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Lo sterco del demonio #adessonews

Un rapido post, dopo alcuni giorni in cui vi ho trascurato, per mettervi al corrente di un paio di cose, accomunate da un esecrabile stigma: quello di trattare l’abominevole sterco del demonio. Non sono sicuro però che vi dispiaceranno, o almeno non a tutti.

Il limite all’uso del contante

Partiamo dall’annosa questione del limite al denaro contante, quel limite che certamente condiziona la nostra libertà di movimento (per il semplice motivo che i mezzi di pagamento elettronico possono essere disattivati, per motivi giustificati o ingiustificati, senza che tu possa farci molto), un tema sul quale il collega Siri si è esercitato, purtroppo finora senza successo (i verbali della Commissione attestano di quante volte ho perorato la sua causa), e probabilmente limita l’evasione, anzi, secondo Padoan forse no!


Il nesso pare che non ci sia, ma che fa? Il limite lo abbiamo imposto lo stesso, perché ce lo chiede l’Europa, anzi no, ancora una volta: perché è proprio la Bce a confermare nel suo parere del 16 dicembre 2019 le importanti funzioni che il contante svolge come infrastruttura di pagamento priva di costi e essenziale per l’inclusione finanziaria di fasce deboli della popolazione, specificando che eventuali limiti all’uso del contante devono essere proporzionati agli obiettivi che si vogliono raggiungere, e che nel caso della Spagna la limitazione a 1000 euro è stata ritenuta sproporzionata:e ricordando infine che:
la quarta direttiva antiriciclaggio impone obblighi di verifica della clientela solo per pagamenti superiori al 10.000 (diecimila) euro. Per questo motivo nel nostro programma suggeriamo che, siccome ce lo chiede l’Europa, il limite all’uso del contante sia alzato a 10.000 euro, per coerenza sistematica coi limiti proposti dalla direttiva antiriciclaggio.

Intanto, nell’ultimo milleproroghe, con relatrice Bordonali (Lega), siamo riusciti a far passare l’emendamento 3.269 Bitonci (Lega):


per rinviare a fine 2022 l’abbassamento del limite da 2000 agli assurdi e deprecati dalla Bce 1000 euro. Così, in scioltezza, fra un tradimento e l’altro!

In campagna elettorale di questo tema sentirete parlare, e sentirete dire delle scemenze colossali, come nel caso della “tachipirina e vigile attesa”, per il semplice motivo che la gente le carte non se le legge. Ma del resto nemmeno io, se non fossi stato presidente di Commissione, sarei mai riuscito a venire a conoscenza del parere della Bce sui limiti al contante… Se però le cose andranno come devono andare, potremo girare pagina, e passare a occuparci di cose più importanti. Sta a voi…

Il finanziamento dei candidati

Proseguo con un’altrettanta annosa questione, quella del finanziamento de #aaaaabolidiga.

La politica costa: costa produrre materiali di propaganda, fra cui gli indispensabili facsimili (visto che nessuno ha capito come si vota), costa distribuirli, costano le persone che ti aiutano, costa la macchina che ti porta in giro, costano i palchi e gli impianti audio, e così via. Costa la democrazia, insomma: ma vi assicuro che gli estimatori delle dittature non ne fanno una questione di economia! Lo dimostra quanto sono disposti a spendere perché il loro regime preferito si affermi.

In generale, la qualità costa. Per legittimare l’attacco frontale alla democrazia rappresentativa si è quindi deciso, tra l’altro, di sottrarre fondi ai suoi principali interpreti, i partiti, in modo da poter applicare il notissimo aforisma di Chomsky:

dove a “private capital” potremmo sostituire “governi tecnici”, e il discorso filerebbe. Poi, sì, lo so, è peggio di così: c’erano degli abusi ecc. Ma del resto, sono d’accordo con voi: buttare via il bambino con l’acqua sporca è doveroso, giusto? Perché se il bambino è entrato nella tinozza è perché anche lui era sporco, quindi…

Comunque, la legge 18 novembre 1981, n. 659, rubricata “Modifiche ed integrazioni alla legge 2 maggio 1974, n. 195, sul contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici”, all’art. 4 estende:

ai  membri  del  Parlamento nazionale, ai membri italiani del Parlamento europeo, ai  consiglieri regionali,  provinciali  e  comunali,  ai  candidati  alle   predette cariche, ai raggruppamenti interni dei  partiti  politici  nonché  a coloro che rivestono  cariche  di  presidenza,  di  segreteria  e  di direzione politica e amministrativa a livello  nazionale,  regionale, provinciale e comunale nei partiti politici

i divieti posti dall’art. 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195: sostanzialmente, il divieto di ricevere finanziamenti da organi della pubblica amministrazione, enti pubblici, società partecipate ecc.. Questo divieto prima (cioè dal 1974) riguardava solo i partiti politici: dal 1981 venne esteso ai parlamentari in carica, ai candidati, ecc. Tutti questi soggetti, però, possono lecitamente ricevere contributi dai soggetti IRPEF e dai soggetti IRES di natura privatistica.

Sempre nello stesso articolo si afferma che in caso di contributi ai candidati da parte di questi ultimi soggetti (persone fisiche e società private):

per  un  importo  che  nell’anno superi euro tremila, sotto qualsiasi forma, compresa la  messa  a disposizione di servizi, il soggetto che li eroga ed il soggetto  che li riceve sono tenuti a farne dichiarazione congiunta, sottoscrivendo un unico documento, depositato presso la Presidenza della Camera  dei deputati ovvero a questa indirizzato con raccomandata con  avviso  di ricevimento. Detti finanziamenti o contributi o servizi,  per  quanto riguarda la campagna elettorale, possono anche  essere  dichiarati  a mezzo di autocertificazione dei candidati.

Al disotto di questa soglia (e quindi fino a euro 2999,99) non è previsto l’obbligo di dichiarazione congiunta.

La cosa strana è che mentre le erogazioni liberali ai partiti danno luogo a una detrazione del 26% degli importi compresi tra 30 e 30.000 euro annui (per cui la detrazione può andare da 7,8 a 7.800 euro annui, ma non si applica agli importi delle erogazioni liberali eccedenti 30.000 euro), i contributi a favore dei candidati non sono defiscalizzabili (quindi né detraibili né deducibili). Insomma: chi dà a un candidato non ha modo di recuperare.

Valgono poi le stesse storie con cui ci intrattenemmo quattro anni fa: i contributi devono essere tracciati (e ci mancherebbe), quindi vanno fatto su un conto particolare che le banche generalmente si rifiutano di aprirti (la democrazia a loro non serve), il candidato non può né deve lordarsi le mani con lo sterco del demonio, ma a ciò deve essere preposta persona di sua fiducia, il mandatario elettorale, ecc. (non vi annoio con gli infiniti dettagli bizantini che il delirio giustizialista e la furia savonaroliana degli onestih ci impone).

E la sintesi di questo discorso è: la mia campagna elettorale è partita.

Sarà una campagna fulminea e relativamente dispendiosa. Se ritenete giusto sostenermi con un contributo, potete scrivere a info@albertobagnai.it per avere istruzioni sul da farsi.

Altrimenti, amici come prima: ma visto che avete spesso chiesto di poter fare qualcosa, mi sembrava scorretto nei vostri riguardi non dirvi che cosa potete fare, ora che una cosa da fare c’è…

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