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Prestiti ai dipendenti #adessonews

Finanziamenti ai lavoratori a tasso ridotto da parte dell’azienda: benefici, tassazione e contributi.

Le iniziative di welfare aziendale sono sempre più diffuse, anche grazie al regime di favore accordato dalla normativa: tra queste iniziative, rivestono particolare rilevanza i finanziamenti a tasso ridotto concessi dall’azienda ai dipendenti, che consentono ai lavoratori di reperire fondi a condizioni più vantaggiose rispetto al mercato.

La concessione di prestiti ai dipendenti costituisce un fringe benefit tassato in capo al dipendente: ricordiamo che i fringe benefit (benefici marginali) sono elementi accessori che si aggiungono alla retribuzione del lavoratore e che concorrono alla formazione del reddito tassato in capo al dipendente.

Il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori percepiti dal lavoratore [1], a qualunque titolo, anche sotto forma di donazione, ma in relazione al rapporto di lavoro.

Dal punto di vista amministrativo, l’erogazione del prestito da parte del datore di lavoro prevede il rispetto di specifiche procedure che riguardano la definizione delle condizioni del finanziamento, la domanda da parte del dipendente con appositi moduli, il suo accoglimento da parte dell’azienda, la gestione del prestito nel corso del rapporto di lavoro e la chiusura della pratica al momento dell’estinzione del prestito o della risoluzione del contratto lavorativo.

In merito ai prestiti ai dipendenti, il Testo unico delle imposte sui redditi [2] ha previsto un criterio forfettario per determinare l’importo da tassare come reddito di lavoro dipendente, nel particolare caso in cui il finanziamento sia riconosciuto ad un tasso agevolato, cioè inferiore a quello di mercato, rappresentato dal tasso ufficiale di riferimento individuato dalla Bce (Banca centrale europea).

La tassazione agevolata dei prestiti ai dipendenti è stata prevista in deroga al principio di onnicomprensività del reddito di lavoro subordinato [1], in base al quale qualsiasi corresponsione da parte del datore di lavoro deve essere assoggettata alla tassazione ordinaria e, considerando il principio dell’armonizzazione della base imponibile fiscale e previdenziale, anche alla contribuzione previdenziale.

Se invece il prestito al dipendente è concesso a un tasso superiore al tasso soglia non si origina alcun fringe benefit imponibile, cioè alcun beneficio tassabile.

Prestiti ai dipendenti: calcolo del beneficio

Il Testo unico delle imposte sui redditi [2] prevede che, in caso di concessione diretta di prestiti ai dipendenti, o del diritto di ottenerli da terzi, il fringe benefit da tassare è costituito dal 50% della differenza tra:

  • l’importo degli interessi calcolato in base al tasso ufficiale di sconto (Tus, ora tasso ufficiale di riferimento stabilito dalla Bce) vigente al termine di ciascun anno;
  • l’importo degli interessi calcolato al tasso effettivamente applicato sugli stessi.

Questa previsione si applica a tutte le forme di finanziamento erogate dal datore di lavoro, indipendentemente dalla loro durata e dalla valuta utilizzata.

Non sono considerati un beneficio solo i prestiti, dunque, ma anche:

  • gli scoperti di conto corrente;
  • i mutui ipotecari;
  • le cessioni dello stipendio.

Se il prestito è stato accordato in valuta estera, il confronto tra il tasso di riferimento e quello effettivamente praticato deve essere determinato:

  • effettuando la conversione in euro;
  • sulla base del rapporto di cambio vigente alla data di scadenza delle singole rate del finanziamento.

Le disposizioni sui prestiti ai dipendenti si applicano anche ai finanziamenti concessi da terzi a condizioni agevolate, riconosciute in virtù di accordi o convenzioni stipulati col datore di lavoro, anche in assenza di oneri specifici da parte di quest’ultimo.

Tassazione dei prestiti ai dipendenti

Il fringe benefit calcolato per i prestiti ai dipendenti deve essere tassato alla fonte al momento del pagamento delle singole rate del prestito, stabilite nel piano di ammortamento.

Il datore di lavoro, in quanto sostituto d’imposta, deve applicare una ritenuta a titolo di acconto sulla parte imponibile del beneficio.

Nel dettaglio, il momento in cui deve essere imputato il beneficio e deve essere applicata la ritenuta alla fonte è quello del pagamento delle singole rate del prestito, come stabilite dal piano di ammortamento.

Il datore di lavoro deve:

  • tenere conto del tasso vigente alla fine dell’anno precedente;
  • effettuare il conguaglio di fine anno tenendo conto del tasso vigente al termine dell’anno in corso.

La ditta Alfa Srl concede nel 2020 un prestito ad un dipendente a tasso zero, di importo pari a 20mila euro: considerando che a fine 2020 il tasso ufficiale di riferimento Bce risultava pari a zero, non sussiste alcun compenso in natura tassabile.

Prestiti ai dipendenti esclusi

Sono esclusi dalla disciplina regolamentata dal Tuir [2] i prestiti:

  • concessi prima del 1997, per i quali si applica il criterio del costo specifico;
  • inferiori a 12 mesi;
  • concessi, a seguito di accordi aziendali, a dipendenti in cassa integrazione, in contratto di solidarietà, vittime dell’usura o di richieste estorsive.

Sono inoltre escluse le dilazioni di pagamento previste per beni ceduti o servizi prestati dal datore di lavoro.

Contribuzione previdenziale sui prestiti ai dipendenti

Per quanto riguarda il calcolo della contribuzione previdenziale, la base imponibile coincide col beneficio risultante dal prestito a tasso agevolato

L’imponibile contributivo è costituito dal 50% della differenza tra l’importo degli interessi calcolato al tasso di riferimento e l’importo degli interessi calcolato al tasso effettivamente applicato al lavoratore.

Per il 2020, la misura del tasso di interesse sulle operazioni di finanziamento principale dell’Eurosistema fissato dalla Bce è pari, come osservato, allo 0% [3].

note

[1] Art. 51 Co. 1 Tuir.

[2] Art. 51 Co. 4 lett. b) Tuir.

[3] Circ. Inps 155/2020.

Autore immagine: pixabay.com

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