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Spariti i 20 milioni di fondi per i parchi divertimento: a rischio investimenti e occupazione #adessonews

Il paradosso dei parchi divertimento è servito. Dopo aver registrato una perdita di fatturato del 75% nel 2020 e del 50% nel 2021, quest’anno sono tornati a correre. Trainando il turismo e l’indotto del territorio. Eppure, ancora aspettano l’erogazione dei 20 milioni di euro previsti nel decreto Sostegni di gennaio.

«Chiediamo al Governo un intervento immediato» esordisce Luciano Pareschi, presidente Associazione Parchi Permanenti Italiani che poi spiega: «I ritardi che si sono accumulati in questi mesi hanno generato una vera e propria emergenza. Superato il 30 giugno, la misura tecnicamente non sarà più gestita attraverso il Temporary Framework, ma con il regime “de minimis”, che impone un tetto massimo di 200mila euro complessivo per poter beneficiare degli aiuti senza violare le regole comunitarie. In mancanza di un correttivo, il provvedimento da 20 milioni dedicato al comparto sarà, di fatto, vanificato e molte imprese che si sono sobbarcate ingenti costi fissi tenendo chiuse le strutture nei momenti peggiori della pandemia, non potranno ricevere i sostegni a cui hanno diritto, con inevitabili conseguenze».
Quest’anno la rimozione delle restrizioni ha permesso di registrare un netto incremento dei visitatori all’interno dei parchi rispetto al 2021: circa il 30% in più, con punte che superano il 40% nel caso dei parchi acquatici. E il comparto ha in programma investimenti per oltre 100 milioni di euro in infrastrutture, cui si accompagna un incremento stimato del 20% nell’impiego di forza lavoro. Non poco, considerando che i 230 parchi italiani generano un giro d’affari di un miliardo di euro che sale a due miliardi considerando l’indotto, mentre a livello di occupazione, il settore impiega 25.000 persone che diventano 60.000 con l’indotto (nel 2019 i visitatori sono stati 20 milioni dall’Italia, a cui si aggiungono 1,5 milioni di stranieri).

«Il nostro problema – rilancia Giuseppe Ira, ex presidente dell’Associazione e numero uno di Leolandia – è che ricadiamo sotto il ministero della cultura, ma il ministro Franceschini non ci considera. Non ci ha mai voluto ricevere. E così non abbiamo ottenuto nessun tipo di ristoro». Eppure, i Parchi hanno lavorato solo per tre mesi nel 2020 e sei mesi l’anno scorso: «Il Mef – prosegue Ira – ha destinato al comparto 20 milioni di euro nel 2020, ma li ha divisi su base regionale per densità di popolazione. Solo la Lombardia si è comportata correttamente, molto degli altri fondi non sono mai arrivati alle imprese. Per Leolandia che ha perso 15 milioni di fatturato, un indennizzo di 200mila euro è semplicemente ridicolo».

E la stagione in corso, quella del rilancio, è contrassegnata da fortissimi rincari: «Ho programmato 17 milioni di investimenti in 4 anni, non ho nemmeno potuto avere le garanzie statali» si sfoga il presidente di Leolandia.
Un problema simile a quello di Caribe Bay: «Abbiamo 200 dipendenti, i debiti sono aumentati di 2,8 milioni di euro e abbiamo avuto lo stesso risarcimento di una bancarella che fa frittelle», rilancia Pareschi. L’associazione di Confindustria chiede quindi che l’esecutivo rimetta mano al bando per aiutare davvero le imprese del settore: «Lo scorso anno abbiamo visto diversi parchi passare di mano da imprenditori italiani a fondi d’investimento stranieri, non erano più in grado di far fronte alle spese. Noi abbiamo bisogno di investire per crescere e sopravvivere. Ecco perché pianifichiamo 100 milioni di investimenti, ma serve il sostegno del Paese. Altrimenti ne perderà tutto il sistema. D’altra parte, basta vedere a come si comportano i governi in Germania, Francia e Spagna. Hanno capito quanto i parchi siano importanti per il turismo».

E Maurizio Crisanti, segretario nazionale Associazione Parchi Permanenti Italiani, precisa: «I progetti non mancano e porteranno innegabili vantaggi per il turismo, l’economia e l’occupazione sul territorio, ma sulla continuità e sulle prospettive di crescita del settore pesano diverse incognite, a cominciare dall’aumento esponenziale dei costi fissi. Il costo dell’energia è raddoppiato, ci sono parchi che spendevano un milione di euro e adesso ne spenderanno due, ma anche i costi delle attrazioni realizzate in metallo scontano la carenza di materie prime, che si traduce in prezzi più elevati e date di consegna differite rispetto al passato. Aggiungo anche la necessità di prevedere incentivi economici per sostenere le assunzioni, a causa delle difficoltà a reperire il personale».

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“https://www.lastampa.it/economia/2022/09/04/news/spariti_i_20_milioni_di_fondi_per_i_parchi_divertimento_a_rischio_investimenti_e_occupazione-8338811/”

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