corte di cassazione, era in procinto di rappresentare l’accusa contro gli imputati del maxiprocesso di mafia a Palermo, quando fu ucciso. Sul luogo dell’assassinio fu scritto: la tua morte ha spezzato il silenzio di questa terra.

Ricordare Scopelliti significa, dunque, non far calare mai il silenzio sul sacrificio di chi, come lui, si è impegnato, in prima persona e senza riserve, in una battaglia di legalità, di rigore morale e di giustizia. Ripercorrere la sua storia ci sollecita a non abbassare mai la guardia e ad assicurare ogni giorno, nella lotta contro la mafia, una risposta efficace, non soltanto attraverso l’azione investigativa e giudiziaria, ma anche mediante politiche di sviluppo e riduzione delle disuguaglianze sociali, e a contrastare, nel contesto istituzionale, economico e sociale, ogni pratica o complicità collusiva.

Nel rivolgere, a nome mio personale e di tutta la Camera dei deputati, un pensiero di vicinanza e solidarietà ai familiari, invito l’Assemblea a osservare un minuto di silenzio .

Ha chiesto di parlare il deputato Ferri. Ne ha facoltà.

COSIMO MARIA FERRI(IV-IC’E’). Grazie, Presidente. Antonino Scopelliti scrisse queste parole: “Il buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto e coraggioso”. Ebbene, il giudice Scopelliti è morto ed è sempre stato libero e coraggioso, ha sempre esercitato le funzioni giudiziarie con passione, con determinazione ed efficacia. Lei, Presidente, ha ricordato i processi delicati che ha trattato e per i quali ha dovuto sostenere l’accusa e l’ha sempre fatto con la schiena dritta. Oggi la Camera lo ricorda: il 9 agosto del 1991 è stato ucciso, tragicamente, mentre era alla guida della sua autovettura nella zona che amava, nella Calabria, a Villa San Giovanni, la frazione di Piale, lì hanno deciso di ucciderlo in modo così terribile e tragico.

Noi oggi lo vogliamo ricordare per il suo esempio di magistrato, per quel coraggio, per quel suo senso di giustizia, per quel suo equilibrio e anche per la sua determinazione nel cercare la verità, una verità processuale che non sempre coincide con la verità sostanziale, ma che è la stella polare che deve guidare anche chi esercita le funzioni requirenti, come faceva lui, in maniera distaccata, ma con efficacia. Vogliamo unirci, come gruppo di Italia Viva, al dolore e al ricordo dei familiari. Commemorare una persona come Antonino Scopelliti scomparsa tanti anni fa vuol dire ricordare e abbracciare i familiari, ma, nello stesso tempo, ricordare a tutti noi, ai giovani, anche a chi esercita le funzioni giudiziarie quel modello di magistrato e quanto sia importante l’esercizio della giurisdizione, sia nell’attività giudicante che in quella requirente.

È morto alla vigilia della requisitoria che doveva tenere alla Corte di cassazione in processi delicati e, secondo gli inquirenti, ci può essere un collegamento proprio per rinviare il procedimento noto come maxiprocesso. E la cosa ancora che più colpisce in questo assassinio è il fatto di come ci siano collegate la con Cosa Nostra, perché dagli atti processuali emerge tale collegamento tra due associazioni criminali così insidiose che hanno voluto colpire il magistrato e l’uomo Antonino Scopelliti. Questo dicono gli atti giudiziari.

Nel 2019, il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, che ringraziamo per il suo lavoro, ha avuto il coraggio di riaprire le indagini su un assassinio su cui ancora una verità va ricercata; non dobbiamo perderla di vista proprio per le modalità in cui si è svolto questo omicidio, alla vigilia di un processo importante, con collegamenti appunto tra e Cosa Nostra. E, quindi, c’è ancora da capire tante dinamiche che possono aiutare a smantellare associazioni criminali che sono sempre più pericolose.

Voglio anche ricordare e abbracciare particolarmente Rosanna Scopelliti, che è stata nostra collega nella passata legislatura e tutti i familiari, dai banchi di quest’Aula ricordare questo esempio e invitare davvero i giovani nelle scuole, non solo in Calabria, ma in tutta Italia, a capire quello che ha fatto Antonino Scopelliti e come voleva esercitare la propria giurisdizione e il proprio senso di giustizia. Penso che sia il modo migliore per ricordare quell’uomo libero, coraggioso e determinato e quel senso di giustizia che ha sempre praticato ed esercitato, sia in procura a Milano, che a Roma, presso la Corte di cassazione. Noi, oggi, dobbiamo tanto a figure come Antonino Scopelliti: penso che sia doveroso ricordarlo e rinnovarne la memoria, non solo per abbracciare i genitori, ma per credere in quel senso di giustizia che dobbiamo portare avanti senza sconti e con determinazione .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Furgiuele. Ne ha facoltà.

DOMENICO FURGIUELE(LEGA). Grazie, Presidente. Sono passati 31 anni dalla morte di Antonio Scopelliti, sostituto procuratore generale di Cassazione, ammazzato nel 1991 con colpi di fucile proprio a ridosso della piana di Gioia Tauro.

PRESIDENTE. Mi scusi, si può spostare in un altro microfono, perché vedo che fa interferenza, forse è rotto?

DOMENICO FURGIUELE(LEGA). Grazie, Presidente. Dicevo, sono passati 31 anni dalla morte di Antonino Scopelliti, ucciso a colpi di fucile nel 1991: un delitto efferato, una ferita ancora aperta per la Calabria, per il Mezzogiorno d’Italia, ma per l’intera Nazione, una ferita che gronda, che fa tristezza e fa anche rabbia, perché sono ancora troppi e tanti i misteri che avvolgono il suo omicidio, l’omicidio di un magistrato valoroso, di una figura che, prima di tutto, era un punto di riferimento dal punto di vista morale, un faro che ancora illustra la regione Calabria e che illumina il percorso di tanti giovani che vogliono cambiare il corso di quella regione, che è ancora molto sofferente. E così non sarebbe altrimenti, sennò non ci sarebbero tutte queste commemorazioni, in questa giornata, per un uomo che ha combattuto la sua guerra contro il crimine mafioso, assestando durissimi colpi a quelle organizzazioni criminali.

Io credo, signor Presidente – come diceva anche chi mi ha preceduto -, che il miglior modo per onorare la figura di Antonio Scopelliti sarebbe quello di ricercare la verità fino in fondo. Lo dobbiamo all’uomo, lo dobbiamo alla famiglia, lo dobbiamo allo Stato, che non dovrebbe avere paura di andare fino in fondo a ricercare la verità. Lo Stato non dovrebbe avere paura di andare fino in fondo, magari, anche a costo di investigare se stesso, a costo di eliminare quelle mele marce che c’erano allora e, probabilmente, potrebbero esserci ancora. Lo Stato non deve avere paura di ricercare la verità e andare fino in fondo, se ha voglia ancora di avere il rispetto da parte dei cittadini calabresi, che non hanno affatto dimenticato quella che è stata l’opera di Antonino Scopelliti, per cui chiedono ancora giustizia .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Barbuto. Ne ha facoltà.

ELISABETTA MARIA BARBUTO(M5S). Grazie, Presidente. Da calabrese, orgogliosa di essere calabrese, voglio oggi ricordare in quest’Aula il giudice Antonino Scopelliti e rendere omaggio alla memoria dell’uomo e del magistrato che ha testimoniato, con la sua vita, i veri valori per i quali lottare fino all’estremo sacrificio. E voglio ricordarlo insieme a tutti voi, soffermandomi brevemente sull’insegnamento che, ancora oggi e sempre, figure come quelle del valoroso magistrato lasciano alla società, una società così bisognosa di punti di riferimento nel marasma del rumore prodotto dalla spasmodica ricerca dell’effimero cui ci condannano i tempi attuali e grazie al quale si fanno strada e allignano subdolamente i controvalori cancerosi della criminalità organizzata. E, allora, in questo marasma, figure come quelle di Antonino Scopelliti, al pari di altri valorosi magistrati, come Falcone, Borsellino, Livatino – e potrei ricordarne tanti altri, perché, purtroppo, lungo è l’elenco -, vanno ricordate sempre, vanno ricordate non soltanto oggi, 9 agosto, ma sempre, in una costante e infaticabile opera di diffusione della cultura della legalità e di ripudio della mafia, come organizzazione criminale, come stile di vita, come mentalità, come complice silenzio che copre e ha coperto le nefandezze più orrende.

In Calabria, signor Presidente, come d’altronde in tutta Italia e oltre, la mafia c’era e c’è, c’è quella armata e c’è quella dall’apparente volto pulito, forse la più pericolosa perché è la più infiltrata e la più infiltrante, ma ci sono anche tante, tante persone oneste e perbene, che hanno scelto di restare nella loro terra e combattono quotidianamente la loro battaglia per una vita onesta e un futuro sereno per i loro figli, in Calabria. Sono sicura che, come me, tutti loro ricordano Antonino Scopelliti, martire della legalità, che resterà per sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti. Forse questo sarà il mio ultimo intervento in Aula, in queste battute finali della XVIII legislatura: consentitemi di dire che sono fiera di aver concluso rinnovando il ricordo – e tributandogli ogni onore – di Antonino Scopelliti, un grande uomo, un grande magistrato, un grande italiano, un grande calabrese .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Viscomi. Ne ha facoltà.

ANTONIO VISCOMI(PD). Non l’avevano potuto controllare e, comunque, in ogni caso, non era persona contattabile e, quando un magistrato non può essere controllato, quando non può essere contattato, la sua condanna, signor Presidente, arriva inesorabile. Persona non contattabile: è proprio in questo tratto caratteristico e nell’oggettiva connessione con il maxiprocesso palermitano che il collaboratore di giustizia Leonardo Messina ha individuato fin da subito la ragione di fondo della terribile esecuzione del giudice Antonino Scopelliti, primo magistrato di Cassazione a essere ucciso dalla volontà convergente di mafia siciliana e calabrese. Troppo grande – scrivono i giudici della corte di assise di Reggio Calabria nella sentenza del 1996 -, sarebbe stato il danno di immagine derivante dalla percezione di una mafia perdente nelle aule giudiziarie.

D’altronde, che Antonino fosse persona non contattabile, i mafiosi lo sapevano fin troppo bene, avendone saggiato, almeno nei processi Chinnici e Basile, le doti personali e professionali e avendo potuto prendere atto, in più occasioni, dell’aperto contrasto con l’approccio a loro usuale della prima sezione penale della Corte di cassazione, apparentemente garantistico, ma, in realtà, semplicemente formalistico, come sempre capita quando – per usare le stesse parole del giudice, scritte in un saggio del 1975 – il cavillo fa aggio sul diritto. Non si faccia, però, l’errore imperdonabile di confinare l’esperienza professionale di Scopelliti nell’esclusiva area del contrasto alla criminalità organizzata; basti considerare che più di 1.500 furono i processi seguiti nel solo periodo passato in Cassazione e, fra questi, anche i maggiori processi per terrorismo; da quell’osservatorio, indubbiamente privilegiato, Antonino Scopelliti è stato veramente al centro delle intricate vicende che hanno intessuto le trame della vita collettiva del nostro Paese e da quell’osservatorio ha potuto maturare un’idea di politica giudiziaria che, ancora oggi, merita di essere condivisa.

Segnalo solo due profili di interesse; il primo è che senza organizzazione non vi è giurisdizione; scriveva nel 1975: un’organizzazione non adeguata rende vittima – cito le sue parole – il cittadino qualunque, indifeso e impotente. Il secondo è che ragione e senso della giurisdizione stanno nella Costituzione; scriveva nel 1987: il giudice che opera al di fuori o va oltre o non realizza questo messaggio della Costituzione finisce inevitabilmente per tradire l’unico vero ruolo politico che il suo mandato gli attribuisce. Il giudice se tale è, se cioè non è contattabile, è sempre solo, non può che essere solo nell’esercizio della sua funzione, solo – come ha scritto – con le menzogne cui ha creduto, le verità che gli sono sfuggite, solo con la fede cui si è spesso aggrappato come naufrago, solo con il pianto di un innocente e con la perfidia e la protervia dei malvagi. Ma proprio per questo il buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto e coraggioso. Essere solo è, dunque, elemento costitutivo dell’essere giudice.

Essere solo, Presidente, e concludo, non significa però essere isolato. A ciascuno di noi, il compito di impedire che la solitudine necessaria del giudice si trasformi, ancora oggi, in isolamento. Per questo alla domanda: tu da che parte stai? Credo che la risposta migliore che ciascuno di noi possa dare sia ancora oggi: io sto dalla parte di Antonino Scopelliti .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pittalis. Ne ha facoltà.

PIETRO PITTALIS(FI). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, ricordiamo oggi la figura di un grande magistrato, figlio della terra di Calabria, Antonino Scopelliti, che il 9 agosto di 31 anni fa veniva barbaramente ucciso in un attentato mafioso, a Piale di Villa San Giovanni. Le testimonianze di chi ha avuto il privilegio di conoscere il dottor Scopelliti lo ricordano come magistrato universalmente apprezzato, per le qualità umane, la capacità professionale e l’impegno civile, un magistrato che, oltre trent’anni fa, profeticamente, ha saputo individuare e analizzare i mali e, soprattutto, le ragioni della crisi del sistema giustizia, magistrato che ha, sì, difeso il ruolo del giudice, ma che, nel contempo, ha avuto la sensibilità di mettere in evidenza le criticità determinate da un non sempre chiaro e limpido rapporto tra magistratura e giornalisti.

Scriveva il dottor Scopelliti: “(…) stampa e magistratura sono oggi i protagonisti più potenti della società italiana; (…) hanno il potere di distruggere l’immagine di chiunque con una frettolosa comunicazione giudiziaria o con un insidioso articolo nella pagina interna di un giornale”.

Non dovrebbe dimenticare il giudice che, nell’esercizio del potere giurisdizionale, non ha che una linea da seguire ed è – come ha ricordato il collega che mi ha preceduto – quella indicata dalla Costituzione, essendo quest’ultimo il testo che consacra in termini generali e super-partitici i valori sociali nei quali la nostra comunità statuale crede e alla cui realizzazione essa aspira. Il giudice che opera al di fuori di questi, finisce proprio per tradire l’unico vero ruolo politico che il suo mandato gli attribuisce e cioè applicare la legge non in nome di una ideologia, ma in nome del popolo italiano.

Ed è per questa ragione che ricordiamo davvero con sincero affetto il giudice Scopelliti, associandoci al dolore della famiglia.

Il gruppo di Forza Italia-Berlusconi Presidente coglie anche questa occasione per riaffermare una lotta senza quartiere contro la mafia e contro tutte le criminalità organizzate, con questo auspicio, che non vengano mai meno l’attenzione e la tensione, anche civile, delle nostre comunità, proprio nel ricordo di una figura eccezionale come quella del dottor Scopelliti .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Licatini. Ne ha facoltà.

CATERINA LICATINI(IPF). Presidente, colleghi, la storia del nostro Paese è costellata di esempi di coraggio e impegno nel segno della legalità, di storie di donne e uomini che hanno dato persino la vita per difendere i valori dello Stato contro le organizzazioni criminali. Oggi ricordiamo la storia del giudice Antonino Scopelliti, ucciso dalla mafia nella sua Calabria, il 9 agosto del 1991, un vero e proprio simbolo di giustizia e incorruttibilità, vittima di un brutale assassinio che, nel tragico elenco delle stragi per mano mafiosa, rappresenta forse uno dei delitti più inquietanti e intimidatori, un crimine non solo volto a inibire i progressi processuali di quegli anni, ma anche perpetrato sulla base di un patto tra Cosa Nostra e dal quale secondo le più recenti ricostruzioni sarebbero scaturite trattative sempre più stabili tra la mafia e quegli ambienti deviati, inquinati e malati dello Stato.

Oggi quello che fa più rabbia, a distanza di trent’anni, è che sulle dinamiche sottese all’uccisione del giudice Scopelliti non è stata fatta ancora pienamente luce. Noi, oggi, colleghi, rinnoviamo la memoria e la riconoscenza per l’eredità lasciata dal suo sacrificio, ma rivolgiamo anche la promessa inderogabile di una politica impegnata a estirpare qualsiasi rischio di accordo con la mafia e con qualsiasi criminalità organizzata, perché le istituzioni possono, e devono, farlo; le istituzioni politiche hanno l’obbligo di farlo, non soltanto coadiuvando l’impegno della nostra magistratura con legislazioni antimafia sempre più efficienti, ma anche dimostrando una maggiore presenza e vicinanza al territorio e ai cittadini, con un sostegno fattivo alla cultura della legalità, a cominciare, ad esempio, da una gestione più efficace della riqualificazione dei beni confiscati, che è un tema, purtroppo, su cui siamo ancora troppo lontani.

Sono d’accordo, il ricordo non va mai abbandonato, ma non c’è modo migliore di celebrarlo che agire con onestà, serietà e operosità. Questo potrebbe anche bastare .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ferro. Ne ha facoltà.

WANDA FERRO(FDI). Grazie, Presidente. Il 9 agosto del 1991, il giudice Antonino Scopelliti, sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione, veniva ucciso a colpi di fucile – lo abbiamo sentito più volte – in un attentato a Campo Calabro, mentre rientrava a casa. Gli era stato affidato il compito di rappresentare la pubblica accusa in tutti i più importanti processi, alcuni dei quali oggi citati, per mafia e terrorismo, a partire dalla strage di piazza Fontana, a Milano, passando per il caso Moro, fino alle stragi di piazza della Loggia e dell’, alle uccisioni e gli omicidi di Rocco Chinnici e Walter Tobagi, per arrivare ancora agli scandali finanziari, tra cui il caso di Michele Sindona e Roberto Calvi.

Un servitore fedele dello Stato e dal grande rigore morale, che ha pagato con la sua vita la sua dedizione rispetto a quel senso verso la giustizia. La sentenza che decretò la sua morte, secondo quanto raccontato dal giudice Caponnetto, fu firmata quando accettò di sostenere l’accusa nel maxiprocesso di Cassazione per combattere la famosa mafia siciliana. Un delitto che incrocia i rapporti tra e strategia stragista di Cosa Nostra, ma in cui emerge ancora il ruolo della Falange armata e i dubbi sul ruolo di tanti pezzi dello Stato deviati.

A 31 anni da quel delitto, siamo ancora molto lontani dal vedere scritta una verità definitiva su quell’attacco al cuore dello Stato, nella persona di uno dei più fedeli e capaci servitori. Un grazie va certamente al procuratore Lombardo, che ha voluto e ha fatto in modo che si riaprisse il caso. È una verità dovuta non soltanto ai familiari e qui rivolgo, a nome anche del gruppo di Fratelli d’Italia, un affettuoso abbraccio alla figlia Rosanna, che è stata tra questi banchi, la figlia Rosanna che si batte con grande passione perché si faccia luce sul delitto, che fu certo un dramma dolorosissimo e devastante dal punto di vista familiare, e che coincide con una delle pagine più tristi e più buie della storia della nostra Nazione.

È una verità che è dovuta alla Calabria intera e alla Nazione stessa, a tutte quelle persone che credono e vogliono fidarsi delle istituzioni, della magistratura e dello Stato, perché, come diceva Montesquieu, “una giustizia che arriva in ritardo è una giustizia negata”. Io aggiungo che una verità che arriva in ritardo è una verità che vede, giorno dopo giorno, sbiadire il suo valore. La memoria non può essere solo un ricordo fine a se stesso di un fatto tragico, ma deve essere una memoria attiva, una memoria intesa come costruzione continua di un percorso di responsabilità e di impegno.

Nel ricordare la figura di Antonino Scopelliti le istituzioni devono fare tutto ciò che è in loro potere per fare giustizia e consegnare la verità su quanto è accaduto ai familiari e alla storia della nostra Nazione. Se c’è, Presidente, un sentimento che credo non si debba mai associare alla figura di Antonino Scopelliti è certamente quello della rassegnazione. È un ricordo che deve parlarci di libertà, di onestà e di coraggio, ma soprattutto di fiducia in uno Stato capace finalmente – ci auguriamo – di dipanare le tante ombre e di restituire la luce della verità sui momenti più drammatici della sua storia .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Conte. Ne ha facoltà.

FEDERICO CONTE(LEU-ART 1-SI). Grazie, Presidente. Credo che la figura di Scopelliti vada ricordata non solo, ovviamente, per la tragica morte, per il tragico sacrificio e per quello che esso rappresenta in termini di valore per il nostro Paese, per la nostra Repubblica e per la nostra democrazia, ma anche per quello che Antonino Scopelliti è stato e ha fatto come magistrato: perché egli è partito dal livello più basso delle gerarchie giudiziarie e le ha attraversate tutte e la sua progressione di carriera è stata sempre scandita da giudizi e da valutazioni che oggi ci restituiscono la figura di un magistrato di formazione civilista, poi passato al penale, che ha improntato la sua carriera a un’attività particolarmente rigorosa e produttiva. Egli ha prodotto una quantità enorme di provvedimenti giudiziari. È stato un grande lavoratore; innanzitutto, è stato, cioè, un magistrato che ha garantito efficacia ed efficienza al servizio che ha svolto durante la sua carriera. Questo non gli ha impedito di dimostrare grande cultura giuridica, anche come interprete e come elaboratore. Sono noti i suoi articoli – sono stati anche citati in quest’Aula – su una rassegna mensile di eloquenza e sono due, in particolare, quelli che voglio citare. Il primo: “Libertà d’informazione o di diffamazione”. Così egli, con una capacità preveggente notevolissima, anticipava quello che sarà, poi nella nostra Repubblica, il tema del corto circuito del rapporto tra magistratura e pubblica informazione. Poi, il secondo: “Difesa del giudice”. Sottotitolo: “Il giudice e la politica – Il giudice e i rotocalchi”, nel quale egli rivendicava fortemente i valori dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura, ma li ancorava saldamente a un’interpretazione del ruolo del giudice strettamente chiuso nel perimetro della Costituzione e collegato alla sua capacità di assolvere al suo servizio.

Sono due temi che abbiamo svolto in quest’Aula e in questa legislatura, nel tentativo di riformare il nostro servizio giustizia per il civile, per il penale e per l’ordinamento giudiziario, per dire che il Paese ha bisogno di magistrati che sappiano interpretare il loro ruolo con rigore e con grande capacità di elaborazione, ma stretti nella tutela di un’autonomia che è garanzia per i cittadini, innanzitutto e poi per i magistrati.

Tanti processi importanti alla fine della sua carriera, quando arriva alla procura generale della Cassazione. Forse il più importante, quello che segna il suo destino, è quello per l’omicidio di Rocco Chinnici, una persona a cui la sua storia si lega con un filo rosso, lo stesso che raggiungerà poi drammaticamente Borsellino e Falcone. Perché? Perché egli, quando viene raggiunto da due colpi di pistola tornando dal mare per andare a casa del padre, a Campo Calabro, il 9 agosto, sapeva già che avrebbe sostenuto l’accusa in Cassazione contro i mafiosi di Cosa Nostra condannati nel maxiprocesso. Nel maggio precedente si era avuta la notizia che il giudice Carnevale non avrebbe presieduto quella sezione. Cosa Nostra era in allarme e aveva un problema grande: Antonino Scopelliti. Come dirà il pentito Messina a una specifica domanda del presidente della Commissione antimafia: “La mafia o controlla i giudici o li uccide”. “Si faccia un conto lei”, dice Messina al presidente della Commissione.

Quel processo sarà poi celebrato senza di lui. Saranno celebrati anche i suoi processi, quelli che riguardano la sua uccisione, senza successo: ben due. Un’ombra enorme su questa parte della nostra storia repubblicana. Io credo, però, che noi possiamo fare una dedica oggi a Scopelliti, una citazione di un autore francese che si chiama Antoine Rivaroli, che dice che il diritto è l’insieme della forza e della luce: la forza la mette il popolo, la luce la mettono le istituzioni. Ebbene, la luce di Scopelliti ci illumina ancora oggi e illuminerà la verità che lo riguarda .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D’Ettore. Ne ha facoltà. Colleghi, per favore silenzio!

FELICE MAURIZIO D’ETTORE(MISTO-VI-ICT). Grazie, Presidente. Il ricordo del magistrato Scopelliti è un ricordo che ricostruisce la storia della magistratura non solo in Calabria, ma nel nostro Paese. Nel fascicolo del magistrato Scopelliti presso il Consiglio superiore alla magistratura si leggono passaggi importanti che riguardano la sua carriera, ma anche le sue specifiche e particolari attitudini. In molti giudizi e valutazioni che lo riguardavano si faceva riferimento, per la sua capacità anche investigativa, all’intelligenza, alla prontezza, all’intuito, ma anche alle qualità umane, alle capacità professionali e all’impegno civile che metteva nella sua professione.

Io ricordo con piacere anche alcuni momenti della sua vita professionale, a cominciare da quella universitaria, che mi è stata ricordata anche da molti colleghi in tanti anni, anche dal mio maestro, che aveva avuto la fortuna di conoscerlo e di conoscere i suoi maestri. Si laureò, a soli 21 anni, con una tesi sul contratto astratto, relatore il professor Falzea, il compianto professor Falzea. L’inizio della sua carriera fu anche quello della costruzione di un percorso, anche nel campo civilistico. Una solidissima preparazione, una grandissima capacità di analisi, una capacità di eloquio, anche quando poi fu pubblico ministero di primissimo livello.

Poi, gli scritti che alcuni ricordano, alcuni suoi articoli, in particolare, nel rapporto tra giustizia, magistratura, stampa e . Vi sono alcuni passaggi, come quelli relativi all’importanza per il giudice dell’istituzionalizzazione del suo comportamento, la necessità di regolarlo, di comprendere i rapporti sociali e di preservare l’ordine collettivo anche nelle esternazioni, nel rapporto con la stampa. È il precursore di un modello di comportamento del magistrato nell’ambito dell’esercizio delle sue funzioni e nei rapporti con la società civile. Questo è stato per la magistratura e molti magistrati lo ricordano. E quel fascicolo, quel richiamo che c’è al Consiglio superiore della magistratura, ha tutti i passaggi che sottolineano questa sua capacità.

Poi, la sua appartenenza, che rivendicava sempre, alla terra di Calabria, questa sua voglia di far presente che quella era una terra che poteva costruire molto e dare molto al Paese, con esempi, anche con esempi nella magistratura.

Il suo terribile omicidio ha comportato un effetto enorme per quanto riguarda la risposta dello Stato e la condanna dei vertici di Cosa nostra per il suo omicidio ha dimostrato fino in fondo qual era, nella ricostruzione di quelle sentenze, il suo modello di comportamento come magistrato, la sua capacità, la pericolosità per Cosa Nostra e per tutte le organizzazioni criminali della presenza e delle sentenze, dell’espressione della capacità del magistrato attraverso le sentenze che colpivano in maniera precisa, puntigliosa, particolare, ma soprattutto con una grande base giuridica e sostanziale che consentiva a quelle sentenze di arrivare fino in fondo ai vari vagli della magistratura.

Questo è stato il suo insegnamento, va ricordato soprattutto per questo, come insegnamento per i giovani magistrati; tanti giovani magistrati che cominciarono la loro carriera e tanti che ora non sono più giovani e che ho conosciuto presero come esempio quell’attività, presero come esempio quella capacità di formazione ed oggi quel modello di comportamento è diventato un modello di comportamento fondamentale per la magistratura italiana .

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3703: Disposizioni in materia di giustizia e di processo tributari.

Ricordo che nella seduta odierna si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Passiamo all’esame della questione pregiudiziale di costituzionalità Colletti n. 1 .

Avverto che i tempi per il relativo esame sono computati nell’ambito del contingentamento relativo alla discussione generale.

A norma del comma 3 dell’articolo 40 del Regolamento, la questione pregiudiziale può essere illustrata per non più di dieci minuti da uno solo dei proponenti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi, per non più di cinque minuti.

Il deputato Colletti ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale di costituzionalità n. 1.

ANDREA COLLETTI(MISTO-A). Presidente, la ringrazio per aver concesso, durante l’esame di questo provvedimento, ben cinque minuti a noi di Alternativa: è così che la democrazia va avanti, a suon di cinque minuti per discutere di una riforma sulla giustizia tributaria. Una riforma su cui questa Camera non ha toccato palla, mentre per il Governo è presente la sottosegretaria Macina, che – mi hanno riferito – ha scoperto questa mattina che i nuovi giudici togati fossero “sotto” il Ministero dell’Economia e non quello della Giustizia.

Qual è il problema? Uno dei problemi principali è che queste Camere oggi, 9 agosto, sono in , che vuol dire che noi qui, come parlamentari, come deputati della Repubblica, non abbiamo più la legittimità costituzionale – e nemmeno politica – per poter portare avanti proposte di legge se non quelle costituzionalmente dovute, quelle urgenti e quelle indifferibili.

Noi non siamo in presenza di un decreto-legge, quindi di un atto sicuramente non indifferibile, ma siamo in presenza di una proposta di cui si discuteva qui alla Camera da qualche anno e che, volutamente, la maggioranza e il Governo non hanno voluto portare avanti, e noi deputati in scadenza, in , dovremmo discutere, per modo di dire, ovviamente, perché questa Camera dei deputati ormai non serve più per discutere nulla, se non per alzare la mano, una riforma che ha un pregnante valore costituzionale. Ed è questo il primo argomento per cui non dovremmo discutere di questo disegno di legge, perché noi non ne abbiamo la legittimità costituzionale.

Perché, in realtà, non votando questo provvedimento, non rischieremmo alcuna sanzione di tipo comunitario; eventualmente, i tempi per discuterlo ce li avrà il prossimo Parlamento, nel corso della prossima legislatura, come è giusto che sia. Ma c’è anche un secondo punto, ancora più importante; noi stiamo istituendo una nuova giustizia tributaria, stiamo istituendo nuovi giudici speciali; peccato che la Costituzione ci dica che c’è il divieto di istituire nuovi giudici speciali ed è proprio quello che stiamo facendo ora. La Corte costituzionale, nel passato, ha sempre salvato l’odierna giustizia tributaria, proprio perché affermava che quella prevista con la mini-riforma del 1992 in realtà era un prosieguo della vecchia giustizia tributaria, che era esistente all’epoca della nostra Costituzione.

Ma questa è una nuova riforma, questi sono tutti giudici togati di nuovo corso e pertanto noi dovremo inserire nuovi giudici speciali, in spregio alla Carta costituzionale. Ma non si tratta solo del divieto di cui all’articolo 102 della Costituzione; qui stiamo istituendo una nuova giustizia tributaria, nuovi giudici togati sotto il controllo e l’egida del Ministero dell’Economia e delle finanze. Così facendo avremo un Ministero dell’Economia e delle finanze ambivalente: da un lato, è parte del giudizio, dall’altro, è parte del contenzioso attraverso un’Agenzia strumentale, quale l’Agenzia delle entrate – e la giustizia tributaria coinvolge 40 miliardi di euro di contenzioso e quindi abbiamo, come resistente, all’interno di questa giustizia, l’Agenzia delle entrate e il Ministro dell’Economia e delle finanze e come giudici abbiamo i magistrati che vengono scelti dal Ministero dell’Economia e delle finanze. Quindi, abbiamo, da un lato, parte del giudizio – e parte forte del giudizio – il MEF attraverso l’Agenzia delle entrate e chi dovrebbe decidere in quel giudizio, dall’altro, chi dovrebbe essere giudice terzo e imparziale in quel giudizio è parte integrante del sistema perché scelto con concorsi espletati dal Ministero dell’Economia e delle finanze. Quindi, addio al giusto processo! Abbiamo, parte in causa, abbiamo il giudice, il MEF, e abbiamo il boia, che è l’Agenzia della riscossione. Ebbene tutto questo è all’interno del Ministero dell’Economia e delle finanze.

Davvero vorrei ascoltare, come i colleghi che vogliono affermare quanto tutto questo possa essere normale, possano affermarlo in quest’Aula. Spero vivamente, in futuro, quando magari avremo finalmente una Corte costituzionale libera dalla politica che, come tale, possa decidere in libertà – e spero che decida davvero in libertà – di vedere dichiarata incostituzionale questa riforma. In primo luogo, per il motivo per cui in questo Parlamento non ha la legittimità di poter decidere. In secondo luogo, perché noi stiamo contravvenendo agli articoli 102 e 111 della Costituzione in quanto stiamo istituendo nuovi giudici speciali. Per tal motivi noi di Alternativa abbiamo presentato questa pregiudiziale ed è per questo che l’ho presentata io da deputato, ma anche da avvocato e vi invito davvero, nella vostra libertà, almeno per quelli che non dovranno ricandidarsi o essere eletti, a votare in scienza e coscienza .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ceccanti. Ne ha facoltà.

STEFANO CECCANTI(PD). Grazie, Presidente. Il collega Colletti ha esposto delle obiezioni di merito, che non c’entrano con una pregiudiziale e su questo intervento di merito ci confronteremo quando voteremo nel merito.

C’è un solo argomento che merita di essere affrontato: egli sostiene che non possiamo trattare questo argomento perché non rientra negli affari correnti, ma se non rientrano negli affari decisioni che impattano sul PNRR, cosa sono gli affari correnti? Niente! Siccome rientrano esattamente negli affari correnti, come hanno spiegato, nell’ordine, il Presidente della Repubblica, il manuale del Governo e la Conferenza dei capigruppo, noi voteremo contro la pregiudiziale .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Delmastro Delle Vedove. Ne ha facoltà.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE(FDI). Grazie, Presidente, Fratelli d’Italia voterà una pregiudiziale che non ha nulla del merito, a differenza di quanto ha detto l’onorevole Ceccanti. Si tratta di una pregiudiziale che, se mai trova il merito, quel merito viene radicato nella Costituzione, laddove viene indicato, specificatamente, all’articolo 102, che non possono essere istituiti nuovi giudici speciali. È pur vero che vi è stata una interpretazione costituzionale sui vecchi giudici di giustizia tributaria. Oggi, stiamo istituendo un ruolo, con bando, con concorso, quindi nuovi giudici speciali. Ancor più grave nel merito, sia costituzionale che reale, pratico e concreto, è la violazione dell’articolo 108, laddove si dice che, per legge, debba essere assicurata l’indipendenza dei giudici, anche delle giurisdizioni speciali. Qui viene certificata la subordinazione del giudice tributario al MEF, che è la mia controparte. Qui si eleva e si sublima a dignità di legge una giustizia medievale per sudditi, dove il cittadino si confronta con un giudice che è nominato dalla sua controparte che, per sovrabbondanza, procederà per apodittici strumenti di deduzione di una presunta evasione e il cittadino avrà l’onere della prova contraria, perché si realizza l’inversione dell’onere probatorio. E, allora, spiace dirlo: se si salda l’inversione dell’onere probatorio con giudici che sono dipendenti strutturalmente dal MEF – il quale esercita, per il tramite dell’ufficio ispettivo, che sembra qualcosa che ricorda l’Orwell fiscale, un controllo penetrante su quei giudici, che dovrebbero essere terzi e che sono nominati dalla mia controparte, che procede per presunte evasioni, per il quale il cittadino è un presunto evasore, che sarà sottoposto alla diabolica prova dell’onere della prova contraria – è evidente che ve ne è finché mai per dire che vi sono elementi, dall’articolo 102 all’articolo 108 della Costituzione, per invocare, più che fondatamente e correttamente, questa pregiudiziale.

Quindi, Fratelli d’Italia voterà a favore di una pregiudiziale che è più che fondata, perché crede che sia ora di superare la giustizia tributaria medievale per sudditi per approdare a quella liberale per cittadini e il primo requisito è l’indipendenza e l’autonomia dei giudici tributari

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Di Muro. Ne ha facoltà.

FLAVIO DI MURO(LEGA). Grazie, Presidente, colleghi, credo che, oggi, dovremmo essere onorati, seppur con Camere sciolte, ma, in realtà, siamo qui presenti, di discutere, al di là delle legittime posizioni di ogni forza politica, su un provvedimento importante, una riforma attesa, come quella della giustizia tributaria, non perché ce lo chiede l’Europa – evidentemente, ce lo chiede anche per darci le risorse che tanto aspettiamo di poter spendere -, ma perché ce lo chiedono da decenni i cittadini e le imprese, ce lo chiedono i contribuenti, che hanno a che fare con i contenziosi verso la lunga mano dello Stato.

Partendo da un dato incontrovertibile, che è proprio nella premessa di questo provvedimento, abbiamo constatato che 50 mila contenziosi sono alla Corte di cassazione, di cui uno su due vede soccombente lo Stato, ossia il 50 per cento delle volte viene data ragione al cittadino o all’impresa che fa ricorso contro una tassa che non deve pagare.

Domando a certa sinistra che ha presentato questa pregiudiziale di costituzionalità se non ritenga incostituzionale questo tuttora in vigore nel nostro Paese. Forse, dovrebbero domandarsi cosa sia veramente incostituzionale in questo Paese. Per noi, è incostituzionale il sistema attuale, che questa riforma, nel bene o nel male, ha come di andare a modificarlo. Certo, è l’inizio di un percorso, si poteva fare di più e si poteva fare meglio, ci sono stati compromessi, però, sicuramente è una riforma positiva, che va nella direzione giusta. Ma quello che voglio evidenziare, la dimostrazione plastica di questa sinistra, è che siamo davanti a due visioni e, con il voto del 25 settembre, gli italiani avranno la possibilità di scegliere: da una parte, c’è una sinistra ideologica, giustizialista, forcaiola che forse vuole ricreare nel 2022 una lotta di classe; dall’altra, c’è una Lega e un centrodestra che guardano con più attenzione alla parte debole.

Per noi, la parte debole, ricordando quello che dicevo a proposito della Cassazione, è quella che vince le cause contro lo Stato, che è costretta a difendersi per non pagare tasse ingiuste.

Allora, dobbiamo domandarci cosa sia giusto, legittimo e costituzionale oggi. Per noi di centrodestra è giusto pagare le tasse, ma devono essere proporzionate al reddito; è giusto lavorare per avvicinare gli investitori stranieri, ma questi, dai Paesi esteri, ci chiedono di avere una giustizia più efficiente e una macchina pubblica meno farraginosa per poter fare gli investimenti nel nostro Paese. Crediamo nella libertà di impresa; certo, ci deve essere un rischio di impresa, ma ci deve essere anche un legittimo guadagno e crediamo in una riforma del mercato del lavoro per aiutare chi ha veramente bisogno di avere un sussidio, perché non arriva alla fine del mese, e garantire gli imprenditori che vogliono assumere per porre quella libertà di impresa veramente in maniera concreta. Oggi, sosteniamo questa riforma, perché è un passo in avanti importante, ma crediamo sia solo un tassello per una riforma più strutturale e complessiva che possiamo fare solo ed esclusivamente se avremo la fiducia degli italiani, il consenso degli italiani e la legittimazione popolare con il voto del 25 settembre; una riforma fiscale che parta da un principio proporzionale, che è quello della al 15 per cento, una rottamazione delle cartelle, una pace fiscale per aiutare i cittadini e le imprese a risollevarsi dopo questi anni di pandemia e di crisi economica ed energetica, ancora in atto. Quindi, voteremo contro questa pregiudiziale di sinistra, che vuole lanciare la palla in tribuna, rinviare una questione che rinviabile più non è, in attesa di un Governo di centrodestra che finalmente guardi con soddisfazione e orgoglio al mondo delle imprese, a una giustizia più equa e a un fisco più sostenibile

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Di Maio. Ne ha facoltà.

MARCO DI MAIO(IV-IC’E’). Grazie, Presidente. Riteniamo del tutto inconsistenti le argomentazioni presentate in questa pregiudiziale. Stiamo parlando di un testo già approvato dal Senato, un testo necessario per l’attuazione del PNRR, per il rispetto degli impegni e degli obblighi che l’Italia ha sottoscritto accedendo a queste risorse. Penso sia sorprendente che a presentare questa pregiudiziale ma, soprattutto, a sostenerla siano forze politiche che si propongono l’obiettivo di garantire comunque l’attuazione del PNRR, ma siamo in campagna elettorale e tutto è ammesso. Tuttavia, quello che non è ammesso è l’irresponsabilità di fermare, se dovesse essere approvata questa pregiudiziale, una riforma importante per dare attuazione al Piano nazionale di ripresa e resilienza e, dunque, annuncio il voto contrario del gruppo di Italia Viva .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Giuliano. Ne ha facoltà.

CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Una seria e complessa riforma della giustizia tributaria è assolutamente necessaria e, certamente, non è più rinviabile. Ce lo testimoniano alcune considerazioni fortemente ancorate ai valori della nostra Carta costituzionale. La giustizia tributaria, infatti, ha come missione istituzionale proprio la concretizzazione del principio della capacità contributiva e, quindi, del concorso di tutti alle pubbliche spese. È un’estrinsecazione dei principi di uguaglianza e di solidarietà sociale, e ha come oggetto la tutela del fondamentale diritto dei cittadini e dei contribuenti a una giusta imposizione tributaria e come obiettivo, per un altro verso, la tutela dell’interesse statale primario all’acquisizione delle risorse per consentire la gestione della cosa pubblica.

Ebbene, Presidente, ovviamente, all’interno della giustizia tributaria vi sono grandi criticità che il provvedimento su cui oggi discutiamo tenta di superare: è un primo importante approccio. Relativamente alle questioni di metodo sollevate dalla questione pregiudiziale, voglio ricordare che questo progetto di riforma non solo è nell’agenda degli impegni politici dell’Italia, ma è stato concordato a livello europeo, perché appunto rientra tra gli obiettivi fondamentali e primari del Piano nazionale di ripresa e resilienza, quel Piano da ben 209 miliardi di euro che l’Italia ha ottenuto grazie all’impegno e al lavoro costante dell’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, attuale presidente del nostro MoVimento, e che dobbiamo mettere a frutto e mettere a terra, per il bene dell’intero Paese.

La giustizia tributaria ha un impatto fondamentale sulla fiducia degli operatori economici, sulla fiducia delle imprese, degli investitori esteri e dei cittadini. Quindi, abbiamo il dovere di assolvere agli impegni presi. Nel PNRR l’obiettivo è intervenire sulla giustizia tributaria, per assicurare una trattazione più spedita dei ricorsi, soprattutto di quelli pendenti dinanzi alla Corte di cassazione, che costituiscono un vero e proprio “tappo”. Vi erano, infatti, circa 50.000 ricorsi pendenti in Corte di cassazione in materia tributaria, nel 2020 e la metà di essi, il 47 per cento, riguarda l’annullamento delle decisioni delle commissioni tributarie regionali. Quindi, un intervento è assolutamente necessario e per tale motivo salutiamo con favore questo provvedimento, che ha un elemento qualificante, che al MoVimento 5 Stelle sta molto a cuore, ossia la professionalizzazione e la specializzazione dei magistrati tributari, attraverso la figura del magistrato tributario specializzato e a tempo pieno. Ciò rappresenta sicuramente un approdo fondamentale per una riforma sistematica e di ampio respiro che cittadini, imprese e il Paese Italia aspettano da anni. Certamente, ci sono anche aspetti più critici come, per esempio, la previsione dell’istituzione di un elenco di giudici professionali tributari che saranno assunti, per concorso, alle dipendenze del Ministero dell’Economia e delle finanze. Nonostante questi rilievi, tuttavia, riteniamo che questo provvedimento sia fondamentale, sia un primo passo verso una riforma importante e organica di questo settore che è basilare per la nostra economia.

Ribadisco che noi esprimeremo voto contrario rispetto alla questione pregiudiziale, perché quello che ci sta più a cuore è dare risposte concrete a un settore che aspetta una riforma da anni e, soprattutto, tenere fede a quegli impegni comunitari che hanno trovato concretizzazione nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, ottenuto grazie all’impegno del Presidente Conte .

PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulla questione pregiudiziale di costituzionalità.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale di costituzionalità Colletti n. 1.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Desidero informare l’Assemblea che la nostra collega Patrizia Terzoni, nella giornata di ieri, è diventata mamma del piccolo Enea. Esprimo alla mamma, al papà Andrea e alla sorellina Matilde gli auguri più sinceri della Presidenza e di tutta l’Aula .

PRESIDENTE. Essendo stata testé respinta la questione pregiudiziale di costituzionalità presentata, passiamo al seguito della discussione del provvedimento.

Passiamo all’esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate .

Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate .

Se nessuno chiede di intervenire, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

MARIO PERANTONI, . Grazie, Presidente. Se mi è consentito, per ragioni di celerità, esprimo unitariamente i pareri sugli emendamenti riferiti all’articolo 1, che sono tutti contrari.

ANNA MACINA,. Il parere è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo all’emendamento 1.20 Colletti.

Ha chiesto di parlare il deputato Colletti. Ne ha facoltà.

ANDREA COLLETTI(MISTO-A). Presidente, quanti minuti ho, in totale, per gli emendamenti?

PRESIDENTE. Cinque minuti.

ANDREA COLLETTI(MISTO-A). Grazie, Presidente, molto umano.

PRESIDENTE. Prego, deputato Colletti, non l’ho scritto io il Regolamento.

ANDREA COLLETTI(MISTO-A). No, certo, però lo attua lei.

PRESIDENTE. Infatti, lo attuo sempre precisamente. Prego.

ANDREA COLLETTI(MISTO-A). Depurati dai fumi della campagna elettorale, la votazione appena effettuata dimostra, alla fine, quanto i partiti presenti in questo Parlamento siano tragicamente simili. Fanno finta di accapigliarsi fuori del Parlamento, in TV, nei ma poi qui dentro, dove dovrebbero votare secondo i loro intendimenti, sono tutti pacificamente d’accordo. Lega, MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico, Forza Italia, LeU votano e stanno votando sempre insieme anche ora che siamo in campagna elettorale e dovrebbero votare in maniera difforme, per dimostrare al loro elettorato che la pensano in modo diverso. Invece, siamo qui, con un’unica maggioranza che dimostra che, alla fine, tutti i partiti sono sostanzialmente gli stessi e che non vi è alcuna differenza tra un partito e l’altro.

Con questo emendamento, noi chiediamo di voler fare una differenza. Infatti, per permettere al cittadino di avere giudici davvero terzi ed imparziali, e non soggetti alla subordinazione al Ministero dell’Economia e delle finanze, noi chiediamo che i giudici vengano scelti con concorso bandito dal Ministero della Giustizia ma, soprattutto, che siano inseriti, evitando nuovi giudici speciali, non previsti dalla Costituzione, all’interno della giustizia ordinaria, con sezioni specializzate tributarie, alla stregua di quello che avviene per i giudici del lavoro. Questo sarebbe l’unico modo costituzionalmente accettabile per formare una nuova classe di giudici tributari e, soprattutto, per permettere ai contribuenti di veder decise le proprie istanze e i propri ricorsi da giudici che non abbiano nulla a che fare con una delle parti in giudizio, ovvero il Ministero dell’Economia e delle finanze. Io ovviamente sono consapevole che questo emendamento vedrà favorevoli esclusivamente noi deputati di Alternativa. Forse, anche i deputati di Fratelli d’Italia potranno votare a favore di questo emendamento. Ma allora, se davvero fosse così, come hanno votato sulla pregiudiziale, vorrei domandare ai deputati di Fratelli d’Italia, oggi: ma come potete presentarvi insieme a Forza Italia e Lega, che continuano a votare queste riforme incostituzionali, volute dal Governo Draghi? Come potete andare avanti in una campagna elettorale, appoggiando ancora questi partiti, che si dimostrano ancora sempre sotto le grinfie delle volontà dell’ormai disciolto Governo Draghi? È intervenuto magistralmente il collega Delmastro in precedenza, in discussione e dichiarazione di voto sulla mia pregiudiziale. Ora, in realtà, chiederei al collega Delmastro di spiegare, in quest’Aula, come sia possibile ciò. E io ringrazio il collega Delmastro, se potrà rispondere al mio quesito. Non chiedo agli altri perché ormai è totalmente inutile intervenire in quest’Aula, Presidente. Quindi, ormai chiedo a coloro che, forse, sulla base di sondaggi, potrebbero essere la nuova maggioranza, di spiegare questo che sta accadendo .

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.20 Colletti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.2 Colletti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Passiamo all’emendamento 1.1 Colletti.

Ha chiesto di parlare il deputato Trano. Ne ha facoltà.

RAFFAELE TRANO(MISTO-A). Grazie, Presidente. Soltanto per illustrare rapidamente questo emendamento, che chiede sostanzialmente di eliminare la dipendenza della giustizia tributaria dal MEF, dal Ministero dell’economia e finanze, e di sostituirlo con il Ministero della Giustizia. Questo perché? Perché all’interno dell’articolazione del MEF, noi abbiamo l’Agenzia delle entrate-Riscossione e l’Agenzia delle entrate. Ora, a breve ci sarà anche una fusione di questi due enti. Come si può tenere, all’interno della stessa struttura, sia l’ente impositore, sia l’ente che dovrà giudicare le liti tributarie? È assolutamente in contrasto con l’articolo 111 della Costituzione, che chiede un giusto processo, e lede ovviamente l’indipendenza e l’imparzialità. E soprattutto, come si può spiegare al cittadino che, rivolgendosi a queste due strutture che militano all’interno del MEF, può vedere attuate delle garanzie? Allora, noi, con questo emendamento, cerchiamo di porre rimedio. Anche oggi, in Commissione bilancio avevamo chiesto lumi alla sottosegretaria, ma non ci ha dato alcuna risposta valida su questa commistione di interessi. L’Agenzia delle entrate, che dipende dal Ministero dell’Economia e delle finanze, come voi sapete benissimo, è un “mini Parlamento” che legifera, lo abbiamo constatato ultimamente con la circolare n. 23/E del 2022 che ha sostanzialmente messo ulteriori paletti alla norma del superbonus, limitando la cessione del credito. E, allora, siccome ci sono queste disparità incredibili, come si può pretendere di avere dei giudici che saranno scelti tramite concorso all’interno del MEF e, dall’altro lato, avere il MEF stesso che dovrà emettere questi ruoli e dovrà, come dire, fare da riscossore delle tasse? Le due posizioni sono inconciliabili.

E la cosa che mi fa più specie è che il contribuente sarà vessato, sarà mangiato letteralmente, e non avrà più possibilità di difendersi, se queste sono le posizioni. Questo è davvero un fatto inaudito.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Forciniti. Ne ha facoltà.

FRANCESCO FORCINITI(MISTO-A). Grazie, Presidente. Ma dove sono oggi i signori della separazione delle carriere, quelli che ci hanno detto e ci continuano a dire che, per fare in modo che il giudice sembri anche imparziale, debba appartenere a un ordine diverso rispetto a quello del pubblico ministero? Oggi nessuno di loro parla, eppure oggi stiamo addirittura ammettendo il principio che un giudicante possa essere sotto quella stessa struttura che è parte in causa. Quindi, il giudice tributario, che sta sotto al MEF, giudicherà sulle questioni che investono anche il MEF come parte in causa. Ma io credo che neanche nel Burundi possa succedere una cosa del genere ! E invece, i signori che hanno fatto della separazione delle carriere un vessillo, oggi tacciono e addirittura la votano, questa robaccia! Ma ci rendiamo conto della vostra incoerenza? Vi rendete conto? Io vorrei che un signore, uno qualsiasi, di quelli che ha fatto anche la battaglia referendaria non più tardi di un paio di mesi fa sulla separazione delle carriere, ci spieghi oggi per quale motivo, invece, vota questa schifezza, che veramente mette in discussione l’imparzialità del giudice! Almeno dite qualcosa, non state zitti !

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Delmastro Delle Vedove. Ne ha facoltà.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE(FDI). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto favorevole di Fratelli d’Italia a questo emendamento

Per noi – e rispondo anche alle sollecitazioni che provenivano da quella parte dell’Aula – non si sacrifica sull’altare di un compromesso di Governo ciò che diciamo da sempre, senza “se” e senza “ma”. Anche nella giustizia tributaria dobbiamo uscire dalla visione medievale per cui imprese e partite IVA sono sudditi che debbono affrontare una giustizia dove il giudice viene nominato dalla controparte, cioè dal MEF. Quella è la riforma che ci attendiamo dalla giustizia tributaria. Quella è la riforma che Fratelli d’Italia vuole mettere in campo, unitamente alla fine di quel meccanismo diabolico che è l’inversione dell’onere della prova , che inginocchia e mortifica le nostre imprese e le nostre partite IVA. Quindi, per Fratelli d’Italia, “sì” a giudici autonomi e indipendenti, nessun giudice incardinato sotto il MEF! Lo dobbiamo alle nostre partite IVA, lo dobbiamo alle nostre imprese, lo dobbiamo a una visione giustizia liberale, con i cittadini e non quella attuale, medievale, con i sudditi. Le nostre imprese, le nostre partite IVA non sono sudditi di fronte a un giudice nominato dalla sua controparte, ovverosia il MEF. Voteremo a favore .

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.1 Colletti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Avverto che la componente Alternativa del gruppo Misto ha esaurito i tempi previsti dal contingentamento. Essendone stata fatta richiesta, la Presidenza concederà a tale componente un tempo aggiuntivo pari alla metà, rispetto al tempo originariamente assegnato alla componente medesima dal contingentamento.

Passiamo all’emendamento 1.13 Varchi.

Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.13 Varchi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.12 Varchi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.3 Colletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.14 Varchi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.6 Colletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.7 Colletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.8 Colletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.15 Varchi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.16 Delmastro Delle Vedove, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.17 Delmastro Delle Vedove, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.18 Varchi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 1.11 Colletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Passiamo alla votazione dell’articolo 1.

Ha chiesto di parlare il deputato Colletti. Ne ha facoltà.

ANDREA COLLETTI(MISTO-A). Grazie, Presidente. Intervengo giusto perché rimanga agli atti la contrarietà di Alternativa a questo articolo 1, come a tutto il disegno di riforma, che è la contrarietà a una norma palesemente in contrasto con la Costituzione italiana e palesemente in contrasto con i principi del giusto processo. Visto che siamo ormai in una seduta estiva e la maggior parte dei parlamentari, ovviamente, non vede l’ora che finisca per andarsene, chi in vacanza, chi in campagna elettorale, mi permetta almeno che rimanga agli atti che c’è chi si è opposto a questo Governo e agli ultimi atti di questo Governo .

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 1.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 2 e delle proposte emendative ad esso presentate .

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 2.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

Se nessuno chiede di intervenire, invito il relatore ad esprimere il parere sugli articoli aggiuntivi presentati.

MARIO PERANTONI, . Grazie, Presidente. Sugli articoli aggiuntivi 2.04, 2.03, 2.02, 2.01, 2.05 e 2.06 Varchi, il parere è contrario.

ANNA MACINA,. Il parere è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo aggiuntivo 2.04 Varchi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo aggiuntivo 2.03 Varchi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo aggiuntivo 2.02 Varchi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo aggiuntivo 2.01 Varchi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Passiamo all’articolo aggiuntivo 2.05 Varchi.

Ha chiesto di parlare il deputato Delmastro Delle Vedove. Ne ha facoltà.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE(FDI). Grazie, Presidente. Giacché non ci arrendiamo a questa visione da giustizia tributaria medievale, dove i giudici vengono nominati dal MEF, dove vi è l’inversione dell’onere probatorio, dove le nostre imprese, le nostre partite IVA vengono inginocchiate, almeno, su questo articolo aggiuntivo, chiediamo un supplemento di riflessione all’Aula. Con questo articolo aggiuntivo semplicemente diciamo che, come avviene per la giustizia penale, terminata l’ultima udienza, il giudice pronunci la sentenza – se non le motivazioni, almeno il dispositivo – per dare l’apparenza che nell’immediatezza si siano ascoltate le parti, per dare almeno l’apparenza che le partite IVA, le nostre imprese abbiano trovato un giudice che le abbia ascoltate e immediatamente abbia deliberato.

L’immediatezza della deliberazione garantisce alle parti il fatto che il giudice decida immediatamente, avendo a mente quello che hanno detto le parti.

Ma vi è di più. Stiamo dicendo che con questo intervento vorremmo dare sicurezza agli operatori socio-economici, vorremmo dare certezza e velocità alla giustizia tributaria; e per la certezza e la velocità della giustizia tributaria assumiamo nel ruolo giudici, facciamo concorsi e non facciamo la cosa più semplice di questo mondo: come nella giustizia penale, al termine dell’udienza mi dai la sentenza. Così si velocizza, tutto il resto è un intervento di anche in ordine alla velocizzazione della giustizia tributaria, che serve, forse, per avere un pollice verde da parte della Comunità europea, ma che non serve per velocizzare la giustizia tributaria e che, quindi, non serve alle nostre imprese e alle nostre partite IVA. Giacché Fratelli d’Italia, prima ancora che ai pollici verdi della Comunità europea, guarda all’interesse concreto dei produttori di ricchezza in Italia che vengono flagellati dalla vostra giustizia medievale, almeno vi chiederemmo di garantire loro celerità; il giudice, al termine dell’udienza, deve dare la sentenza come avviene per la giustizia penale.

Termino, ricordando a me stesso e a quest’Aula che molto spesso le cause di giustizia tributaria vengono trattenute a sentenza per anni e questo dà alla nostra economia, alla certezza dei traffici giuridici, agli investitori un danno pazzesco, di immagine e nei fatti .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Albano. Ne ha facoltà.

LUCIA ALBANO(FDI). Grazie, Presidente. Solo per chiedere la sottoscrizione da parte mia di questo articolo aggiuntivo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo aggiuntivo 2.05 Varchi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo aggiuntivo 2.06 Varchi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 3 al quale non sono state presentate proposte emendative.

Passiamo, dunque, ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 3.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 4 e delle proposte emendative ad esso presentate .

Se nessuno chiede di intervenire, invito il relatore ad esprimere il parere.

MARIO PERANTONI, . Grazie, Presidente. Anche gli emendamenti presentati all’articolo 4 hanno tutti parere contrario.

ANNA MACINA,. Il parere è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 4.2 Colletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 4.4 Varchi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 4.6 Colletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 4.3 Colletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento 4.5 Varchi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 4.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 5 al quale non sono state presentate proposte emendative.

Passiamo dunque ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 5.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 6 al quale non sono state presentate proposte emendative.

Passiamo dunque ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 6.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 7 al quale non sono state presentate proposte emendative.

Passiamo dunque ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 7.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 8 al quale non sono state presentate proposte emendative.

Passiamo dunque ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 8.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

PRESIDENTE. Passiamo all’esame degli ordini del giorno presentati .

Se nessuno chiede di intervenire per illustrare gli ordini del giorno, invito la rappresentante del Governo a esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

ANNA MACINA,. Grazie, Presidente. Ordine del giorno n. 9/3703/1 Turri, parere favorevole previa riformulazione con la seguente dicitura: “a valutare l’opportunità di modificare”. Ordine del giorno n. 9/3703/2 Cavandoli, parere favorevole, previa riformulazione con la seguente dicitura: “a valutare l’opportunità di inserire”. Odine del giorno n. 9/3703/3 Bitonci, parere favorevole previa riformulazione con la seguente dicitura: “a valutare l’opportunità di garantire”. Ordine del giorno n. 9/3703/4 Caretta, parere favorevole, previa riformulazione: “a valutare l’opportunità di disporre” Ordine del giorno n. 9/3703/5 Ciaburro, parere favorevole previa riformulazione: “a valutare l’opportunità di disporre”. Ordine del giorno n. 9/3703/6 Gusmeroli, parere favorevole, previa riformulazione con le seguenti diciture: “a valutare l’opportunità di prevedere” e, ancora: “a valutare l’opportunità di ammettere”.

PRESIDENTE. Quindi, ordine del giorno n. 9/3703/1 Turri: accetta la riformulazione? Ordine del giorno n. 9/3703/2 Cavandoli: accetta la riformulazione? Perfetto. Ordine del giorno n. 9/3703/3 Bitonci: accetta la riformulazione. Ordine del giorno n. 9/3703/4 Caretta: accetta la riformulazione? Va bene. Ordine del giorno n. 9/3703/5 Ciaburro: accetta la riformulazione. Ordine del giorno n. 9/3703/6 Gusmeroli: accetta la riformulazione, perfetto.

È così esaurito l’esame degli ordini del giorno presentati.

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato D’Ettore. Ne ha facoltà.

FELICE MAURIZIO D’ETTORE(MISTO-VI-ICT). Grazie, Presidente. Questo provvedimento, disposizioni in materia di giustizia e di processo tributario, era atteso da molto tempo. È chiaro che la disciplina, in particolare del processo tributario, era da concordare anche in sede europea e aveva soprattutto da tenere presenti alcuni elementi di natura tecnica. In particolare, per fare alcuni esempi e per rispondere a critiche che ho ascoltato, che sono francamente infondate, l’obiettivo era rendere più efficace l’applicazione della legislazione tributaria rispetto all’elevato numero di ricorsi presente anche in Cassazione.

FELICE MAURIZIO D’ETTORE(MISTO-VI-ICT). Questo progetto di riforma riguarda la giustizia tributaria e non solo la serie di impegni che l’Italia ha preso per la revisione, ma, in particolare, alcuni aspetti che sono obiettivi predeterminati in sede europea. Ci sono obiettivi del PNRR e quelli che riguardano l’esito del futuro processo tributario per tutti coloro che vi si troveranno a dover ricorrere e a essere coinvolti in queste dinamiche. Ad esempio, la prova testimoniale in precedenza, di fatto, non esisteva. Oggi la prova testimoniale finalmente esisterà anche all’interno del processo tributario e sarà uno strumento utile non solo per il magistrato, ma anche per tutte le parti del processo e per il cittadino contribuente. Altro punto importante è il principio dell’inversione dell’onere della prova. Sarà, quindi, lo Stato a dover provare maggiormente la sua pretesa nei confronti del cittadino.

Perché faccio questi due accenni tecnici (i tempi che abbiamo a disposizione sono brevi)? Perché il processo tributario è sempre stato ancorato, per quanto non previsto nella disciplina vigente, al processo civile, ma con delle limitazioni. Quella della prova testimoniale era una grandissima limitazione per il contribuente, cioè l’impossibilità di ricorrere alla prova testimoniale; l’altra questione, quella soprattutto dell’inversione dell’onere della prova, è un principio che finalmente trova ingresso nel nostro ordinamento, perché finora il era il riferimento principale dell’azione del fisco nei confronti dei singoli contribuenti. Con questa inversione, sarà lo Stato che dovrà dimostrare la sua pretesa nei confronti del cittadino, il quale potrà difendersi nel giudizio tributario non in una posizione di soggezione, ma in una posizione che va verso la parità delle parti processuali. Non sono temi di poco conto o di piccolo rilievo per chi conosce la dinamica dello svolgimento dei processi.

Un’altra norma che ritengo sia importante è la modifica della denominazione delle commissioni tributarie in corti di giustizia tributaria. Si stabilisce che la giurisdizione tributaria viene esercitata dai nuovi magistrati tributari a tempo pieno, reclutati mediante procedure concorsuali appositamente disciplinate e si disciplina e regola il tirocinio e la formazione professionale dei magistrati. Vengono, inoltre, disciplinate la nomina alle funzioni direttive e le progressioni di carriera dei componenti le corti di giustizia tributarie. Ossia, si specializza la materia tributaria anche attraverso l’assunzione e la presenza in commissione di soggetti qualificati.

FELICE MAURIZIO D’ETTORE(MISTO-VI-ICT). Quindi, ritengo, nei tempi brevi che ho a mia disposizione, di aver tracciato due, tre punti fondamentali, attesi da tempo.

È chiaro, come ho sentito anche dall’opposizione, che ci sono alcuni elementi che potranno essere modificati. Alcuni emendamenti, anche proposti da Fratelli d’Italia, potevano essere accolti in sede di discussione, anche in Commissione. Tuttavia, credo che questa riforma sia un primo passaggio. La prossima legislatura dovrà rimettere mano ad alcuni aspetti, ma i cardini fondamentali sono quelli che dimostrano la necessità di una riforma della giustizia tributaria, mentre il processo finalmente diventa un processo fra parti che possono contendere e che possono ottenere un risultato rispetto a una parità di condizioni .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Colletti. Ne ha facoltà.

ANDREA COLLETTI(MISTO-A). Presidente, noi di Alternativa, come è ovvio, voteremo contro questa pessima riforma, una riforma che non doveva essere fatta in questo momento, in un Parlamento che non ha legittimità politica e costituzionale per legiferare su questa materia. Ma, soprattutto, voterò contro non solo da deputato ma anche, da contribuente e avvocato, perché è totalmente inammissibile che si metta la possibilità che i giudici tributari siano sotto le dipendenze del Ministero dell’Economia e delle finanze, il quale controlla anche l’altra parte necessaria in giudizio, ovvero l’Agenzia delle entrate. Abbiamo una parte processuale che è controllata da chi controlla i giudici, fuori da ogni criterio di indipendenza, terzietà e del giusto processo previsto dalla Costituzione. È per questo che è ancora più incredibile che, in quest’Aula, un provvedimento del genere sia approvato non con i voti dei deputati, perché ormai in quest’Aula abbiamo votato di tutto e di più, ma addirittura con voti di avvocati, che dovrebbero portare avanti, nella loro professione, i principi costituzionali del giusto processo. È proprio per questo che voteremo contro, proprio perché abbiamo a cuore le sorti del contribuente sempre più vessato dall’Agenzia delle entrate, con cartelle, che si assommano a 40 miliardi di euro, attualmente all’esame della giustizia tributaria. Ringrazio anche per i pochi minuti che questa Camera e questa Presidenza sono state così gentili da concederci. Giustamente, siamo in democrazia e alle opposizioni dobbiamo concedere almeno quattro minuti per poter intervenire, ma in realtà non ho neanche bisogno di quattro minuti, perché è talmente palese l’incostituzionalità di questa riforma che chiunque la voglia leggere non potrà che esprimere un parere negativo .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Federico Conte. Ne ha facoltà.

FEDERICO CONTE(LEU-ART 1-SI). Grazie, Presidente. La discussione sulla riforma del processo tributario credo debba, più correttamente, prendere le mosse dallo stato dell’attualità del processo tributario e dall’organizzazione della giustizia tributaria, che è uno stato chiaramente deficitario e su cui basta indicare due cifre di riferimento: nell’anno solare 2020, sono stati 50 mila i ricorsi iscritti in Cassazione avverso pronunciamenti delle commissioni regionali e il 50 per cento di questi è stato rigettato dalla Cassazione. In questo momento, il contenzioso tributario rappresenta il principale motivo di rallentamento dello smaltimento del carico di lavoro del giudice di legittimità.

C’è, poi, un problema, evidentemente, a valle, di organizzazione dell’efficienza del sistema tributario, che è un sistema molto risalente, più volte modificato dal legislatore, ma rispetto al quale c’è un deficit di efficienza e di efficacia rispetto al modello europeo che viene segnalato come precondizione del PNRR, proprio perché l’efficienza del sistema processual-tributario e del sistema tributario in genere è uno degli elementi principali di caratterizzazione dell’efficienza e della trasparenza di un sistema economico. Dunque, si sono immaginati due interventi principali per porre rimedio a queste patologie e a queste inadeguatezze: uno sull’ordinamento giudiziario tributario e l’altro sul sistema processuale che governa il giudizio stesso, con un terzo intervento che ha riguardato la capacità nomofilattica della Corte di cassazione, ossia la capacità di orientamento della giurisprudenza da parte della Corte di cassazione, e di efficientamento del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.

Andiamo per ordine: il primo intervento è quello sull’ordinamento giudiziario. In questo momento in Italia assolvono, in maniera faticosa, al carico tributario giudici onorari che sono in parte togati e in parte non togati. L’idea di fondo della riforma è trasformare il ruolo dei giudici tributari in un ruolo di giudici togati, di giudici professionali, professionalizzando la giurisdizione tributaria. L’obiettivo è 600 giudici tributari, di qui al 2030 (e dirò tra un attimo come arrivarci). Ci si è posto il problema dell’attualità del ruolo e del destino dei giudici togati e non togati e si è immaginato un secondo binario, anche sulla esperienza recente di altre giurisdizioni; si è immaginato che costoro, togati e non togati, alla stessa maniera, continueranno a svolgere le loro funzioni fino alla loro pensionamento, fino all’esaurimento della loro stessa carriera. Questo con una progressione – voglio dirlo – che il Governo dovrà dosare bene e organizzare nella fase attuativa perché da questa progressione dipenderà anche la capacità di garantire il contenzioso pendente, fino a quando questa magistratura non sarà definitivamente tutta professionale. Con una sapiente progressione, ciò garantirà di mantenere il ruolo che esiste e di aggiungere quello dei giudici professionali, che verranno attinti, entro il 2023, in numero di 100 unità, dai giudici togati, sia quelli ordinari che quelli amministrativi, contabili e militari che già prestano servizio presso le commissioni tributarie. Qui si è posto, ed è stato segnalato da più parti, un rilievo critico che, credo, meriti attenzione, vale a dire che l’abbassamento dell’età pensionabile da 75 anni a 70 anni, in maniera coerente con le altre magistrature, potrebbe creare nell’immediato problemi di copertura degli uffici apicali che in questo momento sono sorretti dai giudici togati che svolgono la funzione aggiuntiva di giudice tributario. Anche su questo il Governo, credo, dovrà svolgere una riflessione per immaginare uno scivolo più progressivo, che garantisca la tenuta degli uffici.

Per quanto riguarda il processo, ossia le regole del governo del processo tributario gli interventi sono stati molto significativi. Innanzitutto di principio; e voglio qui smentire quanto affermato dal deputato di Fratelli d’Italia, l’onorevole Delmastro, che ha totalmente sovvertito il contenuto normativo della riforma. Grazie alla pronta cortesia dell’onorevole Bazoli, posso qui leggere l’articolo 6 del testo che, al comma 5-, recita: “L’amministrazione prova in giudizio le violazioni contestate con l’atto impugnato. Il giudice fonda le decisioni sugli elementi di prova che emergono nel giudizio e annulla l’atto impositivo se la prova della sua fondatezza manca o è contraddittoria o se è comunque insufficiente a dimostrare, in modo circostanziato e puntuale, comunque in coerenza con la normativa tributaria sostanziale, le ragioni oggettive su cui si fondano la pretesa impositiva e l’irrogazione delle sanzioni”. Con questo comma dell’articolo 6 noi affermiamo esattamente il contrario di quanto detto in Aula dall’onorevole Delmastro, cioè che vi è un principio nel nostro ordinamento, grazie a questo intervento legislativo, che pone a carico dell’amministrazione tributaria l’onere della prova della sua pretesa impositiva e non, come da egli erroneamente sostenuto, lo scarica tutto a carico del contribuente come finora è stato, tanto per sottolineare il valore profondamente riformatore dell’intervento.

In coerenza con questa statuizione di principio si sono introdotti nel processo tributario strumenti che prima non c’erano; ad esempio, la conciliazione del giudice per le controversie fino a 50 mila euro. Consentire al giudice di fare una proposta alle parti per accordarsi con un accordo che poi diventa titolo esecutivo significa per l’amministrazione fiscale mettere nel contesto processuale un elemento deflattivo molto importante, incentivato anche dal fatto che una proposta del giudice rifiutata dalla parte provoca un costo in termini di spese processuali maggiore se poi quell’accordo si rivela, alla fine del giudizio, migliore per la parte che lo ha rifiutato. Ancora, la prova scritta, che prima non c’era. La prova testimoniale scritta che prima non c’era lì dove il giudice ne avverte la necessità ovviamente su fatti e circostanze che non siano oggetto dell’atto pubblico che fa prova a querela di falso; questo per evitare un contenzioso sulla verità e sulla attendibilità stessa degli atti impositivi. L’introduzione del giudice di primo grado con una competenza fino a 3 mila euro, in modo da eliminare sul nascere il contenzioso bagatellare anche con un meccanismo più selettivo dei mezzi di impugnazione.

Vi sono, poi, due strumenti di ordine generale per garantire la capacità nomofilattica della Cassazione.

Il primo, il ricorso nell’interesse della legge. Il procuratore generale presso la Corte di cassazione può sottoporre al primo presidente della Cassazione questioni di diritto nuove anche se mai esplorate prima e che hanno potenzialmente una capacità decisoria in una serialità di questioni, perché possono rappresentare dei precedenti che orientano molte decisioni. Questo per far pronunciare, prima che nel corso di un giudizio, la Cassazione su orientamenti che, assunti come punto di riferimento, possano garantire ai giudici di merito uno schema di riferimento più agevole per lo smaltimento del loro stesso lavoro.

Alla stessa maniera, il rinvio pregiudiziale in Cassazione da parte delle commissioni territoriali è uno strumento che mette in condizione i giudici tributari, che si trovino di fronte a questioni esclusivamente di diritto nuove o non trattate mai prima ma con una potenziale capacità di incidere su questioni seriali, di rimettere in via pregiudiziale, e vincolarsi in questo caso, ad un pronunciamento di diritto della Corte di cassazione su tali questioni. Sono due strumenti molto forti che consentiranno di ordinare la giurisprudenza tributaria. Siamo, quindi, davanti a un intervento molto significativo da questo punto di vista che, nel medio-lungo periodo, dovrebbe consentire a questa giustizia di acquisire, di recuperare meccanismi di efficacia e di efficienza.

Ovviamente, questa riforma – e questo è il compito ulteriore che spetterà al Governo – dovrà essere accompagnata da strumenti di incentivazione; penso all’incentivazione anche sui costi del funzionamento o dal punto di vista fiscale per abbattere nell’immediato il contenzioso sotto una certa soglia. Anche per favorire un osservatorio puntuale su questo flusso, si potenzia la capacità ispettiva del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria che, con i poteri che gli vengono riconosciuti, può svolgere una funzione anche di verifica presso le singole commissioni tributarie e si istituisce l’ufficio per il massimario che rappresenterà, come per la Corte di cassazione civile e penale, anche per la giustizia tributaria, un punto di riferimento degli operatori e degli interpreti.

Complessivamente, con alcune annotazioni che fanno propri alcuni rilievi critici che vengono dalla categoria dei giudici onorari e togati (il termine del pensionamento), non togati (l’attenzione a calibrare bene la progressiva uscita dei non togati dai ruoli), e alcune altre considerazioni che riguardano nell’immediato l’esigenza di un abbattimento incentivato del contenzioso, è evidente che questa riforma spinge molto in avanti, sia in termini di principi di diritto sia in termini di regole di funzionamento, uno dei nostri sistemi processuali meno efficienti e meno efficaci. Questo, ovviamente, ci spinge in avanti rispetto agli impegni che abbiamo preso con l’Europa per il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Per quanto detto, con grande tranquillità annuncio il voto favorevole del gruppo Liberi e Uguali .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Catello Vitiello. Ne ha facoltà.

CATELLO VITIELLO(IV-IC’E’). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghi, interverrò brevemente su questa “riforma”, virgolettato tante volte, e mi sia consentita una breve premessa perché l’esperienza istituzionale di questi quattro anni ha segnato quello che è stato nel mio trascorso, nel mio vissuto, e segnerà il futuro di ognuno di noi, soprattutto di quanti, cultori del diritto, sono abituati a non guardare gli della legislazione, ma a saggiarne soltanto i frutti, all’esito di un percorso normativo; e si comprenderà, da qui in avanti, molto meglio come il compromesso politico di questa legislatura (lo dico anche con tanta umiltà perché ho fatto parte di questa XVIII legislatura) non darà ai posteri l’idea di un legislatore attento, accorto e consapevole di cosa significa realmente riforma.

Ho imparato che il riformismo è una cosa seria, il riformismo pretende organicità, il riformismo parte dal presupposto che occorre ammodernare lo Stato di diritto rispetto alle esigenze della quotidianità della cittadinanza tutta; il riformismo non può essere sotto scacco della contingenza, della necessità, dell’emergenza. Infatti, è vero che abbiamo prodotto riforme, ma erano e dovevano essere riforme epocali, che aspettavamo da trent’anni, e non realizzate grazie al o a causa e in conseguenza di una pandemia, ma perché il Paese sentiva l’esigenza di veder modificato il processo civile, il processo penale e, oggi, il processo tributario.

Mi sia consentito dire che questa riforma epocale non c’è stata. Abbiamo un compromesso che ha dettato i tempi e, oggi, invece di avere una riforma di ammodernamento, abbiamo una riforma di contingentamento di tempi, compromissioni del dibattito qui.

Sgombriamo il campo: voteremo a favore. Il problema è che crediamo che, come in tante altre occasioni… Lei sa Presidente, lo sapete tutti, che Italia Viva si è distinta sui temi della giustizia, perché spingeva sempre di più, spingeva sull’acceleratore, voleva quella organicità che mancava e lo abbiamo fatto col civile, col penale soprattutto, con l’ordinamento giudiziario, fino ad arrivare all’astensione addirittura, perché non eravamo contenti di quello che si stava realizzando, perché sentivamo l’idea della riforma inutile.

Allora, dobbiamo pensare a questi interventi come a interventi legislativi fatti per coprire un bisogno temporale, quello del PNRR . Abbiamo fatto riforme per raggiungere obiettivi macro economici, per salvare l’Italia in un momento di difficoltà, ma sappiamo bene che le riforme sono ben altro e le abbiamo studiate sui libri di diritto. Le riforme vere sono quelle che guardano a trecentosessanta gradi la problematica e che la affrontano nella quotidianità – lo voglio ripetere, nella quotidianità – dell’esigenza di ammodernamento dello Stato di diritto.

Questa riforma ha luci ed ombre, Presidente e, fortunatamente per noi, che vogliamo votare e contribuire a questo intervento, sono più le luci che le ombre.

Con riferimento al rapporto fra lo Stato e la cittadinanza, più che nel civile – perché, in realtà, nel civile si va ad interpretare il contenzioso fra i privati e nel penale, invece, entra in gioco il discorso patologico e culturale e la mancanza – nel processo tributario emerge, con plastica evidenza, che abbiamo due soggetti, lo Stato e il contribuente, che devono addivenire ad un accomodamento, perché c’è qualcosa che non va nel rapporto fra i due. Allora, come vedete, qui l’attenzione deve essere massima: quello che non è stato fatto in passato, lasciando la giustizia tributaria sempre ai margini della legislazione, sempre ai margini della giurisdizione, prendendo in prestito dalle altre giurisdizioni, aspettando la nomina dei giudici onorari. Così non andava, occorreva qualcosa di più.

Oggi, grazie a questa riforma, abbiamo la professionalizzazione del giudice, che sembra un carattere doveroso e che mancava da tempo, non ce l’ha detto il ! Non ce l’ha detto il PNRR, che mancava!

C’è un migliore accesso alle fonti giurisprudenziali, con nuove piattaforme, perché, dal punto di vista ordinamentale, si è pensato che bisognava colmare alcune lacune all’interno del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, creando addirittura un massimario per quella funzione nomofilattica, che lì mancava, poiché, a seconda della commissione tributaria nella quale ci si trovava, si aveva un giudizio diverso! Cose inenarrabili accadono nelle commissioni tributarie di primo e secondo grado, provinciale e regionale! Addirittura, si è previsto un ufficio ispettivo all’interno del Consiglio di presidenza.

Adesso stiamo ricollocando a una maggiore pregnanza istituzionale il cosiddetto CSM della giustizia tributaria. Dal punto di vista procedimentale, le luci: introduzione del rinvio pregiudiziale per risolvere – questo fa con il massimario – l’esigenza di dare omogeneità di giudizio, quindi, quando c’è una questione complicata, complessa, la possibilità di rinviare immediatamente all’organo superiore, per dipanare la matassa; ampliamento della dotazione organica; introduzione della prova testimoniale, così come è stato detto anche da qualche collega che mi ha preceduto; la conciliazione su iniziativa del giudice. Alla fine, finalmente, grazie anche a un emendamento voluto da Mauro Marino e da tutti i senatori di Italia Viva, non avremo più le commissioni tributarie; avremo finalmente la corte di giustizia tributaria di primo e secondo grado. Come vedete, anche il nome, l’acquisizione di una responsabilità maggiore attraverso una nomenclatura diversa.

Ma veniamo alle ombre: possibile che sappiamo cosa significhi giurisdizione ordinaria, più o meno, litigando anche rispetto a fronti opposti (lo abbiamo visto sulla riforma del processo penale e civile), ma sull’indipendenza e sull’autonomia del giudice, che è una caratterizzazione costituzionale, siamo tutti d’accordo. Ebbene, il giudice tributario dipenderà dal MEF ancora. Questo non va, questo non va nella misura in cui il gettito dello Stato dipende anche dall’esito dei ricorsi. Questo non va, perché il cittadino avrà di fronte un soggetto che è alle dipendenze dirette di chi chiede di contribuire e, se c’è una controversia in corso, quale genere di fiducia si può avere rispetto all’organo giurisdizionale. pure elevato che sia?

L’incentivo (si è detto che 100 togati avranno la possibilità di restare nella giustizia tributaria): si è fatta la prova della tenuta di questo incentivo? E se questi giudici non passeranno definitivamente alla giustizia tributaria? Stiamo prevedendo lo svuotamento delle commissioni tributarie che, da qui al 2029, avranno migliaia di ricorsi, fra il pregresso e il nuovo. Lo abbiamo fatto? Assolutamente no. La conciliazione è stata prevista e la nota negativa qual è? Che non è obbligatoria. Io avrei preferito vederla come condizione di procedibilità; la prova testimoniale sembrava un passo in avanti rispetto a questo modello accusatorio, ossia la possibilità di introdurre, anche nel giudizio tributario, il modello accusatorio, ma è soltanto scritta! È soltanto scritta! Infine, Presidente, i tempi biblici per i concorsi.

Si è innescato un meccanismo farraginoso per l’individuazione di questi giudici: sette concorsi per 68 posti, non so se, sui tempi, ce la faremo. Se vogliamo garantire tempi certi della Giustizia tributaria, abbiamo fatto quasi il contrario. Allora, come potete constatare, tante luci, qualche ombra, la più grande di tutte è non aver potuto partecipare fattivamente a questa riforma, che riforma non è, ma che avrà il nostro voto favorevole

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Varchi. Ne ha facoltà.

MARIA CAROLINA VARCHI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo in dichiarazione di voto sulla ennesima riforma epocale della giustizia che, in questa legislatura, si assume sia stata varata o, per meglio dire, il Governo proponente assume di aver proposto. In realtà, stiamo semplicemente davanti all’ennesima occasione persa, così come già accaduto in materia penale, in materia civile, adesso anche in materia tributaria, con l’aggravante che, proprio la riforma di giustizia tributaria, è stata dal Governo “Conte 1”, dal Governo ”Conte 2” e dal dimissionario Governo Draghi sempre evidenziata come la madre di tutte le riforme chieste dal PNRR. Ecco, allora, perché noi siamo di fronte all’ennesima occasione perduta? Perché questa riforma, ancora una volta, sembra scritta da chi non ha mai messo piede nelle commissioni tributarie, sembra scritta da chi non ha idea di come funzionino i procedimenti dell’Agenzia delle entrate, sembra scritta da chi non ha mai assistito alle tribolazioni degli imprenditori chiamati a difendersi, con una diabolica inversione dell’onere della prova rispetto a un avviso di accertamento che si ritiene non dovuto, e ad aspettare anni e anni per avere una sentenza, senza che sia sospesa la riscossione.

Partiamo dalle riforme strutturali. Io ho sentito parlare di una riforma che avrebbe impattato sul sistema macroeconomico. No, quelle sono le riforme strutturali, che portano un beneficio nel medio o, per meglio dire, nel lungo termine. Invece, questa riforma non porterà un beneficio, anzi, finirà per congestionare ancora di più il sistema tributario.

Allora, in questi pochi minuti che il Regolamento mi concede, vorrei lasciare una testimonianza di chiarezza nei confronti degli italiani. Partiamo dal primo dato. Qual è il macrotema che non è stato nemmeno sfiorato? Finora, la giustizia tributaria è stata amministrata da giudici onorari incardinati presso il Ministero dell’Economia e delle finanze, lo stesso , diciamo così, dell’Agenzia delle entrate. Quindi, l’imprenditore si trova come controparte colui che ha nominato il giudice che deve emettere la sentenza, in barba a qualsiasi immagine di terzietà, indipendenza e imparzialità avessero i padri costituenti allorquando scrissero l’articolo 111 della Costituzione. Questo tema è stato affrontato solo in parte, con un tentativo di professionalizzare, tramite concorso pubblico, la magistratura che resta, però, incardinata nel MEF. Con ciò ovviamente si impedisce a qualsiasi cittadino di sentirsi realmente tutelato. Quella pretesa di certezza del diritto e nel rapporto tra cittadino-contribuente e Stato, che oggi il collega Bignami evocava, in discussione generale, attribuendola alla lucida visione, addirittura, di Piero Calamandrei, viene completamente falcidiata da questa riforma che avrebbe dovuto fare un’unica cosa per restituire indipendenza reale ed effettiva ai giudici tributari, ossia toglierli dall’egida del MEF. Questo non è stato fatto. Inoltre, in questo procedimento si assiste ad una inversione dell’onere della prova. In estrema sintesi, lo Stato dice: intanto, io ti notifico il provvedimento, per me, tu sei un evasore, per me, tu sei un debitore. Poi, se ci si riesce, si va in giudizio, ci si difende e si dimostra il contrario. Quindi, totale antitesi rispetto ai principi degli altri codici di rito che gestiscono e che presiedono all’amministrazione della giustizia nel nostro Paese. In materia tributaria vi è esattamente l’inversione dell’onere della prova. Questo cosa comporta? Il numero dei ricorsi pendenti in Cassazione – circa 50.000 – avrebbe dovuto illuminare questo legislatore, superficiale e distratto. Evidentemente, qualcosa non va in queste procedure di esercizio della funzione impositiva da parte dello Stato, se così tanti ricorsi rimangono pendenti. Cosa non va? Forse manca questa idea di indipendenza del giudice, di terzietà del giudice, forse manca la convinzione del cittadino-contribuente che, fino alla Cassazione, ci sia un giudizio scritto e non invece la possibilità di una revisione, com’è in un impianto fatto di tre gradi di giudizio.

Ebbene, questa riforma pensa di parcellizzare la soluzione del problema solo con la professionalizzazione dei magistrati. Però, questa scelta si schianta malamente contro i numeri degli organici che si prevedono, perché porterà inevitabilmente alla formazione di un collo di bottiglia, specialmente nel secondo grado, tale per cui il cittadino sarà preso per sfinimento, il cittadino sarà schiacciato dai tempi, sarà schiacciato dall’attesa. In materie che riguardano i tributi, che riguardano l’economia, che riguardano l’esercizio dell’attività di impresa il tempo è una componente essenziale nelle valutazioni del contribuente.

L’impressione che si ha, guardando questo provvedimento, è che la scelta sia quella di prendere per sfinimento i cittadini e io questo lo ritengo, francamente, intollerabile. Con organici insufficienti si creerà un imbuto nella gestione del contenzioso. Non aumenteranno probabilmente neanche i casi di risoluzione in via stragiudiziale, prima di giungere a incardinare il contenzioso vero e proprio, perché il tutto è sempre demandato alla gestione della stessa Agenzia delle entrate che emette il provvedimento che il contribuente assume viziato. Come può uno stesso ente smentire se stesso, ancorché – è chiaro – il responsabile del procedimento non sarà quello che ha emesso l’avviso? La domanda è: non sarebbe stato forse più opportuno immaginare strumenti deflattivi estranei e non soggiacenti alla signoria dell’Agenzia delle entrate e, quindi, del MEF? Tutte queste accortezze avrebbero potuto trovare pieno accoglimento se questo provvedimento non fosse il frutto di un modo di procedere assolutamente raffazzonato che, con il dogma del “ce lo chiede l’Europa per il PNRR”, in realtà non fa altro che produrre provvedimenti sconclusionati, provvedimenti non efficaci, provvedimenti che non costituiscono quelle riforme strutturali di cui il nostro ordinamento ha bisogno. In una sola parola, noi legislatori – ma non noi di Fratelli d’Italia che, al contrario, con i nostri emendamenti, sino a oggi abbiamo provato a far ravvedere questa ex maggioranza – non comprendiamo che, in realtà, questi provvedimenti siano ben lontani dal rappresentare soluzioni strutturali. In una sola parola, si è bravissimi nell’analisi del problema ma assolutamente inadeguati alla ricerca della soluzione. Questo provvedimento non costituisce la soluzione allo stato di paralisi del contenzioso tributario, anzi. Come ho detto in precedenza, le ragioni sono quelle che ho provato, in questi pochi minuti, a rendere assolutamente fruibili in termini di nozioni per tutti i cittadini che, probabilmente, pur se non seguono i lavori parlamentari, ne saranno comunque coinvolti. Infatti, questa è una riforma che impatta più di altre sulla vita quotidiana di ciascun italiano. Allora, la domanda legittima è: che senso ha fare queste riforme laddove, pur avendo individuato il problema, non si vuole ricorrere a soluzioni reali quali lasciare che i magistrati mantengano un limite, magari più alto, di età, sottrarre progressivamente i giudici all’egida del MEF, per renderli realmente indipendenti, e parificare la disciplina dell’onere della prova a quella prevista dagli altri riti vigenti nel nostro ordinamento? Tutte queste cose, che avrebbero fatto di questo provvedimento un provvedimento realmente efficace, non ci sono. Ovviamente, Fratelli d’Italia si approccia a questo voto con lo spirito di chi assumerà, a brevissimo termine, la responsabilità di fare quelle riforme che l’Europa realmente attende, quelle riforme che realmente porteranno l’Italia e l’amministrazione della giustizia italiana fuori dal guado, per dare finalmente agli italiani la certezza che lo Stato riesce a garantire la bontà dell’esercizio delle sue funzioni. Gli italiani devono avere fiducia nello Stato e devono avere fiducia nelle istituzioni ma, per fare ciò, lo Stato e le istituzioni devono essere nelle condizioni di guadagnarsi questa fiducia. Con questo provvedimento non accadrà perché, se non si modificherà l’impianto, tra qualche anno noi avremo una giustizia tributaria totalmente paralizzata, con buona pace degli auspici che Piero Calamandrei e i padri costituenti avevano immaginato .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Caso. Ne ha facoltà.

ANDREA CASO(IPF). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi questo Governo dimostra, ancora una volta, la sua efficacia, portando a termine l’ennesimo provvedimento per i cittadini: la riforma della giustizia tributaria. Presidente, colleghi, l’Italia è uno dei Paesi più belli al mondo. Tante imprese vorrebbero investire nel nostro territorio, ma purtroppo sono frenate dall’inefficienza del nostro sistema giudiziario, troppo obsoleto rispetto alle esigenze economiche contemporanee. L’assenza di certezze per i contribuenti e di tempi processuali adeguati rallentano le attività economiche, con conseguenti e irreparabili pregiudizi in termini di occupazione e PIL. Una giustizia celere ed efficiente migliorerebbe il prestigio della nostra Repubblica in tutti i consessi internazionali di riferimento, aumentando, come dimostrato da autorevoli studi, la fiducia dei contribuenti e, soprattutto, degli investitori, sia stranieri sia nazionali. Insomma, dopo la riforma del codice di procedura tributaria, realizzata una decina di anni fa, questa riforma consegna finalmente al Paese una magistratura tributaria professionalizzata, stabile, e non più reclutata per concorso e non per meri criteri di nomina curriculare, che organizza la giustizia tributaria in maniera molto più conforme ai tribunali della giustizia civile ordinaria e che va incontro al cittadino, consentendo al giudice tributario una più ampia possibilità di sospendere, ad esempio, le cartelle esattoriali sia in sede amministrativa che in quella giurisdizionale. Soprattutto, questo decreto introduce anche la possibilità di ascoltare i testimoni nel processo tributario. Insomma, si avvicina la procedura tributaria a quella ordinaria, cercando di garantire anche maggiore speditezza della decisione. Una vera e propria rivoluzione, attesa da anni.

Altro aspetto interessante da sottolineare è che, per quanto riguarda i contenziosi al di sotto di 3.000 euro, sarà previsto che a decidere sia un giudice monocratico e non più un collegio di giudici. Questo sicuramente garantirà un’ulteriore rapidità nella decisione. In poche parole, Presidente, processi tributari più rapidi e snelli. Infine, si favorirà la partecipazione del cittadino al processo mediante il suo avvocato anche in presenza, ampliando le possibilità di partecipazione da remoto in videoconferenza, un ulteriore passo avanti per i cittadini, ma soprattutto per gli addetti ai lavori. Insomma, tutte innovazioni che senza questo Governo non sarebbero state possibili. E tutto ciò dimostra che, nonostante sia in carica solo per gli affari correnti, il Governo Draghi, ancora una volta, dimostra la sua efficienza, realizzando provvedimenti che i cittadini ormai aspettavano da anni.

Presidente, abbiamo bisogno di riaprire il nostro Paese agli investimenti e, soprattutto, di trasformare le occasioni mancate in opportunità certe. Molti sistemi giuridici ed economici anche all’interno della stessa UE sono cresciuti esclusivamente offrendo un sistema fiscale giudiziario moderno ed efficiente. Il nostro gruppo intende rendere l’Italia maggiormente competitiva, con tutti i conseguenti benefici in termini di occupazione e di benessere sociale. Insomma, mentre alcuni partiti presenti in quest’Aula hanno preferito rinunciare alla guida di una delle Presidenze in assoluto più autorevoli, ritengo, diversamente da loro, di dover ringraziare il Governo e l’agenda Draghi, per l’approvazione di una riforma che l’Italia attende da anni, troppi anni, e che precedenti Governi non sono riusciti a realizzare.

Ebbene, questi sono i fatti che vanno raccontati ai cittadini quando saranno chiamati al voto, non le chiacchiere irresponsabili di chi ha fatto cadere il Governo in un momento di estrema difficoltà per il Paese, né le parole al vento della destra populista, che promette mari e monti, senza alcun criterio.

Solo i fatti sono quelli che contano e oggi ne abbiamo realizzato un altro. Per tutto questo dichiaro il voto favorevole del gruppo Insieme per il Futuro

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pierantonio Zanettin. Ne ha facoltà.

PIERANTONIO ZANETTIN(FI). Grazie, Presidente. Onorevole sottosegretaria Macina, onorevoli colleghi e onorevoli colleghe, Forza Italia voterà a favore di questo importante provvedimento. Questa riforma completa un ciclo davvero imponente di riforme in materia di giustizia, che è stato varato nella fase conclusiva di questa legislatura sotto la guida della Ministra Cartabia. Un ciclo di riforme senza precedenti nella storia recente del Paese: la riforma del processo civile penale, la riforma dell’ordinamento giudiziario del CSM ed ora la riforma del processo tributario. Tutte riforme che tendono a ridurre in modo significativo i tempi dei processi, allineandoli a quelli europei e a tutelare meglio i diritti dei cittadini in una logica di garantismo ispirato ai valori della nostra Costituzione. Non a caso a questa riforma è condizionata l’erogazione dei fondi del PNRR.

Credo vada innanzitutto segnalato che, nonostante la caduta del Governo Draghi e la conclusione prematura della legislatura, questa riforma viene approvata dal Parlamento italiano ad agosto inoltrato, perché tutte le forze politiche comprendono la necessità che il Paese rispetti il cronoprogramma concordato con le istituzioni europee. Questo sicuramente è un segnale di fiducia e speranza per il futuro del Paese, che dovrà affrontare, a partire dal prossimo autunno, delle stagioni economiche probabilmente assai complicate. Non potevamo certamente perdere la straordinaria occasione di accedere ai fondi europei, vitali per lo sviluppo del Paese, per questo abbiamo accettato una lettura di questo disegno di legge in tempi così ristretti, pur evidenziando alcune criticità all’interno del normativo. Forza Italia pone, infatti, sempre al centro delle proprie scelte l’interesse generale del Paese. Il processo tributario oggi non funziona e necessita di significative modifiche, basti pensare che quasi la metà del contenzioso in Cassazione concerne il settore tributario e che in questo settore la percentuale delle sentenze di accoglimento è decisamente superiore alle altre materie. Per questo un intervento normativo era assolutamente indispensabile.

Vediamo, quindi, quali sono gli aspetti più significativi di questo provvedimento. Innanzitutto, merita di essere evidenziata la migliore tutela dei diritti del contribuente. Sotto tale profilo viene introdotta nel processo tributario la prova testimoniale, sia pure in forma scritta, che finora era esclusa. Si tratta di un’innovazione davvero significativa, che garantisce evidentemente una maggior tutela per il cittadino. Viene invertito l’onere della prova, a vantaggio, questa volta, del contribuente. Viene introdotto l’istituto della conciliazione su istanza del giudice tributario: un opportuno istituto di carattere deflattivo che tende a ridurre il carico del contenzioso. Molto positiva è la professionalizzazione della figura del giudice tributario a tempo pieno, selezionato mediante apposito concorso. Questo consentirà, con tutta evidenza, di avere una maggiore specializzazione e competenza professionale del giudice, rispetto a quanto accaduto fino ad oggi. Viene rafforzato il ruolo di autogoverno della giustizia tributaria, prevedendo, tra l’altro, al suo interno l’ufficio del massimario, per una importante funzione nomofilattica. Sappiamo quante perplessità suscitino, inoltre, agli operatori economici le incertezze della giurisprudenza nel nostro Paese. L’imprevedibilità delle decisioni è uno dei principali fattori che frenano gli investimenti esteri in Italia. Finalmente viene, quindi, varata una norma che tende a uniformare le sentenze tra i diversi giudici di merito anche nel nevralgico settore del contenzioso tributario.

Rimangono, però, Presidente talune significative perplessità, innanzitutto, sui tempi di selezione dei magistrati tributari. A quando i concorsi? Sappiamo quante difficoltà vengono riscontrate, per esempio, nel completamento degli esami, attualmente in corso, dei magistrati ordinari. Sarà così anche per i magistrati tributari? E quanto tempo sarà necessario per perfezionarli? La riduzione dell’età pensionabile da 75 a 70 anni, che parifica la disciplina dei magistrati tributari a quella dei magistrati ordinari, determinerebbe inevitabilmente seri vuoti di organico, che reputo non potranno essere agevolmente compensati in tempi stretti dalla funzione dei giudici professionali. Ma le maggiori criticità del provvedimento riguardano l’inquadramento del giudice. Gli interventi di quasi tutti i colleghi che mi hanno preceduto stamane e fino a poco anzi hanno sottolineato questo aspetto. Se davvero pensiamo che il giudice tributario debba essere ed apparire imparziale e terzo, suscita perplessità che egli rimanga inquadrato nell’ambito del sistema del Ministero dell’Economia e delle finanze, che riveste, con tutta evidenza, il ruolo di controparte nel contenzioso. È del tutto evidente perché questo aspetto rappresenti una grave ed insuperabile contraddizione. Molto più opportunamente, i valori di autonomia e di indipendenza del giudice sarebbero garantiti nell’eventualità in cui la gestione del contenzioso tributario fosse gestita sotto il Ministero della Giustizia.

Va poi sottolineata un’ulteriore, a mio giudizio, grave anomalia. Il giudice tributario professionale, selezionato attraverso i concorsi di cui abbiamo parlato poc’anzi, non potrà, nello stato attuale di vigenza della norma, accedere alla Suprema Corte di cassazione, alla quale sarà impossibilitato ad accedere, anche per fruire della sua professionalità specializzata.

Dati i tempi di approvazione del provvedimento, Presidente, non è stato possibile presentare emendamenti su questi punti, ma Forza Italia ci tiene a dichiarare fin da ora che, nella prossima legislatura, intende attivarsi in modo concreto per sanare questi gravi al provvedimento. Nonostante queste significative perplessità, Forza Italia, comunque, voterà oggi a favore di questa importante riforma che, come detto, ci avvicina al raggiungimento degli obiettivi del PNRR. La nostra stessa stella polare è l’interesse generale del Paese e, anche stavolta, ad esso intendiamo ispirare il nostro agire .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Martinciglio. Ne ha facoltà.

VITA MARTINCIGLIO(M5S). Grazie, Presidente. Il disegno di legge che ci apprestiamo a votare reca disposizioni in materia di giustizia e di processo tributari. Con tale provvedimento il Governo, considerato l’impatto che la giustizia tributaria ha sulla fiducia degli operatori economici, compresi gli investitori esteri, si propone di rispettare gli impegni assunti con il PNRR, tra cui intervenire sulla giustizia tributaria per ridurre il numero di ricorsi alla Corte di cassazione e consentire una loro più spedita trattazione.

L’esigenza di una strutturale riforma della giurisdizione in materia tributaria era largamente avvertita sia dal mondo politico sia dalla società civile che ripetutamente hanno segnalato le molteplici criticità dell’attuale sistema e la necessità di una strutturale modifica. Finalmente assistiamo al compimento di questa riforma che orgogliosamente, ricordo, abbiamo con forza voluto inserire tra i punti chiave del contratto per il Governo del cambiamento, che ha dato vita al primo Esecutivo di questa legislatura. Con la proposta di legge n. 1521 a mia prima firma, abbiamo proposto una riforma capace di sanare il dell’attuale sistema, che appariva totalmente irrispettoso del principio del giusto processo, nella misura in cui non assicurava che la funzione giurisdizionale fosse svolta con omogeneità ed esercitata da giudici assegnati ad essa in via esclusiva.

Per queste ragioni, siamo lieti che oggi l’elemento qualificante della riforma in esame sia proprio la specializzazione dei magistrati tributari attraverso il loro reclutamento a tempo pieno e per concorso. Assistiamo finalmente, dopo anni di intenso lavoro, alla nascita della quinta magistratura. È senza dubbio un approdo fondamentale per segnare quello che, tuttavia, mi permetto di qualificare solo come un primo passo verso quella riforma sistematica e strutturale invocata a gran forza dai cittadini e dalle imprese per garantire una maggiore autonomia, terzietà e indipendenza della funzione giudicante e una maggiore qualità della risposta giudiziaria. Un segnale importante di superamento di quel sistema anacronistico e inefficiente che, fino ad ora, ha contraddistinto la nostra giustizia tributaria.

Un segnale, appunto, ma, ahimè, un timido segnale. Con rammarico osservo, cari colleghi, come questo testo di legge segni in modo inequivocabile i limiti di un Parlamento incapace anche perché travolto dalle recenti vicende che hanno segnato la fine anticipata della legislatura, un Parlamento incapace di compiere una scelta coraggiosa e radicale necessaria per adottare una riforma che era strutturale, sistematica e radicale. Una riforma certamente molto ambiziosa che il Paese attendeva e, forse, meritava.

Se è molto positiva, come dicevo poc’anzi, l’istituzione del giudice tributario cosiddetto di carriera, è difficilmente giustificabile, soprattutto alla luce della quasi totale convergenza in un primo momento manifestata da quasi tutte le forze politiche, sulla necessità di svincolare la giustizia tributaria dal MEF. E’ altresì difficilmente giustificabili il rafforzamento della dipendenza della magistratura tributaria dal Ministero dell’Economia e delle finanze, cui è stata addirittura affidata la gestione diretta sia dei concorsi per l’assunzione dei giudici che del loro giuridico. Parimenti incomprensibili e difficilmente condivisibili sono molte altre scelte contenute in questo testo di legge. Tra le più critiche, la possibilità per i magistrati delle altre giurisdizioni di rimanere a svolgere il doppio incarico fino alla cessazione per età; l’impedimento ai non togati di accedere per opzione; il mancato rafforzamento del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, con sottrazione e passaggio al MEF dei citati uffici per la gestione dei concorsi e dello , il cui mantenimento presso il Consiglio di presidenza avrebbe certamente segnato una maggiore autonomia e terzietà della costituenda magistratura; la mancata indicazione del numero effettivamente necessario dei giudici monocratici provinciali con competenza per quelle cause fino a 3 mila euro di valore e delle indicazioni circa il loro inquadramento; la previsione che l’organico dei nuovi magistrati si completi non prima del 2030, data che impone ben 8 anni affinché la riforma possa dispiegare pienamente i suoi effetti, prevedendo, fra l’altro, una durata di transizione abnorme.

La proposta del MoVimento 5 Stelle avrebbe, invece, consentito l’avvio reale della riforma già dal 2023, con completamento dell’organico in soli 3 anni, prevedendo che tutti gli appartenenti all’attuale ruolo potessero optare per diventare magistrati se in possesso dei requisiti richiesti. Se avessimo incluso, così come il MoVimento 5 Stelle ha da sempre proposto, tra i potenziali giudici tributari di carriera tutti i giudici tributari presenti nel ruolo unico nazionale, avremmo finalmente oggi potuto avere la nuova magistratura tributaria operativa e competente in soli 6 mesi. Molto si poteva fare, molto poco, ahimè, è stato fatto. Il maggiore rammarico sta nel fatto che molte di queste proposte, proprio perché giuste e sensate, esito di un’elaborazione approfondita e frutto di un capillare lavoro di audizione dei massimi esperti della materia, erano state, in un primo momento, largamente condivise con le altre forze politiche in sede emendativa, durante l’esame del provvedimento in Senato. Una convergenza responsabile, coraggiosa su molti dei punti proposti dal MoVimento 5 Stelle, poi inspiegabilmente svanita all’indomani della sfiducia al Governo, allorché il nostro mandato – e lo ricordo a tutti i colleghi – ci obbliga ad operare nell’esclusivo interesse dei cittadini fino all’ultimo giorno della legislatura. E, dunque, l’ennesima occasione mancata che, consentitemi l’espressione, lascia l’amaro in bocca a chi, come me e la forza politica a cui appartengo, si è battuto strenuamente sin dall’inizio della legislatura per l’adozione di una riforma davvero efficace e giusta. Un amaro che, tuttavia, alla luce dello stretto collegamento del provvedimento con il PNRR, degli impegni presi con l’Europa e del forte senso di responsabilità che ha da sempre contraddistinto la forza politica del MoVimento 5 Stelle, oggi il MoVimento ha deciso, comunque, di accettare, esprimendo voto favorevole .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Vazio. Ne ha facoltà.

FRANCO VAZIO(PD). Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, la riforma del processo penale, del processo civile, del processo tributario costituisce una condizione che l’Europa pone all’Italia per l’accesso ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Di fronte a una pandemia che ha devastato persone, imprese e rapporti sociali, mai come oggi, abbiamo il dovere di cogliere questa straordinaria opportunità. Mai come oggi, onorevoli colleghi, non possiamo fallire. In particolare, la riforma del processo tributario è questione doverosa non solo per la tutela dei diritti delle persone, ma anche strategica per le imprese e per l’economia del nostro Paese, per sostenere la ripresa e favorire gli investimenti, anche provenienti dall’estero. Un Paese che ha vertenze tributarie arretrate come l’Italia non è un luogo appetibile per investire; un Paese dove, per avere giustizia, un contribuente, a volte, deve attendere oltre 10 anni e una sentenza di terzo grado è un Paese che non tutela il diritto e l’equità. Alla fine del 2021 pendevano innanzi alla Corte di cassazione oltre 111 mila procedimenti, 47 mila dei quali avevano ad oggetto contenziosi tributari. Ebbene, in questo contesto, il tasso di riforma dei giudici di legittimità arrivava a raggiungere addirittura il 47 per cento dei ricorsi presentati.

È evidente, colleghi, che un sistema che ha questi numeri e queste percentuali di riforme delle sentenze è un sistema che ha criticità profonde, che devono essere risolte senza indugio, puntando in alto e guardando alla qualità e alla professionalità dei nostri giudici.

In questi anni, ho partecipato a molti convegni sul tema della riforma del processo tributario e a fronte di molte sfumature il senso delle proposte e della direzione da intraprendere è sempre stato univoco, chiara e netto: professionalizzazione della magistratura tributaria, giudice a tempo pieno, rafforzamento dell’indipendenza della giustizia tributaria, istituzione di una sezione speciale nell’ambito della Corte di cassazione e, soprattutto, prevedibilità e resistenza delle decisioni. Su tali direttrici, il Parlamento ha sviluppato un’assoluta convergenza; il merito del Governo Draghi e della Ministra Cartabia è stato quello di accettare la sfida, di avere coraggio, di avere dimostrato sapienza e rispetto nei confronti del lavoro parlamentare. Così è stato per la riforma del processo civile, così è stato per la riforma del processo penale, così è oggi per la riforma del processo tributario. Un Governo, una Ministra e un Parlamento che hanno altresì avuto il merito di approvare anche la riforma relativa al CSM e di dare finalmente alla luce il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Senza enfasi e parole eclatanti, affermo a titolo personale e a nome del Partito Democratico che è stato un onore aver contribuito a questi percorsi di riforma che fanno ora dell’Italia, finalmente, un Paese moderno e all’altezza delle sfide che lo attendono . È evidente che tutte le riforme non possono giudicarsi in teoria, ma devono essere vissute nella pratica, verificando in concreto se alle aspettative di riforme e di risultato consegua in effetti quanto atteso dal legislatore. Peraltro, nel caso della presente riforma, le innovazioni normative di principio sono tali che è facile ipotizzare un cambiamento tanto profondo quanto utile e proficuo, sia in termini di qualità di giudizio, sia in termini di durata dei processi.

Per una vera riforma servono, come sempre, anche risorse, uomini e donne che possono dare le gambe e le idee a una giustizia tributaria con la lettera maiuscola. Era il momento di farlo; il PNRR, anche per la giustizia, era un’occasione da non perdere, un’occasione che stiamo cogliendo.

Fatte queste premesse, che ho svolto con entusiasmo, mi corre l’obbligo, però, di esprimere una triste considerazione riguardo alla mancata approvazione della delega di riforma fiscale, che conteneva misure di equità importanti per i contribuenti italiani e che invece rimarranno sulla carta. Certo, con la caduta del Governo, l’avvio della campagna elettorale ha determinato l’esaltazione dei soliti cavalli di battaglia della destra più retriva, come il mantra per tutti, una misura che arricchisce e conviene soli ai redditi alti, insomma ai ricchi dimenticando che equità fiscale, anche costituzionalmente, significa proporzionalità: dove tutti paghino meno, ma in ragione dei propri redditi. Uno Stato giusto ispira le proprie azioni a questi principi costituzionali. La delega fiscale, come bene ci ha spiegato più volte il nostro collega Gian Mario Fragomeli, non imponeva nuove tasse né sulla casa né su altro, ma affermava con forza e traduceva in norme tali principi. Il resto appartiene alla propaganda elettorale che, come purtroppo spesso accade, semplifica e penalizza le persone più deboli e più fragili.

Entrando ora sinteticamente nel merito della riforma, essa si muove su chiare direttrici e si poggia su risorse, uomini e strutture che attribuiscono ad essa forza e coerenza.

Innanzitutto, viene disciplinato l’ordinamento degli organi speciali di giurisdizione tributaria. In particolare, superando un’originaria impostazione più amministrativa che giurisdizionale, la norma modifica significativamente la denominazione delle commissioni tributarie in corti di giustizia tributaria, stabilendo che la giurisdizione tributaria è esercitata da magistrati a tempo pieno, selezionati mediante procedure concorsuali, non nominati. Professionalità, tempo pieno e concorsi: tre obiettivi fondamentali, attesi da anni dai contribuenti e dagli operatori del settore. Si istituiscono misure di premialità nella prestazione di garanzia per la sospensione parziale dell’atto impugnato, prevedendo che tale garanzia sia esclusa per i contribuenti con bollino di affidabilità fiscale. Anche per esaltare la sua funzione nomofilattica, ossia per garantire l’uniforme interpretazione della legge, viene istituita presso la Corte di cassazione una sezione civile specifica per la trattazione delle sole controversie in materia tributaria. Per accrescere il grado di autonomia, benché la giurisdizione resti incardinata presso il MEF – forse si sarebbe potuto osare di più – viene rafforzato il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. Viene introdotta una norma strategica e attrattiva che stabilisce l’abbassamento da 20 a 15 milioni dell’istituto dell’interpello per gli investitori stranieri. Nel processo tributario fa ingresso l’istituto della prova testimoniale e l’amministrazione, checché ne dica il collega di Fratelli d’Italia, dovrà ora necessariamente provare le violazioni contestate; finalmente, nessuna inversione dell’onere della prova.

Di grande rilievo è anche l’introduzione della responsabilità per quei funzionari dell’Agenzia delle entrate che non abbiano valorizzato le situazioni di fatto e di diritto descritte dal contribuente, nel caso in cui si verificasse la fondatezza delle sue ragioni; si tratta di un comportamento che sarà sottoposto ad azione di responsabilità erariale.

Vengono, infine, introdotte misure deflattive e di conciliazione e collaborazione tra il contribuente e l’amministrazione tributaria, attraverso il pagamento di una percentuale delle somme contese: sarà il 20 per cento in caso di successo in primo e secondo grado, il 5 per cento per quanto riguarda i casi di vittoria in tutti e due i gradi di giudizio.

I fondi del PNRR garantiscono uno sforzo di assunzioni straordinario che consente di affermare che non si tratta di una riforma a costo zero, ma di un investimento che garantisce giustizia, equità e tempi rapidi per avere una risposta giudiziale.

Avrei bisogno di molto tempo per illustrare tutte le misure innovative e di garanzia introdotte dal testo che andremo ad approvare; mi limito a dire che la riforma rappresenta una sfida e, al tempo stesso, una risposta reale e forte.

Avevo iniziato il mio intervento affermando che l’Europa poneva la riforma quale condizione per l’accesso ai fondi del PNRR. In realtà, questa riforma ci viene chiesta innanzitutto dal Paese, dai cittadini e dalle imprese. È a loro che dobbiamo guardare, è a loro che dobbiamo fornire una soluzione che ponga definitivo rimedio ai tempi lunghi di un processo tributario il cui esito, oggi, è, tra l’altro, assolutamente e inaccettabilmente aleatorio.

Onorevoli colleghi, avevamo bisogno di norme e di risorse che potessero migliorare la vita dei contribuenti. In scienza e coscienza, quanto voteremo tra poco è tutto questo. Per queste ragioni, il Partito Democratico ha lavorato e sostenuto con forza questa riforma, sia al Senato sia alla Camera, e annuncio il voto favorevole del Partito Democratico .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Turri. Ne ha facoltà.

ROBERTO TURRI(LEGA). Signor Presidente, Ministro D’Inca’, colleghe e colleghi, ci accingiamo a votare una riforma del sistema della giustizia tributaria che sappiamo essere necessaria e da più parti richiesta oramai da anni. Il contributo della Lega a questo risultato è stato attivo e propositivo per la ricerca di una mediazione tra due visioni della società civile, dell’economia, e soprattutto della giustizia, antitetiche tra le varie forze politiche. Mi riferisco, da una parte, e guardo i banchi della sinistra, a chi è ispirato da una visione giustizialista, che nutre nei confronti degli imprenditori e dei professionisti sospetti e pregiudizi, identificandoli come evasori da perseguire e tartassare con normative e burocrazie sempre più stringenti, che non hanno mai, peraltro, mostrato sensibili risultati nella riduzione dell’evasione fiscale.

Dall’altra parte, ci sono forze come la Lega, che in questa sede mi fregio di rappresentare, la quale sa bene che i cittadini contribuenti, i piccoli e i medi imprenditori, i commercianti e i professionisti sono la colonna portante del nostro sistema economico e che dalla loro attività dipende il benessere e la crescita del nostro Paese . Sappiamo che ogni giorno molti imprenditori per tenere aperte le loro aziende devono fronteggiare difficoltà, dettate non solo della crisi economica ed energetica, ma anche, purtroppo, da un sistema burocratico opprimente e da un apparato statale che li guarda con sospetto. Sappiamo anche che molti stanno resistendo con pazienza in questa complicata fase economica, garantendo posti di lavoro e qualità dei beni e servizi offerti, che spesso rappresentano delle autentiche eccellenze del nostro Paese.

La Lega non accetta l’equazione che vuol fare del lavoratore in proprio, per sé stesso, un evasore, né l’atteggiamento ingiustificatamente punitivo nei suoi confronti. Riteniamo, anzi, che la pretesa dello Stato di individuare e giustamente punire gli evasori fiscali non debba pregiudicare il diritto di ogni imprenditore e professionista a un processo tributario equo e provvisto delle giuste e necessarie garanzie, nonché di ricevere accertamenti rispettosi del suo lavoro e della sua dignità. Per questa ragione, ovverosia questa profonda diversità di vedute, la proposta di legge che ci apprestiamo a votare è particolarmente importante, perché è frutto di un non facile lavoro di sintesi, che ci ha fatto, tuttavia, pervenire a un punto di equilibrio.

Passando al testo della proposta, apprezziamo la riforma dell’ordinamento della giustizia tributaria. In particolare, sottolineiamo il fatto che sarà finalmente garantita l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati tributari e penso alla disposizione che prevede nuovi magistrati tributari professionali a tempo pieno, assunti tramite concorso pubblico. È una misura che ha, inoltre, il merito di istituire una magistratura specializzata, professionale ed efficiente. Su quest’ultimo punto la Lega si è battuta con convinzione. Ancora, penso all’accesso al concorso anche per laureati in economia e al tirocinio formativo per i candidati risultati idonei. Tuttavia, la riforma sarebbe risultata monca, se non avessimo dato adeguata attenzione alle esigenze del cittadino contribuente. Vogliamo qui citare l’introduzione della prova testimoniale all’interno del processo tributario, che potrà essere ammessa dalla corte tributaria qualora lo ritenga necessario ai fini della decisione. Si tratta di uno strumento fondamentale per le parti, per l’organo decisore, sul quale la Lega – anche su questo – ha molto insistito. Ancora più rilevante, a mio giudizio, è l’inversione dell’onere della prova, ossia la previsione per cui dev’essere l’amministrazione – e non il contribuente – a provare in giudizio le violazioni contestate con l’atto impugnato, con elementi che, se si dimostrassero infondati, contraddittori o insufficienti, porterebbero all’annullamento dell’atto impositivo da parte del giudice.

La Lega ha presentato ulteriori proposte, al fine di vedere riconosciuta la tutela del contribuente non soltanto nel corso del processo, ma anche in tutte le fasi precedenti, in modo che gli accertamenti dell’amministrazione non ne pregiudichino l’ordinaria attività, come avviene oggi troppo spesso. Auspichiamo, in questo senso, che il Governo voglia prevedere la facoltà per il cittadino di appellarsi al presidente della corte di giustizia tributaria qualora ritenga che le procedure di accertamento stiano violando i suoi diritti, nonché la facoltà del presidente, o di un suo delegato, di disporre ogni misura a garanzia del contribuente.

Voglio ora soffermarmi sulla misura del condono, ossia la definizione agevolata dei giudizi tributari dinanzi alla Corte di cassazione, che si riferiscono a importi non superiori a 100 mila euro, che risultano ancora pendenti alla data del 15 luglio 2022 e per i quali l’Agenzia delle entrate è risultata soccombente nei precedenti gradi di giudizio. Nello specifico, si prevede che, nell’ipotesi in cui non sia stata fissata la data della decisione, a domanda dei soggetti legittimati il processo si estingua, previo pagamento di un importo pari al 5 o al 20 per cento del valore della controversia. Si decongestiona così il sistema della giustizia tributaria e, al contempo, se ne garantisce l’affidabilità agli occhi di potenziali investitori. Non solo: l’accoglimento dell’ordine del giorno presentato a mia firma, con cui si impegna il Governo, all’esito del monitoraggio su questa riforma, ad assumere iniziative per un’estensione della citata misura, ne amplifica portata ed efficacia. Auspichiamo, in questo senso, che si provveda all’innalzamento del tetto massimo del valore della controversia previsto dagli attuali 100 mila a 200 mila euro, nonché all’estensione della disposizione a ogni grado di giudizio, al fine di imprimere una spinta decisiva alla risoluzione di tanti contenziosi tributari.

In definitiva, possiamo dirci soddisfatti dei risultati ottenuti, soprattutto alla luce della fase politica corrente e delle forze che hanno preso parte alla stesura della presente proposta. Non di meno, siamo consapevoli che c’è ancora molto da fare al fine di tutelare quegli italiani onesti e coraggiosi che lavorano e investono nel nostro Paese e che meritano di essere premiati, anziché essere trattati come potenziali criminali. Siamo certi che con la nuova legislatura, che vedrà finalmente una ben diversa ripartizione delle forze politiche presenti nelle Aule del Parlamento, potremo portare a compimento una profonda riforma del sistema fiscale. I nostri obiettivi sono una al 15 per cento anche per i lavoratori dipendenti e una pace fiscale da realizzare mediante la rottamazione delle cartelle esattoriali, che anche in questi giorni stanno raggiungendo milioni di italiani, già gravati dalle conseguenze economiche della crisi pandemica e di quella energetica. Assieme a questo, garantiremo un sistema della giustizia tributaria che finalmente favorisca i nostri imprenditori e professionisti e incentivi gli operatori economici stranieri a investire in Italia, a beneficio del nostro tessuto economico e produttivo, ma soprattutto a tutela della libertà di impresa e della dignità del lavoro.

Per le ragioni esposte, annuncio il voto favorevole del gruppo Lega-Salvini Premier .

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 3703:

S. 2636 – “Disposizioni in materia di giustizia e di processo tributari” .

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva .

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3580: Disposizioni per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.

Ricordo che nella seduta odierna si è conclusa la discussione generale e che il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Passiamo all’esame degli articoli del disegno e delle proposte emendative presentate .

Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri , che sono in distribuzione.

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 1 al quale non sono state presentate proposte emendative.

Passiamo dunque ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 1.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 2 al quale non sono state presentate proposte emendative. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo direttamente in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 2.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 3 e dell’unica proposta emendativa ad esso presentata Si tratta dell’emendamento Trancassini 3.50. Se nessuno chiede di intervenire, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

DEBORAH BERGAMINI,.

Il parere è contrario.

PRESIDENTE. Prima il relatore. Prego.

LUIGI CASCIELLOGrazie Presidente, invito al ritiro, altrimenti parere contrario.

PRESIDENTE. Conforme il Governo, quindi.

Passiamo alla votazione dell’emendamento 3.50 Trancassini.

Ha chiesto di parlare il deputato Trancassini. Ne ha facoltà.

PAOLO TRANCASSINI(FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per spiegare il perché di questo emendamento. Il Governo dei migliori è riuscito a scivolare anche sulle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco. Con questo provvedimento di legge, viene istituito un Comitato nazionale che si occuperà appunto di queste celebrazioni per sei anni, dal 2022 al 2028. In questo Comitato nazionale, che gestirà i fondi e deciderà anche la programmazione di queste celebrazioni, non è stato minimamente preso in considerazione il territorio della provincia di Rieti. Partecipano a questo Comitato rappresentanti ministeriali, rappresentanti ecclesiastici, ma nulla è stato deciso rispetto al coinvolgimento del territorio della provincia di Rieti. Ricordo ai “migliori” che San Francesco in quella zona ha vissuto, ha lavorato e ha lasciato anche testimonianze molto importanti. Ci sono quattro santuari: di Greccio, di Fonte Colombo, Santa Maria della Foresta e Poggio Bustone, ma soprattutto in quei luoghi sono avvenuti due fatti che più di tutti danno un significato alla sua presenza a Rieti, vale a dire la realizzazione del primo presepe, a Greccio, fatto credo noto a tutti e poi nel santuario di Fonte Colombo lui ha scritto la regola del suo Ordine. Ce n’è abbastanza per inserire nel Comitato e coinvolgere il Vescovo di Rieti e il Vescovo della diocesi di Poggio Mirteto. E con questo emendamento chiediamo che vengano coinvolti.

Presidente, potrebbe non essere necessario approvare questo emendamento, perché il decreto del Presidente del Consiglio deve essere emanato per la formazione di questo Comitato nazionale entro 60 giorni. Se la maggioranza portasse pazienza e arrivasse almeno a 45-50 giorni, magari ci penseremmo noi e riusciremmo a coinvolgere non solo Rieti, ma tutti i territori dimenticati. C’è una seconda possibilità, che è quella prevista dall’articolo 3, comma 5, di questo provvedimento che dà la possibilità al Presidente del Consiglio di nominarne altri 3, oltre i 20. Basterebbe, pertanto, l’impegno del Governo di nominare, all’interno di queste 23, le altre 3 persone, quali rappresentanti del mondo religioso e del territorio della provincia di Rieti. Credo che questo sia un atto dovuto nei confronti di un territorio che ha avuto la fortuna di vedere San Francesco operare sulla propria terra e per questo tutta la valle di Rieti è da noi denominata, ma ormai da tutti, la Valle Santa .

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede d’intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento Trancassini 3.50 con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V (Bilancio) Commissione.

Dichiaro aperta la votazione.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge .

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 3.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 4 al quale non sono state presentate proposte emendative. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 4.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 5 al quale non sono state presentate proposte emendative. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’articolo 5.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva

PRESIDENTE. Passiamo all’esame degli ordini del giorno presentati .

Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibile, ai sensi dell’articolo 89, comma 1, del Regolamento, in quanto estraneo rispetto ai contenuti trattati dal provvedimento in esame, l’ordine del giorno Maurizio Cattoi n. 2, relativo al riconoscimento della Giornata Nazionale della battaglia di Montecassino.

Se nessuno chiede di intervenire per illustrare gli ordini del giorno, invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere. Prego.

DEBORAH BERGAMINI,.

Il parere è favorevole sugli ordini del giorno Lupi n. 9/3580/1, Marco Di Maio n. 9/3580/3, Durigon n. 9/3580/4, Patassini n. 9/3580/5, Trancassini n. 9/3580/6 e Cavandoli n. 9/3580/7. Sull’ordine del giorno Mollicone n. 9/3580/8 il parere è favorevole a condizione che venga inserita la locuzione: “a valutare l’opportunità di”.

PRESIDENTE. Gli ordini del giorno hanno tutti parere favorevole. Deputato Trancassini, su cosa?

PAOLO TRANCASSINI(FDI). Grazie Presidente, vorrei che il mio ordine del giorno, se fosse possibile, venisse posto in votazione.

PRESIDENTE. Allora cominciamo dall’ordine del giorno Lupi n. 9/3580/1, su cui vi è un parere favorevole del Governo, va bene. Ordine del Marco Di Maio n. 9/3580/3, che ha un parere favorevole e su cui non ci sono richieste particolari. Ordine del giorno Durigon n. 9/3580/4, parere favorevole, va bene. Ordine del giorno Patassini n. 9/3580/5, parere favorevole, va bene.

Ordine del giorno Trancassini n. 9/3580/6: il deputato Trancassini chiede che il suo ordine del giorno venga messo in votazione con il parere favorevole del Governo. Non ci sono richieste di intervento. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno n. 9/3580/6 Trancassini, con il parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva .

Sull’ordine del giorno n. 9/3580/7 Cavandoli, il parere è favorevole.

Sull’ordine del giorno n. 9/3580/8 Mollicone, c’è una riformulazione da parte del Governo. Ha chiesto di parlare il deputato Mollicone. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE(FDI). Grazie, Presidente. Ringrazio il Governo, ma chiedo che venga messo in votazione.

PRESIDENTE. Scusi, lei accetta la riformulazione? Lo vuole votare così come riformulato dal Governo?

FEDERICO MOLLICONE(FDI). Sì, cosi come riformulato dal Governo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno n. 9/3580/8 Mollicone, così come riformulato dal Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva .

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Fusacchia. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO FUSACCHIA(M-MAIE-PSI-FE). Grazie, Presidente. Vorrei intervenire velocemente con riferimento a quanto ha ricordato il collega Trancassini prima, quindi, il ruolo del territorio di Rieti nella vita di San Francesco e ciò che San Francesco ha lasciato, per lasciare agli atti e all’attenzione del Governo il fatto che esiste un Comitato nazionale, istituito dal Ministero della Cultura, frutto di un emendamento a mia prima firma, approvato un paio di anni fa, per le celebrazioni dell’ottavo centenario del primo presepe che cade nel prossimo anno, nel 2023, quindi tre anni prima della ricorrenza dell’ottavo centenario della morte di San Francesco.

Lo dico, Presidente, perché trovo anch’io che sarebbe opportuno, più che inserire singole figure in questo istituendo Comitato per gli ottocento anni della morte di San Francesco, creare semplicemente un legame formale e strutturale con il Comitato di Greccio per l’ottavo centenario del primo presepe. Come ha ricordato anche il collega Trancassini, ciò può essere fatto dal Governo e dalla Presidenza del Consiglio senza modificare il testo che stiamo approvando, semplicemente facendo ricorso a uno dei commi dell’articolo 5, che prevede la possibilità di allargare ad altre figure; io raccomanderei di inserire in questo Comitato il presidente del Comitato per l’ottavo centenario del primo presepe che è il sindaco di Greccio. Quindi, c’è un raccordo istituzionale – e chiudo Presidente – per la semplice ragione che, quando le istituzioni si muovono, il Governo si muove e vi sono questi comitati, è importante trovare ogni occasione possibile per massimizzare le sinergie e le ricadute.

Stiamo parlando di eventi nazionali, ma, soprattutto, di eventi internazionali a forte valenza internazionale, sicuramente religiosa, ma anche culturale e possono essere occasioni importanti per attrarre attenzione da tutto il mondo su questi territori e sulla figura di San Francesco in queste circostanze, in questi anni a venire molto particolari, in cui cade questa doppia ricorrenza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Teresa Baldini. Ne ha facoltà.

MARIA TERESA BALDINI(MISTO-CI). Grazie Presidente, Parliamo della commemorazione di Francesco, un uomo, un santo patrono d’Italia che ha incarnato il Vangelo nella sua vita. Di lui si parla ancora dopo ottocento anni e c’è ancora una motivazione per cui vale la pena parlarne: il sultano d’Egitto accolse San Francesco per la tonaca simile alla sua, un episodio importante, di rispetto religioso reciproco. I valori che Francesco porta avanti sono nei fatti: il lupo di Gubbio rappresenta la pacificazione, il lupo è la persona arrogante e violenta; il Cantico delle Creature rappresenta l’armonia del creato, un messaggio ancora indispensabile e sempre più attuale per una convivenza e sopravvivenza globali.

Francesco, anche se non parlava, dava immediatamente esempio di vita, capace di avvicinare persone che volevano vivere come lui. L’episodio di Ancona, di Francesco diretto in Terrasanta ne è un esempio concreto, che diede la vita ai terziari francescani e fu la terza famiglia dell’ordine, un ordine che ha portato, e continua a portare, nel mondo il messaggio di Francesco. L’Europa parla di radici, del bene, del dono della solidarietà, dell’altruismo della capacità di accorgersi di un’umanità a volte nascosta; parla di valori francescani. Sono quelle opere su cui dovremmo costruire, che non devono mai essere dimenticate e di cui in Italia abbiamo la nascita proprio con Francesco. Pensiamo al presepe, tutti intorno a una capanna.

La celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi ricorda e festeggia una storia che ci porta verso la realtà, una realtà possibile, dove Francesco è un esempio e l’ha dimostrato e ci è riuscito nella sua vita. Francesco non è soltanto cultura francescana, è una cultura di libertà. L’esempio di Francesco è valido su tutti i piani, non solo sul piano religioso e sociale, è un esempio anche sul piano psicologico e generazionale. La maturità di Francesco si esprime con l’indipendenza, consegnando al padre la propria eredità, nel caso specifico i suoi abiti. Francesco è un esempio anche per le nuove generazioni, alla ricerca di libertà e indipendenza sotto la propria responsabilità. Il giovane Francesco armonizzò il suo vivere nella sua realtà, certamente religiosa, ma da cui c’è da apprendere e da capire in modo laico, per la maturità dell’individuo che, in una società moderna, priva di valori, sta perdendo la sua forza, la forza dei valori in cui credere. La vita di Francesco insegna alle nuove generazioni, un esempio di essere portatori di valori. Tutte le iniziative che celebrano l’ottavo centenario della morte di Francesco sono un patrimonio culturale, che trascende dall’aspetto religioso .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Simona Vietina. Ne ha facoltà.

SIMONA VIETINA(MISTO-VI-ICT). Grazie, Presidente. San Francesco è il grande santo della povertà: si spogliò di ogni bene, per vivere in armonia di spirito. È il santo esaltato da Dante nell’undicesimo canto del Paradiso, è il simbolo di pace e di generosità, è un vero e proprio esempio per noi cattolici, ma è anche l’iniziatore e lo sviluppatore della tradizione letteraria italiana, grazie al Cantico delle creature, e anche della tradizione culturale religiosa, che ci lega a simboli come il presepe, per esempio. È, infatti, il primo a raffigurare la rappresentazione del presepe nel 1223; il presepe incarna proprio lo spirito dell’umiltà e della povertà francescana, è questo il lievito di questa nostra bellissima tradizione. Vedete, è fondamentale per un popolo valorizzare sempre la propria cultura. Antropologicamente parlando, infatti, il proprio patrimonio culturale è il legame con i nostri valori, le nostre credenze, la nostra religione, dà un senso di identità e permette di identificarsi con una comunità, quindi, è la cultura che crea la comunità. La cultura porta a una consapevolezza della nostra complessità, favorisce lo sviluppo intellettuale delle persone, è un’inestimabile fonte di sviluppo economico; ne deriva che è un dovere importante e fondamentale per ogni popolo preservare e promuovere il patrimonio culturale, che deve anche essere insegnato e tramandato alle giovani generazioni, insegnando loro che devono essere orgogliosi delle proprie radici.

Ecco, tutto quello che ho evidenziato è perfettamente in linea con questa proposta di legge, che va proprio a celebrare la figura di San Francesco, a 800 anni dalla sua morte ed è, quindi, rivolta alla valorizzazione e alla tutela del nostro patrimonio storico-artistico, della nostra cultura, delle nostre tradizioni.

Per questo, il nostro gruppo voterà a favore di questo provvedimento, sperando davvero che le sue linee di principio possano riflettersi capillarmente sui territori, anche con il coinvolgimento dei sindaci

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO(LEU-ART 1-SI). Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi. In altri momenti e in un altro momento sarebbe stato giusto dedicare anche una riflessione più ampia a questo provvedimento e ovviamente alle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco. Siamo, però, in una fase molto particolare della legislatura, a Camere sciolte, e il rischio che gli interventi finiscano, in qualche modo, per debordare nella campagna elettorale credo che sia alto. Per questa ragione io mi fermo qui, dichiarando il voto favorevole del gruppo Liberi e Uguali .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Anzaldi. Ne ha facoltà.

MICHELE ANZALDI(IV-IC’E’). Grazie, Presidente. Membri del Governo, colleghi, oggi votiamo il testo di iniziativa governativa per celebrare, nel 2026, la ricorrenza dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, un santo particolarmente amato dagli italiani, patrono d’Italia, un santo la cui vita è ancora fonte di ispirazione e riflessione per tante persone di tutte le fasce d’età. Non occorre essere fedeli per comprendere l’importanza simbolica della figura di San Francesco, emblema della tutela e della protezione dell’ambiente, tema quanto mai attuale, così come il tema della pace, parola oggi ancor più di angosciante attualità. La figura del Santo ha un importante ruolo non solo nella religione, ma anche nella cultura, non solo italiana ma europea e mondiale. San Francesco e il suo messaggio universale, testimoniato dal suo stile di vita cristiana vissuta, hanno assunto il significato di una scelta di vita e di un pronunciamento di intenti; una professione di fede e uno stile di vita, talmente rispettoso degli insegnamenti del Vangelo, che hanno spinto anche padre Jorge Bergoglio, nel marzo 2013, eletto Papa, a voler scegliere il nome di Francesco per il suo pontificato.

Le manifestazioni celebrative saranno di carattere culturale, ma anche volte a favorire lo sviluppo economico dei territori interessati, con ricadute evidentemente positive per quanto riguarda il comparto turistico. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Cultura, saranno stabiliti i criteri di assegnazione e di ripartizione annuale del contributo per la realizzazione del programma culturale relativo alla vita, all’opera e ai luoghi legati alla figura di San Francesco. Il programma dovrà comprendere, tra l’altro, la pubblicazione e l’edizione delle fonti sulla vita, sull’opera di San Francesco d’Assisi e sulle origini dell’Ordine francescano, a cura della Società internazionale di studi francescani in coordinamento con le Edizioni nazionali delle fonti francescane. Percorrere il tragitto dei cammini francescani che questo disegno di legge richiama vorrà dire costruire una mappa da esplorare, un patrimonio da far conoscere ancor di più ad ancor più persone. Questi cammini, di grande fascino e valore culturale, partono da Assisi e poi tornano nuovamente ad Assisi, come fece Francesco. Alla luce di queste dichiarazioni e della piena condivisione delle ragioni culturali che stanno dietro al testo oggi all’attenzione della Camera, annunciamo il voto favorevole, a nome di Italia Viva-Italia C’è .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Frassinetti. Ne ha facoltà.

PAOLA FRASSINETTI(FDI). Grazie, Presidente. Questo disegno di legge, già approvato dal Senato, è necessario per celebrare in modo giusto e completo gli ottocento anni dalla morte di San Francesco, che ricorreranno nel 2026. È necessario, infatti, saper gestire i tanti mondi diversi che individuano nel Santo la loro guida spirituale. Fratelli d’Italia ha concesso questa deroga, affinché il provvedimento venisse discusso in Aula, con molta gioia, perché è sicuramente un provvedimento utile per mettere ordine in un complesso di iniziative che sono veramente molteplici. Bisogna avere, in questo caso, un approccio religioso, per calarlo nella sua realtà di povertà e di preghiera, e sono necessari un approccio storico, che inserisca il santo nella sua epoca, così complessa, un approccio geografico-turistico, per valorizzare i tanti luoghi che lo hanno visto protagonista, un approccio artistico, considerato che, insieme a lui, nasce una parte della nostra migliore arte medievale, un approccio letterario, per mettere ordine tra tutte le centinaia e centinaia di libri e di opere che sono stati da lui e a lui dedicate, e un approccio naturalistico, dato che il Santo è sempre stato un riferimento per chi ama gli animali e chi ama la natura.

Bisogna districarsi in questo campo, così variegato e composito e quindi è necessaria un’organizzazione, quella prevista nell’articolo 2 di questo provvedimento, strutturata e radicata sul territorio. Questo è il compito del Comitato nominato dal Presidente del Consiglio, previsto all’articolo 2, che dal 2002 al 2028 gestirà le risorse, scaglionate negli anni. In questo Comitato ci saranno venti esperti, nazionali e internazionali, nominati da diversi Ministeri ed autorità ecclesiastiche. Tra i tanti importanti compiti di questo organo, troviamo la redazione di un programma culturale sulla vita e le opere del Santo, il progetto di restauro di opere artistiche e attività di ricerca, editoriali, formative ed espositive.

Altro punto importante è il coinvolgimento, sui temi inerenti a San Francesco, di scuole e università. A proposito di questo, noi ci auguriamo – considerato che stiamo parlando tutti, concordemente, di questa ricorrenza degli ottocento anni – che venga reintrodotta la festa di San Francesco, il 4 ottobre, nelle scuole, così com’era . È assurdo che nel 1976 questa festa del nostro patrono sia stata tolta ed è incomprensibile. Per questo, Fratelli d’Italia si batterà perché venga riconfermato il 4 ottobre quale festa di San Francesco. In questo Comitato sono giustamente presenti autorevoli esperti e molto c’è della regione Umbria, dal comune di Assisi al Vescovo della diocesi di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino. L’Umbria, d’altronde, era la sua terra e il tempo non ha scalfito questa unione indissolubile tra il Santo e la sua Umbria. Lo si percepisce nel silenzio dei tanti monasteri, nell’atmosfera mistica che si respira nei suoi cammini e nella natura, nei percorsi attraverso borghi, cittadine e abbazie nel cuore dell’Umbria, nelle sue tradizioni, nei suoi sapori, nella sua gente. Già il collega Trancassini ha menzionato la criticità relativa alla mancanza del territorio reatino, territorio importante; basta menzionare il monastero di Greccio e la Fonte Colombo, dove il Santo malato è andato a curarsi la vista. Ci auguriamo che, tramite l’ordine del giorno, venga sanata questa mancanza.

La convinzione di votare a favore di questo provvedimento, che vede in San Francesco una figura imprescindibile della nostra storia, per Fratelli d’Italia è stata naturale. Non è soltanto un riferimento religioso, ma è molto di più e quindi voteremo a favore di questo provvedimento.

In conclusione, però, lasciatemi terminare con due parole, tornando a quasi 800 anni fa. Era il 3 ottobre, sabato al tramonto, secondo le ore liturgiche cominciava la domenica, il giorno del Signore. Le allodole, che solitamente amano la luce, si alzarono in volo e volarono a bassa quota sopra il tetto dell’edificio nel quale San Francesco giaceva e, girando in cerchio, cantavano .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gallinella. Ne ha facoltà.

FILIPPO GALLINELLA(IPF). Grazie, Presidente. Ringrazio i colleghi presidenti di gruppo e, ovviamente, la Presidenza della Camera e la Commissione cultura, perché se oggi siamo qui a chiudere l’iter di questo disegno di legge per celebrare l’ottavo centenario della morte di San Francesco è perché c’è stata una unanimità dei gruppi, in queste difficili condizioni politiche, per poter concludere questo importante disegno di legge. Sarà merito di San Francesco, che sempre, nella sua vita, ha parlato di fratellanza, di amore, di giustizia sociale, di aiutare gli ultimi e sempre ha parlato ai giovani, che quest’anno, per la prima volta, voteranno anche al Senato, ma che, forse, la politica deve ascoltare un po’ di più, in un’Italia che invecchia. L’anno scorso sono nati solamente 400.000 bambini e questo ci deve far riflettere sul messaggio che vogliamo dare al futuro di queste generazioni. Ricordo che le parole di San Francesco, che sempre ha parlato di pace e di fratellanza, in un momento come questo sembrano ancora attuali, se pensiamo alla guerra che sta così vicino a noi e che si sta allargando ad altre parti di questo nostro pianeta.

Le risorse stanziate per questi anni, dal 2022 fino al 2028, servono appunto per parlare di San Francesco, per parlare di ciò che ha insegnato, per valorizzare anche i territori di Assisi e dell’Umbria, ma non solo. Lo abbiamo sentito durante la discussione di questa legge. Magari, incontrando le persone, questo messaggio di pace e di fratellanza potrà allargarsi ancora di più. Tra l’altro, il Papa, a settembre, incontrerà 1.000 giovani provenienti da tutto il mondo e questo ci deve far riflettere sul messaggio che San Francesco dà all’Italia, essendone patrono, ma anche al mondo. Voglio ricordarlo, avremo anche il Giubileo del 2025, magari i territori dell’Umbria avranno un treno per San Francesco, un’Umbria isolata che forse darà un messaggio di apertura. Questo è quello che auspichiamo.

San Francesco, tra l’altro, porta un messaggio non solo innovativo, ma sempre attuale. Tutti si ricorderanno il , in cui si parla del creato, di quello che Dio ha donato all’uomo e che l’uomo ancora deve imparare a utilizzare. Si parla, infatti, del Sole, si parla della Terra, si parla dell’acqua: temi che ancora sono attuali, se pensiamo che il 28 luglio scorso abbiamo esaurito per l’anno in corso, nel nostro mondo, le risorse naturali. Ecco, un messaggio sicuramente “vecchio”, ma attuale, che la politica deve far proprio, per divulgarlo nel migliore dei modi. Queste risorse che sono state messe a disposizione, secondo me, sono un messaggio importante. Il primo articolo di questo provvedimento, che diventerà legge, dice che la Repubblica celebra l’ottavo centenario della morte di San Francesco. Questo credo che sia, per me, da italiano e da umbro, un grande onore. Ci deve riempire di gioia, perché ora chiuderemo questa attività legislativa, poi comincerà la campagna elettorale, ma mi auguro che, nel cuore di tutti, nell’anima di tutti, le parole di fratellanza, unione, pace, giustizia sociale, di aiutare gli ultimi, di ascoltare i giovani, siano nella bocca di tutti.

Grazie, Presidente, e grazie ancora a tutta l’Aula .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Catia Polidori. Ne ha facoltà.

CATIA POLIDORI(FI). Grazie, Presidente. È bello che si chiuda questo periodo di lavoro proprio con questo provvedimento, che riguarda il nostro patrono d’Italia. Da umbra, non nascondo la soddisfazione proprio per questo lavoro, che è il frutto della volontà, consentitemi, anche ecumenica, delle forze politiche in Parlamento di celebrare Francesco: Francesco, come noi umbri chiamiamo il nostro Santo. Un provvedimento, questo, che avevamo già chiesto durante la campagna elettorale. Forza Italia si era impegnata con i cittadini proprio a promuovere questa strada durante le amministrative.

Vede, l’Umbria e Assisi vivono, viviamo questo momento come un degno omaggio al “più italiano dei santi e al più santo degli italiani”, per dirla con Pio XII e, attraverso di lui, ai valori universali dell’amore, della fratellanza, del dialogo interreligioso, della pace e della cura per il creato. Insomma, un tributo, sì, doveroso nei confronti del Santo, che, da Assisi, dall’Umbria, continua a parlare al mondo e a tutte le generazioni, indistintamente, ma anche il modo per contribuire fattivamente e imprimere un nuovo impulso alla cultura, attraverso iniziative di elevato valore, tramite l’opera di conservazione e restauro di beni mobili, immobili e paesaggistici, nonché per contribuire allo sviluppo economico dei territori interessati, in una prospettiva di internazionalizzazione.

Io devo un sentito ringraziamento non solo ai colleghi della Camera e del Senato, e al relatore, che hanno lavorato a questo provvedimento, in particolare i colleghi delle Commissioni I, V e X, ma vorrei ringraziare in particolar modo, per l’intenso impegno profuso nel creare sinergie e cooperazione, padre Mauro Gambetti, già custode del Sacro convento, oggi cardinale, il ministro della provincia dei Frati minori dell’Umbria, Francesco Piloni, padre Enzo Fortunato e tutta la fraternità assisiate, che è cuore pulsante della comunità, missionari di fede e di pace e attenti custodi della memoria e dell’opera di San Francesco. Allo stesso modo, ringrazio sua Eccellenza Domenico Pompili, già Vescovo di Rieti e già ricordato in quest’Aula. Io ricordo che a Greccio, vicino Rieti, proprio su impulso di San Francesco, fu realizzato il primo presepe vivente.

Concludo, dicendo che la nostra è una terra con radici in un glorioso passato, una terra di rara bellezza, ricca di spiritualità, accogliente e con una buona sostenibilità ambientale. L’Umbria è un luogo privilegiato, un luogo di incontro tra sapere e saper fare, è una terra genuina, una terra ingegnosa e artistica, patria di donne e uomini immortali, proprio come San Francesco, cui oggi sempre più dovremmo laicamente guardare per esaminare la complessità del nostro tempo.

Posso solo confermare il voto favorevole di Forza Italia al disegno di legge per celebrare, nel 2026, la ricorrenza dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. E che siano veramente un percorso e tre anni di festa per tutti noi .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Bella. Ne ha facoltà.

MARCO BELLA(M5S). Grazie, Presidente. I nostri lavori parlamentari stanno volgendo al termine, ma vogliamo approvare una legge per l’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco. Questa legge istituisce una Commissione che ripercorrerà la storia e valorizzerà i luoghi ove è vissuto il santo, una personalità religiosa ma anche laica, che occupa un posto speciale nella storia e nella cultura del nostro Paese. Questo disegno di legge prevede che i membri della Commissione non riceveranno alcun compenso, ma soltanto un rimborso spese. In ossequio alla tradizione della povertà di San Francesco, speriamo che questo rimborso sia il più contenuto possibile. Tutta la vita di San Francesco è un messaggio anche per noi parlamentari, perché ci ricorda l’importanza dell’esempio dell’, che è fondamentale per essere credibili, soprattutto in questo momento di campagna elettorale. Un messaggio che ha una forza tale per cui, partendo da una cittadina dell’Umbria, è arrivato dopo 800 anni fino a noi.

E allora brevemente ripercorriamo insieme questi luoghi. Francesco nasce in una famiglia agiata e nella prima parte della vita ha partecipato alla guerra tra Perugia e la sua Assisi. Nel 1202 fu ferito gravemente e imprigionato e quando tornò a casa ci mise circa un anno per riprendersi. Vivendo in solitudine, scopre l’importanza di rispettare la natura. Francesco è un precursore della sensibilità ambientalista, forse il primo a parlare di transizione ecologica. Sarebbe sicuramente contento di sapere che abbiamo introdotto la tutela dell’ambiente, degli animali e della biodiversità nella Costituzione. Francesco, però, riprova a combattere e vuole andare alle crociate. Si ferma, però, a Spoleto e lì di nuovo sta male e ha una visione nella quale capisce l’importanza di servire gli ultimi. Questo qui è un messaggio che anche noi parlamentari dovremmo fare nostro, perché non siamo qui affinché i cittadini servano noi; siamo qui per servire, noi, i cittadini. Nel 1205 Francesco arriva a Foligno, ove distribuisce i beni del Papa. La restituzione alla collettività di chi ha tanto è qualcosa che fa anche il MoVimento 5 Stelle. Ricordiamo che noi parlamentari del MoVimento restituiamo ogni mese parte del nostro stipendio: oltre 100 mila euro ciascuno nella legislatura per finanziare i vari progetti. Recentemente abbiamo donato oltre 2,7 milioni ad associazioni meritorie come , la Lega del filo d’oro, il gruppo Abele, l’AMPAS e nove Onlus. Serviranno, tra le altre cose, per le cure sanitarie, l’assistenza ai più deboli, ai bambini e a chi soffre a causa di malattie rare. L’ultima iniziativa è stata un volo per portare i bambini bisognosi di cure dall’Ucraina qua in Italia. Insomma, questa cosa della restituzione possiamo dire che la aveva già inventata San Francesco. Ma quando lui la inizia, è considerato un pazzo. Chi percorre strade nuove all’inizio è sempre guardato con scetticismo. Il padre stesso lo fa arrestare, ma lo fa arrestare perché lo voleva proteggere. C’è un processo nel quale egli, a quel punto, si spoglia completamente delle vesti del padre per simboleggiare la rinuncia completa alle ricchezze. Qui è il vescovo Guido di Assisi che, però, lo copre ed è il primo a lanciare il messaggio che la Chiesa, allora la principale istituzione, non considera un pazzo chi rinuncia ai beni materiali, ma ritiene che questo qualcuno stia veramente interpretando il messaggio di Cristo. Ora San Francesco non è più solo, arrivano tanti amici, incominciano a fondare una comunità che cresce, forse in modo un po’ caotico, ma è felice. C’è sempre stata una lotta tra chi ha tanto e chi ha poco. Nel 1200 c’erano i Catari, che combattevano chi aveva tanto, combattevano contro i beni materiali della Chiesa, ma combattevano con le armi, in modo violento, tanto che c’è stata persino una crociata contro di loro, nota come la crociata contro gli Albigesi. San Francesco non combatte con le armi, combatte con la parola, combatte con la diplomazia. Infatti, a differenza dei movimenti del 1200 considerati eretici, quello di San Francesco, nel 1209, ottiene dal Papa Innocenzo III l’ordine dei Frati minori. San Francesco non delegittima le istituzioni, le vuole cambiare, anche collaborando con persone che hanno idee molto diverse. È un precursore anche della parità di genere, perché non c’erano soltanto i suoi amici uomini che lo seguivano, ma anche Santa Chiara, che lascia tutto come lui ed è al suo fianco in modo paritario, fondando l’ordine delle Clarisse. Molti non sanno neppure che San Francesco è stato uno dei primi a cercare un dialogo con il mondo dell’Islam. San Francesco parte da Ancona per le crociate, ma stavolta non per combattere, vuole incontrare il sultano al-Malik al-Kamil, il nipote di Saladino: non lo vuole convertire, vuole fermare la guerra. La crociata non riesce a fermarla, ma il sultano lo ringrazia con doni preziosi, perché apprezza chi sa parlare a colui che è diverso.

L’episodio più noto della vita di San Francesco è quello del lupo di Gubbio. La tradizione narra che c’è un lupo di Gubbio – in realtà è un brigante – che terrorizza la popolazione e viene chiamato Francesco per cercare di risolvere questa situazione. Lui calma il lupo brigante con l’accordo che la popolazione provveda al suo sostentamento. San Francesco si fa garante di un patto con chi è escluso dalla società. Francesco è, in realtà, anche il precursore del reddito di cittadinanza: agli ultimi, a chi è ai margini della società devo dare qualcosa, devo dare la dignità, perché quando gli ultimi sono abbandonati si verifica una frattura profonda nella comunità che ha costi ben più alti. L’individuo abbandonato è costretto a diventare un brigante, l’individuo a cui è garantita la dignità riesce, invece, a trovare un punto di equilibrio. Il MoVimento 5 Stelle è nato proprio nel giorno di San Francesco, il MoVimento 5 Stelle è nato il 4 ottobre del 2009 .

San Francesco è anche una personalità importante dal punto di vista letterario: forse la prima opera italiana di cui si conosca l’autore è proprio il suo . Lui si rivolge a fratello sole, sorella luna; dice che bisogna accettare e amare anche chi non ti vuole proprio bene, come potrebbe essere il fratello lupo. Siamo qui non per inseguire voti e potere, ma per usare la forza che ci è data temporaneamente dai cittadini per migliorare la loro vita. E, allora, mi permetta, con rispetto, fratello Presidente, dichiaro, a nome del MoVimento, il voto favorevole a questa legge .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccoli Nardelli. Ne ha facoltà.

FLAVIA PICCOLI NARDELLI(PD). Grazie, Presidente. Colleghi, voglio ricordare che, se abbiamo molto insistito perché oggi fosse calendarizzata questa proposta di legge, lo abbiamo fatto per un motivo molto chiaro: perché questa legge è di iniziativa governativa ed è dedicata alla celebrazione, nel 2026, della ricorrenza dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, ma è dedicata anche all’istituzione di un comitato nazionale che deve elaborare il piano delle iniziative e ha bisogno, per farlo, di un tempo necessario ad elaborare un lavoro che rimanga nel corso del tempo e che rappresenti davvero una tappa ulteriore di promozione di quel patrimonio di valori che sono riassunti dalla figura di Francesco.

Dopo la proclamazione di San Francesco come patrono d’Italia da parte della Chiesa di Pio XII, Presidente, lei sa bene che, nel maggio del 1949, è stata istituita una ricorrenza festiva civile – il 4 ottobre – nel suo nome, che è stata dichiarata, qualche anno dopo, “solennità civile e giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse”. E questo perché Francesco ha rappresentato e rappresenta un cambio di paradigma nella storia della spiritualità cristiana, ma è anche un personaggio storico che fece compiere enormi progressi alla società e alla civiltà del suo tempo a cavallo di due secoli, il XII e il XIII, estremamente dinamici e anticipatori di molti tratti della modernità.

Sono questi tratti – l’idea dell’universale fraternità dell’uomo, il nuovo rapporto con la natura, il concetto di cura per il mondo – che hanno portato molte culture, anche le più laiche, ad identificare in Francesco un punto di riferimento morale e politico per tutta l’umanità. Attingendo dall’esempio delle prime comunità cristiane, l’ideale francescano ha rivoluzionato e permeato il Cristianesimo medievale e ha attraversato i secoli fino ai nostri giorni, dimostrando la capacità di rinnovarsi col tempo nella fedeltà dell’ispirazione originaria.

Francesco, il suo pensiero, la sua proposta spirituale rappresentano l’essenza del dialogo che caratterizza l’essere umano, che si realizza solo attraverso la comunicazione con i propri simili, con il creato e, per chi crede, con il Creatore. Così il dialogo affronta la realtà dell’altro e se ne fa carico nella vita. Sulla base dei molti insegnamenti ispirati alla figura di san Francesco d’Assisi, dichiaro, quindi, Presidente, il voto favorevole del Partito Democratico al provvedimento e il pieno appoggio al programma di celebrazione per l’ottavo centenario francescano, nella speranza che rappresenti un’occasione di crescita spirituale, culturale, civile per la nostra Nazione, ma anche per l’umanità .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Patassini. Ne ha facoltà.

TULLIO PATASSINI(LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, siamo ben lieti oggi di portare all’attenzione dell’Aula il provvedimento sull’ottavo centenario della morte di san Francesco. È un momento importante, celebrativo, che dà il segno anche dell’importanza che riveste san Francesco per gli italiani, per l’Italia e per questo Parlamento. Questa legge nasce dalla considerazione della costituzione di questo comitato nazionale, che si occuperà, nei prossimi anni, di studiare, strutturare e gestire questo particolare evento legato all’ottavo centenario della morte di san Francesco.

Forti sono i legami con l’Italia da parte di san Francesco: addirittura, il 18 giugno 1939 Papa Pio XII lo nomina patrono principale d’Italia, definendolo il più italiano dei santi e il più santo degli italiani, e questa tradizione in Italia è proseguita negli anni in maniera forte e decisa. Papa Francesco, poco dopo la sua elezione, affermò: “Ho scelto il nome del patrono d’Italia, san Francesco d’Assisi, e ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra, dove, come sapete, sono le origini della mia famiglia”.

Nei secoli tanti hanno provato a descrivere la poliedrica ed affascinante figura di san Francesco con biografie, libri, film, trattati, poesie, addirittura a pochi anni dalla sua morte, ma in un modo parziale, in cui veniva, magari, enfatizzato un aspetto o un altro della sua poliedrica figura. Come autorevoli studiosi hanno affermato, caratteristiche sono l’animo povero e la letizia, di cui la figura di san Francesco è come l’emblema nella storia del Cristianesimo. Addirittura ne parla in maniera importante Dante nella , quando parla veramente di san Francesco e del suo spassionato amore per la povertà: “ché per tal donna, giovinetto, in guerra del padre corse, a cui, come a la morte, la porta del piacer nessun diserra; e dinanzi a la sua spirital corte et coram patre le si fece unito; poscia di dì in dì l’amò più forte”.

Per san Francesco, letizia e povertà hanno uno sguardo ben più alto delle questioni terrene: è uno spogliarsi dell’essenziale, è uno spogliarsi di tutto ciò che è umano per guardare oltre. Infatti, san Francesco agì nei fatti, non nelle parole, non protestò contro la ricchezza, ma si spogliò dei beni terreni in pubblico. Uno spirito umano in azione. Quando il signore, nel 1205, gli appare dicendogli “va’, Francesco, e ripara la mia casa, che, come vedi, va in rovina”, non si perde in considerazioni e teorie, ma per tre anni è concentrato a svolgere i lavori di muratura, riparando con le sue mani la chiesa di san Damiano e l’annesso convento. È proprio questa capacità di attrazione che evidenzia Dante e che colpisce in maniera forte i primi seguaci. Addirittura, parla che tanto che “’l venerabile Bernardo si scalzò prima, e dietro a tanta pace corse e, correndo, li parve esser tardo”.

San Francesco ama definirsi un araldo del Vangelo e, come un araldo, è continuamente in viaggio. Lui inizia la sua attività di annuncio del Vangelo a cavallo tra Umbria e Marche, cogliendo sempre più giovani e questo non lo esclude da un’attività paradossalmente rivoluzionaria. Va dal Papa e chiede l’autorizzazione della sua Regola, perché san Francesco non contesta l’autorità della Chiesa; la Chiesa è madre e, come tale, merita rispetto e l’obbedienza. Il Papa, dopo quel famoso sogno, ritratto mirabilmente da Giotto, capisce la portata di san Francesco e come, attraverso san Francesco, la Chiesa potesse tornare ad essere ancora più vicina alle fasce più umili della popolazione, in un grande processo di rinnovamento. Questo spirito missionario di Francesco lo porta in Terra Santa, dove aveva provato più volte ad andare; partendo da Ancona, nel 1219, riesce ad arrivare in Terra Santa e parla con il sultano Malik al-Kamil, nipote del Saladino, per chiedere la possibilità di vivere la Terra Santa e da questo atto si fa risalire la custodia francescana. Pensiamo che all’epoca, nel 1200, un italiano, con le armi della pace e della mediazione, ottiene da un musulmano la possibilità di visitare i luoghi santi in un momento di guerre continue. Questi sono veramente un momento e una scelta ancora oggi assolutamente attuali. Poi, il francescanesimo vede martiri e vede un grande spirito missionario: arriviamo a 59 mila sacerdoti francescani nel 1762, ma ancora oggi la famiglia francescana allargata conta oltre 46 mila persone, quindi, diventando, nella cristianità, l’esperienza religiosa più grande.

Il rapporto con le Marche è storico e consolidato ed è sempre più forte e stringente. Abbiamo visto come è partito, dal porto di Ancona per la Terra Santa, ma il primo viaggio risale al 1208; addirittura, nel 1282, la provincia della Marche aveva ben 85 conventi francescani e 1.500 frati. Uso l’esempio delle Marche per dire come ciascuna città, ciascun territorio e ciascuna frazione hanno un luogo dedicato a san Francesco. Si tratta di una grandissima esperienza culturale e religiosa per la nostra Italia e per il nostro mondo, perché non c’è luogo, ormai, dove l’esperienza di Francesco non sia arrivata.

San Francesco è stato un forte educatore; addirittura, venendo da una famiglia di commercianti e avendo visto, avendo acquistato e avendo condiviso il valore del lavoro, l’esempio di Francesco ha portato a una visione di economia civile che permette di dare il giusto valore al lavoro, nel rispetto del profitto, lontano da speculazioni industriali. I francescani, infatti, aprono i conventi, dal “convenire”, un luogo aperto a tutti, per un’economia partecipata. Papa Francesco, nel 2020, in occasione dell’incontro di Assisi, , ha parlato proprio di un’economia attenta alla persona e all’ambiente e questo l’ha proseguito nella famosa enciclica , dove Papa Francesco esprime che oggi più che mai tutto è intimamente connesso e la salvaguardia dell’ambiente non può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei problemi strutturali dell’economia mondiale. Per dirla in parole più semplici, come affermiamo da tempo, la sostenibilità ambientale deve necessariamente accompagnarsi alla sostenibilità economica e sociale, per evitare che i più poveri paghino il prezzo della transizione ecologica.

Forte è l’esperienza di Francesco nei secoli; possiamo qui portare alcuni esempi, ma ce ne sarebbero tantissimi; pensiamo a Bernardino da Siena in campo economico, quando parlava a folle di artigiani e mercanti e, giustificando la pratica commerciale, condannava la speculazione, difendeva la concorrenza e un mercato trasparente, legittimava il capitale come fattore produttivo; addirittura, invitava gli industriali e i borghesi italiani, tra i quali alcuni erano terziari francescani, a concrete e positive opere di bene. Il passaggio addirittura dal capitale e dall’interesse usurario a forme di sostegno all’economia è dovuto all’opera di Bernardino da Feltre insieme al marchigiano Marco da Montegallo, quelli che inventarono i Monti di Pietà. Fu un grande esperimento sociale per poter superare il concetto di prestito ad usura, allora vietato dalla chiesa, ed essere realmente vicini alle popolazioni più povere. Si trattava, quindi, della possibilità di aiutare per alcuni mesi le persone che avevano bisogno di un prestito per sopravvivere o per sviluppare la loro attività, ma tantissimi sono i frati francescani che sono stati pienamente immersi nella vita del tempo, pensiamo a san Giacomo della Marca, ambasciatore in Ungheria, che costruì basiliche, fondò conventi e biblioteche, ma diede, in un impegno civile, statuti ad undici città mentre attendeva di fondare nuove confraternite, figurando addirittura come precursore dell’associazionismo cattolico.

Pensiamo all’attenzione alla scienza, al treiese Ilario Altobelli, frate francescano, corrispondente di Galileo Galilei a inizio 1600 e scopritore dei satelliti di Saturno.

Vorrei concludere questo intervento pensando che la letteratura italiana sia nata con San Francesco e col . Ricordiamo il : “Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione. Ad te solo, Altissimu, se konfano et nullu homo ène dignu te mentovare”.

Veramente una grande espressione di attenzione all’ambiente ma di una grande modernità perché, come dice Chesterton, con San Francesco l’uomo si è strappato dall’anima l’ultimo brandello di culto della natura e può tornare alla natura.

Presidente, cari colleghi, questa è un’occasione importante per avviare con questa legislatura l’ottavo centenario e le celebrazioni di San Francesco, perché San Francesco è italiano, patrimonio degli italiani e patrimonio dell’intera umanità .

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare, per un breve saluto e un ringraziamento, la deputata Casa. Ne ha facoltà.

VITTORIA CASA, . Grazie, Presidente. Volevo ringraziare la Presidenza della Camera e tutti i gruppi parlamentari per avere permesso la calendarizzazione di questo importante disegno di legge nonostante lo scioglimento delle Camere. Non era semplice ma ci siamo riusciti e, quindi, vi ringrazio veramente a nome della Commissione cultura. Ringrazio tutte le autorità ecclesiastiche e tutte le autorità civili. Abbiamo qui, oggi, in presenza, nelle tribune, la sindaca di Assisi, Stefania Proietti, che saluto e che ha lavorato tantissimo anche per questo provvedimento. Grazie ancora, grazie veramente.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 3580:

S. 2414 – “Disposizioni per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi” .

Dichiaro aperta la votazione.

.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva .

PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 9 agosto 2022, la deputata Federica Dieni, già iscritta al gruppo parlamentare Misto, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Italia Viva-Italia C’è.

La Presidenza di tale gruppo, con lettera pervenuta in data 9 agosto 2022, ha comunicato di aver accolto la richiesta.

Comunico altresì che, con lettera pervenuta in data 9 agosto 2022, la deputata Sabrina De Carlo, già iscritta al gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Misto, cui risulta pertanto iscritta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire sull’ordine lavori il deputato Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI(FI). Grazie, Presidente Rampelli. Svolgo questo intervento non senza una certa amarezza sul piano personale e sul piano politico, Presidente. Come è noto, e come è stato plasticamente evidente con l’ultimo voto che abbiamo realizzato, i provvedimenti che si possono esaminare a Camere sciolte nell’Aula di questo ramo del Parlamento, e anche nell’altro, devono essere calendarizzati all’unanimità. Dopo la settimana scorsa, quando è stato posto un veto sulla proposta di legge per la riduzione dei componenti delle Commissioni bicamerali, oggi, in Giunta per il Regolamento, su convocazione del Presidente Fico, è stato posto il veto anche alla possibilità di esaminare la proposta di riforma del nostro Regolamento. Al di là del dibattito sulle elezioni anticipate e sulle cause delle elezioni anticipate – su cui certamente vi sono visioni diverse all’interno di quest’Aula – c’è un dato di fatto, cioè che noi consegniamo alla prossima legislatura una macchina che difficilmente si potrà mettere in moto.

In cuor mio, mi sento di ringraziare personalmente l’onorevole Fiano, che è stato correlatore, insieme a me, in questo percorso di tentativo di riforma del Regolamento, per la sua lealtà, per la sua disponibilità e anche per la sua correttezza. Però, permettetemi un distinguo: così come, da un lato, sul piano umano ringrazio l’onorevole Fiano, dall’altro, non posso per niente ringraziare il Partito Democratico, protagonista del veto sia sulla proposta di riduzione dei componenti delle Commissioni bicamerali e dei Comitati bicamerali istituiti per legge, sia sulla proposta di poter consegnare oggi stesso – perché questa è la proposta che io ho fatto oggi in Giunta, rinunciando agli ordini del giorno sul Regolamento, cioè all’equivalente degli emendamenti – anche la versione minimale della riforma, cioè quella dell’abbassamento dei assoluti che avrebbe permesso a chi siederà sul suo scranno, Presidente Rampelli, nella prossima legislatura – cioè, il Presidente della Camera della prossima legislatura – di poter accendere il motore e far funzionare la macchina della nostra istituzione rappresentativa, parlamentare e democratica.

Io credo, in cuor mio, di aver fatto onestamente di tutto per permettere a questo ramo del Parlamento di occuparsi di questi temi. Ho presentato le proposte, pur essendo stato qui dentro, come è noto, uno dei pochi capofila del “no” al taglio dei parlamentari e ho cercato di occuparmi delle conseguenze. C’era una proposta, che è stata sottoscritta dai colleghi della Lega, di Italia Viva e di Coraggio Italia e che vedeva anche la simpatia, probabilmente, dei colleghi di Fratelli d’Italia, che era minimale perché, con un po’ di esperienza, si poteva capire che mettere nel calderone troppe cose avrebbe poi comportato difficoltà attuative. La legislatura ha avuto la fine che ha avuto, ma si sarebbe potuto e, secondo me, anche dovuto portare oggi in Aula quella riforma. I numeri di questa giornata, nella buona parte delle prime votazioni, ci dimostrano che questi numeri assoluti ci sarebbero stati, che ci sarebbe stata la maggioranza assoluta per poterla sostenere, con il consenso di tutti.

Presidente, non voglio pensare che ci sia un’idea di boicottare l’inizio della prossima legislatura. Non lo voglio neanche pensare questo, perché a qualcuno forse potrebbe fare anche comodo. Tuttavia, certamente c’è qualcuno in quest’Aula – questo sì! – che ha una visione proprietaria delle istituzioni e non di servizio delle istituzioni . Le istituzioni si servono e non si dice: “O si fa come voglio io o non si fa nulla!”. Le istituzioni si servono perché servono a qualcosa di più grande di noi stessi, dei nostri partiti, delle nostre storie: servono a chi ci sarà. Se avessero ragionato così i nostri padri costituenti, noi non avremmo la democrazia che abbiamo.

Per cui, chi oggi ha posto questo veto, se ne prenderà la responsabilità di fronte agli elettori e di fronte ai colleghi che avranno la fortuna di essere nel prossimo Parlamento e che, quando inizieranno la loro attività parlamentare, drammaticamente si troveranno di fronte a difficoltà che hanno ereditato dalla vecchia legislatura, perché io, dal taglio dei parlamentari in poi, non ho visto i correttivi promessi, non ho visto le riforme regolamentari e non ho visto nulla di quello che avevo sentito promettere.

Ho visto soltanto il fermarsi, il dire di no, il diniego, il veto e, onestamente, credo che tutto questo sia stato un grave, gravissimo errore del quale, almeno per quel che mi riguarda, né io personalmente, né il mio partito siamo stati complici .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zucconi. Su che cosa, deputato Zucconi?

RICCARDO ZUCCONI(FDI). Sull’ordine dei lavori e sullo stesso argomento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RICCARDO ZUCCONI(FDI). Presidente, è un fatto sicuramente importante quello sottolineato dal collega Baldelli, ma, perché resti agli atti, dato che è un fatto importante anche questo, evidenzio che Fratelli d’Italia aveva sollecitato da tempo che si mettesse mano a una riforma del Regolamento, per far sì che fosse congruo e coerente rispetto alla diminuzione dei parlamentari. Segnatamente, il nostro collega Foti, anche oggi in Giunta per il Regolamento, ha fatto proposte molto simili a quelle del collega Baldelli, dicendo che, oggi stesso, vista la presenza di un numero di deputati sufficiente, si poteva fare una riforma quantomeno minimale, se non complessiva, del Regolamento della Camera, per renderlo coerente alla diminuzione dei parlamentari. Quando parliamo di riforma minimale, ci riferiamo, soprattutto, alla revisione della regola che prevede che i gruppi parlamentari siano composti da minimo venti deputati. Si poteva andare, proporzionalmente rispetto alla riduzione dei parlamentari, a modificare questa regola, invece, purtroppo, questo non è stato fatto. Abbiamo abbandonato l’idea di fare – come del resto, invece, il Senato ha fatto e anche questa è una stranezza che va sottolineata – per lo meno una modifica che avrebbe permesso alle nuove Camere – alla nuova Camera, in questo caso – di partire senza bisogno di chiedere eccezioni o deroghe di qualsiasi tipo.

Fratelli d’Italia è all’opposizione ma, in ragione della funzionalità della Camera, abbiamo più volte ricordato – lo ripeto – in Capigruppo e anche nella Giunta per il Regolamento la necessità di partire con questo tema. Chi si è opposto, evidentemente, ci dovrebbe spiegare oggi la ragione per la quale ha messo un veto a questa riforma. Noi ricordiamo che c’è bisogno di una maggioranza qualificata per approvare queste norme. Oggi c’era; non sappiamo se a settembre ci sarà ancora l’occasione di farlo e, quindi, ci dovremo aspettare che, la prossima legislatura, inizi con un Regolamento assolutamente non tarato sulla nuova composizione della Camera.

Allora, perché resti agli atti, vogliamo soltanto dire che ognuno si deve assumere le proprie responsabilità nell’aver rifiutato anche una riforma minimale e poi qualsiasi richiesta di deroga rispetto a una legge che non è pattuale, evidentemente non potrà essere certamente automatica .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Giorgis. Ne ha facoltà.

ANDREA GIORGIS(PD). Grazie, Presidente. Noi condividiamo il rammarico espresso dall’onorevole Baldelli per la mancata approvazione di una riforma del Regolamento quanto mai urgente e necessaria. Deve però essere chiaro, Presidente, a tutti noi che la responsabilità è innanzitutto di chi, in modo del tutto incomprensibile, ha voluto interrompere l’azione del Governo Draghi e, con essa, la legislatura . Il mancato completamento dell’iter di riforma del Regolamento è uno, uno soltanto, dei tanti effetti nefasti di questa scelta irresponsabile !

Voglio, inoltre, ricordare a tutti noi, nel merito, che l’esigenza di riformare il Regolamento riguarda non solo e non tanto i cosiddetti . Come Partito Democratico, abbiamo presentato – ed è agli atti – un testo di riforma che cercava di affrontare questioni che, da moltissimi anni, tutte le forze politiche dicono di essere improcrastinabili e poi non riescono a raggiungere quella mediazione necessaria; penso, ad esempio, all’introduzione del cosiddetto “voto a data certa”, misura che il Comitato per la legislazione, un anno e mezzo fa, ha approvato all’unanimità, consegnandolo alla Giunta per il Regolamento come ipotesi condivisa. L’abbiamo fatta nostra e inserita nella proposta di riforma. Penso al tema delle 24 ore che tutti noi, ogni volta che viene posta la fiducia, diciamo essere oramai una misura del tutto obsoleta e anacronistica. Penso al ruolo che hanno gli ordini del giorno, che sarebbe bene non occupassero così tanto tempo e ci consentissero, invece, un confronto nel merito, attraverso atti che hanno una ben diversa e maggiore incidenza .

Penso poi al problema del rapporto tra gruppi parlamentari e liste e al problema del trasformismo e del “transfughismo”; abbiamo fatto proposte molto ragionevoli per cercare di consolidare quel rapporto di fiducia che ciascuno di noi instaura con l’elettorato al momento dell’elezione, facendo in modo che i gruppi siano il più possibile la proiezione istituzionale di liste che si sono presentate agli elettori ed hanno ottenuto consenso; abbiamo poi ipotizzato misure molto ragionevoli, molto miti per disincentivare il passaggio da un gruppo all’altro. Ora questa proposta, che è agli atti, ha dovuto fare i conti, fin da subito, con la contrarietà di altre proposte, che, invece, si muovevano, fin dall’inizio, su di una dimensione decisamente più ridotta e circoscritta. In nome dell’esigenza della mediazione, del cercare comunque di apportare una qualche modifica, abbiamo accettato una progressiva riduzione dell’ambito oggettivo che volevamo trattare; abbiamo accettato di ridurre la nostra proposta solo a poche questioni e questo è testimoniato dal testo depositato dai due relatori, gli onorevoli Baldelli e Fiano, che non tratta più tutte le questioni che avremmo dovuto trattare, ma si concentra per lo meno sul tema del rapporto gruppi-elettori, sul tema del trasformismo e sul tema della migliore capacità rappresentativa di questa Camera.

Purtroppo, non è stato possibile completare l’iter, nonostante fossimo veramente a un nulla, perché la legislatura si è interrotta e, purtroppo, come è emerso oggi nella Giunta per il Regolamento attraverso l’intervento di molti gruppi, dobbiamo prendere atto che, a Camere sciolte, è difficile portare al voto una riforma delle regole che impegna il prossimo Parlamento e che se non c’è quella condivisione, che neanche oggi abbiamo raggiunto, è difficile fare forzature che si proiettano su di una legislatura che deve iniziare, mentre questa è di fatto e anche formalmente terminata.

Concludo con una considerazione, rispondendo alla giusta preoccupazione dell’onorevole Zucconi, anche perché non siamo affatto irresponsabili. Sul tema della formazione dei gruppi, è indubbio che bisognerà rivedere i quorum: ha ragione lei, ha ragione l’onorevole Baldelli, avete ragione e abbiamo tutti condiviso che la riduzione del numero dei parlamentari impone anche un ripensamento e una ridefinizione di tutti i quorum; però, per quanto riguarda il tema della costituzione dei gruppi, oggi fissato a 20 membri, è indubbio che bisognerà ridurlo, ma l’attuale Regolamento, con una saggezza d’altri tempi, prevede una norma elastica e consente la costituzione di gruppi in deroga. Questo avviene sempre. E’ probabile che, nella prossima legislatura, purtroppo – e lo dico con rammarico -, bisognerà, con una certa saggezza, procedere all’immediata applicazione dell’articolo del Regolamento che consente l’autorizzazione dei gruppi in deroga e, quindi, far partire la legislatura attraverso l’applicazione di questa norma. Tutto il resto, che è molto urgente, che, ripeto, è utile a far funzionare meglio queste Camere, purtroppo non è stato possibile approvarlo .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Saitta. Ne ha facoltà. Sempre sull’ordine lavori, immagino sullo stesso argomento.

EUGENIO SAITTA(M5S). Grazie, Presidente. Come membro della Giunta per il Regolamento e a nome del gruppo Movimento 5 Stelle mi unisco al rammarico per non essere riusciti a riformare il Regolamento della Camera.

Hanno ragione i colleghi Giorgis e Baldelli: il Regolamento della Camera deve essere effettivamente modificato, adattato ai tempi correnti. Oggi, però, abbiamo un fatto diverso in Giunta per il Regolamento; anche noi abbiamo presentato, a suo tempo, una proposta di modifica del Regolamento, abbiamo anche tanti punti in comune con lo stesso Partito Democratico; faccio riferimento alle norme per il contrasto del “cambio casacca” e così via. Oggi, però, era un fatto diverso: oggi eravamo chiamati a una responsabilità. E’ anche arrivato l’invito, da parte del Presidente Fico, a cercare di trovare un punto in comune per procedere ad una modifica che permetta di mettere in sicurezza il prossimo Parlamento, la prossima Camera dei deputati .

È chiaro che anche noi abbiamo a cuore determinati temi politici e anche noi volevamo portarli avanti, ma oggi tutte le forze politiche avrebbero dovuto fare un passo indietro per far fare un passo avanti al futuro Parlamento . Siamo stati chiamati a questo e il Presidente Fico aveva chiesto l’unanimità che, purtroppo, non c’è stata. Non abbiamo ancora compreso bene quale sia il collegamento tra la caduta del Governo Draghi e le funzioni di questo Parlamento . Voglio solo ricordare che, qualche settimana fa, abbiamo modificato la Costituzione e il Governo Draghi era già caduto . Se le forze politiche che compongono questo Parlamento vogliono metterlo in sicurezza almeno nelle sue condizioni minime, fermi restando gli altri punti in comune che abbiamo e che sicuramente avremmo portato avanti, basta volerlo. Se non siamo riusciti a portare in Aula la riforma del Regolamento è perché alcune forze politiche non hanno voluto modificare il Regolamento della Camera. Io non trovo altre giustificazioni .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Di Maio, chiedo scusa c’era prima il presidente Fornaro…

FEDERICO FORNARO(LEU-ART 1-SI). No, c’era prima l’onorevole Di Maio…

PRESIDENTE. Tutti questi complimenti di fine legislatura…Prego, deputato Di Maio.

MARCO DI MAIO(IV-IC’E’). Grazie, Presidente, sono propiziatori per la prossima. Tutti abbiamo il rammarico di chiudere questa legislatura in assenza delle modifiche regolamentari necessarie per garantire la piena funzionalità del prossimo Parlamento. Però, ritrovarci il 9 agosto, a 47 giorni dalle elezioni, quando abbiamo avuto più di due anni per lavorare a queste modifiche, credo sia molto ipocrita e la proposta che ha avanzato il Presidente Fico oggi è un caso emblematico di istituzionale, vale a dire: propongo oggi, nell’ultima seduta utile, di portare in Aula una modifica regolamentare e così mi sono lavato la coscienza per le mie responsabilità . Qui ho sentito accusare tutti reciprocamente, ma il presidente della Giunta per il Regolamento è il Presidente della Camera, il Presidente Fico che ha fatto trascorrere settimane e mesi senza mai convocare la Giunta per il Regolamento. Ora si può dare la colpa a tutti e ognuno si può assumere la propria responsabilità. A dire il vero, noi ce ne sentiamo poca perché, quando abbiamo iniziato questa discussione, abbiamo detto: intanto approviamo le modifiche minime necessarie affinché la Camera sia pronta a operare nella piena funzionalità, qualora si dovesse andare ad elezioni anticipate. Ci venne detto che sarebbe stato impossibile andare a elezioni anticipate. Ma ora siamo giunti ad elezioni anticipate, si è preferito fare altro, si è preferito perdere tempo e oggi si presenta la necessità di votare in quattro e quattr’otto una modifica regolamentare comunque complessa, senza aver istruito nemmeno il lavoro nei gruppi, semplicemente dicendo: i gruppi politici non hanno garantito l’unanimità in Giunta per il Regolamento. Lo trovo un atteggiamento pilatesco, probabilmente di un Presidente che pensava in questo modo di adempiere alle sue funzioni, ma noi invece riteniamo vi sia molta responsabilità nelle modalità con le quali ha condotto i lavori della Giunta. Oggi queste responsabilità non si possono riversare né sui relatori della riforma regolamentare, né sui gruppi parlamentari, perché il Presidente aveva tutti gli strumenti per accelerare i lavori. Farlo oggi, 9 agosto, nell’ultima seduta prima della pausa estiva, è veramente quanto di più ipocrita ci si potesse aspettare, ma, per come ha condotto il suo mandato, non siamo sorpresi .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO(LEU-ART 1-SI). Grazie, signor Presidente. Da componente della Giunta per il Regolamento, ovviamente, sono disponibile ad accettare le critiche e anche a fare autocritica: c’è una responsabilità collettiva se non siamo arrivati a riformare il Regolamento. Francamente, non ci sto alla logica per cui vi sono i buoni e i cattivi, come ho ascoltato anche quest’oggi, e che tutti i problemi sono nati quando il 9 agosto alcuni hanno posto dubbi e riserve sul fatto di dover cambiare i numeri per le proporzioni, come ci è stato proposto testualmente all’ora di pranzo. Infatti, ricordo che i numeri hanno un loro significato e con riferimento al testo, sia dei relatori, sia, per esempio, dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, su un tema che più volte ho sentito risuonare in quest’Aula, ossia il numero minimo, non si rispettavano gli arrotondamenti matematici: facevano una scelta politica, perché 400 sta a 600, come x sta a 20, e fa 12,6. Nel testo dei relatori era 14, nel testo del MoVimento 5 Stelle era 15. Quindi, sarebbe stata necessaria una discussione, perché questo tema avrebbe avuto delle ricadute su tutto il resto. Mi è stato detto: ma non c’è problema, nell’ora di pranzo diventano di nuovo 13.

Allora, credo ci voglia anche serietà, non siamo – tutti, nessuno escluso – riusciti a riformarlo. Non si riforma il Regolamento della Camera all’ora di pranzo del 9 di agosto. È una questione di serietà e non accetto, da questo punto di vista, ripeto, che ci sia il banco dei buoni e il banco dei cattivi .

Credo che, alla fine, sia stato un fallimento di tutti, compreso il Presidente della Camera perché, per la seconda legislatura consecutiva, il Senato approva le riforme del Regolamento e la Camera no. Facciamoci tutti, da questo punto di vista, una seria autocritica, evitando di fare quelli che si alzano col ditino a indicare la colpa sugli altri

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D’Ettore. Ne ha facoltà.

FELICE MAURIZIO D’ETTORE(MISTO-VI-ICT). Grazie, Presidente. Nessuno alza il ditino, però i fatti dicono che vi era la possibilità, anche oggi, di affrontare il tema della revisione dei Regolamenti, più che di una riforma, una revisione adeguata al quadro anche mutato costituzionale. C’è chi non ha voluto farlo, è un fatto. I fatti storici non sono mai interpretazione, sono fatti. C’è chi ha ritenuto di non farlo; 14, 15, 13, le soluzioni si trovano a pranzo o nel pomeriggio o la sera e anche in Aula e, anche con riferimento ai per il voto segreto, tutto ciò che era previsto era necessario. Allora, viene un dubbio, non se ne abbia a male il collega Fornaro, ci mancherebbe, la cui correttezza istituzionale e sagacia, soprattutto, nel rapporto con il testo costituzionale, ho potuto sperimentare in Commissione affari costituzionali, però forse, c’è qualcuno che crede e spera nel caos, nella prossima legislatura, ossia arrivare alla prossima legislatura, dopo il voto, a non avere una revisione dei Regolamenti, perché c’è chi punta al caos di fronte alla consapevolezza di aver perso le elezioni.

Questo, francamente, è l’unica ragione che giustifica un atteggiamento di veto rispetto a un procedimento di revisione regolamentare che si fa tutti insieme e sul quale c’erano tutti i presupposti. Dire ora che il relatore propone una cosa e i 5 stelle un’altra, va bene, ovvio, ma c’è stato un intervento, anche mi pare dei 5 Stelle, favorevole a trovare soluzioni. Quindi, francamente, non ci arrampichiamo sugli specchi, c’è stata la volontà di una parte politica di evitare la discussione e il completamento di una revisione regolamentare, che era necessaria.

Poi c’è stato chi, come altri colleghi, anche della sinistra, ha tenuto un atteggiamento propositivo e ha provato in tutti i modi a verificare ogni possibilità. Non siamo riusciti nemmeno a fare la riduzione delle bicamerali, nemmeno quello. Era, come dire, il cesello necessario a conclusione della legislatura, che doveva responsabilmente proporre alla prossima un quadro e un tessuto che consentissero un funzionamento ordinato delle Camere. Il Senato ce l’ha fatta e – sì, questo è il dato – qui non siamo riusciti, perché una parte politica ha ritenuto di non farlo. Ognuno si assuma le proprie responsabilità. Non si tratta di puntare il ditino, è stata una volontà politica. C’erano tutti i presupposti, l’ era stato più che creato ed era pronto a determinare una revisione dei Regolamenti che poteva essere consegnata al prossimo Parlamento perché funzionasse in maniera efficace e secondo un ordine che è necessario nello svolgimento dei lavori delle Camere. Non è avvenuto. Ognuno si assuma le proprie responsabilità. L’unico dubbio che viene – ripeto, non per alcuni ma, forse, per qualcun altro – è che si sia pensato: abbiamo perso le elezioni, creiamo il caos nella prossima legislatura. Questa è l’unica ragione, l’unica che possa giustificare un comportamento di questo tipo.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Ha chiesto di parlare il deputato Paternoster. Ne ha facoltà, per un minuto.

PAOLO PATERNOSTER(LEGA). Grazie, Presidente. Il “decreto Aiuti 1”, del 17 maggio, ha stabilito di destinare, dei 13 miliardi di euro di aiuti a famiglie e imprese, 500 milioni di euro all’autotrasporto, per affrontare il caro gasolio. Di questi fondi, importantissimi per il comparto, fino a oggi non si è vista nemmeno l’ombra. C’erano due possibilità affinché la categoria usufruisse di questo beneficio. La prima era seguire la strada maestra di una piattaforma ministeriale, collaudata da anni, che avrebbe garantito semplicità, correttezza, burocrazia zero e, soprattutto, salvaguardia dalle frodi e dalle truffe; la seconda era una nuova strada che il Ministero competente ha deciso di seguire, una nuova piattaforma che, a distanza di tre mesi, deve ancora essere costituita, con nuove procedure e una burocrazia orribile, che ha messo in ginocchio il comparto.

Per suo tramite, signor Presidente, chiedo che il Governo intervenga immediatamente, metta ordine nel Ministero competente e metta a disposizione del comparto dell’autotrasporto questi fondi perché, se si ferma l’autotrasporto in Italia, si ferma l’Italia .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Provenza. Ne ha facoltà, per un minuto.

NICOLA PROVENZA(M5S). Grazie, Presidente. Ho solo la volontà di lasciare agli atti di questa Aula alcune considerazioni sull’assistenza sanitaria e sociosanitaria a livello territoriale che, a fronte di ingenti risorse investite, purtroppo ancora oggi lascia parecchi cittadini-pazienti, soprattutto quelli affetti da COVID, un po’ abbandonati a se stessi. Questo non è comprensibile, soprattutto in alcune regioni come la Campania, dove si è assistito alla parziale attivazione o, addirittura, alla mancata attivazione delle unità speciali di continuità assistenziale. Abbiamo assistito anche ad altri aspetti, su tutti quello della secretazione di alcuni contratti come quello con la Pfizer. Il generale Figliuolo già nel mese di marzo secretava questi contratti. Voglio sottolineare che proprio questa secretazione ha determinato e ha inflitto un duro colpo alla trasparenza e anche alla credibilità delle istituzioni sanitarie, alimentando un clima di sfiducia che, dal mio punto di vista, è inaccettabile .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata De Giorgi. Ne ha facoltà.

ROSALBA DE GIORGI(MISTO). Grazie, Presidente. Nei giorni scorsi, ho constatato con amarezza che il destino di Taranto continuerà a dipendere da un’attività industriale la cui compatibilità ambientale resta ancora qualcosa di indefinito e indefinibile, nonostante da anni se ne stia discutendo. Allo scopo di garantire la continuità produttiva dello stabilimento ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, il Governo ha messo sul tavolo una somma di denaro che pare possa arrivare sino a un miliardo di euro e questo mentre i vertici dell’azienda hanno fatto chiaramente intendere che di chiudere l’area a caldo, quella più inquinante, non ne vogliono sapere. In poche parole, l’ombra lunga dello stabilimento siderurgico coprirà e opprimerà ancora, per chissà quanto tempo, il capoluogo ionico. Nell’attesa che un giorno il miracolo della transizione ecologica si realizzi, l’ex Ilva non chiuderà i battenti, la sua strategicità per il Paese non lo permette. Ad acuire quell’amarezza cui ho accennato poco fa è il fatto che, per un mio ordine del giorno con cui, nel dicembre di due anni fa, ho impegnato il Governo, leggo testualmente, “a valutare l’opportunità di adottare iniziative volte a prevedere per l’area di Taranto la creazione e la successiva applicazione di un regime di indennizzo alle famiglie che devono fronteggiare spese sanitarie per cure oncologiche e a quelle che hanno subìto la perdita dei propri cari a seguito di patologie tumorali o comunque collegabili agli effetti dell’attività industriale inquinante”, i fondi non sono stati trovati. Evidentemente, dare seguito all’articolo 32 della Costituzione è più difficile di quanto pensassi

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carla Giuliano. Ne ha facoltà, per un minuto.

CARLA GIULIANO(M5S). Grazie, Presidente. Ricorre oggi il quinto anniversario della cosiddetta strage di San Marco in Lamis, quella strage in cui hanno trovato la morte due fratelli, due agricoltori, Luigi e Aurelio Luciani, vittime innocenti di un regolamento di conti tra esponenti della mafia foggiana. Oggi, ovviamente, non sono potuta essere presente alla commemorazione che si è tenuta nel mio territorio, perché eravamo impegnati qui, in Aula, ma il mio pensiero va alle vedove dei fratelli Luciani e ai loro familiari, che ancora oggi subiscono minacce di morte, che ancora oggi lottano come cittadini e che hanno fatto del loro dolore un grido di testimonianza e di vicinanza al territorio e a tutte le vittime di mafia.

CARLA GIULIANO(M5S). Oggi leggevo di un’intervista rilasciata da una delle vedove e questo mi ha fatto capire che di fronte alla mafia non possiamo fare passi indietro e il nostro impegno, come MoVimento 5 Stelle, continuerà ad andare avanti

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU(PD). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, è un grande onore per me intervenire oggi in quest’Aula, per dire che non dimenticheremo mai Mario Fiorentini comandante del Gruppo di azione patriottica Antonio Gramsci, simbolo della resistenza al nazifascismo. Per la Capitale e per tutta l’Italia democratica, un grande eroe, che ci lascia oggi, dopo 103 anni di battaglie. Il partigiano più decorato, tre medaglie d’argento al valor militare, tre croci al merito di guerra, quattro evasioni da carceri naziste. E, dopo la liberazione, dopo la vittoria della Resistenza, una seconda vita: gli studi in matematica, algebra e geometria, l’insegnamento nel mondo, non solo all’Università di Ferrara, ma anche a Montreal, al MIT di Boston, fino all’ultimo saggio, scritto all’età di 100 anni con il matematico ed enigmista Ennio Peres.

Non ti dimenticheremo, comandante, per la generosità con cui hai sempre aperto le porte della tua casa e dei tuoi ricordi a generazioni e generazioni di antifascisti, invitandoci sempre, in ogni occasione, al confronto, all’unità, a puntare lo sguardo verso il futuro, mai verso il passato. Ci mancherai, comandante, ma in questo giorno non riusciamo a essere tristi perché sappiamo che ritroverai la tua amata Lucia Ottobrini , dopo una lunga e piena vita, portando sempre nel cuore libertà e onestà, proprio come lei ti aveva chiesto, nel suo ultimo messaggio. Fino all’ultimo giorno, un esempio. Alla famiglia, all’ANPI, a tutti gli antifascisti, giunga forte la vicinanza di quest’Aula e di tutto il Parlamento. Comandante, senza di te, senza il tuo coraggio, senza il tuo eroismo, senza il tuo amore per la libertà e l’onestà, non saremmo qui .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Luciano Nobili. Ne ha facoltà.

LUCIANO NOBILI(IV-IC’E’). Presidente, ci ha purtroppo lasciato, come si diceva, all’alba di oggi, Mario Fiorentini, il partigiano più decorato d’Italia, prossimo a compiere 104 anni di una vita straordinaria. Mario Fiorentini è stato protagonista assoluto della lotta partigiana, della resistenza al nazifascismo e, alla guida del Gruppo di azione patriottica Antonio Gramsci, si è impegnato in particolare nella lotta contro l’occupazione nazista di Roma, diventando celebre per le sue azioni e per il suo coraggio. Tra queste, vale la pena ricordare l’aver sbaragliato tre battaglioni nemici in un solo giorno o le quattro, incredibili, evasioni da carceri nazifasciste. Poi, dopo la liberazione, da autodidatta divenne professore di matematica e insegnò in tante scuole della nostra città, formando generazioni di giovani, e ancora dopo, studioso e grande accademico, ricordato e celebrato in tutto il mondo.

Maestro, esempio, amico, è stato per tanti di noi una guida e un testimone impareggiabile di memoria e di futuro. Ho ancora voglia di impegnarmi, di fare e di combattere insieme: ci disse, quando scelse di aderire alla nostra comunità di Italia Viva, segno di una passione instancabile e regalo prezioso, preziosissimo, per tutti noi.

Tornano alla memoria i suoi consigli, i suoi moniti, la sua forza, la sua grande umanità e tutti i 25 aprile celebrati insieme, nel ricordo delle donne e degli uomini che, con il suo stesso coraggio, hanno dato la vita per lasciarci libertà e democrazia – che bisogna difendere sempre, soprattutto e ovunque – fino all’ultimo 25 aprile, quello di quest’anno, celebrato insieme, sventolando, insieme al nostro tricolore, la bandiera dell’Europa e quella dell’Ucraina.

La sua testimonianza resta incancellabile, come il grande vuoto che lascia e il testimone che, umilmente, proviamo tutti insieme a raccogliere. Il nostro cordoglio, la nostra vicinanza alla sua famiglia, alla figlia Claudia, al nipote Suriel, che gli è stato a fianco ogni giorno, fino alla fine, e a tutta la comunità democratica e antifascista della capitale. Che la terra sia lieve a Mario Fiorentini .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Donina. Ne ha facoltà, per un minuto.

GIUSEPPE CESARE DONINA(LEGA). Grazie, Presidente. All’inizio del mese di agosto, l’assessore regionale al Territorio e Protezione civile di regione Lombardia, Pietro Foroni, ha trasmesso al Presidente Mario Draghi la richiesta di stato di emergenza per la regione Lombardia riguardo agli eventi meteorologici che sono accaduti nelle varie province. In particolare, mi riferisco alla provincia di Brescia e ai territori della Valle Camonica, nei comuni di Braone e Niardo: lì una mezza montagna è praticamente franata contro le abitazioni. Io, personalmente, ho visitato quei territori: c’era gente con le lacrime agli occhi che ha perso tutto; c’erano commercianti, c’erano nostri cittadini che hanno visto, quella sera lì, la casa essere distrutta da un evento calamitoso.

Tramite lei, sollecito la richiesta al Presidente Draghi, perché la vicinanza di uno Stato ai propri cittadini, ai territori, soprattutto quelli più lontani, deve avvenire grazie a delle azioni, a degli interventi e la vicinanza si fa sentire nel momento del bisogno. Io auspico davvero, per non relegare sempre ai confini dell’impero questi territori, che il Presidente Draghi stavolta dia un segnale e dia alla regione Lombardia questo stato di emergenza .

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mariani. Ne ha facoltà, per un minuto.

FELICE MARIANI(LEGA). Grazie, Presidente. La legislatura sta volgendo al termine, questa è l’ultima seduta, se non una delle ultime. Il mio intervento sarà sullo sport, che ho iniziato fin da bambino, che ho praticato e di cui mi sono occupato in Commissione cultura e sport, e sarà per proporre iniziative di sostegno al comparto sportivo.

Come dicevo, mi sono occupato fin da bambino di sport, che mi ha donato molte vesti e al quale devo la mia figura in Parlamento. Lo sport, che ha sofferto molto in questi anni di pandemia, è stato messo in ginocchio, prima dalla guerra e, come dicevo, dalla pandemia, e ha visto innalzare vertiginosamente i costi energetici delle associazioni sportive, che sono alla canna del gas. È noto che un euro investito nello sport sarà a vantaggio del Ministero della Salute, questo è noto a molti. Le nazioni che investono più nello sport lo hanno capito benissimo e sono anche le nazioni che hanno un’economia molto forte. Diverse nazioni, in Europa, hanno adottato un sistema per aiutare le famiglie a fare sport…

FELICE MARIANI(LEGA). …dando dei – sto concludendo – per poter fare sport gratuitamente. Credo che lo sport possa essere la migliore prevenzione alla violenza che tanto dilaga tra i giovani e penso alle . La politica non è sempre riuscita a dare la giusta attenzione allo sport e per questo auspico che, all’interno del prossimo Governo, ci sia un Ministero dello Sport che si occupi in maniera energica di questo settore. Lo sport è inclusione, allontana i nostri ragazzi, incollati per ore ed ore sui PC e sui è la nostra fonte principale di benessere psicofisico.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lucentini. Ne ha facoltà.

MAURO LUCENTINI(LEGA). Grazie, Presidente. Parlo di un fatto molto grave, Presidente Rampelli. Ieri sera, sul lungomare di Civitanova Marche, alle ore 22, mentre ero a cena a 100 metri da me, l’ennesima rissa, l’ennesimo accoltellamento, l’ennesimo cittadino morto. Questa volta un tunisino, non era un nigeriano, e l’aggressore un altro tunisino; sembrerebbe, tra l’altro, leggendo dai giornali, in possesso di nessun permesso di soggiorno. Tra sabato e domenica, due magrebini hanno pestato a sangue un pachistano; pochi giorni fa la morte di Alika sul corso Umberto I di Civitanova; fortunatamente, stavolta, grazie alle telecamere volute dall’amministrazione comunale e dall’assessore alla sicurezza Giuseppe Cognigni, che ringrazio, e che sono state acquistate con il progetto “Scuole e parchi sicuri” voluto da Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, è stato intercettato l’aggressore che oggi si è costituito.

Civitanova Marche è una città ricca, è una città accogliente, però, d’estate, da 42 mila abitanti, passa a 90 mila e ci sono solo due pattuglie di Polizia locale e, poi, ci sono due pattuglie di Polizia di Stato per tutta la costa maceratese. Questo non è possibile. Qui manca lo Stato e io voglio chiedere: dov’è il Ministro Lamorgese? Vede, Ministro Lamorgese, qui non ci saranno sfilate e, qui, non ci saranno contributi da 15 mila euro, qui non ci saranno speculazioni politiche, qui non ci saranno senatori del PD – concludo, Presidente – che si inginocchieranno e chiederanno di cambiare il nome al corso più bello, Corso Umberto I, perché qui non c’è nessun italiano coinvolto e, quindi, non è possibile ricorrere allo spettro del razzismo elettorale.

Vogliamo vedere cosa farà il Ministro – e concludo – perché dopo il 25 settembre ci penserà la Lega, ci penserà il centrodestra con Matteo Salvini. Buon 25 settembre a tutti i compagni !

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Emiliozzi. Ne ha facoltà.

MIRELLA EMILIOZZI(M5S). Grazie, Presidente. Purtroppo, solo a qualche giorno dal mio intervento in Aula del 2 agosto sul delitto orrendo e incomprensibile, accaduto in pieno centro a Civitanova Marche, devo porre di nuovo con più forza l’attenzione di questa Assemblea sulla situazione della mia città, storicamente vivace, dinamica e tranquilla, ma che negli ultimi anni ha registrato un graduale e costante aumento di criminalità. Ieri sera, un trentenne di origini tunisine è stato accoltellato e ucciso durante una colluttazione avvenuta poco dopo le 22, per motivi presumibilmente legati a un regolamento di conti. Ancora una volta il terribile fatto è avvenuto in un luogo pubblico molto frequentato come il lungomare. Io stessa mi trovavo lì. La Polizia sta svolgendo le doverose indagini del caso, cercando di risalire all’assassino.

Questi due gravissimi delitti si aggiungono a una serie di altri fatti minori, ma che insieme delineano un quadro preoccupante e richiedono un deciso intervento dello Stato. Circa tre settimane fa, due ragazzi erano finiti al pronto soccorso dopo essere stati accerchiati e aggrediti nella notte sul lungomare; nella centrale via Dalmazia un diciassettenne è stato ferito alla testa con una bottigliata; in via Nave, adiacente al corso principale di Civitanova, per mesi, i cittadini hanno dovuto sopportare atti di vandalismo e non solo, cui sono seguite diverse denunce. Io stessa, ripetutamente contattata da loro, ho più volte segnalato la situazione alle forze dell’ordine.

Le indagini giudiziarie degli ultimi anni evidenziano la presenza di organizzazioni mafiose sempre più radicate, bande criminali dedite al traffico sempre più massiccio di droga e a questo si aggiunge il fenomeno in crescita allarmante delle che, purtroppo, riguarda anche molte altre aree del territorio nazionale. La natura degli accadimenti criminosi è dunque diversa, ma proprio per questo combinato disposto tossico richiede una pesante presenza e una decisa capacità di reazione delle forze dell’ordine che, al momento, nonostante l’impegno encomiabile, risultano numericamente del tutto insufficienti. È più che mai necessario da parte dello Stato ripensare a coordinare al più presto la sicurezza pubblica a Civitanova Marche e nei luoghi limitrofi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Mazzetti. Ne ha facoltà.

ERICA MAZZETTI(FI). Grazie, Presidente. Forza Italia rinnova al Governo, tramite lei, la richiesta di sblocco dei crediti fiscali relativi ai edilizi detenuti da troppi mesi nei cassetti fiscali di imprese, fornitori, professionisti e molti cittadini che altrimenti rischiano il fallimento, stremati ormai da mesi di incertezze e non liquidità. Il Governo aveva preso degli impegni insindacabili qui, anche tramite il voto di tanti, di tutti i parlamentari, con atti votati a favore dei danneggiati del blocco dei crediti. Già con lettera dei nostri capogruppo, Barelli e Bernini, abbiamo invitato il Governo a considerare con priorità nel “decreto Aiuti-” alcuni temi fondamentali che sono di necessità per salvare tantissime imprese, cittadini e professionisti. In particolare, mi riferisco all’esonero della responsabilità solidale a carico degli istituti bancari per i crediti ceduti dalle banche ai propri correntisti qualificati, l’esclusione dell’obbligo di ripetere la procedura di controllo volta a escludere la responsabilità solidale.

Inoltre, chiedo con molta forza la riconsiderazione di alcune circolari dell’Agenzia delle entrate, i cui contenuti non trovano riscontro nel dato normativo. Ormai da troppi mesi ci sono situazioni non più concepibili per uno Stato che ha dato l’opportunità a tante imprese e a tanti cittadini di fare operazioni importanti di ristrutturazione, necessarie al nostro Paese e necessarie ad aumentare il PIL del nostro Paese, che ha fatto sì ripartire un settore fondamentale in cui noi crediamo molto, però, per le eccessive e inconsistenti norme di tutti questi ultimi mesi…

ERICA MAZZETTI(FI). …ci si è trovati in una situazione indescrivibile. Ciò non lo possiamo più tollerare. Questo Governo ha il dovere di risolvere il problema oggi, perché troppe imprese che avevano investito tutti i propri patrimoni economici e finanziari, rischiano il fallimento. Questo non lo possiamo permettere, né possiamo aspettare che la nuova legge di bilancio possa fare alcune modifiche.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Davide Tripiedi. Ne ha facoltà.

DAVIDE TRIPIEDI(M5S). Grazie, Presidente, per l’opportunità. Svolgo questo intervento con immenso dolore. Dall’inizio di quest’anno, le forze di occupazione israeliane hanno ucciso brutalmente 129 palestinesi a Gaza e in Cisgiordania: 46 di loro sono stati uccisi pochi giorni fa. Più di 16 sono i bambini che sono stati ammazzati dalla violenza israeliana.

Questi sono veri e propri crimini di guerra ed è assordante il silenzio della comunità internazionale. Bisogna avere il coraggio di schierarsi dalla parte giusta della storia, bisogna avere il coraggio di difendere il popolo palestinese e dobbiamo avere il coraggio di condannare ogni tipo di violenza, anche quella israeliana. Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che anche i palestinesi hanno il diritto sacrosanto di avere una patria riconosciuta.

Il popolo palestinese ha un legame storico e profondo con il nostro Paese. Il Presidente partigiano Pertini in un suo discorso dichiarò: “Una volta furono gli ebrei a conoscere la diaspora. Vennero cacciati dal Medio Oriente e dispersi nel mondo. Adesso lo sono i palestinesi. Ebbene, io affermo, ancora una volta, che i palestinesi hanno il diritto sacrosanto a una patria e a una terra come l’hanno avuto gli israeliti”.

DAVIDE TRIPIEDI(M5S). Queste sue parole di pace e di giustizia le voglio ribadire qui, in quest’Aula, che rappresenta il cuore pulsante della nostra democrazia.

PRESIDENTE. Ha finito il suo tempo. Deve concludere.

DAVIDE TRIPIEDI(M5S). Dio benedica il popolo palestinese e accolga tra le sue braccia le vittime di chi, con violenza, occupa lo Stato della Palestina.

PRESIDENTE. La ringrazio…

DAVIDE TRIPIEDI(M5S). Presidente, voglio fare un appello al Presidente della Repubblica…

PRESIDENTE. Grazie, deputato Tripiedi.

PRESIDENTE. Comunico l’ordine del giorno della prossima seduta.

1.

S. 2685 – Conversione in legge del decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115, recante misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali (ove trasmesso dal Senato).

2.

S. 2685 – Conversione in legge del decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115, recante misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali (ove trasmesso dal Senato).

3.

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